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Scuola primaria, Valditara cambia tutto


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"La centralità della storia d’Italia e dell’Occidente, con approfondimenti sui popoli italici, la civiltà greca e romana e i primi secoli del Cristianesimo;"

 

Questa è proprio una stupidaggine inutile. Inutile perché già si studiano queste cose, stupida perché non lascia abbastanza spazio allo studio del 900 e più in generale delle altre culture e paesi, indispensabili per capire la contemporaneità e tollerare le differenze, arricchendosi con esperienze che sarebbe utilissimo almeno conoscere visto la squallore della nostra politica ( italiana ed europea). Penso alla Cina di Confucio, tra i tanti possibili esempi, anche per rispondere a quegli ignorantoni che sbeffeggiano la Cina

 

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16 minuti fa, Jarvis ha scritto:

"La centralità della storia d’Italia e dell’Occidente, con approfondimenti sui popoli italici, la civiltà greca e romana e i primi secoli del Cristianesimo;"

E ripartita la solfa dell'impero millenario, dell'eroico popolo italico e delle sue radici greco-romane. Ri-Maronn'..

A volte ritornano.

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Dal D.M. 254/2012

 

Identita', memoria e cultura storica
  Nei tempi piu' recenti il passato e, in particolare, i  temi  della
memoria,   dell'identita'   e   delle   radici    hanno    fortemente
caratterizzato il discorso pubblico e  dei  media  sulla  storia.  Un
insegnamento che  promuova  la  padronanza  degli  strumenti  critici
permette di evitare che la storia  venga  usata  strumentalmente,  in
modo improprio.
  Inoltre la formazione di una societa' multietnica e  multiculturale
porta con se' la tendenza a trasformare la storia  da  disciplina  di
studio a strumento di rappresentanza delle diverse identita', con  il
rischio   di   comprometterne    il    carattere    scientifico    e,
conseguentemente, di diminuire  la  stessa  efficacia  formativa  del
curricolo. E' opportuno sottolineare come proprio la ricerca  storica
e il ragionamento critico sui fatti essenziali relativi  alla  storia
italiana  ed  europea  offrano  una  base  per  riflettere  in   modo
articolato ed argomentato sulle diversita' dei gruppi umani che hanno
popolato il pianeta, a partire dall'unita' del genere umano.  Ricerca
storica e ragionamento critico rafforzano altresi' la possibilita' di
confronto e dialogo intorno  alla  complessita'  del  passato  e  del
presente fra le diverse componenti di una societa'  multiculturale  e
multietnica. Per questo motivo il curricolo sara' articolato  intorno
ad alcuni snodi periodizzanti della vicenda umana quali: il  processo
di ominazione, la rivoluzione neolitica, la rivoluzione industriale e
i processi di mondializzazione e globalizzazione.
 
  La storia generale a scuola
  Occorre, dunque, aggiornare gli argomenti  di  studio,  adeguandoli
alle nuove prospettive, facendo si' che la  storia  nelle  sue  varie
dimensioni - mondiale, europea, italiana e locale - si presenti  come
un intreccio significativo di persone, culture, economie,  religioni,
avvenimenti che hanno costituito processi di grande rilevanza per  la
comprensione del mondo attuale: dal preistorico alle  prime  societa'
del protostorico, dalle grandi civilta' antiche  alla  colonizzazione
greca  e  al  processo  di  unificazione  del   Mediterraneo,   dalla
costituzione dell'Impero Romano alla  diffusione  del  Cristianesimo,
dalla progressiva strutturazione dei territori alla  nascita  di  una
societa' ricca per i diversi  apporti  di  genti  e  di  culture  nel
Medioevo; dall'Umanesimo e dal Rinascimento alle scoperte geografiche
e all'espansione europea, dalla Riforma protestante alla  costruzione
degli stati moderni; dalla Rivoluzione scientifica all'Illuminismo  e
alla formazione  di  stati  di  diritto;  dalla  colonizzazione  alla
formazione degli stati nazionali,  in  particolare  quello  italiano,
dall'industrializzazione al diffondersi della  societa'  di  massa  e
all'emancipazione femminile; dai conflitti mondiali  all'affermazione
di dittature e all'espansione  della  democrazia,  dai  movimenti  di
resistenza  alla  formazione   della   Repubblica   italiana,   dalla
decolonizzazione all'avvento della globalizzazione; dalle rivoluzioni
scientifiche alla rivoluzione digitale.

  In particolare la conoscenza dei diversi  e  profondi  legami,  dei
conflitti e degli scambi che si sono svolti nel tempo  fra  le  genti
del Mediterraneo e le popolazioni di altre regioni del  mondo,  rende
comprensibili  questioni  che,  altrimenti,   sarebbero   interamente
schiacciate nella dimensione del presente. I due poli  temporali,  il
passato e il presente, devono entrambi avere il loro giusto peso  nel
curricolo ed e' opportuno che si richiamino continuamente.
  E'  tuttavia  evidente  che  proprio  l'attenzione   alle   vicende
complesse del presente chiamano in  causa  le  conoscenze  di  storia
generale, articolate nell'arco del primo ciclo, sulla base della loro
significativita' ai fini di una prima comprensione del mondo.
 
