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Il braccio di ferro USA - Venezuela


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12 minuti fa, ascoltoebasta ha scritto:
2 ore fa, Superfuzz ha scritto:

a dottrina Monroe originale, che evidentemente non conosci, non c’entra una beata fava con quello che sta facendo Trump (e qualche suo predecessore).

Conosco benissimo,anzi proprio trump ha dichiarato ieri che con questo golpe si rinfranca la Dottrina Monroe,

Per quel che so io, che la 'Dottrina Monroe' non c'entri una beata fava con Trump, è vero.

La 'dottrina', enunciata prima della metà dell'800, era rivolta essenzialmente alle potenze coloniali

europee, intimamdo loro di lasciare l'America (intesa come continente) agli Americani.

"Che non si sognassero di tentare ancora di spadroneggiare lì"

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ascoltoebasta
8 minuti fa, dariob ha scritto:

La 'dottrina', enunciata prima della metà dell'800, era rivolta essenzialmente alle potenze coloniali

europee, intimamdo loro di lasciare l'America (intesa come continente) agli Americani.

"Che non si sognassero di tentare ancora di spadroneggiare lì"

L'ha menzionata proprio trump ieri,infatti qualunque Stato delle americhe che possa aver forti collaborazioni con Stati "nemici", viene colpito in diversi modi,i tempi cambiano e il senso della Dottrina Monroe si adegua,in sostanza le Americhe son degli USA e guai a minacciare ciò,quando lo fanno altri Stati su nazioni che ritengono di loro influenza,partono le sanzioni,quando a farlo sono gli USA o israele,il "democratico" occidente ne condivide le decisioni,kakkio ce la abbiamo sotto gli occhi da decenni questa inconfutabile realtà,sarebbe sufficiente gettare lo sguardo da tifosi.

  • Melius 1
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analogico_09
2 ore fa, dariob ha scritto:

Caspita mi hai fatto venire nostalgia di Chavez: 

"l'armonia del progetto socialista" poi proseguita da Maduro,

e che purtroppo non è stata compresa.

 

Solo banali effetti secondari come fame nera, bande armate, crollo della produzione petrolifera, 

moneta-carta straccia, ma i veri intenti della revolucion chavista 

si vedranno.

 

 

Visto che seguiti a sghignazzare invece di provare a scrivere una riflessione perlomeno semiseria, torno per dirti che le batture sull'armonia del progetto socialista incompresa, sui banali effetti secondari di questo e quello etc.., sono sciocchezze sulle quali ti autoerotizzi da solo, non dovresti pensare di poterle attribuire ad altri, men che meno al sottoscritto. Se non si hanno argomenti coerenti e pertinenti sarebbe meglio tacere per non dare l'impressione che non sappia capire l'italiano che scrivono gli interlocutori sempre che non si trattasse di bassa mistificazione delle due chiare idee che uno prova a scrivere. Seguitan pure a ridere ma siamo ancora a domenica e mamma non ha ancora fatto gli gnocchi... 

  • Melius 1
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analogico_09
8 minuti fa, ascoltoebasta ha scritto:

L'ha menzionata proprio trump ieri,infatti qualunque Stato delle americhe che possa aver forti collaborazioni con Stati "nemici".... 

 ... etc.

 

Temo che ciò che giustamente scrivi non verrà capito, non si vorrà capire quando l'intendimento del destinatario sia condizionato dall'ideologia faziosa. 

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ascoltoebasta
3 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Temo che ciò che giustamente scrivi non verrà capito

Ne ho,per esperienza,la certezza,ma costa davvero poca fatica evidenziare l'ovvio,e coltivare una timida speranza che qualcuno riesca a ridurre lo spessore  delle fette di salame che usa come lenti.

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analogico_09
11 minuti fa, dariob ha scritto:

Dai Beppe, se ho perfino detto che la revolucion chavista non ha ancora visto la completa realizzazione!

