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Marta Argerich


Velvet

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@luckyjopc Sono d'accordo, ma solo per i risultati e l'apparente facilità. Per la posizione della mano sono molto diversi: Horowitz era un'anomalia, con le dita tenute tese e allungate, il palmo tenuto piuttosto basso etc. La Argerich ha una posizione della mano decisamente più consigliata: la mano è bella arcuata, le dita curve il giusto, il palmo alto, polso allineato con l'avambraccio, schiena dritta, tutto molto rilassato.

E' bello vedere i pianisti all'opera, come tengono la mano e indagarne le ragioni. Senz'altro dipende dalla conformazione fisica: chi ce l'ha più grande, col palmo largo, chi ce l'ha piccolina (Beremboim ha le mani piccole e un po' tozze; Pogorelich ha mani grandi). E poi l'impostazione: Sokolov suona seduto altissimo sullo sgabello, curvo sul pianoforte, fa movimenti molto ampi degli avambracci e trasmette molta tensione quando suona (adesso, invecchiando, è più normale). Michelangeli compostissimo, seduto come un pilota d'aereo da guerra etc.

 

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Per fare un confronto e vedere come si cava il suono ecco Gilels alle prese con un celebre preludio di Rachmaninov, quello delle ‘campane di Mosca’:

 

Bella l’escursione dinamica, bello come fa emergere il canto, e le zampate leonine con cui prende i possenti accordi. Lo suonavo anch’io, ma ammetto che Emil ha qualcosa in più.

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Qui si vede bene come Richter sfrutta la mobilità del gomito e del braccio per trasferire il peso del busto alla mano, con un movimento spesso molto verticale 

una tecnica completamente diversa da quella di Michelangeli e di Pollini, che trasferivano invece il peso alla mano sempre in aderenza, con movimenti più orizzontali che verticali. Meno impatto e spinta ma suono più organico, con un decadimento più lento e una maggiore tensione espressiva.

 

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13 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Meno impatto e spinta ma suono più organico, con un decadimento più lento e una maggiore tensione espressiva.

non sono riuscito mai a farmi piacere Richter, .. lo ammetto.

Anche se recentemente ho ascoltato per radio un secondo di Brahms che mi ha fatto cadere la mascella, nonostante ne abbia sentite a decine di interpretazioni diverse ..., non riuscivo a capire che registrazione fosse,: mi dicevo solo " ma chi è questo ?  è venuto da Marte? mai sentito 'na roba simile, per vigore, velocità, in un concerto tra i più difficili".

Era Richter con l'orchestra sinfonica della Rai diretta da Mario Rossi, 1962.

 

 

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@maverick anch'io ho un rapporto un po' alterno con Richter. Molte sue registrazioni francamente non mi piacciono, non riesco ad apprezzarle, senza contare il fatto che la discografia di Richter è estremamente caotica e la qualità del suono è mediamente bassa. Ma poi si trovano cose straordinarie. Ad esempio il concerto di Sofia del 1958, una pietra miliare. Prova ad ascoltare i pulcini e baba yaga di Mussorski, o il primo valzer di Listz.  

Molto belle anche le sonate di Beethoven pubblicate da DG in The Lost Tapes. E molte altre perle disseminata qua e là, tra le quali senz'altro i concerti di Brahms! 
 

 

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A me Richter piace molto, forse più come figura nel suoi insieme che come pianista in senso stretto. Rivelatore per me è stato il documentario di Bruno Monsaingeon, con tante interviste del pianista ormai anziano, nonché il volume con la biografia e i suoi pensieri raccolti in un diario. C'è da dire che a promuoverlo in Italia è stato soprattutto il critico di cose pianistiche più influente, Piero Rattalino, che lo presentava addirittura come 'il terzo uomo', decisivo nella storia dell'interpretazione. Dalle pagine di Rattalino si capisce l'entusiasmo per la scoperta: racconta di un disco arrivato dalla Russia con scritte in cirillico e uno Schumann incredibile. E poi l'arrivo in Italia, con quel suo modo di suonare così fisico. Anch'io soffro un po' il disordine della sua discografia, vasta e caotica: tante registrazioni, spesso precarie nel suono, distribuite in tantissimi anni. Capita quindi di trovare lo stesso pezzo registrato più volte, ma talora registrato live e con brutto suono. Amo molto però alcuni suoi cavalli di battaglia: Ravel, Schubert (la D 960), i suoi Quadri, così estremi, e anche altro, Liszt, i russi. Poi Brahms: il concerto n. 2 stupendo. Oltre ad essere un grande pianista e concertista, doveva essere magnetico ed avere un grande carisma: questi aspetti noi posteri però non riusciamo a catturarli dal disco. 

