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Melius Club

Concerti di musica classica: stagioni, date e impressioni


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E’ una platea digradante, quindi si vede bene dappertutto.

L’acustica migliore e’ intorno alla fila 10.

Galleria lontanissima non si sente una mazza.

Comunque, qui lo dico e qui lo nego, molti prendono bgl di galleria e poi vanno in platea in qualche posto vuoto che c’e’ quasi sempre.

Pochissimi interpreti fanno sold out

22 ore fa, mozarteum ha scritto:

Comunque, qui lo dico e qui lo nego, molti prendono bgl di galleria e poi vanno in platea in qualche posto vuoto che c’e’ quasi sempre. Pochissimi interpreti fanno sold out

 

 

ehmmm... vedere dall'alto della piccionaia tutti quei posti vuoti, spesso tanti, come si è pur visto Giovedì scorso al concerto della Messa in si, quello spreco sembra proprio uno schiaffo alla miseria... Ambasciator non porta pena... :classic_biggrin:

Il 17/11/2024 at 09:24, garmax1 ha scritto:

Ho scaricato la programmazione ho notato che ci sono gli spettacoli al sabato pomeriggio e sono ideali anche per me che provengo da Bologna È probabile che più di una volta quest'anno faccia visita alla vostra orchestra. 

 

Se verrai facci un fischio... musicale...  🎼

  • Melius 1
Il 16/11/2024 at 20:20, garmax1 ha scritto:
Il 16/11/2024 at 20:11, analogico_09 ha scritto:

ma non è più come una volta che puntualmente i quotidiani recensivano non solo le prime della Scala...  mi sono imbattuto in un articolo nella rivista online "Classic Voice "

Anche ora si trovano recensioni subito già il giorno dopo

 

A proposito di recensioni, ne ho trovata una de Il Manifesto a cura di Dino Villatico, noto critico musicale, musicologo, etc, che esprime un giudizio più positivo rispetto alle osservazioni del sottoscritto e di @mozarteum ... una rece essenziale( magari di uno dei due concerti di Venerdì o di Sabato di dopo il "rodaggio" di Giovedì) con una "presentazione" molto interessante della grandiosa Messa in si di J.S.Bach

(E' possibile creare eventualmente un account gratuito per accedere all'articolo e al quotidiano.)

 

https://ilmanifesto.it/bach-e-quelle-partiture-crittografate

 

 

Ne riporto uno stralcio.

 

Come Dante, Bach – e  dopo di lui Schumann – ama cospargere le proprie partiture di messaggi crittografati. Ovviamente, la tonalità ha un significato. Si è il grado della scala che, partendo da do, con un semitono, riconduce a do. Il centro del mondo armonico. Come Dio lo è dell’universo. La Messa è in si minore, perché è questa la via che conduce a Dio. Ma si conclude in re maggiore. Re, nella denominazione tedesca delle note musicali, che, come anche in ambito anglosassone, conserva i nomi alfabetici della tradizione antica e medievale, si chiama D, in latino l’iniziale di Deus, Dio.

 

 

 

 

Mentre voi vi dilettate con rappresentazioni sontuose, io sto seguendo un piccolo festival organistico che si tiene nella chiesa di un borgo trecentesco sulle nostre colline, Collalto di Susegana, con tanto di rovine del castello. Ieri alla tastiera c'era il maestro tedesco Johannes Skudlik, organista piuttosto quotato e direttore dell'orchestra della radio bavarese.

Programma delizioso (Bach, Mozart, Dubois, Rachmaninov e un brano meraviglioso di Franck...), esecuzione impeccabile.

 

A volte nel piccolo si trovano dei gioielli. Per chi fosse a portata di auto c'è ancora una data a dicembre.

 

 

 

http://www.collalto.info/festival_2024-programma.htm

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  • Thanks 1
2 ore fa, Velvet ha scritto:

A volte nel piccolo si trovano dei gioielli.

