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Il crescente egoismo sociale


appecundria

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16 minuti fa, nullo ha scritto:

quando viene meno il bisogno di sentire solidarietà nei reciproci coportamenti, se non quando i bisogni primari siano soddisfatti.

il cibo per l'anima è altra cosa

Non e' vero, quanti in questa societa', che sperperano denaro in psicoterapie vorrebbero avere una pace interiore?

Quanti milionari che hanno inseguito i beni primari, hanno avuto una vita nefasta?

Cos'e' primario, un piatto di riso.......o stare bene con se stessi??

Il bisogno primario e' importante in Africa, non certo in una societa' organizzata come la nostra.

 

 

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https://melius.club/topic/22166-il-crescente-egoismo-sociale/page/8/#findComment-1331393
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5 minuti fa, densenpf ha scritto:
7 minuti fa, nullo ha scritto:

collettivo.

E daje....il fattore collettivo non esiste se non mettete al centro l'individuo

l'individuo è debole e corrotto, tranne qualche Santo, e non può essere al centro, che poi non si capisce al centro di cosa, visto che siamo diversi e con diverse esigenze.

ora abbiamo davanti a noi le solite strade, forme di fede legate al potere di coercizione o uno stato forte, che "guidano" l'individuo inteso come parte irrilevante di una massa, che si deve muovere in perfetta soncronia, utopia

 

oppure stiamo come stiamo, coi nostri limiti e ognuno con la sua posizione sul suo personale percorso.

nulla di universale.

1 minuto fa, densenpf ha scritto:

 

Cos'e' primario, un piatto di riso.......o stare bene con se stessi??

prima il riso, poi il resto che a pancia piena si filosofeggia meglio.

ma anche li cadiamo nel soggettivo.

 

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Nessuno può dire "starei meglio senza gli altri". Anche un Sentinelese dell'Oceano Indiano è comunque, come noi, il frutto di 250mila anni di vita in comune. Se qualcuno ti ha preso quando sei uscito dell'utero già quello è il frutto della società. Senza gli altri non avremmo nemmeno la posizione eretta, altro che "starei meglio".

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Nullo pero’ c’e’ soggettivo e soggettivo.

E il soggettivo non e’ mai originario ma e’ sempre il risultato di ambiente, direi anche storia di un paese, educazione cultura, in combinazione con il

carattere e l’esperienza di ciascuno.

Il soggettivismo in Usa porta a campioni di ricchezza tecnologia e’ il luogo dove l’individuo puo’ avere la massima espansione ecc.

In Italia un eccesso di soggettivita’ porta piu’ spesso ahhooooo’ a romaaa a lazzio e c’ho er biemmevu.

Guardiamoci intorno.

 

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7 minuti fa, nullo ha scritto:
10 minuti fa, densenpf ha scritto:

Cos'e' primario, un piatto di riso.......o stare bene con se stessi??

prima il riso, poi il resto che a pancia piena si filosofeggia meglio.

Visione completamente materialistica, priva di spirito, cioe' quel nascosto in noi, che ci fa' ascoltare la musica divina di Mozart, o apprezzare la Venere di Botticelli.

La rispetto cmq, ci mancherebbe, ma non e' la mia.

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45 minuti fa, densenpf ha scritto:

daje....il fattore collettivo non esiste se non mettete al centro l'individuo.

Sono d'accordo

Se non evolve l'individuo, non può cambiare la società 

Anche con le migliori ideologie, se non cambia la coscienza delle singole persone, si gira in tondo..

 

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30 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Anche con le migliori ideologie, se non cambia la coscienza delle singole persone, si gira in tondo.

A maggior ragione con le due ideologie politiche dominanti degli ultimi 100 anni , comunismo e capitalismo, vere nefandezze della mente, concepite per schiavizzare, da  due punti di vista opposti, il popolo.

 

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...non dovevi concentrarti sull 'intera immagine postata, ma dovevi vedere meglio la parte inferiore e superiore, il Loto fa parte dell' iconografia e Sacralita' degli Egizi ancora oggi come millenni fa' @LUIGI64 come rappresentato dalle descrizioni presenti in moltissime raffigurazioni millenarie.

 

Il Loto, in egizio seshen, era il fiore della Nymphaea considerato sacro per gli Egizi, emblema di rinascita per la sua caratteristica di chiudere la propria corolla sprofondando nell'acqua la sera e di schiuderla riemergendo all'alba orientandola verso la luce del sole.

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Il concetto di individuo è centrale nella rappresentazione che i contemporanei hanno del mondo, ma la valutazione che si aveva in passato dell’individuo era ben diversa dal presente e non aveva una connotazione positiva.

In filosofia il concetto di individuo era legato in origine a quello di "atomo". Cicerone traduceva quest'ultimo termine con l'espressione corpora individua, gli elementi primi non ulteriormente divisibili. Sempre Cicerone, nel De officiis, scriveva, "è contro natura che l'individuo cerchi di aumentare il proprio utile a danno altrui". Nel soddisfacimento dei propri istinti individuali, si esprimeva difatti una prevaricazione che è ribellione contro la natura stessa.

Non diversa era la posizione di Aristotele, che "È evidente dunque e che lo stato esiste per natura e che è anteriore a ciascun individuo: difatti, se non è autosufficiente, ogni individuo separato sarà nella stessa condizione delle altre parti rispetto al tutto, e quindi chi non è in grado di entrare nella comunità o per la sua autosufficienza non ne sente il bisogno, non è parte dello stato, e di conseguenza è o bestia o dio.” L’essenza dell’uomo, la sua umanità, è in ragione del suo appartenere ad una comunità, che egli considera anteriore al singolo individuo.

Tale idea di indivisibilità rimase la caratteristica della definizione di individuo data da Boezio ("si dice individuo quello che comunque non può essere suddiviso, come l'unità o lo spirito").

Il Medioevo condivideva la stessa rappresentazione. Scriveva Tommaso d'Aquino: "Individuo è ciò che rimane indiviso in se stesso, e diviso da qualunque altro essere, senza che sia possibile un'ulteriore suddivisione". In questa concezione atomistica l'individuo era considerato una sorta di limite del pensiero, l'ulteriormente irriducibile, che, in quanto tale, è incomunicabile, Sempre Tommaso d'Aquino: "Dall'essenza individuale discendono due cose, l'incomunicabilità, e l'impossibilità di trovarsi in più di una cosa". Di questa non se ne dà scienza poiché i nomi individuali, a differenza di quelli universali, possono essere predicati soltanto in relazione ad un unico soggetto. All'interno di questa convinzione l'individuo era percepito come limite, un elemento lontano dalla razionalità, che si esprimeva nel mondo e nel corpo sociale, e in quanto tale fonte di possibile perturbazione della natura stessa, in quanto incarnava un principio egoistico rispetto a quello universale che si esprime nella società.

Questa diffidenza nei confronti dell'individuo continuò a permanere anche in epoche successive. La stessa coscienza cristiana deve esprimersi nell'assenso alla tradizione e all'autorità, cui voler contrapporre il proprio giudizio privato era considerato un atto di delirio della mente. Così, il fanatismo, nella società antica e medievale, è un problema che non riguarda l'ordinamento sociale, ma solo il singolo in quanto costui intende prevaricare una ragione comune.

Fu nello scontro tra cattolici e riformati la prima manifestazione di un mutamento nella concezione dell'individuo, in quanto il contrasto avvenne anche sulla possibilità della fede come libero atto individuale anziché assenso a regole universalmente accettate. I cattolici concepivano infatti tali regole come il discrimine tra fede e superbia.

(Ripropongo un post già scritto)

 

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