Ed è tutta colpa del biondo pu**aniere imperialista.

 

Dario, seguiti a non capire che a me di Chavez (un poco meno, della buona volontà ce la mise poure per fare meglio e resistere ai tentacoli dell'america) e di Maduro, molto peggio lui, frega nulla, anzi li avrei visti molto volentieri e con somma gioia mentre venivano scacciati da popolo venezuelano al loro interno e per i fattacci loro e non già sequestrato dallo scetiffo biondo che vorrebbe dominare il mondo... A noi ci piace il cinena, n'evvero.., quindi ti farà piacere rivedere queste scenette dirette e interprette dal grande Chaplin... Purtroppo la realtà a volte supera di gran lunga anche la più orribile delle finzioni...

 

 

https://youtu.be/Qeo9KU6AI8E?t=2

 

 

 

 

 

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26 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

provare a scrivere una riflessione

Provo :classic_smile::

il petrolio è (era) di Maduro? No, è dei venezuelani.

Erano in grado di gestirlo? No: la produzione è calata a 1/3 negli ultimi anni; dalla nazionalizzazione hanno

lasciato andare in malora le infrastrutture per l'estrazione 

(corruzione e pura cialtronesca incompetenza)

Ne stavano godendo i profitti? No, questi erano destinati solo alla cricca al potere; la popolazione

è alla fame e a milioni sono fuggiti.

.

C'è una giustificazione per la pirateria del deficiente biondo? assolutamente NO, pura prepotenza illegale.

(Illegale...si fa presto a dire...per quel che può valere, cioè nulla)

.

Detto questo il problema vero ora è la continuità rappresentata dalla vicepresidente.

Continuità (molto meglio sarebbe stata la Machado) necessaria per far funzionare lo stato.

.

Se almeno un po' di professionalità e competenza nell'industria petrolifera tornerà, le condizioni economiche

miglioreranno a poco a poco.

Saranno a maggior vantaggio degli USA? Sicuramente fuor di dubbio.

Ma se i venezuelani si rimetteranno a lavorare, le condizioni miglioreranno rapidamente.

 

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maurodg65
6 ore fa, appecundria ha scritto:

crozza-napalm51.gif

É un militare di carriera che scrive in anonimato, molto equilibrato e preciso, ha scritto molto sulle dinamiche della guerra in Ucraina dal primo momento con competenza, nello specifico del Venezuela ha fatto un’analisi precisa e dettagliata del perché, agli USA del petrolio in se non interessa nulla, stanno lavorando per mettere in crisi gli approvvigionamenti di materie prime energetiche della Cina, nel post spiega bene anche altro sull‘argomento e guarda caso poi nelle pagine successive a quanto riportato anche altri forumer hanno scritto lo stesso, li c’è un’analisi dettagliata un po’ più completa, ma tu oramai é da un po’ che nel merito non discuti più nulla e ti limiti a delle battute o alla propaganda, accusando gli altri di farla paradossalmente. 

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maurodg65

 

La "Via della Seta Digitale del Ghiaccio": la strategia artica della Cina e il risveglio americano
KOMMANDER61
GEN 04, 2026
L'analisi della crisi venezuelana ha dimostrato come la posizione degli Stati Uniti si sia evoluta verso una dottrina di interdizione preventiva, volta a smantellare le catene di approvvigionamento della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nelle regioni a bassa stabilità del Sud del mondo. Tuttavia, per comprendere appieno l'integrità del disegno egemonico di Washington e la risposta asimmetrica di Pechino, questo quadro analitico deve essere trasposto al teatro artico.

Paralisi energetica: la scacchiera nascosta dietro la crisi venezuelana
KOMMANDER61
·
4 GEN
 

In questa regione, la competizione si estende oltre la dimensione cinetica; è una guerra di posizione per la sovranità infrastrutturale. Il conflitto è intrinsecamente tridimensionale, in cui il controllo delle risorse (terre rare e idrocarburi) si interseca con la gestione dei flussi di dati e delle rotte logistiche alternative.