 

 

A chi lo dici, forse di perle e gioelli musicali rari ne ho trovati più nel "piccolo" che nel "grande"... diciamo fifty-fifty, vah... :classic_wink: Anche se in Italia, come nella politica che ha la tendenza a promuovere di più il ceto alto che quello basso e medio basso.., si va sempre più verso una concentrazione di concerti mainstream quantunque di eccellente qualità e fattura, non di meno "sempiterni"..., meno attenti e prodighi nel promuovere i concerti di "piccole" e grandi musiche apparentemente più minimali che tendono invero verso l'insolito, il più raro, verso la scoperta e riscopeerta, verso l'alta, ed "altra" specializzazione estetica, repertoriale, interpretativa, esecutiva, conseguita attraverso la ricerca dei repertori, delle fonti storico musicali e partiture originali da studiare ed interpretare nella propria mente e spirito, trascrivere in proprio licenziando gli spartiti "collettivi" prima di eseguirle.

 

Ho conosciuto Federico Maria Sardelli come scrittore (L'affare Vivaldi) e mi è talmente piaciuto che ho voluto assistere ad una sua direzione, prima ancora di vederlo a Napoli (al Sannazzaro, in febbraio prossimo, nel reading del citato libello, accompagnato dalla sua "Modo Antiquo") ho preso i biglietti per il Teatro del Maggio Musicale (venerdì scorso, sala Metha). Anche perché ero attratto della presenza del sopranista brasiliano Bruno De Sà che non avevo avuto occasione di ascoltare prima, neanche da registrazioni. 

Dopo la mia prima al Maggio (ottobre in Sala Grande, Zubin Mehta, VIII di Bruckner), la seconda in Auditorium; devo dire che a me è sembrato di sentire leggermente, non peggio, ma meno bene. Fors'anche perché mancavano una trentina di strumentisti rispetto al gran completo della Sinfonia bruckneriana? Forse. La sala è più piccola ma ciò non dovrebbe incidere sull'acustica. È molto bella e, penso, ben studiata; però la mia impressione, sin dalle prime note, è che si senta meglio in Sala Grande. 

Per ciò che concerne l'esibizione, il Maestro Sardelli è una vera goduria. Coinvolto e coinvolgente nella sua esuberante direzione. Davvero esplosivo. Tutto molto bello, da Filz a C. P. E. Bach, per finire alla n. 39 di Mozart. Un vero trionfo alla fine, con applausi scroscianti. Per me, meritatissimi per Sardelli ed i Maestri del Maggio. Discorso diverso per il sopranista. Purtroppo devo dissentire dalla maggioranza del pubblico che ha accomunato Sardelli, orchestrali e De Sà in applausi entusiastici. Nelle prime due arie (forse era emozionato?) la voce, alle mie orecchie, é sembrata ingolata, senza proiezione alcuna. Sí articolata, melodiosa, ma mai, sopratutto sulle alte frequenze, capace di esprimersi con potenza/proiezione. Meno male che l'artista era un metro davanti agli strumentisti, ché da dietro l'orchestra non sarebbe arrivato quasi nulla agli spettatori. Molto meglio nel mottetto mozartiano Exultate, jubilate (soprattutto nell'Alleluja finale). É andato a nozze con le note medie. Ma quanto a proiezione sempre carente, ad eccezione delle ben concertate sospensioni dell'esecuzione da parte dell'orchestra, che gli hanno permesso di esprimersi meglio. 

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Ho conosciuto Federico Maria Sardelli come scrittore (L'affare Vivaldi) e mi è talmente piaciuto che ho voluto assistere ad una sua direzione, prima ancora di vederlo a Napoli (al Sannazzaro, in febbraio prossimo, nel reading del citato libello, accompagnato dalla sua "Modo Antiquo") ho preso i biglietti per il Teatro del Maggio Musicale (venerdì scorso, sala Metha). Anche perché ero attratto della presenza del sopranista brasiliano Bruno De Sà che non avevo avuto occasione di ascoltare prima, neanche da registrazioni. 

Dopo la mia prima al Maggio (ottobre in Sala Grande, Zubin Mehta, VIII di Bruckner), la seconda in Auditorium; devo dire che a me è sembrato di sentire leggermente, non peggio, ma meno bene. Fors'anche perché mancavano una trentina di strumentisti rispetto al gran completo della Sinfonia bruckneriana? Forse. La sala è più piccola ma ciò non dovrebbe incidere sull'acustica. È molto bella e, penso, ben studiata; però la mia impressione, sin dalle prime note, è che si senta meglio in Sala Grande. 

