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Melius Club

Il buon suono e il marketing


salvatore66

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@Angics aggiungo una postilla in caso di master nativo analogico, riversato in digitale. Di norma si tende a fare credere che per ogni remaster digitale questi tirano fuori i nastri e ridigitalizzano di nuovo ogni volta... Per poi rimasterizzate.

Secondo me, col kaiser. :classic_rolleyes:

Chi possiede i nastri, ne ha pure una copia digitalizzata. Facile che nella gran parte dei casi, si riparta sempre da lì.

Poi sta "al mestiere" del master engeener sistemare il prodotto di volta in volta a seconda dei desiderata di chi commissiona il lavoro.

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1 ora fa, one4seven ha scritto:

Chi possiede i nastri, ne ha pure una copia digitalizzata.

E poi e poi... 

Nel 2008 alla universal c'è stato un incendio che ha distrutto materiale inestimabile (migliaia di nastri con master di album anche molto celebri).

Per tenere buoni gli azionisti e gli artisti hanno detto che avevano una copia di tutto.. Poi più di 10 anni dopo è venuta fuori la verità...

 

In altri casi sono stati addirittura usati come base di versioni remastered dei vinili (ovviamente di condizioni impeccabili). Rolling Stones, Hendrix, Led Zeppelin, Beatles... Molto del materiale originale non esiste più, anzi: potrei dire una stupidata ma credo che nel caso dei Beatles fosse proprio politica della EMI il fatto di riutilizzare i nastri twin-track una volta stampati i vinili.

 

A fine anni '80, quando gli Olympic Studios sono passati alla Virgin, hanno letteralmente buttato nella spazzatura tonnellate di materiale per fare spazio nei magazzini.... E lì c'erano master, multitraccia e addirittura bootleg che valgono oro. Li sono andati a recuperare direttamente dalla spazzatura gli stessi dipendenti, fan e collezionisti una volta che si è sparsa la voce.

Questo anche per dire il valore che (purtroppo) tante etichette spesso davano in quel momento a quel materiale...

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captainsensible

@Angics il "bisogno latente" nell'audio è abbastanza facile da individuare.

Ma facciamo un altro esempio, proprio di attualità.

Sono giorni che ai TG, si parla della fila nei negozi della Swatch per il lancio dello Swatch Audemars Piguet.

Mi chiedo se questa brama di acquisto dell'orologio derivi da un bisogno latente o sia figlio di una campagna pubblicitaria molto studiata e spinta che induce un certo target di consumatori all'acquisto di un oggetto tutto sommato non proprio indispensabile.

 

CS

 

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4 minuti fa, captainsensible ha scritto:

Mi chiedo se questa brama di acquisto dell'orologio derivi da un bisogno latente o sia figlio di una campagna pubblicitaria molto studiata e spinta che induce un certo target di consumatori all'acquisto di un oggetto tutto sommato non proprio indispensabile.

La seconda che hai detto. Prova ne sia il fatto che molti di coloro che si sono fatti 24 ore (!) di fila davanti ai negozi hanno poi messo in vendita l'oggetto del desiderio sulle varie piattaforme al triplo o quadruplo del prezzo, tutto a "beneficio" di chi è disposto a spendere molto più di quel che avrebbe potuto pur di attendere a casa in pantofole che qualcun altro faccia il lavoro sporco per procurarglielo.

Il tutto al solo scopo di poter dire "Quel modello di cui tutti parlano, prodotto in numero limitato di esemplari, io ce l'ho!".

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1 minuto fa, captainsensible ha scritto:

Sono giorni che ai TG, si parla della fila nei negozi della Swatch per il lancio dello Swatch Audemars Piguet.

Mi chiedo se questa brama di acquisto dell'orologio derivi da un bisogno latente o sia figlio di una campagna pubblicitaria molto studiata e spinta che induce un certo target di consumatori all'acquisto di un oggetto tutto sommato non proprio indispensabile.

Non esiste nessun budget per una campagna pubblicitaria che riesca a spingere centinaia di persone ad accamparsi la notte davanti ad un negozio per comprarsi un orologio.

 

Il discorso è a monte.

In quel caso il marketing strategico ha individuato diversi bisogni latenti.

Mi viene in mente quello che solitamente si definisce "democratizzazione del lusso": l'originale di quell'orologio costa decine di migliaia di euro e mi risulta che ci siano addirittura le liste di attesa per i clienti.