In questo contesto, la Federazione Russa emerge come un attore fondamentale ma subordinato, fungendo di fatto da "serva di due padroni" all'interno di una dialettica forzata:

Un vettore di resilienza per la Cina: Mosca funge da hub logistico e fornitore di profondità strategica. Attraverso la Rotta del Mare del Nord, offre a Pechino una soluzione al "Dilemma di Malacca", garantendo un corridoio di trasporto protetto dalla proiezione di potenza della Marina statunitense.
Una risorsa reattiva per gli Stati Uniti: la posizione militare della Russia nell'Estremo Nord fornisce a Washington il pretesto dottrinale per rafforzare l'apparato NATO (il nuovo fianco settentrionale) e colmare il divario GIUK. Ciò consente agli Stati Uniti di giustificare l'occupazione di spazi economici e infrastrutturali in Groenlandia, precludendo l'accesso al capitale cinese sotto l'egida della sicurezza nazionale. Di conseguenza, se il Venezuela rappresenta il tentativo americano di soffocare le fonti energetiche convenzionali della Cina, la Groenlandia e l'Artico costituiscono il teatro in cui si deciderà il controllo sulle tecnologie a duplice uso e sulla connettività transcontinentale. Il seguente articolo analizza come la "Via della Seta Digitale" rispecchi le vulnerabilità osservate nei Caraibi, spostando al contempo il confronto verso l'egemonia informatica e mineraria.

 

L'Artico non è più solo una frontiera climatica, ma il nuovo baricentro di una competizione multidimensionale in cui convergono infrastrutture critiche, dati e geopolitica. Con il ritiro dei ghiacci, emerge una complessa rete di interessi: Pechino avanza e Washington risponde con un atteggiamento sempre più assertivo, trasformando l'Estremo Nord in un teatro primario di competizione tra Grandi Potenze.

Un attore esterno con ambizioni da protagonista

Dall'ottenimento dello status di osservatore nel Consiglio Artico nel 2013, la Cina ha perseguito una politica di integrazione sistematica nelle istituzioni regionali. Pechino non si considera un semplice osservatore, ma uno "Stato vicino-artico", legittimato da interessi economici, ricerca scientifica e diritto allo sviluppo delle risorse. Dietro la retorica della cooperazione scientifica, tuttavia, si cela una strategia di proiezione di potenza basata su tre pilastri: infrastrutture digitali, una partnership strategica con la Russia e il controllo dei flussi di dati.

Il nesso delle infrastrutture a duplice uso

La strategia artica 2024 del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e i recenti documenti di difesa canadesi evidenziano una preoccupazione comune: la natura a duplice uso delle infrastrutture cinesi. Stazioni di ricerca polare, sensori ottici, cavi in fibra ottica e reti satellitari servono a scopi che vanno ben oltre la climatologia. In un contesto militare moderno, queste tecnologie sono essenziali per:

Sorveglianza strategica: monitoraggio dei flussi marittimi e delle attività sottomarine.
Intelligence: intercettazione dei flussi di dati globali tramite cavi sottomarini.
Navigazione satellitare: ottimizzazione dei sistemi di puntamento in ambienti estremi.
Il caso della Groenlandia: un bastione atlantico

In questo calcolo strategico, la Groenlandia è il tassello fondamentale necessario per completare il puzzle. L'isola si è evoluta da remoto territorio danese al fulcro della strategia di contenimento americana. Le ambizioni statunitensi riguardo alla Groenlandia, rese manifeste dalla proposta di acquisto del 2019, rispondono a imperativi geostrategici ed economici cruciali:

Difesa del GIUK Gap: la Groenlandia è il pilastro settentrionale del corridoio Groenlandia-Islanda-Regno Unito, vitale per impedire l'accesso della flotta russa all'Atlantico. La base aerea di Pituffik (Thule) rimane una sentinella indispensabile per i sistemi missilistici di allerta precoce americani.

