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La bellezza della scrittura musicale


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analogico_09

@maxnalesso Non vi è dubbio, lo diamo per scontato, mi riferivo agli interpreti di inarrivabile grandezza i quali, aldilà delle proprie particolarità interpretative/esecutive e di ciò che si aspetta l'ascoltatore, non potrebbero mai rendere verosimilmente noiosa o stucchevole una Ballata di Chopin, una pianosonata di Beethoven, ecc...

 

 

be'.., avendo avuto maestri davvero buoni e innata predisposizione per la polifonia avresti potuto approfittare del sicuro talento che avrebbe potuto permetterti di alimentare lo spirito e in una di comprar pagnotte... 😀

No.., è che mi avrebbe fatto piacere ascoltarti avendo appreso che con la "scrittura" di Bach intrattieni un rapporto di grande conoscenza contenutistica e tecnico-linguistica, dunque anche di facilità interpretativa, naturale pensarlo dal momento che...

 

 

ne avrei, come già detto, volentieri approfittato, tanto più che conosco, anche personalmente, alcuni interpreti bachiani, concertisti affermati e di chiara fama internazionale, i quali dopo anni di studi specialistici e di intense attività concertistiche  sono ancora alla "ricerca" per cercare di superare le "incerteza" e le "soggezioni" che ancora umilmente provano al cospetto della musica "enigmatica" e molto complessa, spesso un "rebus" come afferma giustamente @Grancolauro, del sommo Kantor... Sarà per un'altra volta.


Ti ringrazio per il suggerimento discografico, di interpretazioni di musiche organistiche di Bach ne ho diverse, ascolterò volentieri anche quella di Molardi. Saluti musicali   🎼  🎹

(fine breve OT con il quale si è pur sempre cercato di approfondire un po' la questione posta )

 

 

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16 minuti fa, Iohannes ha scritto:

Alla fin fine ormai il 'temibilissimo' Rach III lo eseguono più o meno tranquillamente diciottenni e ventenni. So invece essere molto insidioso un compositore come Schumann

E' sicuramente vero quello che osservi: il livello tecnico medio dei pianisti è molto aumentato  e i concerti di Rachmaninov non sono alla portata di molti più che in passato. Tuttavia, riprendendo il discorso del precedente post,  la scrittura musicale di Rachmaninov resta "estrema". Al musicista richiede un impegno e una tensione continua, proprio perché i movimenti che è costretto a fare sono, per così dire, innaturali, portati all'eccesso in ogni momento, anche nei pezzi che all'ascolto sembrano semplici, quasi banali. Sebbene Rachmaninov per chi ascolta possa sembrare un autore ancora immerso nel classicismo (le sue melodie sono orecchiabili, le strutture armoniche totto sommato tradizionali, pur nella loro straordinaria bellezza) la sua scrittura è lanciata nel Novecento. E' più simile a quella si Prokofiev e Shostakovic rispetto a quella di Brahms, per dire. Anche  Schumann è un autore con una scrittura musicale a volte impegnativa ma per ragioni diverse, a mio parere. Il concerto per pf. e orchestra di Schumann ha in effetti dei passaggi difficili (un sacco di tempi irregolari, arpeggi e ottave in sequenza difficili da rendere in modo fluido e omogeneo) ma ha anche dei momenti di queiete, nei quali chi esegue può prendere fiato e "ascoltare l'orchestra". I concerti di Rach. non danno mai tregua, invece. Il vero problema con questi pezzi è reggere la tensione fino alla fine. Drenano ogni energia, ogni forza, fisica e mentale. O almeno così pare a me. Sempre giocando un po' con le parole, la scrittura di Schumann ha invece alcune elementi di "perversione", per così dire. Arriva una certa frase o un certo giro armonico la cui conclusione naturale sarebbe ovvia, ma Schumann interviene con una complicazione, una variazione repentina, che scompagina le carte, e che si presenta come una trappola per l'esecutore. Molti suoi pezzi per pianoforte sono fatti così. Quasi Schumann provasse un godimento un po' sadico nel rendere complesso e terribile ciò che si presenta, a prima vista, come semplice e quasi ingenuo.

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16 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

<Suona, dunque> disse Florestano […]  

Bellissimo questo brano Peppe, grazie! In effetti la cosa che a me intriga è proprio la differenza nella prosa musicale, che è estremamente evidente se si confrontano gli spartiti di grandi autori, a prescindere dal fatto che si sappia leggere la musica o meno. E queste differenze sono oggettive anche per chi esegue. Ovviamente un musicista può avere maggiori o minori affinità con un certo autore, fare più fatica a eseguire certi brani rispetto ad altri a seconda della sua abilità e delle sue attitudini. Tuttavia, la conformazione del nostro corpo e la struttura della nostra mente è tale per cui certi movimenti, certi suoni, certe sequenze si lasciano eseguire soltanto in modo "innaturale", richiedono uno sforzo e un impegno che finiscono col rimodellare il corpo e le articolazioni, indipendentemente dal risultato finale. E l'esigere questo da parte dell'esecutore è il compositore con la sua scrittura.  Forse esagero, le mie sono solo chiacchiere, ma a volte la scrittura musicale si imprime nel corpo del musicista, plasmandolo, modificandone la postura, i movimenti, quasi a dar forma a una sua seconda natura. Ma forse si tratta solo di suggestioni, non so. Più interessante è comunque entrare nel dettaglio della scrittura dei singoli musicisti e cogliere il suo valore estetico, come osservi giustamente tu.

