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Concerti di musica classica: stagioni, date e impressioni


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Si piu’ o meno.

Io mi regolo cosi’: spunto

i concerti che mi interessano cercando di incrociarli in sequenza (a febbraio ce n’e’ stata una formidabile di 10 gg fra Konzerthaus, Musikverein e Opera); annoto le date e compro l’aereo (molto prima

dei due mesi: scommetto quindi nella riuscita dell’acquisto). mi avvalgo della prelazione il che vuol dire certezza (anche della Nona di Muti coi Wiener fuori abb., dei concerti di Petrenko coi Berliner ecc, parlo

dell’anno passato). Se in mezzo capita un concerto in abb dei Wiener tento la’ la mia sorte: quest’anno e’andata bene con Nona di Bruckner e Welser Most.

Nell’economia del

viaggio e’

fondamentale comprare per tempo il

biglietto aereo. D’inverno e’ praticamente

obbligatorio avere albergo in centro, ma centro centro: fa freddo. Con la bella

stagione si puo’ stare anche appena fuori dal

Ring. Dall’aereoporto al centro c’e’ un comodissimo bus che parte

ogni mezz’ora e raggiunge Morzinplatz (5 min a piedi

da

St. Stephan) in 20 minuti. 
Se si parte da Roma un blitz musicale di 24 ore costa pochissimo. Pensavo di farne uno il 10 novembre, addirittura a/r im giornata per la pomeridiana dell’Ottava di Mahler al Konzerthaus.

  • Melius 1

@mozarteum Ottimo, grazie, informazioni molto utili.

Purtroppo c'ho la tipa che insegna (violino) a scuola e sono vincolato dai suoi impegni didattici, ma almeno qualche concerto il sabato o la domenica sul presto dovrei riuscire a intercettarlo.

Segnalo per chi interessa il concerto a Firenze dell'orchestra del maggio Musicale fiorentino diretta da Zubin Metha il 6 ottobre 

Anton Bruckner : sinfonia n.8

sala grande

https://www.maggiofiorentino.com/events/zubin-mehta-inaugurazione-sinfonica-2024

Si purtroppo ho una concomitanza a Parma (Macbeth in Francese e l’Opera vince sempre nei ballottaggi). Sara’ un bel concerto anche se Zubin oramai e’ affaticato e si sente. Interessanti anche i concerti di Gatti con le 4 sinfonie di Brahms e il Requiem Tedesco. Andro’ il 7 settembre per Prokofiev, il 12 settembre sempre per un concerto di belcanto notevole e il 17 ottobre per 1 e 3 di Brahms. Biglietti in vendita per tutto da ieri

Ho visto anche io i concerti di Gatti /Brahms, purtroppo per varie ragioni non riesco ad incastrare. 

Però mi piace moltissimo la sala e così ho preso oltre a Bruckner due concerti nel sabato pomeriggio Bernstein /Dvorak e l'altro Mendelssohn /Chaikovsky 

analogico_09

Questi meravigliosi percorsi muscali in trasferta europea e nazionali sono molto costosi e impegnativi, diciamo ad appannaggio di chi sia in qualche modo privilegiato ed abbia come priorità ludico-ricreativa, oltrechè culturale, l'arte e non già i circuiti degli inverecondi incontri vanitosamente mondani. Andare ad ascoltare un paio di volte all'anno musica a Berlino, Vienna, Amsterdam, Londra,etc, si può fare, oltre diventerebbe proibitivo per i più, anche per le persone che fondano sull'allegro ma non troppo il loro essere "benestanti". A parte la questione socio-economica è quella socio-culturale che procura qualche maggior preoccupazione: bisognerebbe incermentare molto di più l'offerta musicale distribuita più equamente sugli italici territori senza favoritismi regionali... Favorendo anche la musica fatta per diletto, incentivando anche le varie realtà interpretative dilattantistiche, molte delle quali affatto evolute, sfatando la mitologia di una musica che se non è ai livelli massimi dell'eccellenza (quale sia l'eccellenza assoluta resta tuttavia una faccenda ancora aperto al dibattio.., aldià dei dogmatismi ed altre escatologie propagandistiche) andrebbe data al gatto. Nei tempi "antichi" gran parte di quelle "eccellenti" musiche popolari che fiorivano a iosa negli ambienti più popolari ed "umili", veniva ripresa dalle colte "corti" e dalle nobiltà mecenate, o datrici di lavoro musicale per le successive rielaborazioni nelle quali la "haute danse" popolare (balli più "scomposti", con altri salti delle gambe e dei corpi) veniva trasfrormata in "basse dance" nobile e atistocratica (piedi sostanzialmente "struscianti" a terra, dalla qual cosa non deriva il termine pied-à-terre  :classic_tongue:)  nascevano negli ambiti popolari della musica fatta per diletto.