Non devo certo spiegarti o farti esempi di come il consumatore medio ha da sempre il desiderio inconscio di possedere o esibire almeno un pezzetto di quel lusso che solitamente osserva da lontano (e ovviamente non ha il budget per poterlo avere).

Compri Swatch A.P. e ti posso vendere l'illusione di appartenere a quella élite.

Sembra stupido? Lo è, ma funziona.

 

Dopodiché la cosa va a braccetto con la classica leva psicologica dell'esclusività: se una cosa è scarsamente disponibile o più difficile da ottenere, allora gli do più valore.

E Swatch questo lo sa: non ti permetto l'acquisto online se non in maniera limitatissima, forniture razionate ai negozi, etc.

A quel punto io non ti sto inducendo al bisogno di avere un altro orologio, ma ti sto portando ad ottenere un prodotto difficile da ottenere. La gente a quel punto vive quella stessa coda e pernotto in tenda come a dire "io c'ero".

Sembra stupido? Lo è, ma funziona.

 

Status, appartenenza sociale, paura di essere esclusi... Se non avessero puntato a queste cose cosa poteva fare una campagna pubblicitaria che promuove come da prassi un semplice ennesimo orologio swatch?

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3 minuti fa, Tronio ha scritto:

Il tutto al solo scopo di poter dire "Quel modello di cui tutti parlano, prodotto in numero limitato di esemplari, io ce l'ho!".

Esattamente. Si collega perfettamente a quello che ho scritto.

Tu non hai comprato un orologio. Hai comprato (e vissuto) altro.

E questo crea valore anche economico (vedi appunto prezzo sull'usato).

Sono fuochi di paglia, chiaro, ma ottengono risultati.

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captainsensible

@Angics sono argomenti interessanti, ma per me un pò "fumosi"...insomma argomenti da marketing :classic_smile:

Comunque per tornare in topic, penso che tutti i costruttori promuovano i loro prodotti in funzione del "buon suono".

Mò bisogna vedere cosa intendano per "buon suono", visto che gli audiofili sono mediamente refrattari all'oggettività.

CS

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appecundria
13 ore fa, Angics ha scritto:

non capisco davvero cosa vogliano dimostrare e cosa significhino (il contenuto rispetto al contenitore?

È un vecchio pallino degli ascoltatori di bobine, la prima copia del master originale. 

I master originali di Thriller sono come le reliquie dei santi nel Medio Evo, centinaia di chiodi della Croce, dozzine di scapolari di San Nicola... 

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captainsensible
26 minuti fa, appecundria ha scritto:

Magari nell'audio si fosse a quei livelli industriali e finanziari.

Insomma, quando entrano in campo marchi tipo Samsung, Sony, Apple e compagnia cantante, ahivoglia.

Però mi pare che quando hanno fatto incursioni nel mercato classico dell'alta fedeltà negli ultimi 20 anni i risultati di vendita non mi pare abbiano dato loro soddisfazione.

Il marketing li ha toppato :classic_smile:

CS

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@captainsensible io personalmente li ho sempre trovati affascinanti e ne ho fatto oggetto di studio all'università.

Per quanto fumosi, spesso avere ben chiari questi concetti possono fare la differenza tra una azienda che sopravvive e una che soccombe, oggi più che mai.

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29 minuti fa, appecundria ha scritto:

È un vecchio pallino degli ascoltatori di bobine, la prima copia del master originale. 

Appunto, altra epoca e altri standard.

 

8 minuti fa, captainsensible ha scritto:

Insomma, quando entrano in campo marchi tipo Samsung, Sony, Apple e compagnia cantante, ahivoglia.

Per ricollegarmi al discorso fatto sui formati lossless, basta pensare a quello che ha fatto Apple.

FLAC era nato di fatto nei primi anni 2000 come un sorta di progetto da nerd e non era certo un formato largamente diffuso.

Poi è arrivata Apple che pochi anni dopo ha di fatto creato ALAC andando a diffondere su larga scala il formato lossless. Ma, attenzione: la mossa è stata fatta in quanto cominciavano a non pesare più i limiti di archiviazione degli iPod ma era chiaro che il mercato (e le esigenze delle persone) stava cambiando per cui qualcosa bisognava fare.

In definitiva è stato proprio quel cavalcare quel bisogno latente di qualità che ha creato uno standard industriale partendo da una idea assolutamente di nicchia.

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