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Le nuove uscite di classica e di lirica in HiRes


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Bella segnalazione, di musica “particolare” ma da conoscere!

4 ore fa, peng ha scritto:

due bei concerti per percussioni del compositore austriaco HK Gruber eseguiti da Colin Currie e la BBC Philharmonic

Sempre musica assai particolare, anche se scritta da Händel, questa per “Claviorgano”! Uno strumento che comprendeva insieme organo + clavicembalo! Uno strumento assai in voga nel 1600 e 1700, specie in Inghilterra, e strumento che probabilmente Händel conobbe (anche se esplicitamente  per  claviorgano non ha scritto proprio niente!).

Però che belle queste trascrizioni per claviorgano e orchestra barocca di alcuni capolavori di Händel! Forse perché eseguite alla perfezione dall’orchestra il Gardellino... e forse perché ben registrate dalla piccola etichetta Passacaile...in HiRes 24/88, ça va sans dire...

Album appena uscito due giorni fa...quindi nuovo di zecca!

 

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Formidabili quegli anni! Riprendendo il titolo di un libro di Mario Capanna, e con una certa vena di malinconia, davanti a questo album si è costretti ad ammettere che quegli anni ‘70 furono davvero straordinari per il numero di musicisti dal talento straordinario.

Sì, parlo di Martha Argerich e di questo suo album dedicato al secondo concerto per pianoforte e orchestra di Chopin, registrato sotto la bacchetta di Rostropovich.

La Argerich dà di questo concerto una interpretazione al solito “funambolica”, piena di accelerazioni, di virtuosisistici rubato, con “zampate” da leonessa che si alternano a “tocco di rara delicatezza”.

Questo secondo con Rostropovich e l’orchestra di Washington completa il catalogo dei concerti chopiniani registrati per la DG, con il primo registrato  pochi anni prima sotto la bacchetta di Abbado e la London Symphony.

E devo dire che è una bella accoppiata, di riferimento assoluto, e  se per il primo concerto la mia preferenza va a Pollini con Paul Kletzsky e la Philharmonia, per il secondo la mia preferenza va a questo della Argerich.

È pur vero che poi ci saranno anche i due concerti registrati da Zimerman insieme a Giulini con la Los Angeles Philharmonic, altra interpretazione  di livello stratosferico....

Da qui l’imbarazzo della scelta e la mia esclamazione “formidabili quegli anni!”.

I concerti di Chopin non hanno mai conosciuto un “trattamento” migliore di quello avuto in quella manciata di anni, grazie alla Argerich, Pollini e Zimerman. Sì, per le registrazioni “storiche” quelle di Rubinstein sono pur sempre un riferimento, ma ecco... i giovani leoni, spesso affiancati da direttori d'orchestra straordinari, rimangono ineguagliati.

La nuova veste in HiRes 24/192 fa letteralmente “volare” il suono del pianoforte....

 

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P.S. Completano l’album la rara Polonaise per violoncello e pianoforte e la sonata op. 65, in cui il magico violoncello di Rostropovich completa la magia del pianoforte della Argerich... in quella che a mio avviso rimane l’interpretazione di riferimento assoluto.

P.S. E che “magia di suono” il remastering a 24/192!

Grazie “mamma DG”!  

  • Melius 1
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Mi sono avvicinato con una certa curiosità e un minimo di diffidenza all’ultima (in tutti i sensi?) registrazione di Pappano con l’Orchestra di Santa Cecilia, Ein Heldenleben di Richard Strauss. Diffidenza perchè mi chiedevo “che c’azzecca Santa Cecilia con Strauss?”.

Curiosità perché difficilmente Pappano, che è un grande direttore, autorizza la pubblicazione di registrazioni che non siano davvero significative. 

La curiosità è stata soddisfatta, e ho forse capito il significato “recondito” dell’operazione Pappano-Roma-Strauss: quello di eseguire il poema sinfonico facendolo quasi diventare un”opera con parte vocale affidata agli strumenti medesimi dell’orchestra.