Non solo Brahms nei tempi passati meno remoti componeva musica destinata agli esecutori dilettanti, per le famigliole borghesi che usavano fare musica privata in casa, per puro diletto, fenomeno molto diffuso prima della nascita dei dischi... Se volevi ascoltare una Sinfonia di Tchai non solo per una volta a quel concerto che non si ripeva spesso, a differenza di oggi, imparavi a leggere i linguaggi della musica, ti compravi lo sparito, la riduzione per piano o più strumenti ridotti, e te la suonavi da solo o con i famigliari, amici, parenti, qualche volta con il cocchiere di casa considerato di famglia che mostrava particolare sensibilità per la musica. :classic_smile:

I dischi.., tanta musica, valanghe di musiche stipate nei nostri scaffali dei dischi, e si va sempre più velocemenbte verso un destino di ignoranze musicali sconfinate e sconfortanti. Anche per questo  stenta a rifiore più musica nova, più creativa e orginale, da farci "strappare le vesti", come prima... Per fortuna c'è il "grande direttore" di culto ultrapromosso, il solista acclamato da andare ad ascoltare a San Pietroburgo per esempio costi quel che costi,  a consolarci sublimando con le sue gloriose eccellenze direttoriali le nostre umili, sconsolate frutrazioni...

 

  • 2 settimane dopo...
analogico_09
1 ora fa, peng ha scritto:

Ho trovato invece un po’ penalizzate le parti più leggere dell’opera. Prevale sempre un velo scuro, comunque coerente con la rappresentazione.

 

Don Giovanni è un'opera tragicomica, l'ironia, il sarcasmo graffiante, libertino e sovversivo non è solo nelle sottotesualità: emerge perfino nei momenti più "canonicamente "drammatici e tragici di cui Mozart/Da Ponte si fanno beffe attraverso il peronaggio alter-ego del compositore salisburghese e dello scrittore veneto.
Se si "scurisce" ogni cosa - magari anche una pre-romantica serenata notturna di esplicito e felice buon gusto e d'insidioso, beffardo retrosignificato - si rente tutto "serioso", piatto, mancando catastroficamente allo spirito dell'opera finendo per promuovare l'autoreferenzialismo solito dell'acclamato direttore che sta andando così tanto per la maggiore facendo della musica sgabello per se stesso.
Ma parlo in base alla tua osservazione, non ero presente alla rappresentazione, quindi le mie parole sarano supposizioni frutto di una personale impre4ssione, di presa visione (uditiva) di altre interpretazioni dello stesso direttore.
La forte tensione che sempre si sprigiona tra il bene e il male, tutta la vita è una lotta, è già interamente nella partitura, nelle note e nei testi che formano una unicità dialettico-estetica formale ed espressiva solida, coesa: due dimensioni contrapposte ma organicamente fuse insieme. Qualcosa che emerge da se.., il bravo direttore deve solo evitare di perdere la rotta,  l'equilibrio partituriale, senza aggiungere o sommare altro che non sia di sua competenza. 

Come si sarà comportanto anche in questo caso Currentzis a cui piace molto addizionare pro domo sua?