Per ciò che concerne l'esibizione, il Maestro Sardelli è una vera goduria. Coinvolto e coinvolgente nella sua esuberante direzione. Davvero esplosivo. Tutto molto bello, da Filz a C. P. E. Bach, per finire alla n. 39 di Mozart. Un vero trionfo alla fine, con applausi scroscianti. Per me, meritatissimi per Sardelli ed i Maestri del Maggio. Discorso diverso per il sopranista. Purtroppo devo dissentire dalla maggioranza del pubblico che ha accomunato Sardelli, orchestrali e De Sà in applausi entusiastici. Nelle prime due arie (forse era emozionato?) la voce, alle mie orecchie, é sembrata ingolata, senza proiezione alcuna. Sí articolata, melodiosa, ma mai, sopratutto sulle alte frequenze, capace di esprimersi con potenza/proiezione. Meno male che l'artista era un metro davanti agli strumentisti, ché da dietro l'orchestra non sarebbe arrivato quasi nulla agli spettatori. Molto meglio nel mottetto mozartiano Exultate, jubilate (soprattutto nell'Alleluja finale). É andato a nozze con le note medie. Ma quanto a proiezione sempre carente, ad eccezione delle ben concertate sospensioni dell'esecuzione da parte dell'orchestra, che gli hanno permesso di esprimersi meglio. 

  • Thanks 1

Ho conosciuto Federico Maria Sardelli come scrittore (L'affare Vivaldi) e mi è talmente piaciuto che ho voluto assistere ad una sua direzione, prima ancora di vederlo a Napoli (al Sannazzaro, in febbraio prossimo, nel reading del citato libello, accompagnato dalla sua "Modo Antiquo") ho preso i biglietti per il Teatro del Maggio Musicale (venerdì scorso, sala Metha). Anche perché ero attratto della presenza del sopranista brasiliano Bruno De Sà che non avevo avuto occasione di ascoltare prima, neanche da registrazioni. 

Dopo la mia prima al Maggio (ottobre in Sala Grande, Zubin Mehta, VIII di Bruckner), la seconda in Auditorium; devo dire che a me è sembrato di sentire leggermente, non peggio, ma meno bene. Fors'anche perché mancavano una trentina di strumentisti rispetto al gran completo della Sinfonia bruckneriana? Forse. La sala è più piccola ma ciò non dovrebbe incidere sull'acustica. È molto bella e, penso, ben studiata; però la mia impressione, sin dalle prime note, è che si senta meglio in Sala Grande. 

Per ciò che concerne l'esibizione, il Maestro Sardelli è una vera goduria. Coinvolto e coinvolgente nella sua esuberante direzione. Davvero esplosivo. Tutto molto bello, da Filz a C. P. E. Bach, per finire alla n. 39 di Mozart. Un vero trionfo alla fine, con applausi scroscianti. Per me, meritatissimi per Sardelli ed i Maestri del Maggio. Discorso diverso per il sopranista. Purtroppo devo dissentire dalla maggioranza del pubblico che ha accomunato Sardelli, orchestrali e De Sà in applausi entusiastici. Nelle prime due arie (forse era emozionato?) la voce, alle mie orecchie, é sembrata ingolata, senza proiezione alcuna. Sí articolata, melodiosa, ma mai, sopratutto sulle alte frequenze, capace di esprimersi con potenza/proiezione. Meno male che l'artista era un metro davanti agli strumentisti, ché da dietro l'orchestra non sarebbe arrivato quasi nulla agli spettatori. Molto meglio nel mottetto mozartiano Exultate, jubilate (soprattutto nell'Alleluja finale). É andato a nozze con le note medie. Ma quanto a proiezione sempre carente, ad eccezione delle ben concertate sospensioni dell'esecuzione da parte dell'orchestra, che gli hanno permesso di esprimersi meglio. 