Per i poemi sinfonici di Strauss sono cresciuto con le interpretazioni di Krauss, di Kempe, di Böhm e sopratutto di Karajan (mitica la sua registrazione Stereo con i Berliner dei primissimi anni ‘60) nelle orecchie, tutte fatte con i Wiener o i Berliner, o con l’orchestra Bavarese o di Dresda... e insomma il suono a cui mi sono abituato è assai diverso da questo che Pappano ottiene dai “Cecilier”.

C’è qui una cantabilità tutta italiana, nobile d’accento, che smussa un po’ la pattina “appena appena” retorica, che Strauss con la sua musica dá al suo Eroe, alla Vita d’Eroe....

Insomma... sì, questa è una registrazione particolare che però sta bene accanto alle più famose citate sopra, proprio per la sua prospettiva diversa.

Bravi!

E bella la registrazione in 24/96...

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Stamani, vedendo le nuove uscite su Qobuz e HRA, mi è quasi preso un tuffo al cuore: la Pastorale di Beethoven diretta da Muti a Philadelphia in formato HiRes 24/192! Ma allora... mi dicevo... tutto il mio blaterare sul fatto che le registrazioni anni ‘80 in DDD non siano ancora disponibili.. ecc ecc (vedi il mio apposito Thread sulle registrazioni DDD in HiRes..).

L’ascolto dei primi minuti, con quel tappeto dei violini in sopracuto a fare da tappeto sonoro... archi così belli e vellutati in HiRes... e il suono della Philadelphia, non più  così “scuro come nel CD” contenuto nel cofanetto integrale EMI... 

Poi continuo l’ascolto e in alcuni passaggi mi pare di sentire differenza di tempi, non solo di equilibrio sonoro, rispetto alla Pastorale di Muti che conosco bene... e mi viene un dubbio....! 

Ebbene, questa Pastorale non è quella registrata in DDD a Philadelphia nel corso dell’integrale Beethoveniana anni ‘80, ma è una singola registrazione fatta a Philadelphia nel 1978!!

Ecco perché a 24/192: perché si parte da una registrazione analogica, non una in DDD!

Eppure Io questa Pastorale “americana” di fine anni ‘70 del mio giovane eroe (era direttore della Maggio Musicale Fiorentino allora, Riccardo Muti) me l’ero persa!!

Sono felice di averla ritrovata qui sopra e in formato HiRes perché è...bellissima!

Bellissima come suono. Bellissima come interpretazione.

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P.S. Se mi ha fatto un grandissimo piacere ascoltare una splendida nuova interpretazione a me sconosciuta del giovane Muti, un po’ ci sono rimasto male perché pensavo fosse la “prima uscita” di una registrazione DDD rimasterizzata.... peccato! 😂

  • Melius 1
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E che dire di Martha Argerich rimasterizzata in HiRes?

Per la dominazione di eventi sia la EMI/Warner che la DG hanno messo in nuova veste due album che contengono la terza sonata di Chopin! 

Il primo è il mitico album di esordio di Martha, nel 1965, per la EMI!

Il secondo è una registrazione di una decina di anni successiva per la  DG.

Mi pare interessante il confronto diretto di queste sue splendide interpretazioni.

Nel mezzo, alle due registrazioni,  c’è la prestigiosa vittoria al Concorso Chopin, e quindi il confronto è ancora più interessante.

Non nascondo la mia lieve preferenza per la prima interpretazione, quella in cui la giovanissima Martha è “ancora più selvaggia” di sempre, ancora più irruente ...

Aiuta forse la qualità superlativa della registrazione EMI degli anni ‘60, un suono incredibilmente pieno, rotondo, presente...

Che meraviglia si ascolta adesso, in formato 24/192! 

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La versione per la DG è un pizzico “più educata”, più meditata... 

No, non che sia meno bella, è solo vista da una prospettiva un po’ diversa e forse un po’ più adulta...

Anche in questo caso, rispetto al CD, il suono del pianoforte in 24/192 ci guadagna parecchio, ma la ripresa, a mio avviso, è meno bella che quella EMI e il suono un po’ troppo “asciutto” (da considerare che quella EMI è stata fatta con apparecchiature a valvole, quella DG con apparecchiature a transistor..... e questo potrebbe spiegare molto...)