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  • 1 mese dopo...
Il 25/09/2025 at 15:18, Lolparpit ha scritto:

doveva essere magnetico ed avere un grande carisma: questi aspetti noi posteri però non riusciamo a catturarli dal disco

Beh… io Richter l’ho ascoltato da solista molte volte dal vivo agli Amici della musica di Firenze, dove veniva spesso… e in concerto con orchestra  insieme a Riccardo Muti di cui era amico….

Dal vivo certamente si capiva bene il perché Richter fosse ritenuto un “mito”, il pianista dalle “mani d’acciaio”…

Sono d’accordo con Damiano @Grancolauro sul fatto che la sua discografia sia “frammentata”, più che frammentaria, suddivisa fra le molte diverse case discografiche che l’hanno avuto in scuderia…

Ed è vero che la qualità delle sue registrazioni è spesso mediocre…. 
Ma il suo lascito discografico è comunque enorme, e ci sono registrazioni bellissime sia dal punto di vista artistico che audiofilo…

Devo confessare che Richter l’ho iniziato ad “amare” con gli anni… inizialmente “non lo capivo”… gli preferivo e di molto Gilels… ma via via che l’ho conosciuto ho iniziato ad apprezzarlo e a metterlo nel mio “Olimpo” personale fra i primissimi posti riservati ai Grandi fra i Grandi…

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Il 16/09/2025 at 12:12, Lolparpit ha scritto:

La potrei ascoltare per ore. Noto l'ammirazione dei musicisti che la guardano...

 

 

Ogni nota di piano è una coltellata alla forma e alla musicalità di Bach. Argevich è incerta con il ritmo e pensa allo strumento non alla metafisica del brano. Ciò non toglie che nei "suoi" repertori d'elezione sia una grandissima musicista. che seguito ad apprezzare da una vita. 
 

Il 24/09/2025 at 13:31, maverick ha scritto:

non sono riuscito mai a farmi piacere Richter, .. lo ammetto.

 

 

Lo hai "ammesso" diverse volte, :classic_wink: con Chopin forse, ribadisco il forse, è battibile od equiparabile, nonostante la grande energia musicale che trae dalla partitura del compositore polacco, ma non con Bach.
Per me il russo resta, tra i rari, il pianista che fa quasi "assomigliare" il piano al cembalo musicalmente e "tecnicamente" suonando, senza trovarsi mai in soverchio imbarazzo o peggio in caricatura quando si tratta dover ricorrere ad un espediente tecnico "alternativo" data l'impossibilità di rifare al piano la diteggiatura che è propria, unica del cembalo,  mentre è anche da tali fattori tecnico-formali, costruttuvi dello strumento, che discende il pensiero compositivo del Kantor il quale avesse avuto il piano il romanticismo lo avrebbe inventato lui prima di Beethoven. Forse questo è proprio in virtù di ciò che fa giustamente notare Damiano circa la maggiore verticalità della mano musicale di Richter la quale essendo più "percussiva" riesce a risolvere in modo verosimilmente più clavicembalistico il contrappunto, il tema, la scrittura verticale, il ritmo sempre in "avanti" non orizzontalizzati alla romantica

 

Il 24/09/2025 at 00:13, Grancolauro ha scritto:

Qui si vede bene come Richter sfrutta la mobilità del gomito e del braccio per trasferire il peso del busto alla mano, con un movimento spesso molto verticale 

 

Il clavicembalo è altra cosa, ilmpiano è unn altro strumento, ma insomma.., c'è maggior asciuttezza nella musicalità asciutta ma non frenata, non ci si attarda con gli stili, con gli effetti e gli affeti del secolo 19esimo. 

