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Iran. Si comincia


Panurge

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Roberto M

Spero solo sia vero, che stavolta non faccia marcia indietro e soprattutto che abbia il sostegno della NATO e dell'Europa, oltre che quello, scontato, dei paesi del golfo sotto attacco anche loro.

Sulla definizione "feccia", come dargli torto ?

Il regime più infame del mondo che ha massacrato 40.000 persone innocenti in 2 settimane, e che ora pretende di ricattare il mondo con quattro barchini e tre droni giocattolo e senza soldi per pagare i pasdaran.

 

 

11:03 | 08 Luglio

Trump: «Gli iraniani sono un cancro, per me è finita»

Queste sono persone malvagie e malate, e dobbiamo sbarazzarcene: sono un cancro. Sono un cancro. E sapete cosa bisogna fare? Bisogna estirpare il cancro sul nascere». Lo ha detto il presidente degli Usa Donald Trump
in conferenza stampa da Ankara, secondo quanto riportato da Sky
News. «Sono malati. C'è qualcosa che non va in loro - ha detto ancora - Abbiamo detto loro `Andate a occuparvi delle vostre faccende funebri´, e invece ieri hanno iniziato a sparare razzi e navi. Quindi ieri sera li abbiamo colpiti duramente». Secondo Trump, gli attacchi sono stati «20 volte più duri» delle rappresaglie iraniane. «Ho detto loro che ogni volta che colpiscono, colpiamo anche noi. Ovviamente sono giocatori scorretti, quindi se la prendono con tutti. Quindi non ci piacciono, non piacciono a me, e sono persone malvagie». «Non voglio più avere a che fare con loro - ha ribadito Trump - Per quanto mi riguarda, è finita. Parlerò con i nostri
negoziatori, loro vogliono negoziare. Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo occuparsi di loro»
.

 

 

 

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appecundria
3 ore fa, Roberto M ha scritto:

regime più infame del mondo che ha massacrato 40.000 persone innocenti

Trump ha detto che il cambio di regime non è obiettivo della guerra e che sui 40mila non c'è da giurarci. Lo scopo della guerra, parole sue, è impadronirsi del petrolio.

In tutti i casi non è materia della NATO che è una alleanza difensiva e non una banda di rapinatori. Bene fa Meloni a dargli il due di picche: l'Italia si inginocchia soltanto davanti a Dio!

  • Melius 2
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briandinazareth
3 ore fa, Roberto M ha scritto:

«Gli iraniani sono un cancro, per me è finita»

Queste sono persone malvagie e malate, e dobbiamo sbarazzarcene: sono un cancro. Sono un cancro. E sapete cosa bisogna fare? Bisogna estirpare il cancro sul nascere»

 

mi ricorda qualcuno... usare certi termini nei riguardi di un popolo è proprio dei criminali della storia.

  • Melius 1
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Roberto M

 

 

16:00 | 08 Luglio

Rutte: «Potremmo intervenire»

Interrogato sul possibile ruolo dell'Alleanza atlantica nel conflitto in Iran durante il summit di Ankara, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha risposto che «Ovviamente l'Iran si trova al di fuori del territorio della Nato, ma ciò non significa che non possiamo mai intervenire». Rutte ha poi aggiunto che «se utile, la Nato è sempre disposta a svolgere un ruolo. Ma per ora vediamo cosa accadrà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane».

 

15:52 | 08 Luglio

Meloni ribadisce: «Non partecipiamo agli attacchi»

Durante il punto stampa al termine del vertice Nato di Ankara, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito che «la linea italiana sull'utilizzo delle basi militari nel nostro paese è chiara. Rispettiamo i nostri impegni come le nazioni serie ma abbiamo detto che non avremmo partecipato ad attacchi in Iran e non abbiamo partecipato ad attacchi in Iran». La premier ha poi aggiunto che l'Italia continua a sostenere una soluzione diplomatica per il conflitto: «Credo che finora l'opzione militare in questo caso non abbia portato dei risultati cosi' concreti e penso che bisogna insistere sulla capacita' e sulla possibilita' di un negoziato».

 

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Roberto M

Incredibile Sánchez. 
Trump lo prende letteralmente a bastonate e lui risponde che no, va tutto bene, e sono grandi alleati degli USA, sia commercialmente che militarmente.

 

 

10:15 | 08 Luglio

Trump: «La Spagna è senza speranza, stop al commercio con loro»

«La Spagna è un pessimo alleato, non voglio avere rapporti con loro, i rapporti commerciali sono finiti, sono un caso senza speranza: ci sono anche un altro paio di paesi ma La Spagna è particolarmente ostile». Così Donald Trump, al fianco di Mark Rutte prima dell'avvio del vertice Nato, attacca Madrid per il mancato sostegno agli Usa a livello militare. 