  La ripartizione delle conoscenze storiche per livelli scolastici
  La disciplina, per la sua complessita', richiede la formulazione di
un percorso ben articolato, con una progressione di  attivita'  e  di
conoscenze adatta alle diverse fasi dell'apprendimento e che permetta
di distribuire lungo tutto l'arco della scuola primaria e  secondaria
di primo grado i diversi compiti di apprendimento.
  La storia generale nella scuola primaria e' deputata a far scoprire
agli alunni il mondo storico mediante la costruzione di un sistema di
conoscenze riguardanti quadri di civilta' o  quadri  storico  sociali
senza  tralasciare  i  fatti  storici  fondamentali.   Nella   scuola
secondaria di primo grado lo sviluppo del sapere storico  riguardera'
anche i processi, le trasformazioni e gli eventi che hanno portato al
mondo di oggi.
  Una piu' sistematica strutturazione  cronologica  delle  conoscenze
storiche  sara'  distribuita  lungo  tutto  l'arco  del  primo  ciclo
d'istruzione.
  In particolare alla scuola primaria sono  assegnate  le  conoscenze
storiche che riguardano il periodo compreso dalla comparsa  dell'uomo
alla tarda antichita';  alla  scuola  secondaria  le  conoscenze  che
riguardano il periodo compreso dalla tarda antichita' agli inizi  del
XXI secolo. L'ultimo anno della  scuola  secondaria  di  primo  grado
viene dedicato allo studio della storia del Novecento.
  Tuttavia e' importante sottolineare l'importanza, a  partire  dalla
scuola primaria, dell'apprendimento della storia centrato su temi che
riguardano l'insieme dei problemi della vita umana sul pianeta: l'uso
delle diverse fonti di energia, la  difesa  dagli  elementi  naturali
avversi e la trasformazione  progressiva  dell'ambiente  naturale,  i
molti passaggi dello sviluppo tecnico, la conservazione  dei  beni  e
del cibo, la divisione del lavoro e la differenziazione  sociale,  le
migrazioni e la conquista  dei  territori,  il  conflitto  interno  e
quello esterno alle comunita', la  custodia  e  la  trasmissione  del
sapere, i codici e i mezzi  della  comunicazione,  la  nascita  e  lo
sviluppo delle credenze e della ritualita', il sorgere e l'evoluzione
del sentimento religioso e delle norme, la costruzione delle  diverse
forme  di  governo.  Un  tale  approccio,  costruito  tra  passato  e
presente, permette anche di non doversi soffermare troppo a lungo  su
singoli temi e civilta' remote nella  convinzione  che  in  una  data
classe si debbano svolgere solo argomenti specifici.
 
  Gli intrecci disciplinari
  La storia si apre  all'utilizzo  di  metodi,  conoscenze,  visioni,
concettualizzazioni di altre discipline. Gli insegnanti,  mettendo  a
profitto tale  peculiarita',  potenziano  gli  intrecci  disciplinari
suggeriti dai temi proposti agli alunni. In particolare e' importante
curare le aree di sovrapposizione tra la storia  e  la  geografia  in
considerazione dell'intima connessione che c'e' tra  i  popoli  e  le
regioni in cui vivono.
  Per  l'educazione  linguistica  sono  importanti  i   processi   di
produzione  e  di  organizzazione  delle  informazioni   primarie   e
inferenziali, le capacita' che si acquisiscono studiando con metodo i
testi allo scopo di apprendere il  lessico  specifico  e  imparare  a
concettualizzare esponendo in forma orale e scritta.
 
  L'educazione al patrimonio culturale e alla cittadinanza attiva
  L'insegnamento  e  l'apprendimento  della   storia   contribuiscono
all'educazione al patrimonio culturale e alla cittadinanza attiva.  I
docenti si impegnano a far scoprire  agli  alunni  il  nesso  tra  le
tracce e le conoscenze del passato, a far usare con metodo  le  fonti
archeologiche, museali, iconiche, archivistiche, a far apprezzare  il
loro valore di beni culturali. In tal modo l'educazione al patrimonio
culturale  fornisce  un  contributo  fondamentale  alla  cittadinanza
attiva. In particolare,  gli  insegnanti  metteranno  in  evidenza  i
rapporti tra istituzioni e societa', le differenze  di  genere  e  di
generazioni, le forme statuali, le istituzioni democratiche.

 

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4 minuti fa, Roberto M ha scritto:
9 minuti fa, appecundria ha scritto:

Ma Elon Musk lo sa di 'sta cosa?

