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Il braccio di ferro USA - Venezuela


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5 minuti fa, criMan ha scritto:

La questione sara' se i venezuelani potranno avere un rappresentante del popolo eletto da loro e senza influenza americana; allora si ci sara' da festeggiare.

 

 

Seeee... probabilmente avranno già pronto un altro "pinocchiet" apparentemente più democratico

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Il narco-Venezuela: la grande bufala

di Pino Arlacchi

L’ennesimo tentativo Usa di ingerire in un Paese che - lo dice l’Onu - ha estirpato la coca, la marijuana ecc. e i cartelli che ne gestiscono il traffico. Geopolitica del petrolio travestita da lotta alla droga

 

Durante il mio mandato alla guida dell’Unoc, l’agenzia antidroga e anticrimine dell’Onu, sono stato di casa in Colombia, Bolivia, Perù e Brasile ma non sono mai stato in Venezuela. Semplicemente, non ce n’era bisogno.

 

La collaborazione del governo venezuelano nella lotta al narcotraffico era tra le migliori dell’America latina. Il paese era pieno di problemi, ma era del tutto estraneo al circuito della produzione, del traffico e perfino del consumo di droghe pesanti. Dati di fatto assodati che oggi, nella delirante narrativa trumpiana del “Venezuela narco-Stato”, sostanziano una calunnia geopoliticamente motivata. Le analisi che emergono dal Rapporto mondiale sulle droghe 2025 dell’organismo che ho avuto l’onore di dirigere, raccontano una storia opposta a quella spacciata dall’amministrazione Trump, che smonta la montatura costruita attorno al Cartel de los soles venezuelano, una supermafia madurista tanto leggendaria quanto il mostro di Loch Ness, ma adatta a giustificare sanzioni, embarghi e minacce d’intervento militare contro un paese che, guarda caso, siede su una delle più grandi riserve petrolifere del pianeta.

 

Il rapporto Onu 2025, appena pubblicato, è di una chiarezza cristallina, che dovrebbe imbarazzare chi ha costruito la demonizzazione del Venezuela. Il documento menziona appena il Venezuela, affermando che una frazione marginale della produzione di droga colombiana passa attraverso il paese nel suo cammino verso Usa ed Europa. Il Venezuela, secondo l’Onu, ha consolidato la sua posizione storica di territorio libero dalla coltivazione di foglia di coca, marijuana e simili, nonché dalla presenza di cartelli criminali internazionali. Il documento non fa altro che confermare i 30 rapporti annuali precedenti, che non parlano del narcotraffico venezuelano perché questo non esiste. Solo il 5% della droga colombiana transita attraverso il Venezuela. Ben 2.370 tonnellate – dieci volte di più – vengono prodotte o commerciate dalla Colombia stessa, e 1.400 tonnellate passano dal Guatemala. Sì, avete letto bene: il Guatemala è un corridoio di droga sette volte più importante di quello che dovrebbe essere il temibile “narco-Stato” bolivariano. Ma nessuno ne parla perché il Guatemala è a secco dell’unica droga non naturale che interessa Trump: il petrolio. Il paese ne produce lo 0,01% del totale globale.

 

Il Cartel de los soles è una creatura dell’immaginario trumpiano. Si potrebbe tradurre in italiano come “Il cartello delle sòle”. Esso sarebbe guidato dal presidente del Venezuela, ma non viene citato né nel rapporto del principale organismo mondiale antidroga né nei documenti di alcuna agenzia anticrimine europea o di altra parte del pianeta. Solo la Dea americana gli dedica un riferimento fondato su prove segrete, che potete stare certi non lo sarebbero se avessero un minimo di consistenza e fossero corroborate da altre fonti. Come può un’organizzazione criminale così potente da meritare una taglia di 50 milioni di dollari, essere completamente ignorata da chiunque si occupi di antidroga al di fuori degli Usa?