 

 

Si ascolti, tra gli altri,  il Preludio nr. 2 in do min 4:29 mi sembra che quando detto sopra traspaia in maniera trasparente. 

 

 

 

 

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@analogico_09 Pensa che fortuna che ho avuto Peppe… proprio in quegli stessi anni Richter veniva agli Amici e suonava Bach… e quasi in contemporanea poi veniva Leonhardt che suonava anche lui Bach …ma sul clavicembalo! Che ricordi… quante emozioni belle…

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1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

Pensa che fortuna che ho avuto Peppe… proprio in quegli stessi anni Richter veniva agli Amici e suonava Bach… e quasi in contemporanea poi veniva Leonhardt che suonava anche lui Bach …ma sul clavicembalo! Che ricordi… quante emozioni belle…

eh sì, quanti concerti meravigliosi mi sono sorbito anch'io a Padova (che non è Roma o Milano), negli anni 90-2000.

Richter (con orchestra agli Eremitani) e Leonhardt, la Alain al Mascioni del Conservatorio Pollini, Rampal sempre al Pollini,  poi in una settimana Lupu e Zimerman alla sala dei Giganti, a Santa Sofia Perlman e Galway, al Santo Giulini e Muti...

Ora stagioni così ce le sogniamo.

 

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@SimoTocca @maverick Mi toccate le corde della nostagia...  :classic_smile: rispulcio nel grande scatolotto dove conservo i libretti di sala di molti concerti cui ho assistito; ritrovo tra gli altri il progamma generale della stagione concertistica 1967 - 1968; sono alla pagina dei concerti da camera che si tenevano nella sala di Via dei Greci e con rinnovato batticuore rivado col pensiero e con immutate sensazioni alle serate del Venerdì 1 e Martedì 5 del Marzo 1968 (non erano ancora iniziate le barricate cui io non andavo...)

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durante le quali ascoltai il duo stellare S. Richter e M. Rostropovic alle prese con i seguenti brani (vi è memoria e testimonianza nel web https://sviatoslavrichter.blogspot.com/2009/04/i-concerti-di-sviatoslav-richter-in.html     ).
Da uscirne sconvolti e così fu. Tra l'altro, provenivo dai dischi che ascoltavo avidamente, ero ai miei primi concerti di musica classica suonata da vivo, cosa che resettò totalmente il mio modo di intendere la musica 
 

 

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Alcuni giorni dopo, si era al Venerdì 22 Marzo, "incontrai" Pollini alle prese con i Preludi e altri brani di di Chopin. Ne uscii davvero ebbro se non del tutto ubriaco... 


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Ma il mio primo concerto di classica in assoluto fu pochi mesi prima, ad inizio stagione, esattamente il 29 Ottobre 1967 quando ascoltai Nikita Magaloff, un mio idolo "discografico", alle prese con l'opera chopiniana che amo di più, un amore pre-logico, istintivo, non razionale o speculativo-critico il Concerto nr. 2 in fa minore  - la tonalità della notte, in bule(s) - op. 21. Direttore Carlo Franci alle prese con la quarta di Beethoven. Non trovo le parole per dire della mia emozione della prima volta in un tempio della musica... il vecchio auditorium cecilianao di via della Conciliazione dalla pessima a custica... 

Scissi una breve nota al lato del trafiletto con calligrafia incerta; non ritrovo purtroppo il programma di sala.  


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@analogico_09incredibili programmi, graziue della segnalazione.

Oltre al duo Richter Rostropovich ( ascoltati dal vivo anch'io, seppure in contesti separati), mi vengono i brividi a leggere i nomi di Ferras, Francescatti, Gilels, e da organofilo, anche del buon, e ora quasi dimenticato, Fernando Germani.

Questi non sono mai riuscito ad ascoltarli dal vivo, .. ma immagino che per chi ha avuto la fortuna di vederli e sentirli in diretta siano ricordi indelebili.

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