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Iran. Si comincia


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Viandante
7 minuti fa, senek65 ha scritto:

Pare che una settimana di guerra sia costata a Donald  6 miliardi..


A lui non è costata nulla, l'hanno pagata gli americani, tra cui quelli che lo hanno votato e che spero si staranno facendo delle domande.

Sarebbe bello sapere anche quanto sono costate le altre intraprese da regimi vari, ma quei popoli non hanno modo di saperlo perché il solo fatto di chiederlo li fa finire male...

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9 minuti fa, senek65 ha scritto:

Pare che una settimana di guerra sia costata a Donald  6 miliardi..

Agli americani. Lui semmai si sarà riempito nuovamente le tasche giocando in anticipo.

Le scorse guerre nel golfo oltre alle spese immediate per uomini, armi, carburante, ecc... hanno comportato un aggravio enorme per via dell'assistenza post-conflitto ai reduci. Tutto a debito, che pagheranno ancora per qualche decennio. E stavolta non sarà diverso. Non a caso t̶r̶a̶ ̶i̶ ̶r̶e̶p̶ nel DOGE si ventilava la possibilità di tagliare l'assistenza ai veterani.

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@max

La destra populista sta vivendo una tragedia che non è facile comprendere.

Riteneva Trump la loro guida, il riferimento mondiale per una futura rivoluzione populista di destra, che avrebbe migliorato le proprie prospettive economiche future.

Ogni giorno che passa stanno subendo le conseguenze di una guerra di cui non riescono a comprendere la ragione, ma temono la prospettiva concreta di una prossima crisi economica, il cui segno è il continuo rialzo del prezzo di gasolio e benzina. E' davvero una tragedia per costoro.

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Video Usa sulla guerra in Iran, il cardinale americano Blase Cupich (vicino al Papa) contro la Casa Bianca: «È disgustoso»

di Gian Guido Vecchi

 

Il cardinale Blase Cupich è tra gli esponenti più autorevoli della Chiesa negli Usa, vicino a Leone XIV e arcivescovo di Chicago. Il suo «appello alla coscienza» rappresenta la più dura e amara delle critiche alla Casa Banca

 

«It’s sickening»: «È disgustoso». Il cardinale Blase Cupich è tra gli esponenti più autorevoli della Chiesa negli Usa, vicino a Leone XIV e arcivescovo di Chicago, la città del Papa. E il suo «appello alla coscienza», ripreso dai media vaticani, rappresenta la più dura e amara delle critiche alla Casa Bianca e in particolare al video della guerra in Iran diffuso sui social dall’amministrazione Usa, con la scritta «giustizia all’americana» ad accompagnare filmati degli attacchi alternati da spezzoni di film di Hollywood: «Il nostro governo sta trattando la sofferenza del popolo iraniano come uno sfondo per il nostro intrattenimento, come se fosse solo un altro contenuto da sfogliare mentre aspettiamo in fila al supermercato».

 

Il Papa all'Angelus in piazza San Pietro

Proprio stamattina, dopo l’Angelus, Papa Prevost ha detto tutta la sua «profonda costernazione» per ciò che sta accadendo in Medio Oriente: «Agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi, e altri Paesi della regione, tra cui il caro Libano, possano sprofondare nuovamente nell’instabilità. Eleviamo la nostra umile preghiera al Signore, perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli».

In una situazione così drammatica, «una guerra reale con morti e sofferenze reali viene trattata come se fosse un videogioco: è disgustoso», scrive il cardinale di Chicago: «Centinaia di persone sono morte, madri e padri, figlie e figli, tra cui decine di bambini che hanno commesso l'errore fatale di andare a scuola quel giorno. Sei soldati statunitensi sono stati uccisi. Anche loro sono stati disonorati da quel post sui social media». Nella nota, diffusa sul sito dell’arcidiocesi, Cupich fa notare: «Questa rappresentazione orribile dimostra che viviamo in un’epoca nella quale la distanza tra il campo di battaglia e il salotto di casa è stata drasticamente ridotta. La crisi morale che stiamo affrontando non riguarda solo la guerra in sé, ma anche il modo in cui noi, gli osservatori, vediamo la violenza, poiché la guerra è ormai diventata uno sport da spettatori o un gioco di strategia».

 

Ridurre la guerra ad un videogioco

I giornalisti, aggiunge, hanno coniato il neologismo «gamifying the war», la riduzione della guerra a un gioco: «Che profondo fallimento morale, perché «gamifying» significa spogliare le persone reali della loro umanità. Non dimentichiamo che un colpo non è un punto sul tabellone, ma una famiglia in lutto della quale ignoriamo la sofferenza quando diamo la priorità all'intrattenimento e al profitto piuttosto che all’empatia». Il tono di Blase Cupich è desolato: «Alla fine, perdiamo la nostra umanità quando siamo entusiasti del potere distruttivo delle nostre forze armate. Diventiamo dipendenti dallo «spettacolo» delle esplosioni. E il prezzo di questa abitudine è quasi impercettibile, poiché diventiamo insensibili ai veri costi della guerra. Ma più a lungo rimaniamo ciechi di fronte alle terribili conseguenze della guerra, più rischiamo di perdere il dono più prezioso che Dio ci ha dato: la nostra umanità». Anche la conclusione è dedicata all’amministrazione Trump: «So che il popolo americano è migliore di così. Abbiamo il buon senso di sapere che ciò che sta accadendo non è intrattenimento ma guerra, e che l'Iran è una nazione di persone, non un videogioco che altri giocano per intrattenerci».

 

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mozarteum
53 minuti fa, Titian ha scritto:

sono ancora molto ottimisti come anche in europa.

Penso che vi sia dell‘altro. In assenza di impieghi alternativi (oro ai massimi e bitcoin e c. in futuro affanno regolamentare, titoli di stato che ancora non prezzano la possibile fiammata inflazionistica e quindi perdono d’appeal) si sta come a sette e mezzo.

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ferrocsm
1 ora fa, indifd ha scritto:

e una bella parte di elettori MAGA a fargliela pagare molto cara nelle midterm USA

Però avrà altri due anni e mezzo per continuare a far danni, certamente non più con pieni poteri, ma chi muove le fila dietro al burattino non cederà e saprà come comportarsi, se vai a wikipardare ti accorgerai quanti presidenti le hanno perse, es. Trump al primo mandato poi Obama, poi Bush e pure Clinton. 

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