 

In altre parole, quello che viene venduto come un super-cartello alla Netflix è in realtà un miscuglio di piccole reti locali e di qualche episodio di corruzione. Il tipo di criminalità spicciola che si trova in qualsiasi paese del mondo, inclusi gli Usa, dove – per inciso – muoiono ogni anno quasi 100 mila persone per overdose da oppiacei che nulla hanno a che fare col Venezuela, e molto con Big Pharma americana.

 

L’Ue non ha speciali interessi petroliferi in Venezuela, ma ha un interesse concreto nel combattere il narcotraffico che affligge le sue città. L’Unione ha pubblicato il suo Rapporto europeo sulle droghe 2025.

 

 

Il documento, basato su dati reali e non su wishful thinking geopolitici, non cita neppure una volta il Venezuela come corridoio del traffico internazionale di droga, e ignora del tutto “Il cartello delle sòle”. Sta qui la differenza tra un’analisi onesta e una falsa narrativa. L’Europa ha bisogno di dati affidabili per proteggere i suoi cittadini dalla droga, quindi produce studi accurati. Gli Usa hanno bisogno di giustificazioni per il loro bullismo petrolifero, quindi producono propaganda mascherata da intelligence.

 

Secondo il rapporto europeo, la cocaina è la seconda droga più usata nei 27 paesi Ue, ma le sue fonti principali sono chiaramente identificate: Colombia per la produzione, America centrale per lo smistamento, e varie rotte attraverso l’Africa occidentale per la distribuzione finale. In questo scenario, Venezuela e Cuba non ci sono.

 

Mentre Washington agita lo spauracchio venezuelano, i veri hub del narcotraffico prosperano quasi indisturbati. L’Ecuador, per esempio, con il 57% dei container di banane che partono da Guayaquil e arrivano ad Anversa carichi di cocaina. Le autorità europee hanno sequestrato 13 tonnellate di cocaina in una singola nave spagnola, proveniente proprio dai porti ecuadoriani controllati dalle aziende Noboa Trading e Banana Bonita, appartenenti alla famiglia del presidente ecuadoriano, Daniel Noboa.

 

Uno studio dell’Unione europea documenta come le mafie colombiane, messicane e albanesi operano tutte alla grande in Ecuador. Il tasso di omicidi del paese è schizzato da 7,8 per 100.000 abitanti nel 2020 a 45,7 nel 2023. Ma dell’Ecuador si parla poco o nulla. Forse perché l’Ecuador produce solo lo 0,5% del petrolio mondiale, e perché il suo governo non ha la cattiva abitudine di sfidare lo strapotere Usa nel continente?

 

Una delle lezioni più importanti che ho imparato durante i miei anni all’Onu è che la geografia non mente. Le rotte della droga seguono logiche precise: vicinanza ai centri di produzione, facilità di trasporto, corruzione delle autorità locali, presenza di reti criminali consolidate. Il Venezuela non soddisfa quasi nessuno di questi criteri. La Colombia produce oltre il 70% della cocaina mondiale. Perù e Bolivia coprono la maggior parte del restante 30%. Le rotte logiche per raggiungere i mercati americani ed europei passano attraverso il Pacifico verso l’Asia, attraverso i Caraibi orientali verso l’Europa, e via terra attraverso l’America centrale e il Messico verso gli Stati Uniti. Il Venezuela, affacciato sull’Atlantico meridionale, è geograficamente svantaggiato per tutte e tre le rotte principali. La logistica criminale rende il Venezuela un attore marginale del grande teatro del narcotraffico internazionale.

 

La geografia non mente, ma la politica può sconfiggerla. Cuba rappresenta ancora oggi il gold standard della cooperazione antidroga nei Caraibi. Isola poco distante dalle coste della Florida, base teoricamente perfetta per avvelenare gli Stati Uniti, ma che è totalmente estranea ai flussi del narcotraffico.