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  • Melius 2
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  • 2 settimane dopo...

@giorgiocana82

Giorgio, anch’io per adesso l’ho messo “in lista” di ascolto, ma non l’ho ascoltato!

Ho sempre stimato András Schiff per le sue interpretazioni e l’ho ascoltato spesso dal vivo (per diversi anni ha vissuto a Firenze e faceva molti concerti agli Amici della Musica).

Grandissimo in Bach, in Schubert, in Mozart e anche in Beethoven.

Per l’appunto un paio di anni fa, proprio nei due concerti di Brahms sotto la bacchetta di Mehta, al Maggio Musicale, ecco... Schiff mi provocò una cocente delusione, specie nel secondo concerto.

Magari erano due serate no... magari l'età che avanza (non solo la sua, dico...😉).

Proprio per questo mi riservo di ascoltare con attenzione l’album ECM, anche se parto “prevenuto”.... No, non tanto per il recente “flop” dal vivo, ma perché ritengo che i due concerti di Brahms  abbiano una scrittura orchestrale troppo complessa per essere diretta dal pianoforte dal solista, che peraltro ha anche un compito assai arduo...

Ci hanno provato già in diversi, pianisti dico, ma dopo averlo ascoltati non ho ancora “mai gridato al miracolo”!... Chissà , magari questa è la volta buona.. 😉

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Approfitto di questa occasione data dall’ottimo Giorgio per segnalare proprio una bellissima registrazione del secondo concerto di Brahms.

È una segnalazione meritata, e non spinta dalla suggestione legata al fatto che la pianista e il direttore siano due giovani donne....fatto per fortuna non più così raro ...

Ma...ecco... fino ad oggi le pianiste, le grandi interpreti femminili dei due concerti di Brahms si contano sulla punta delle dita di una sola mano.

E mi sono spesso chiesto il perché ...

Ecco che Anna Tsybuleva colma un po’ questo “vuoto” con una interpretazione non solo convincente, ma avvincente! 

Tecnica smagliante, ma anche tanta tanta poesia! E che intesa con il direttore, la Ruth Reinhardt e la sua splendida orchestra tedesca!

Un album che emoziona e che merita l’ascolto...

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P.S. L’ho ascoltato con una Nuovo cuffia, la GoldPlanar GL 1200, una cuffia a nastro simile alla mia RAAL e presto ne parlerò nell’apposito spazio cuffie...

Ma ...ecco... la qualità audio così percepita, di questa registrazione HiRes 24/96, mi è sembrata molto bella...

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  • 1 mese dopo...

Prima uscita della nuova etichetta della Bayerisches  Staatsorchester, la settima di Mahler diretta da Petrenko. l’imponenza orchestrale è esaltata dalla potenza di fuoco che Petrenko riesce a estrarre dall’orchestra, anche esagerando a volte pur di mettere in evidenza le ambiguità volute dal compositore.

Unico lato negativo è purtroppo l’acustica del Nationaltheater - che è un teatro d’opera - un po’ troppo attuffata e poco brillante. con la sinfonica questo effetto si percepisce già dal vivo e nella registrazione è ancora più accentuato. se solo l’avessero registrata alla Herkulessaal.

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  • Thanks 1
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Ora, se io non fossi un assiduo frequentatore del sito Deutsche Grammophon, come avrei potuto sapere che da ieri è disponibile in streaming il famoso cofanetto di Karajan dedicato alle ultime quattro sinfonie di Sibelius? Sono i misteri del marketing, e della mancata segnalazione su Qobuz e HRA ....

Fatto sta che queste interpretazioni di Karajan sono quelle, a mio avviso, di assoluto riferimento e “spazzano via” qualunque altra mai registrata.

