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Le nuove uscite di classica e di lirica in HiRes


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10 ore fa, antoarma ha scritto:

Concerti? Khachaturian ha composto solo un concerto per pianoforte "regolare" (non considerando tale il concerto-rapsodia del 1968),

Vero Armando, hai ragione  nell’album Decca c’è soltanto il primo concerto … è colpa mia, perché sono stato io a dire “non conoscevo i due concerti per piano di Kachaturian” in quanto mi stavo ascoltando, per capire bene l’esecuzione di Thibudet, un altro album assai recente, della BIS, in formato 24/192, che appunto contiene entrambi i concerti. 
Kachaturian ritorna infatti nel genere piano concerto dopo 30 anni circa dal suo primo, che appunto è in tre movimenti canonici e risale al 1936, concerto che è stato il suo primo grande successo, ritorna dicevo con il Concerto Rapsodia per pianoforte e orchestra, in quattro movimenti (in fondo anche il secondo di Brahms è in quattro movimenti…).

Pur molto bella la registrazione BIS, il Concerto in Re eseguito da Thibaudet e Dudamel mi pare porsi su un livello artistico più elevato… 

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  • 3 settimane dopo...

Non ho mai sopportato l’incipit con cui molti critici musicali commentano nuove registrazioni di brani famosi: che siano le quattro stagioni di Vivaldi, o le sinfonie di Beethoven, o concerti famosi, capita di leggere che no, non sentivamo il bisogno di una nuova registrazione..

Invece io ho sempre accolto con gioia nuove registrazioni di pezzi classici celebri, anche se inflazionati. Purché gli interpreti trovino una loro strada ed esprimano il meglio di se stessi, perché no?

Ecco che il concerto per violino di Tchaikovsky può rientrare a buon diritto fra le registrazioni più “inflazionate”… Eppure quante straordinarie nuove interpretazioni mi è capitato di ascoltare con grande soddisfazione negli ultimi pochi anni..l

Ecco, questa Decca è una nuova registrazione che giunge benvenuta: il ragazzino (17enne) è semplicemente fantastico al violino. E la “spalla”, il Petrenko di Liverpool con la sua vecchia orchestra inglese, di Tchaikovsky è da sempre uno dei più grandi interpreti.

È un “taglio” classico, un approccio senza “rivoluzioni”, ma ci sono momenti di Bellezza estrema e assoluta ….con la registrazione Decca che ancora una volta, fra quelle più recenti, dimostra un notevole recupero di qualità audio da parte della celebre casa inglese….

Non vi aspettate l’estro inventivo di una Kopatchinskaja con il “pazzo” perfezionista sul podio che Theodor Currentzis… ma il giovane Li ha personalità da vendere e sono abbastanza convinto che riuscirà a conquistare voi come ha convinto me…

 

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E lo stesso”cappello” vale per le nuove registrazioni di Ravel di Jin Cho…

Solo perché Michelangeli o la Argerich o Fançois hanno lasciato una impronta discografica di riferimento assoluto, forse che nessun altro può lanciarsi nell’impresa di registrare Ravel?

E nel caso di Cho, già vincitore del premio pianistico più ambito, lo Chopin, con Ravel si mostra a suo agio come pochi altri grandi pianisti hanno mostrato.

Forse per la formazione “scolastica” francese del giovane pianista coreano (che però in Debussy non mi aveva entusiasmato..), forse per una affinità elettiva con la musica di Ravel, ecco ho trovato sia il suo primo album dedicato ai lavori per pianoforte solo, che questa sua seconda uscita dedicata ai due concerti di Ravel, ho trovato dicevo una qualità artistica di primissima classe, con una disinvoltura ritmica e una nuance jazzistica che impreziosiscono il suo tocco “classico chopiniano”.

E poi la Boston Symphony, con Nelson sul podio, una meraviglia di colori orchestrali… che confermano la Boston come la più europea fra le orchestre americane (e, amici miei, essere europei è un grande privilegio, nonché grande vanto… 😉).

La bellezza del suono delle registrazioni DG rende questo album un “must” da ascoltare e lo proietta nel firmamento dei miei riferimenti assoluti prima citati..