1 ora fa, Spadaccino1 ha scritto:

seconda in Auditorium; devo dire che a me è sembrato di sentire leggermente, non peggio, ma meno bene. Fors'anche perché mancavano una trentina di strumentisti rispetto al gran completo della Sinfonia bruckneriana? Forse. La sala è più piccola ma ciò non dovrebbe incidere sull'acustica. È molto bella e, penso, ben studiata; però la mia impressione, sin dalle prime note, è che si senta meglio in Sala Grande. 

Non bene non dovrebbe essere per il minor numero di strumentali.

La settimana prima ho ascoltato le danze sinfoniche da West side story e la nona di Dvorak con una brillantezza e una potenza negli ottoni e percussioni incredibile. 

Ma anche la sezione dei legni perfettamente distinguibile. 

Ovvio non potersi aspettare il volume sonoro di Bruckner se paragonato ai lavori vocali di Mozart 

@garmax1 può darsi non sia così come mi è sembrato.

Si dovrebbe, come dici tu, fare un confronto con la stessa esecuzione/ orchestra. La mia, comunque, era solo una impressione. Poco importa, è stato in ogni caso molto bello. 

 

 

P. S. Scusate per i doppi post. C'era un problema di linea... 

  • Melius 1
  • 2 settimane dopo...

Forse l'opera è OT, comunque non saprei dove postare. 

Ieri sera al Teatro di San Carlo, Rusalka di Dvorak in chiave moderna. Interessante il mismatch/contrasto tra il cantato e le immagini in retroproiezione.
Immagini contemporanee, appunto contrastanti con la narrazione di fine Ottocento. Con una magia digitale che, di volta in volta, schiudeva e ritirava squarci rettangolari nella (finta) tela per far emergere, in tutto o in parte, gli artisti. 
Scenografia ridotta all'essenziale, con cantanti in vestiti casual, quando non sportivi, e arredi costituiti da semplici sedie o, una volta, un sacco a pelo e ancora con scene costruite da stringhe di lampade a led. A molti ha dato fastidio, ho letto di critiche. Devo dire, nonostante io ami le rappresentazioni tradizionali, ormai in disuso, lo sfondo di fumetti animati che ha dato inizio all'opera e poi l'ha accompagnata per tutta la durata, come una vera e propria voce narrante, ha dato risalto alla bravura degli artisti e dell'orchestra (con a capo un bravissimo Dan Ettinger).
Forse era questo il rischio per la regia di Tcherniakov, ovvero che si offuscasse il vero motivo che ci richiama a teatro, il cantato, la musica. Invece questa regia, secondo il mio modesto parere, ha focalizzato l'attenzione sui cantanti; tra tutti la bravissima Asmik Grigorian, soprano puro, che ha regalato una interpretazione dalla grande emotività. Voce, mimica facciale, postura, gestualità.
Completamente calata nel personaggio di Rusalka. Una grande attrice! Peccato, per me, non poterla rivedere domenica nel recital previsto, sempre al San Carlo. 

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  • Melius 2
2 ore fa, Velvet ha scritto:

fianco della Fenice che per uno Spritz e un tramezzino alle 6 del pomeriggio ti corca 15 euro.

Al bar del teatro del Maggio Musicale Fiorentino probabilmente qualcosa di meno ma non di tanto. 

2 ore fa, Velvet ha scritto:

Sono prezzi da Quadri o da Florian in San Marco

Pensavo si pagasse di più. 

Comunque nel ridotto dei palchi del teatro alla Scala un calice di Bellavista si paga 15 euro. 

Alla fine a Venezia è quasi economico 

27 minuti fa, garmax1 ha scritto:

Al bar del teatro del Maggio Musicale Fiorentino probabilmente qualcosa di meno ma non di tanto. 

Non ci siamo capiti: non è la buvette del teatro.

In quella della Fenice sia a piano terra che nel ridotto al primo piano si paga molto onestamente (8 euro il calice di bolle italiche, 15 champagne).

Quello di cui parlavo è il decadente caffè che confina con il teatro e ne prende il nome per tradizione ma nulla ha che fare con questo, credo. 

A quel punto vado dall'altro lato all'Antico Martini o alla sua enoteca. 

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