 

 

10:49 | 08 Luglio

Il governo spagnolo contesta le parole di Trump: «Siamo tranquilli, abbiamo rapporti ottimi con gli Usa»

Il governo di Pedro Sanchez si mostra tranquillo dopo l'ultimo attacco del presidente Usa Donald Trump che al vertice Nato ad Ankara ha detto di voler tagliare i rapporti commerciali con la Spagna definendola un partner «terribile» dell'Alleanza. Fonti della Moncloa riferiscono che l'esecutivo ha accolto queste dichiarazioni con «tranquillità e normalità» e sottolineano che la Spagna «intrattiene ottimi rapporti sociali, culturali ed economici con gli Stati Uniti». «Non è nostra intenzione che ciò cambi», affermano. Le fonti pongono poi l'attenzione su tre punti: che gli Stati Uniti hanno un surplus commerciale con la Spagna, ovvero, traggono maggiori benefici dal rapporto tra i due Paesi rispetto a Madrid, che l'Ue è un'unione commerciale in cui non è possibile trattare in modo differenziale alcuno Stato membro, come ha sottolineato in diverse occasioni la stessa Commissione, e infine che i legami economici sono intessuti dalle imprese private e non dai governi. «Le relazioni bilaterali tra gli Stati Uniti e la Spagna sono vantaggiose per entrambi i paesi, sia in ambito commerciale che in quello della difesa», sottolineano le fonti.

 

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Roberto M

James F. Jeffrey è uno dei più autorevoli diplomatici e strateghi americani sul Medio Oriente. In oltre quarant’anni di carriera ha servito sette Presidenti degli Stati Uniti, sia repubblicani sia democratici, ricoprendo incarichi di massimo livello, tra cui ambasciatore in Iraq e Turchia e Inviato speciale per la Siria e la coalizione anti-ISIS. Oggi è Distinguished Fellow del Washington Institute. Il suo saggio è stato pubblicato su Foreign Affairs, la più autorevole rivista americana di politica estera.

Qui il suo articolo.

Per chi non conosce l’inglese pubblico una breve sintesi sotto.

 

 

 

https://www.foreignaffairs.com/iran/iran-didnt-win-war

 

 

James F. Jeffrey parte da un’osservazione: dopo il cessate il fuoco molti commentatori occidentali hanno sostenuto che Stati Uniti e Israele abbiano fallito, perché non sono riusciti a rovesciare il regime iraniano né a eliminarne definitivamente il programma nucleare. Secondo Jeffrey questa conclusione è sbagliata, perché non tiene conto dei risultati strategici effettivamente raggiunti dagli USA e da Israele.

Il suo ragionamento consiste nel collocare il conflitto in una prospettiva molto più ampia.
La guerra, afferma, non inizia con gli ultimi bombardamenti, ma con l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, quando sembrava che l’«Asse della Resistenza» costruito dall’Iran fosse al massimo della propria forza. Da quel momento, però, l’equilibrio regionale si è progressivamente capovolto.

Jeffrey osserva che Hamas è stato pesantemente degradato sul piano militare, Hezbollah ha perso gran parte della propria capacità offensiva, il regime siriano alleato di Teheran è stato annientato, numerose milizie sciite sostenute dall’Iran hanno subito gravi perdite e la stessa Repubblica Islamica ha visto danneggiati sistemi missilistici, difese aeree e infrastrutture militari.
Di conseguenza, pur essendo ancora un attore importante, Teheran dispone oggi di una capacità di deterrenza e di proiezione regionale molto inferiore rispetto a quella posseduta nel 2023.

L’autore insiste sul fatto che non esistono vittorie assolute in Medio Oriente.
Pretendere il cambio di regime o la distruzione completa del programma nucleare significherebbe fissare obiettivi quasi impossibili da raggiungere.

La domanda corretta, invece, è molto più semplice: l’Iran è oggi più forte o più debole di quanto fosse tre anni fa? La risposta di Jeffrey è inequivocabile: è significativamente più debole.

Da questa analisi deriva anche la sua proposta di politica estera. Washington non dovrebbe inseguire una «vittoria finale», ma consolidare i risultati già ottenuti: impedire all’Iran di ricostruire rapidamente il proprio apparato militare, continuare a contenere il programma nucleare, garantire la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico e preservare la superiorità strategica acquisita da Israele e dagli Stati Uniti. L’obiettivo non è eliminare definitivamente la minaccia iraniana, bensì fare in modo che essa rimanga stabilmente inferiore rispetto al livello raggiunto prima del 7 ottobre 2023.

 

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