 

@analogico_09 la via maestra per un’opera e’ sempre la coerenza tra musica e scena. questa rappresentazione specifica di Castellucci è scura - Don Giovanni e’ il diavolo - e la conduzione musicale segue pari pari la regia. questo però non significa appiattimento del carattere musicale, anzi i giochi contrapposti ci sono, ma sono traslati verso una linea drammatica estrema.

analogico_09

@peng Si, certo, tuttavia, secondo il mio mio modesto parere, una scelta radicale, estrema, univoca, non coglie e non rappresenta le moltiplicità caratteriali, testuali e soprattutto musicali proprie, inscindibili, del Don Giovanni. Inqualificabile.
Si fa abbuffata di tragedia e pingua quaresima con l'"ironia" (non quella dei pupazzeti in faccia, ovviamente).

Tra l'altro la regia dovrebbe adattarsi se non piegarsi all'espressione musicale e al testo che la completa, non la musica, la parola, alla regia. Ai tempi di Mozart e prima ancora di Monteversi, De' Cavalieri, Handel e Mozart le regie, ho sentito dire, da prendere con beneficio di inventario.., le facevano direttamente i falegnami e i carpentieri che montavano le scene.. Oggi, direttori e registi prendono a pretesto gli autori per mettere in scana se stessi. E' il segno dei tempi sta bene così se è ciò che si vuole.
Per me, molto umilmente detto, no buono.
Io andrei (così come per il Requiem dello stesso) per ascoltare Mozart non già gli istrionismi dell'interprete autoreferenziale. Ci mancavano solo gli animali finti o veri in giro per il palcoscenico... magari simboli dei più selvaggi e indomiti istinti.., quale recondite metafore e acute allegorie, sempre se si  trattasse di puma e non di animaletti da cortile... :classic_rolleyes: ... cosa non si fa per stupire il pubblico annoiato... e pensare che sono stati oramai banditi perfino gli elefanti nelle regie dell'Aida...

Una tra le grandi interpretazioni che riassume ogni cosa del carattere della somma Opera, per me resta quella di Lorin Maazel, con quel cast d'interpreti stellare, rappresentazione dalla quale è stato tratto l'omonimo film (opera filmata) da J. Losey che ha curato una frizzante, geniale regia: location/iconografie d'epoca ma senza stucchevolezze e compassati parruccamenti... 

Sarà un mio limite ma non riesco proprio a capire il senso di un "Giulio Cesare" con giacca e cravatta e borsa da sensale.. 🤷‍♂️

@analogico_09 discorso fatto decine di volte, rappresentazione classica verso nuove interpretazioni.

io non ne faccio una questione di principio, vedo e me ne faccio un'idea nello specifico senza pregiudizi. sono aperto alla novità, mi incuriosiscono le nuove idee, ammiro chi ha il coraggio di osare prendendosi dei rischi. poi a volte va bene e a volte va male (forse la seconda è più frequente).

temo che il tuo giudizio sia basato su un fraintendimento di un mio giudizio, probabilmente non espresso in modo chiaro. cerco di articolare meglio il mio punto di vista. in un'opera come il Don Giovanni, dove hai un registro molto esteso, che va dalla ironia leggera al dramma profondo, l'autore sceglie dove collocare la sua chiave interpretativa, il punto di fuoco (sei fotografo, potrai comprendere questo riferimento). tutto il resto deve essere calibrato ed equilibrato attorno a questo fuoco per evitare che ne esca un insieme di elementi indefiniti e scollegati tra loro, anche se eccellenti se presi singolarmente. In questa versione Castellucci/Currentzis posizionano il fuoco all'estremo drammatico e quindi andare a coprire anche l'altro estremo potrebbe mettere a rischio l'armonia della chiave di lettura che ne hanno voluto dare. Ma una volta che si è individuato il fuoco - e in questo caso lo si capisce fin dall'overture - il salto relativo tra dramma e ironia c'è tutto.

 

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