Non credo glie ne possa fregare di meno

Parlavi di ingegneri e ambiente per accoglierli. Si vede che per lui possiamo fare solo i lavapiatti. 

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https://www.eni.com/assets/documents/Conseguenze_futuro.pdf

 

Al fine di completare il quadro dell’istruzione del Paese è necessario andare
ad identificare in quali discipline le lauree vengano conseguite. Come si nota
nella Figura 27 vi sono due situazioni da segnalare. In primo luogo, sebbene
superiore alla media UE28, il numero di laureati in discipline STEM (quelle
scientifiche) risulta nettamente inferiore alla Germania e anche al Regno Unito.
Se si considera che già in Italia il numero assoluto dei laureati è minore, una
percentuale più bassa anche di poco nella distribuzione implica un numero di
laureati in tali discipline molto inferiore.

 

Istruzione e mercato del lavoro tra prospettive e cause
Il ritardo italiano nello sviluppo di capitale umano risulta al contempo sia causa
che effetto di un sistema economico il cui premio per la competenza è nettamente
minore che in altri paesi. La scarsa remunerazione del capitale umano (non solo
degli insegnanti ma di tutto il sistema – Figura 31) disincentiva l’investimento
nello stesso.
Questo implica però scarse performance dell’economia del Paese so-
prattutto se paragonate a quelle dei Paesi UE e questo indebolisce le realtà ad alta
tecnologia, maggiormente interessate a lavoratori con alto capitale umano.

 

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Accanto all’analfabetismo strumentale, importante è anche un fenomeno diffuso nei
paesi avanzati che va sotto il nome di analfabetismo di ritorno, che poi alimenta e
sostiene l’analfabetismo funzionale. Come hanno osservato linguisti e sociologi, in-
fatti, anche dopo avere acquisito buoni livelli di literacy e numeracy in età scolastica,
in età adulta gli individui sono esposti al rischio della regressione verso livelli assai
bassi di alfabetizzazione, a causa di stili di vita che allontanano dalla pratica e dall’in-
teresse per la lettura o l’elaborazione numerica, con la comprensione di cifre, tabelle,
percentuali. In questi stili di vita, come osservò De Mauro,
«ci si chiude nel proprio particolare, si sopravvive più che vivere e le eventuali buone
capacità giovanili progressivamente si atrofizzano e, se siamo in queste condizioni,
rischiamo di diventare, come diceva Leonardo da Vinci, transiti di cibo più che di co-
noscenze, idee, sentimenti di partecipazione solidale».
L’analfabetismo di ritorno non è che una delle facce dell’analfabetismo funzionale. Se è
quindi alta la quota di individui che sono funzionalmente analfabeti è perché per molti di
loro si è determinato un processo di ritorno ad uno stadio di analfabetismo di fatto.

(dalla stessa ricerca dell'Istituto Cattaneo)

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I principali risultati dell’indagine PIAAC
Gli adulti italiani tra i 16 e i 65 anni di età si collocano per la maggior parte al Livello
2 sia nel dominio di literacy (42,3%) che nel dominio di numeracy (39,0%)
mentre i
Livelli 3 o superiori sono raggiunti dal 29,8% della popolazione in literacy e dal 28,9%
in numeracy. I più bassi livelli di proficiency (Livello 1 o inferiore) vengono ottenuti
dal 27,9% della popolazione in literacy e dal 31,9% in numeracy (Figura 2). Questi sono
gli analfabeti funzionali in Italia. Da notare come, di fatto, questa quota coincida con
la percentuale di persone analfabete, alfabete ma prive di licenza elementare e con
licenza elementare registrata all’ultimo censimento del 2011 (vedi sopra).

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15 minuti fa, appecundria ha scritto:

Parlavi di ingegneri e ambiente per accoglierli. Si vede che per lui possiamo fare solo i lavapiatti. 

Lui non discrimina, assume i più bravi del mondo, l'ha detto.

Ha litigato con i razzisti veri (Bannon) che volevano limitare i visti speciali dati per merito.

L'ambiente significa che devono essere contenti quando lavorano.

Che è la cosa principale, trattati bene e pagati meglio, cosa fondamentale.

Ma la cosa più importante  che ha detto, per me rivoluzionaria, è l'incoraggiamento a innovare, il gol sta nel tirare fuori una cosa nuova, senza curarsi dei fallimenti (inevitabili) nella ricerca, e punire solo chi "abbassa la testa" (in italiano rende meglio, sta col cūlus al caldo, non rischia, vuole la vita tranquilla).

Dovrebbero insegnare queste cose sin dalle elementari.

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Credo che succeda perchè verniamo obbligati a studiare di più di quanto studieremmo senza forzature e cose che non c'interessano. Ottenuto il lavoro se non ci sono esigenze di aggiornamento professionale tendiamo ad atrofizzarci e anche le novità che il mondo di oggi ci mette davanti a volte tendiamo a scansarle. Coltiviamo i nostri interessi e basta.

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