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Festival di Venezia


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Il 08/09/2025 at 15:27, best_music ha scritto:
Il 07/09/2025 at 20:12, dariob ha scritto:

volontà di realizzare qualcosa di "alto livello:classic_laugh:": ossia fare arte, non intrattenimento;

A mio avviso è soprattutto mancanza di umiltà da parte di autori che non si accorgono di essere in troppi per aspirare tutti all' eccellenza assoluta. 

:

 

L'arte Comunque non si fa con la volontà, ci vuole arte,  esperienza, conoscenza e talento.

 

Non è mancanza di umiltà, né questione di essere in troppi, bensì di essere mediamente mediocri a parte le ultime glorie che hanno già dato e dalle quali non si può pretendere troppo. Quando il cinema era grande le varie cinematografie nazionali vantavano schiere di registi in grado di farsi strada con la loro buona ed ottima arte, ce n'era per tutti in quello stato di concorrenza. 

Non si fa arte con l'umiltà né con la volontà,  si fa arte col talento innato, coltivato e sviluppato, con la conoscenza e l'esperienza, con la passione e il dono della poesia, non con l'ambizione di fare un bel mestiere... Abbiamo ex giovani registi in italia, alcuni figli d'arte, che lavorano oramai da una vita e restano sul piano della mediocrità o medietà, nessuna evoluzione, segno che non c'è in loro l'arte, non c'è arte delle regie, negli script. Eccezioni, poche, a parte. Una delle quali, Matteo Garrone di assoluta eccellenza. 

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  • 2 settimane dopo...
Il 12/09/2025 at 16:38, best_music ha scritto:

Sembra che Hitchcock abbia detto, sul presunto disimpegno dei suoi film, "se cercate un messaggio non cercatelo nei miei film, andate all' ufficio postale". Non so se abbia veramente pronunciato simili parole (probabilmente no): come molte battute o aforismi la veridicità dell' attribuzione è secondaria rispetto al contenuto.

 

@analogico_09 

E' probabile sia sua, Hitch è stato oltre che gigantesco autore di cinema anche uomo dalla mente affilata come un coltello in grado di sintetizzare concetti in battute fulminanti (si legga il sempre obbligatorio libro-intervista di Truffaut in proposito) .

Detto questo e accettata l'estraneità alla politica e al sociale (fino ad un certo punto però) di Hitch, non si può ignorare come il cinema o parte di esso sia sempre stato molto addentro alla società e ai suoi malanni. 

Da L'Accaparramento del grano di Griffith a Metropolis di Lang (metafora affatto velata del nazismo incombente) passando per Gioventù Bruciata, Z L'orgia del potere, Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto (spettacolare affresco del clima sociopolitico italiano dell'epoca), molti o quasi tutti i film di Fassbinder, tutto il cinema di Michael Moore e centinaia di altri esempi fino ad oggi testimoniano come esiste anche il cinema radicato nell'attualità, nel sociale e nella politica. 

Ed è necessario, oserei dire indispensabile, esista.

Altrimenti sarebbe la condanna della settima arte come mero intrattenimento per menti sopite, vecchie e satolle. 

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1 ora fa, Velvet ha scritto:

E' probabile sia sua, Hitch è stato oltre che gigantesco autore di cinema anche uomo dalla mente affilata come un coltello in grado di sintetizzare concetti in battute fulminanti (si legga il sempre obbligatorio libro-intervista di Truffaut in proposito) .

 

 

Ma certo, la "fiction" di Hitchcock era pregna di realtà, e nella realtà c'è anche la "politica". La politica come società ed esistenzialità - nelle significazioni lessicali e concettuali sulle quali ho già cercato di soffermermi-  è presente anche nelle arti, ovvero in tutti i grandi film della storia, a partire dai primissimi film muti. Ne abbiamo citati alcuni, ma con le aggiunte la lista potrebbe farsi interminabile. 

Suggerirei di affiancare alla fecondissima, "obbligata"  lettura del libro di interviste intitolato "Il Cinema secondo Hitchcock" a cura di F. Truffaut -  tra i registi/critici de' i Cahiers della Nouvelle Vague che "riscoprirono" il "Nostro" sotto un profilo artistico a tutto tondo, ben oltre l'ingombrante e limitante fama di "mestro del brivido" grande giocoliere dello "spettacolo" thriller, crime a volte macabro -  gli scritti dello stesso regista raccolti dal curatore Sidney Gottlieb nel libro intitolato "Hitchcock secondo Hitchcock": un vivacissimo, come sempre ironico, disincantanto ed estremamente "convinto" e colto excursus narrativo di se stesso e del suo cinema, del mondo della celluloide nella sua interezza e varietà, ricco di contenuti e tematiche a larghissimo raggio d'azione, con capitoli che sono dei veri e propri saggi brevi, ad esempio sulle influenze che potrebbe aver ricavato dalla avide letture giovanile dei racconti "straordinaria di E. Allan Poe sul qual si sofferma con le parole della meraviglia. 

Indispensabile... ma fuori catalogo, mi accorgo ora, acquistabile in ottimo stato nell'usato anche da Amazon. 

La mia copia

 

91F-TAMcYdL._SL1500_.jpg

 


 

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