 

Ho riscontrato più volte l’ammirazione degli agenti Dea e Fbi verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha costantemente seguito il modello cubano di ostilità alla droga inaugurato da Fidel Castro in persona. Cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. Né in Venezuela né a Cuba sono mai esistiti larghi pezzi di territorio coltivati a coca e controllati dalla grande criminalità.

 

Ma il Venezuela viene sistematicamente insolentito contro ogni principio di verità. La spiegazione l’ha fornita l’ex direttore dell’Fbi, James Comey, nel suo libro di memorie post-dimissioni, nel quale ha parlato delle vere motivazioni delle politiche americane verso il Venezuela: Trump gli aveva detto che quello di Maduro era “un governo seduto su una montagna di petrolio che noi dobbiamo comprare”. Non si tratta di droga, criminalità, sicurezza nazionale. Si tratta di petrolio che sarebbe meglio non pagare.

 

 

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19 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

In venezuela e in ecuador non si coltiva la coca... in venezuela si spreme il petrolio... Mio padre negli anni '50 trascorse qualche tempo in Venezuela in quegli anni in fase di sviluppo bisognoso di mano d'opera specializzata, mi raccontava delle enormi condutture di petrolio ivi estratto che finiva direttamente nei "cargo" navali americani.., non ne fora usciva nemmeno una goccia.., i venezuelani non ne vedevano/annusavano manco mezza.  Ciò che gli usa hanno combinato in america latina centro-sud è cosa inenarrabile che però ce la sanno pure i regazzini... 

si, ma la lotta è al narcotraffico......

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Ma a questo punto vi è ancora qualcuno sano di mente che può sostenere Trump?

Rapire in presidente e moglie di una nazione equivale a dichiarare guerra a quello Stato.

Ma quel bullo psicopatico voleva,anzi pretendeva il Nobel per la pace.

Rendiamoci conto che adesso il nostro governo servo di questa America ,se starà come al solito zitto ,e cercherà di svicolare da prendere una posizione.

E lui sarebbe quello che fa finire le guerre ?

Ma che vadi a buttarsi in un mare di lava

  • Melius 1
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Attacco americano a Caracas, Trump: «Abbiamo catturato Maduro e la moglie e li abbiamo portati fuori dal Venezuela»

 

Perché gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela? Il petrolio, il pretesto della droga, la «Dottrina Monroe»: cosa c'è dietro la decisione di Trump

di Massimo Gaggi

 

La cattura di Maduro viene presentato da Trump come un atto di difesa della popolazione americana contro il narcotraffico: ma l'azione ha una valenza geopolitica ed economica profonda

Presentato soprattutto come un atto di difesa della popolazione americana contro un regime venezuelano che cerca di destabilizzare gli Stati Uniti esportando droga e criminali liberati dalle carceri di Maduro, l’attacco deciso da Donald Trump ha soprattutto una valenza geopolitica, con profondi impatti anche economici e sulla tenuta delle regole del diritto internazionale.

Usa-Venezuela, le ultime notizie  in diretta

Dottrina Monroe

La droga c’entra fino a un certo punto, visto che dal Venezuela parte cocaina e non il temutissimo fentanyl che ha origini cinesi e viene raffinato in Messico. C’entra, invece, molto la visione neoimperiale di Trump. La sua promessa agli americani di non impegnare più soldati Usa in lunghe guerre in regioni remote aveva fatto pensare a un ritorno all'isolazionismo. In realtà il presidente americano continua a usare la forza quando lo ritiene opportuno, e lo fa senza consultare il Congresso, ricorrendo ad attacchi brevi, intensi e mirati: dall’eliminazione del generale Souleimani, ai bombardamenti degli impianti nucleari iraniani, agli attacchi contro ribelli e terroristi, dallo Yemen alla Siria.