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15 minuti fa, maxnalesso ha scritto:

Ecco,  volevo aggiungere questo mio punto di vista,  ovvero il fatto che la scrittura musicale si adatta più o meno anche alla nostra personalità,  sia a livello di lettura/esecuzione sia a livello di ascolto/comprensione.

 

Sono senz'altro d'accordo con te. Anche questo è un aspetto importante. Come dicevo nel post precedente, tuttavia, credo ci siano anche degli aspetti oggettivi, per così dire, che rendono un certo tipo di scrittura musicale più facile o più difficile per un esecutore, aspetti che non sono necessariamente legati all'aspetto interpretativo. Quella di Mozart, ad esempio, è una scrittura estremamente naturale, apparente semplice nel suo svolgimento per il corpo, eppure tutti i brani di Mozart sono estremamente difficili da interpretare al pianoforte perché richiedono delle capacità di tocco che solo pochi hanno. Per converso, a me sembra che alcune fughe di Bach (penso a quelle del II libro del Clavicembalo ben temperato) siano obbiettivamente difficili da eseguire perché il loro sviluppo armonico e contrappuntistico richiede una approccio alla tastiera, un tipo di articolazione delle dita e di movimento della mano, che non è, appunto, naturale per il pianista. Forse questo dipende in parte dal fatto che questi pezzi sono stati scritti per uno strumento diverso e tu, da organista prima ancora che pianista, hai un approccio alla tastiera che si discosta dal quello tipicamente pianistico. Ma è solo una ipotesi, non so. Mi viene semplicemente da pensare che per un organista e un clavicembalista Bach sia più "facile" da eseguire per il peculiare rapporto che c'è tra la scrittura di Bach e questi strumenti.

Per converso, pur amando enormemente Bach, Chopin a me viene più "facile" da suonare (si fa per dire...) proprio per come è fatta la partitura. Mi è capitato proprio in questi giorni di ripendere in mano, dopo tanto tempo, la Ballata in sol minore e ho ritrovato dentro lo spartito degli schemi che mi ero fatto tanti anni fa per memorizzare il brano. Ogni blocco di questo pezzo è in realtà costruito attorno a delle posizioni e a dei movimenti specifici della mano ricorrenti, attorno ai quali quel blocco si sviluppa, per poi passare al blocco successivo che pone problemi differenti. Insomma, è come se ci fosse un progetto architettonico fatto non solo di modulazioni armoniche e di temi che ritornano, ma anche da movimenti del corpo ricorrenti in sequenza tra di loro. Come se fosse anche il corpo, i suoi movimenti, a dettare l'evolversi della musica e non viceversa.

 

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1 minuto fa, Grancolauro ha scritto:

hai un approccio alla tastiera che si discosta dal quello tipicamente pianistico

 

MI hai fatto venire in mente alcuni fatti,  che cito in ordine sparso,  ma che hanno attinenza col 3d e con la "predisposizione" ad un certo tipo di scrittura musicale.

1) ho un carissimo amico che,  pur leggendo solo in modo superficiale le partiture, ha una capacità di improvvisare musica jazz/blues con una tale naturalezza della mano da lasciarmi sbalordito:  se quella musica fosse scritta su una partitura,  io probabilmente ci metterei mesi, se non anni, ad assimilarla ...

2) quando studiavo pianoforte (prima di passare ad organo),  io trovavo estremamente piacevole ed appagante studiare le invenzioni a 3 voci,  le suite francesi e inglesi, il clavicembalo ben temperato ... altri compagni di classe, invece, lo facevano quasi solamente... perché obbligati (!),  ma non trovavano sintonia,  preferendo di gran lunga affrontare Schumann, Schubert, Chopin, Brahms ...

3) Anche negli esami di teoria,  questa differente predisposizione era evidente:  qualcuno portava a termine i compiti di contrappunto e fuga con una certa "naturalezza" (presente), qualcun'altro con molta fatica,  preferendo mille volte l'improvvisazione estemporanea su tema libero.

