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Il buon suono e il marketing


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1 ora fa, TetsuSan ha scritto:

Tu non hai la minima idea della dinamica che puoi avere su un master tape a 15"/sec registrato con picchi a +12 db o anche di più. Fatti un favore : ascolta, confrontati coi professionisti e poi torna a parlare. Sei completamente fuoristrada.


La dinamica è inferiore a quella di un normale audio 44.1 KHz 16bit.

Anche prendessi un master tape a 30ips con Dolby A o DBX.


Io non so quali r2r tu conosca ma Otari, Studer ed Ampex (questi ultimi usati per Thriller tra mix e master) hanno i vu meter fino a +3dB e se è pur vero che per migliorare l’snr spesso si spingeva sui multitraccia (comprimendo naturalmente il segnale per isteresi del nastro magnetico e non solo), è pratica tutt’altro che normale sforare lo 0VU sul master.

 

Tu parli di 12dB e oltre??

Fammi degli esempi.

A quei livelli “pialla” bene l’analogico di razza.

Si è sempre sfruttata questa cosa per limare i picchi ed in altra maniera lo si fa ancora oggi, schiantando il segnale sui banchi, outboard e/o dentro i soft/hard clipper degli stadi ADC (vedi il classico trick tra banco SSL e convertitori Apogee AD8000 fatti da Chris Lord Alge giusto per fare un esempio).

Ok la bellezza di queste macchine, ma non capisco perché si finisce sempre per fare la gara a chi la spara più grossa.

Sembra più soltanto il pretesto per dire “ho ascoltato un master tape” che per divulgare conoscenza…

 

Sul discorso del master (sia bobina o glass master) c’è il mondo.

Dai blu-spec giapponesi di Thriller, al remaster dal multitraccia originale (Robert Fripp sul primo dei King Crimson per esempio), ai remaster dai vinili per questioni di costi, autorizzazioni o master andati nel tempo.

 

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4 minuti fa, gobert4 ha scritto:

La dinamica è inferiore a quella di un normale audio 44.1 KHz 16bit.

E anche lì: 96 dB di dinamica.

Io ora vorrei seriamente capire chi è in grado di avere un ambiente/impianto/capacità di ascolto e soprattutto materiale di partenza che riesca a coprire concretamente quella dinamica.

E se anche fosse, come ha fatto a vivere l'esperienza senza farsi sanguinare le orecchie.

 

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6 minuti fa, appecundria ha scritto:
2 ore fa, indifd ha scritto:

marchett*** 

Basta evitare questi doppi sensi.

Termine scherzoso :classic_biggrin: per ricordare ai fanatici del mktg di volare "basso", nei tempi d'oro (anni 80)  molti uomini di mktg (con visione della vita limitata IMHO) pensavano di essere il Dio regolatore di tutto quanto doveva essere deciso nelle aziende, ma stiamo parlando del pleistocene :classic_biggrin:

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52 minuti fa, Angics ha scritto:

Quindi ti giro lo stesso consiglio che hai dato a me perché mi sembra ovvio che non hai idea di come funzioni:

Perfetto, come sempre. Cambiamo il nome alle cose per inventarne di nuove da quelle vecchie. Se rileggi quello che hai scritto sostituendo il concetto di "master di prima generazione" con "pre-mastering", abbiamo scritto le stesse cose. La sostanza non cambia, come sempre per apparire fighi si dice "targetizzare" e non "definire un obiettivo". Hai fatto dell'ottimo marketing della modernità ( che fa dischi che vendono 3 copie, alla faccia di Thriller, ma poco importa ), ma hai solamente rinominato un file, alla fine. A @gobert4 dico solo : fatti un giro al prossimo Milano Hi End. C'è un signore che fa ascoltare production master di nomi molto noti, fatti in studio con procedimento 1:1, e vatti a vedere i VuMeter degli Studer 820 che usa. Poi riparliamo.

Aloha !!