 

  

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P.S. Brava DG, quale modo migliore per festeggiare i 150 anni di Ravel?? Bravissima davvero…

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Si parlava poco sopra della Kopatchinskaja… di quanto è originale e intelligente nell’impaginare programmi musicali inusuali… ed ecco qui il suo nuovo album dal titolo Exile, dedicato a musicisti del novecento (con l’eccezione di Schubert, ma la sua inclusione è spiegata bene dalla nostra Patricia..) che hanno dovuto andare in esilio …

Musica di rara esecuzione ma di una bellezza superba…. con sonorità inusuali come per esempio la Sonata di Schinntke trascritta per violino, violoncello, archi e clavicembalo… 

Eccellente anche la qualità audio della registrazione Alpha, ormai una garanzia …😉

 

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Il 24/2/2025 at 19:19, SimoTocca ha scritto:

le nuove registrazioni di Ravel di Jin Cho…

Ascoltato più volte nel corso dell’ultima settimana. Secondo me una bellissima interpretazione del concerto per la mano sinistra, molto difficile tecnicamente, superato in assoluta scioltezza da parte del pianista coreano. La registrazione poi è, a mio avviso, semplicemente strepitosa. Si colgono tutti i colori e la dinamica sia del piano che dell’orchestra, con una trasparenza e una presenza incredibili (e io sono sempre stato molto critico nei confronti delle incisioni della DG). Molto consigliato!

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Si parlava qualche tempo fa, con Damiano  @Grancolauro e diversi altri di questa “registrazione fantasma” di Pollini.

Tutti noi conosciamo gli Etudès di Chopin interpretati da Pollini nel 1972 immortalati su disco dalla Deutsche Grammophon, un disco diventato presto riferimento “universale” e che ha consacrato Pollini come interprete Chopiniano di classe assoluta.

Ma pochi di noi sapevano che Pollini, subito dopo la vittoria al Concorso Chopin, nel 1960, aveva già registrato per la EMI una integrale degli Etudès (oltre al primo concerto di Chopin e alcuni brani sparsi scelti fra Notturni e Polacche). Il giovane Pollini 18enne però non dette poi il suo consenso alla EMI per la pubblicazione e così queste registrazioni erano rimaste nascoste e segrete fino al 2012 circa, quando l’etichetta Testament stampò un CD (rimasto invero abbastanza poco noto…).

Ecco adesso che la EMI/Warner pubblica oggi, in formato HiRes le registrazioni EMI analogiche del 1960 rimasterizzate a 24/192.

La nuova qualità audio consente, a mio avviso, di cogliere appieno le differenze fra queste interpretazioni del Pollini 18enne con quelle assai famose per la DG del 1972.

Anche se andrebbe sottolineato che Pollini non aveva dato il suo consenso e quindi sarebbe da ipotizzare il perché un giovane pianista emergente avrebbe “rotto” con la più grande casa discografica di allora (l’inglese EMI) che per questo suo rifiuto strapperà anche il suo contratto in esclusiva. Forse non voleva essere etichettato come pianista “solo Chopiniano”? Un po’ debole come scusa di rottura, no? Forse perché il giovanissimo Pollini era già un perfezionista maniacale e non si riteneva soddisfatto di questa registrazione? Più plausibile… ma manca “documentazione” per confermare questa ipotesi.

Sta di fatto che dopo queste registrazioni Pollini si prende “un decennio sabbatico”, per studiare e approfondire (anche con Benedetti Michelangeli, che sembra aver lasciato un bel segno, ascoltando le interpretazioni successive del 1972…).

A mio avviso però questi Etudès sono lo stesso bellissimi, e se usati come pietra di paragone anche con quelli recentissimi di artisti emergenti come Yuncham Lim (premiati come album dell’anno 2024 da Grammophone e BBC music magazine) ci dicono che il giovanissimo Pollini era già un genio assoluto.

Un ascolto bellissimo e, per i fan di Pollini, irrinunciabile…

 

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@SimoTocca Grazie Simone per la segnalazione! Aggiungo soltanto che circola sul web anche una registrazione degli Studi di Chopin eseguiti da un Pollini quattordicenne (era il 1956), a casa di amici di famiglia pare; una registrazione per certi versi ancora più impressionante sotto vari punti di vista.

Qui gli studi dell’opera 10, quelli dell’opera 25 non li trovo più anche se non c’erano tutti se non ricordo male. 