Ecco,  solo per dire,  che... non so se nasce prima l'uovo o la gallina,  ma ritengo che l'oggettiva bellezza di molta scrittura musicale (cito alcuni autori che nessuno metterebbe in dubbio da questo punto di vista: Palestrina, Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms, Debussy, ecc.ecc.) si adatti poi in qualche modo alla soggettiva personalità dell'interprete, ed anche dell'ascoltatore,  per diventare un "unicum" nel momento dell'esecuzione/ascolto.

E' un argomento davvero interessante...

 

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Stokhausen è stato un grande innovatore della scrittura musicale! Tra le altre cose, ha usato il pentagramma per sviluppare una concezione spaziale delle frequenze sonore, come in questo caso, dove a diventare esecutore è un computer

 

 

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17 minuti fa, maxnalesso ha scritto:

ma ritengo che l'oggettiva bellezza di molta scrittura musicale (cito alcuni autori che nessuno metterebbe in dubbio da questo punto di vista: Palestrina, Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms, Debussy, ecc.ecc.) si adatti

 

Mi sembra una sintesi molto efficace. La condivido senz'altro! Anche se a volte è la scrittura ad avere la meglio sulla personalità dell'interprete, oppure il punto di vista dell'interprete a rivelarsi incompatibile con un certo tipo di scrittura musicale.

Pensiamo a Glenn Gould e al suo strano modo di stare alla tastiera. Molto si è scritto su questo: forse era solo un vezzo, un atteggiamento da avanspettacolo, il sintomo di una mente disturbata, o altro ancora. A me sembra plausibile pensare, invece, che è la scrittura musicale di Bach ad aver "costretto" Gould a suonare in quel modo. Grazie a quella posizione, Gould riusciva ad articolare le dita e il polso in un modo del tutto particolare, quell'unico modo che rendeva possibile, per lui, suonare Bach nel modo in cui pensava dovesse essere suonato. Non a caso poi Gould arrivò a suonare qualsiasi cosa (Beethoven, Mozart, Hindemith) come se fosse stata scritta dal "suo" Bach. Qui è stata forse la scrittura musicale a modellare i gesti e la personalità dell'artista. Un caso opposto è forse quello di Richer, al quale faceva riferimento @Iohannes. Ricther non si riteneva adatto a suonare Mozart forse proprio perché la scrittura musicale mozartiana era incompatibile con la sua impostazione tecnica. La scuola da cui Richter proveniva aveva una impostazione ben precisa, fatta di regole ferree per stare alla tastiera, regole che consentono di poterla dominare, di controllarla dall'alto, così da raggiungere le velocità di esecuzione e i volumi di suono che la letteratura russa, e in generale romantica e tardo-romantica, richiedono. Ma le cose non funzionano così con Mozart. La scrittura musicale di Mozart pone estrema resistenza a questo tipo di impostazione, perché il suono perde quella qualità timbrica senza la quale Mozart non è Mozart. Nel caso di Richer, forse, fu l'incapacità un po' dogmatica di adattare il corpo alla scrittura musicale a impedirgli di suonare Mozart. In compenso, Richter ci ha lasciato esecuzioni meravigliose di moltissimi altri autori.

 

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3 minuti fa, Grancolauro ha scritto:

Non a caso poi Gould arrivò a suonare qualsiasi cosa (Beethoven, Mozart, Hindemith) come se fosse stata scritta dal "suo" Bach.

 

Bellissima questa considerazione!  E' una tua valutazione o lo hai letto su qualche testo di critica/analisi musicale?

Grazie,

 

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analogico_09

Io credo che il particolare interesse dell'interprete per specifici autori piuttosto che per altri dipenda da fattori di affinità elettive cosa che determina l'interesse o il disinteresse ad approfondire le tecniche e l'estetica degli autorin stessi, cosa che corrisponde, detto in soldoni, all'interesse che l'interprete ha di "studiare" a meno i diversi, diversissimi, a volte antitetici eppur "vicini" - paesaggi compossitivi che richiedono "indagini" conoscitive di diversa natura. A meno che, scusate il bisticcio di parole, l'interprete non sia convinto che si possa interpretare ogni autore di ogni tempo e luogo, ogni distinta forma musicale nello stesso modo.., dove  chi non avrà ad esempio approfondito la musica e il "tempo" estetico di Bach suonerà la musica del Kantoer alla bel e meglio omologatore.., picavolmente s'intende, in modo raffinato.., ma la musica non è solo piacevolezza, raffinatezza e piacevolezza.., è, o dovrebbe essere, soprattutto "impegno" e "sofferenza" per quanto di "eversivo, spesso destabilizzante, la musica ci pone davanti. La musica, come tutte le arti, è contraria agli ordini e alle idee costituite, uniformate ed omogeneizzate.., a ciò che sia buono per tutto indiscriminatamente; l'arte è rivoluzione e ci "costringe" spesso dolorosamente a mettere in discussione, sempre,  tutte le care, rassicuranti e "dolci geometrie apprese"...

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