La guerra per le terre rare: l'isola ospita alcuni dei più grandi giacimenti al mondo di minerali essenziali, necessari per la transizione energetica e la tecnologia militare. Gli Stati Uniti sono intervenuti sistematicamente per bloccare gli investimenti minerari cinesi (come il progetto Kvanefjeld), temendo un monopolio di Pechino sulle risorse groenlandesi.

Diplomazia del dollaro: Washington ha riattivato il suo consolato a Nuuk, cercando di fornire al governo locale alternative economiche al capitale cinese, legando così il futuro dell'isola alla sfera di influenza nordamericana. Sovranità informatica e asse Mosca-Pechino

L'elemento più critico rimane l'applicazione del concetto cinese di "Sovranità informatica" al contesto polare. Pechino promuove un modello in cui lo Stato esercita il controllo totale sulle infrastrutture digitali. Nell'Artico, questo si traduce in una "diplomazia dei dati" in cui chi controlla l'hardware di connettività controlla l'integrità delle informazioni tra Asia, Europa e Nord America.

La crescente sinergia tra Cina e Russia non è solo economica, ma ideologica. L'Artico è diventato un laboratorio per una strategia di divergenza occidentale, alimentando la retorica di un "mondo multipolare" in cui le due nazioni collaborano per sfidare l'egemonia della NATO.

Vulnerabilità critiche e lacune normative

L'evoluzione della regione presenta sfide urgenti:

L'ignoto antartico (2048): le attuali manovre artiche costituiscono un precedente per la rinegoziazione del Trattato Antartico nel 2048, in cui la Cina mira a un accesso privilegiato alle risorse.
Il divario normativo: esiste un vuoto normativo per quanto riguarda la supervisione delle infrastrutture digitali artiche. Senza istituzioni in grado di monitorare l'implementazione dei sensori, la regione rischia una "militarizzazione silenziosa".
Conclusione

L'Artico non è più una zona di "eccezionalismo" pacifico. La digitalizzazione della regione, guidata dalla Cina, e la decisa risposta americana in Groenlandia richiedono una revisione dei paradigmi di sicurezza. La sfida per l'Occidente sarà colmare il divario normativo e tecnologico prima che le infrastrutture dominanti di questo quadrante vitale cadano sotto il controllo di potenze antagoniste.

 

 

  • Melius 2
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maurodg65

@appecundria quella qui sopra ti sembra un’analisi superficiale da troll? 
Capisco che pensare che Trump sia un semplice cretino ed un bullo arrogante che ami fare il cow-boy, cosa che personalmente probabilmente è, ed agisca di conseguenza possa fare gioco alla propaganda di una parte politica, ma pensare che ricoprendo il ruolo di POTUS possa agire da solo e come tale e non farsi neppure sfiorare dal pensiero che dietro di lui ci sia una staff di professionisti preparati, della difesa, dell’economia e della politica, che potrebbero essere impegnati a mettere in atto una precisa strategia negli equilibri strategici dei blocchi, occidentale e non, con azioni mirate ad un preciso scopo che va oltre il bullismo ti sembra logico e sensato?

L’intervento in Venezuela è stato “venduto” da Trump al Congresso come operazione di polizia e tale è stata pur forzandone il concetto, gli USA restano una democrazia e il Presidente pur avendo poteri rilevanti non può invadere un Paese sovrano senza l’autorizzazione del Congresso, ne consegue che “scaricare” la Machado diventava inevitabile e necessario come diventa inevitabile e necessario lasciare la vicepresidente a gestire la transizione di Governo.