 

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@senek65 Ho iniziato ad ascoltare…. Pensavo a registrazioni “storiche”… invece qualità audio eccellente! Ed è interessante ascoltare un approccio a questi noti capolavori non “convenzionale”, e con qualità artistica eccellente da parte direttore e dell’orchestra… 

E a proposito di qualità audio e artistica eccellente, non posso non segnalare questo “cofanetto” Linn, con Marcelaru che dirige Rachmaninov.

L’ascolto della più famosa sinfonia, la seconda, è stato assolutamente e pienamente soddisfacente, con una qualità orchestrale delle singole sezioni stellare. Non me l’aspettavo: la WDR, seppure buona e famosa orchestra tedesca, suona come e meglio della Philadelphia, che pure i capolavori sinfonici di Rachmaninov ha tenuto a battesimo!

E sopratutto Marcelaru, ha le idee chiare su come affrontare il “piacione” Rachmaninov: un equilibrio sonoro che enfatizza i legni e gli ottoni, gli archi sempre setosi e carezzevoli, le percussioni esplosive…

Per una lettura che non “si compiace di se stessa”, ma che cerca un senso oltre la bellezza appariscente.

Favolosa la ripresa del suono Linn…

 

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Via via che la Deutsche Grammophon fa uscire uno dei (costosi in maniera esosa) vinili della sua serie Analog Remastering (sembra che la DG usi anche le riprese microfoniche fatte in quegli anni  in precisone della futura quadrifonia, poi morta sul nascere..) poi puntualmente esce anche il file in HiRes sui servizi di streaming…

È il caso di questo bellissimo album dedicato a Ravel e che vede Seji Ozawa sul podio della sua “nuova” (allora, negli anni ‘70!) orchestra di Boston.

Il “folletto”, così veniva chiamato Ozawa, aveva avuto un background musicale francese nella sua educazione musicale, anche grazie ai suoi anni a capo dell’Orchestre de Paris, e così in Ravel si muove a suo agio come un pesce nell’acqua. E dico pesce perché riesce a rendere tutti i toni cangianti pensati da Ravel per l’orchestra nel suo Valses noble et sentimetales… 

Dal canto suo l’orchestra di Boston ha sempre avuto il suono più bello, “educato” ed europeo di tutte le grandi orchestre americane, e così questo album ne riesce come capolavoro, anche grazie alla registrazione DG, bellissima, adesso in 24/192 (che finalmente rende giustizia alla Boston Symphony, come invece il CD non era riuscito a fare…).

Una bella uscita per festeggiare il 2025 anno di Ravel…

 

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Peraltro a breve dovrebbe uscire, con la Boston Symphony e il suo direttore Andris Nelsons, l’integrale di Shostakovich, non solo tutte le sinfonie (forse l’integrale più bella disponibile da sempre, forse…) già pubblicate, ma anche i concerti per violoncello (con Yo Yo Ma), quelli per violino e quelli per pianoforte (con la Yuia Wang..).

in attesa di queste delizie appena registrate vi segnalo un’altra uscita della Oistrakh Edition rimasterizzata dalla EMI/Warner, dove il mio violinista preferito esegue sia Mozart che Prokofiev con la Philharmonia Orchestra con Alceo Galliera sul podio.

Questa registrazione del secondo concerto di Prokofiev è da sempre stata il mio “gold standard”, pietra di paragone per tutte le altre, ma fino ad ora (almeno su CD) era penalizzata da una qualità audio modesta.

In questa nuova veste HiRes 24/192, il suono del violino di Oistrakh è finalmente diventato “degno”, ma sopratutto è la favolosa orchestra londinese ad aver acquistato spessore dinamico, e dettaglio di suono assolutamente pregevole.

Ecco perché vi segnalo all’ascolto questo album appena uscito in questa veste HiRes..

 

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E ancora… appena uscito per questa nuova etichetta, la Supreme Classics, questo album che vede il vecchio leone Riccardo Muti sul podio …di una banda di soli fiati… banda sì..ma che banda!! Sono i fiati dei Berliner e dei Wiener riuniti! 
Il programma sono famose overtures italiane (Verdi, Rossini…).

Ne esce un bel programma assolutamente poco convenzionale, in cui si ammira il virtuosismo di questi fiati che “a momenti” fanno dimenticare che non sono presenti gli archi!!

Peraltro una bella qualità audio, il 24/96…

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