Nel caso del Venezuela c’è di più: il ritorno alla dottrina Monroe enunciata da quel presidente nel 1823. In sostanza la teoria del «cortile di casa»: l’affermazione di una supremazia degli Stati Uniti su tutto il continente americano. Corollario: ogni intervento di potenze straniere nell’America Latina va considerato un atto ostile nei confronti di Washington. Solo che allora James Monroe pensava soprattutto ai tentativi europei (in particolare della Spagna) di reprimere i processi di indipendenza in corso a sud degli Stati Uniti, mentre oggi la minaccia viene soprattutto dalla crescente influenza cinese in tutto il sub-continente.

Petrolio

Il Venezuela di Maduro era da tempo nel mirino di Trump, ma anche del suo ministro degli Esteri Marco Rubio, soprattutto perché Russia e Cina avevano aumentato di molto i loro interventi a sostegno del regime del Paese che dispone delle maggiori riserve petrolifere dimostrate al mondo. 

Un tempo in affari soprattutto con le compagnie americane di big oil, da tempo il Venezuela era divenuto grande fornitore di greggio dei Paesi avversari degli Usa: Cina, Russia e Iran, oltre a Cuba. Una situazione intollerabile, agli occhi di Trump. In questo senso non è totalmente infondata l’accusa formulata dai portavoce del regime dell’ormai deposto Maduro: il controllo delle risorse energetiche del Paese come vera causa dell’intervento americano. Lo stesso Trump ha parlato più volte della sua volontà di riportare l’economia venezuelana nella sfera del sistema capitalistico nordamericano.

Droga

Trump ha usato il traffico di droga come spiegazione della crescente pressione esercitata a partire da agosto sul Venezuela. Ha trasferito una flotta sempre più vasta al largo delle sue coste, ha attivato un blocco navale, ha fatto distruggere con missili e droni 35 battelli di presunti narcotrafficanti causando oltre 100 vittime. Nelle ultime settimane, poi, gli assalti con le forze speciali ad alcune petroliere e almeno due attacchi in territorio venezuelano, ufficialmente per distruggere un molo portuale dal quale partivano imbarcazioni cariche di stupefacenti dirette verso gli Stati Uniti. 

Ma la droga è stata usata da Trump anche come pretesto per aggirare le norme che gli imporrebbero di consultare il Congresso prima di intraprendere azioni militari all’estero non imposte dall’urgenza di rispondere a un attacco improvviso. Il governo Usa si appella all’AUMF, una legge di «autorizzazione all’uso della forza militare» varata nel 2001, dopo l’attacco terroristico di Al Qaeda a New York e Washington dell’11 settembre. Norme che consentono interventi immediati, senza approvazione parlamentare, contro organizzazioni terroristiche che minacciano gli Usa: legge usata allora dall’Amministrazione Bush per gli attacchi contro i talebani e Al Qada e poi, nel 2003, contro l’Iraq.

Maduro

Washington dichiara che gli attacchi a imbarcazioni straniere in acque internazionali e lo stesso intervento diretto contro il dittatore venezuelano sono legittimi in quanto non sono atti di guerra ma operazioni antiterrorismo. 

Trump ha infatti «declassato» Maduro da leader del Venezuela a «narcoterrorista» dichiarando che lui personalmente è il capo del Cartel de los Soles: un’organizzazione di trafficanti di droga dichiarata dal governo Usa «organizzazione terroristica straniera».
   
Trump, a quanto si sa, non ha, quindi, informato il Congresso dell’attacco contro il Venezuela e la destituzione di Maduro. Per lui un’operazione condotta con l’impiego di una flotta imponente, comprendente anche la più grande portaerei americana, la USS Gerald Ford, è un’operazione antiterrorismo.
   
Al di là di conseguenze geopolitiche prevedibilmente vaste, questo intervento non potrà che indebolire ulteriormente la già sfilacciata rete delle regole di diritto internazionale. Non a caso i primi ad accusare Trump di violare quelle norme sono stati i russi: cioè il regime che quattro anni fa dichiarato l’invasione di un Paese sovrano, l’Ucraina, non un una guerra ma un’«operazione militare speciale».