E mi riferisco al quasi contemporaneo cofanetto (integrale questa volta) di Maazel con i pur mitici Wiener Philharmoniker o anche alle coeve registrazioni di Bernstein con la New York Philharmonic. Il modo di Karajan di rendere in musica “la bruma nordica”, la malinconica bellezza del paesaggio esteriore, ma anche il fuoco nazionalista interiore del finlandese Sibelius, è unico e irripetibile. Forse gli si avvicina il vecchio Bernstein con i Wiener, e la sua integrale mancata (anche in questo caso come per Karajan), ma per strade che sono diametralmente opposte nei tempi e negli impasti sonori.

Per il resto, anche noti “specialisti” di Sibelius come Colin Davis, Otto Kamu, Neeme Järvi, Paavo Berglund e John Barbirolli, pur con le loro belle e interessanti interpretazioni e registrazioni, si collocano su un pianeta più distante dal centro dell’Universo, più periferico e meno luminoso della Terra  di Karajan (e del vecchio Lenny).

Peccato che la DG non abbia registrato l’integrale, con la prima, la seconda e la terza  che purtroppo mancano all’appello. Forse è un fatto legato a clausole contrattuali precedenti con la EMI, nel cui catalogo si trovano una splendida prima e seconda che quasi completano il ciclo intero di Sibelius ...ma manca sempre la terza! Peccato....

Comunque sia, io ho un vinile DG della quarta e ho il cofanetto della serie Originals, oltre ai CD con le copertine originali dei cofanettoni DG dedicato a Karajan per il centenario. Ma la bellezza del suono che si ascolta adesso in formato 24/192 è qualcosa di assolutamente inedito e....inaudito 😃😉

 

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E poi che belle queste copertine originali! Insomma c’era attenzione anche a fare “arte” (grafica dico) nell’arte (di registrare bene la Musica).... e questo lato mi pare si sia perso....😢

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  • Melius 2
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Completa il nuovo cofanetto digitale rimasterizzato in HiRes 24/192 il concerto per violino di Sibelius.

Qui il bravo, e sottostimato Ferras, è sostenuto da un Karajan che appunto in Sibelius è unico.

Una interpretazione magica, che adesso risalta ancor più nella magia del suono rimasterizzato....

Sì, lo so. Oistrakh con Ormandy e Heifetz con Reiner e La Mullova con Ozawa rimangono irraggiungibili come solisti... ma nel complesso questa rimane una registrazione fra le cinque più belle di sempre...

 

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  • Melius 1
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giorgiocana82

@SimoTocca ciao, 

Credo che ieri sia uscito il cofanetto in formato fisico  cd+bra col medesimo contenuto: l'ho visto su amazon.

comunque sto ascoltando ora Finlandia dall'ultimo dei dischi che hai segnalato: concordo pienamente con te sulla disamina del Karajan "finnico". 

Se non erro queste sono le registrazioni degli anni 60: che anni e se penso alla qualità di registrazione che oramai ne fanno quasi 60.. rimango sempre a bocca aperta, non erano pensate per audiofili, ma per l'ascolto casalingo medio.

A presto 

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È un album, che appena uscito, è già stato abbastanza bistrattato dalla critica! Mi riferisco al capolavoro di Mahler, la sua “vera” ottava Sinfonia, il Canto della Terra, in questo caso eseguito dall’orchestra di Shangai sotto la bacchetta orientale di Long Fu.

Mentre non amo l’ottava sinfonia, ho sempre trovato i Das Lied von der Erde, un capolavoro assoluto, e in qualche maniera una preparazione all’addio, quello della nona sinfonia.... e non a caso l’ultimo dei sei brani si chiama “L’Addio”.....

Mahler, influenzato da quella corrente di pensiero iniziata da Goethe con “Il Divano Orientale”, mette in musica sei poesie cinesi, tradotte in tedesco.

Sono piccoli poemi che inneggiano alla vita, all’amore e...alla malinconia della morte e dell’addio.

Aa alcuni critici in particolare non è piaciuta la voce della De Young: a me invece sì. E anche il bravo tenore Jagde se la cava bene.

Insomma a mio avviso un album da ascoltare...

Poi, che c’entra, la mitica registrazione di Klemperer con la Ludwig e Wundelich rimane irraggiungibile...probabilmente per tutti...

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