La Corte Costituzionale venezuelana inoltre ha scelto consapevolmente di offrire alla vicepresidente il ruolo di “Presidente ad interim” perché nominarla presidente l’avrebbe costretta ad indire le elezioni entro sei mesi in base alla Costituzione del Paese, cosa che spiega anche la “voce grossa” fatta dal POTUS “minacciando” là nei Presidente, gli effetti concreti di quell’atteggiamento li vedremo a tempo

debito.
Nel frattempo parte la questione Groenlandia per la quale il precedente post da una lettura geopolitica che ad oggi non mi pare di aver letto da parte di alcun media ma che sembra articolata, reale ed interessante e che va oltre la propaganda. 

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@maurodg65

I militari in carriera di solito non sono menti raffinate,  infatti vista la attuale produzione di petrolio Venezuelano a dir poco piuttosto scarsa non credo proprio che la Cina ne subirà un vero danno. Sempre che Trump non si prepari ad invadere un altra mezza dozzina di paesi per lo scopo. Per cui il tipo è un quaquaraqua che dice bla bla bla, cioè un testiculus come te e me. 

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maurodg65
1 minuto fa, keres ha scritto:

@maurodg65

I militari in carriera di solito non sono menti raffinate,  infatti vista la attuale produzione di petrolio Venezuelano a dir poco piuttosto scarsa non credo proprio che la Cina ne subirà un vero danno. Sempre che Trump non si prepari ad invadere un altra mezza dozzina di paesi per lo scopo. Quindi il tipo è un quaquaraqua che dice bla bla bla, cioè un testiculus come te e me. 

La Cina era presente in Venezuela con una delegazione pronta a firmare accordi commerciali con il Presidente Maduro, cosa prevedessero quei trattati io non sono in grado di dirlo ma di sicuro gli USA ne sono a conoscenza, quello che è certo che i cinesi non avevano e non hanno alcun problema ad intervenire direttamente nel Paese ed operare per estrarre direttamente la quantità di petrolio che potrebbe servirgli, oggi il Venezuela estrae poco per sue inefficienze. Il resto di quella che potrebbe essere la strategia americana relativamente al Sud America ed al Venezuela è esposta nel precedente articolo-post che analizza il fabbisogno energetico cinese anche in relazione a possibili interventi militari contro Taiwan con il possibile corollario successivo di sanzioni che renderebbe necessario per la Cina forniture energetiche da paesi che possano bypassare il problema dello SWIFT.

In questo articolo si affronta invece il problema Groenlandia e mi pare che, a quanto riportato, la questione Groenlandia per gli USA non sia una novità di questa legislatura, nell’articolo vien riportata una “proposta di acquisto” americana alla Danimarca datata 2019 sempre con Trump alla presidenza che personalmente non conoscevo, ma che mette la questione sotto una luce diversa alla luce di quanto precedentemente scritto.

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Si a rifletterci ammetto potresti aver ragione, c'è un tempismo sospetto. E' vero sappiamo degli incontri con i cinesi di Maduro di un paio  di giorni prima, magari i cinesi si erano offerti di fornire infrastrutture per l'estrazione di petrolio e questo a dato il via a tutto. 

Ciò detto non è che la Cina ci piazzava bombe atomiche in Venezuela, quello che ha fatto Trump è e resta una carognata. 

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maurodg65
6 minuti fa, keres ha scritto:

Ciò detto non è che la Cina ci piazzava bombe atomiche in Venezuela,

Il punto è che quando la Cina entra in un paese poi lo mette sotto scacco sul piano finanziario, poi entra con proprio personale nelle infrastrutture quando proprio non le costruisce direttamente per poi gestirle, ma il punto trattato nelle riflessioni postate ha un respiro più ampio e va oltre queste “semplici” considerazioni sul Venezuela. 

 

8 minuti fa, keres ha scritto:

quello che ha fatto Trump è e resta una carognata. 


Resta formalmente una violazione del diritto internazionale, per quel che questo può voler dire, ma è esattamente quello che fanno i paesi come Russia e Cina, seppur in modalità diverse, da decenni e che nel passato remoto facevano anche gli americani che sembrano intenzionati a ricominciare, giustamente aggiungerei. 

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