 

 

 

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Certo è sempre istruttivo assistere alle reazioni del vasto popolo "tutti-i-mali-del-mondo-sono-colpa-degli-ameregani",

Popolo che poi in buona misura coincide con i putinboys,

quando trump manda il pupazzetto witkoff a fare l'utile idiota per Putin,  in fondo non è così male 

Quando fa fuori un maduro qualsiasi improvvisamente tutto i peccati del narcotraffico del mondo sono colpa degli usa 

 

Non cambieranno mai 

 

 

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Venezuelani, è arrivato il momento della libertà!

Nicolás Maduro ora affronta la giustizia internazionale per gli atroci crimini commessi contro i venezuelani e i cittadini di molte altre nazioni. Dato il suo rifiuto di accettare una soluzione negoziata, il governo degli Stati Uniti ha mantenuto la promessa di far rispettare la legge.

È giunto il momento che la sovranità popolare e la sovranità nazionale prevalgano nel nostro Paese. Ripristineremo l'ordine, libereremo i prigionieri politici, costruiremo una nazione eccezionale e riporteremo a casa i nostri figli.

Abbiamo lottato per anni, abbiamo dato il massimo e ne è valsa la pena. Ciò che doveva accadere sta accadendo.

Questo è il momento per i cittadini. Per noi che abbiamo rischiato tutto per la democrazia il 28 luglio. Per noi che abbiamo eletto Edmundo González Urrutia come legittimo Presidente del Venezuela, che dobbiamo assumere immediatamente il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come Comandante in Capo delle Forze Armate Nazionali da tutti gli ufficiali e i soldati che le compongono.

Oggi siamo pronti a esercitare il nostro mandato e a prendere il potere. Restiamo vigili, attivi e organizzati fino al completamento della Transizione Democratica. Una transizione che ha bisogno di TUTTI noi.

Venezuelani che si trovano nel nostro Paese, siate pronti a mettere in pratica quanto vi comunicheremo prossimamente attraverso i nostri canali ufficiali.

Abbiamo bisogno che i venezuelani all'estero si mobilitino, che attivino i governi e i cittadini del mondo e li impegnino ora nella grande operazione di costruzione del nuovo Venezuela.

In queste ore cruciali, vi prego di accettare tutta la mia forza, la mia fiducia e il mio amore. Restiamo vigili e in contatto.

IL VENEZUELA SARÀ LIBERO!

Camminiamo mano nella mano con Dio, fino alla fine.

María Corina Machado, 3 gennaio 2026

 

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State seguendo la conferenza stampa in diretta di Trump?

Un delirio assortito che parla di ristoranti a Washington, bande di assassini, crimine debellato in due settimane, contingenti militari da inviare nelle città degli USA per "salvare i cittadini dalle sommosse" e narcotrafficanti inviati da Maduro per terrorizzare, rapire e torturare i bravi americani.

 

Se non lo stessi sentendo con le mie orecchie non ci crederei.

 

PS sul finire Trump svela le vere ragioni dell'attacco: riprendersi il petrolio venezuelano legittima proprietà USA "rubato" dai venezuelani negli ultimi anni e far si che gli USA continuino a dominare l'emisfero Nord del mondo (parole sue).

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8 minuti fa, jedi ha scritto:

Ecco un altro Filo Trumpiano

Io non sono filotrumpiano, non ho alcuna stima nei suoi confronti e l’ho ribadito anche qui più volte, ma non riesco proprio a dispiacermi per Maduro e mi rallegro per i Venezuelani, finalmente si sono liberati di un dittatore.

 

8 minuti fa, jedi ha scritto:

Ma se no non riesce a capire (anche se Maduro fosse il boia che si dice) ,che rapire un presidente ,equivale ad un atto di guerra ,allora è inutile perdere tempo con te

Maduro è sicuramente il boia che si dice, per il resto se come sembra gli USA hanno agito con il supporto di parte delle istituzioni venezuelane e se, come sembra, sono già rientrati in patria direi che “l’atto di guerra” non esiste. 
 

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