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Mighty Quinn
Il 17/05/2026 at 09:15, salvatore66 ha scritto:

a posto di progettare anche con orecchio i propri componenti.

L' orecchio serve a poco 

Ed è comunque troppo fallibile volubile e volatile 

Basta che misurino secondo necessità 

E che sia roba durevole e affidabile 

Tutte cose facilmente ottenibili 

Il marketing, giustamente, fa un altro mestiere 

E lo fa benino nel pur minuscolo micromondo audiofilo 

Tanti ancora credono che i cavi "di qualità" costano che i dac "di qualità" costano ecc...

Ci credono perché glielo dice il marketing, si invaghiscono, spendono cifre importanti per loro, e poi ovviamente il risultato lo sentono 

Non esiste ma lo sentono 

È il senso del marketing in hifi 

Altra cosa è progettare e costruire 

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ascoltoebasta
1 ora fa, rlc ha scritto:

 Limitiamoci a fare la nostra parte da appassionati fruitori ,ad ascoltare, valutare ed apprezzare o meno l'oggetto di turno.

Esatto,io poi in tutti gli anni di questa passione ho conosciuto molti appassionati,alcuni sono amici,altri conoscenti e altri ancora si son persi col tempo,ma tra loro,credo di poterne contare circa 60,solo 5 o 6 si approcciavano seguendo le mode e i brand pubblicizzati di turno,gli altri hanno operato le proprie scelte dopo sessioni di ascolto prolungate e vari confronti,nelle salette dei negozi o a casa propria,personalmente ho sempre dato peso quasi nullo alle recensioni sulle riviste (che quasi mai ho acquistato),ma forse il mondo degli appassionati è molto più variegato e a me sarà capitato di frequentare perlopiù appassionati genuini.

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1 ora fa, Angics ha scritto:

 

E dai.

Forse non ti sono chiari i passaggi che portano una registrazione alla fase di mastering.

In epoca digitale non esiste nessun "master di prima generazione".

Quello è un gergo che non si usa più da decenni.

Il mastering engineer prende il mix (che ha fatto lui o qualcun altro) e lavora quel mix. Si parla infatti di "premaster mix".

E la fase di mastering serve anche e soprattutto a rendere il mix "adattabile" sia ai supporti di destinazione che agli eventuali requisiti tecnici richiesti (esempio classico: downsamplig a 44.1kHz e dither a 16 bit per i CD audio).

Dopodiché quello che esce dallo studio di mastering finisce sul supporto di destinazione.

Ed essendo in ambito digitale questo implica che sul supporto troverò LO STESSO IDENTICO MATERIALE che esce da quella fase.

Garantito al singolo Bit.

Fine.

Non ci sono altri passaggi.

 

 

Si parte dal mix che, come detto, è il risultato della fase PRE-mastering.

 

Il tuo "mastering di prima generazione" era il supporto fisico che usciva dallo studio.

 

Era proprio quella singola copia fisica, non un generico passaggio della lavorazione.

 

Mi sembra ovvio che quella copia venga custodita e preservata in maniera super attenta e non venga data a chiunque la chieda.

E' come la pellicola originale di un film: usciva l'originale post montaggio e da lì partiva il processo di duplicazione.

 

Ed è altrettanto ovvio che, ragionando in dominio analogico, nel momento in cui si copiava o lavorasse quel nastro/pellicola qualcosa si modificasse/perdesse, ed a ogni passaggio sempre peggio.

 

Ma questo vale SOLO in ambito analogico.

 

 

Se per "master di prima generazione" alla fine della fiera intendi il mix premaster, nessuno lo fa e non avrebbe senso farlo.

Perché qualcuno dovrebbe pubblicare un film prima delle fasi di post produzione?

 

 

Ma oggi non esiste nessun "master di prima generazione".

E questo perché una volta che esco con i miei file dallo studio di mastering o di mix potrò copiarli infinite volte senza mai perdere assolutamente nulla di quelle informazioni.

 

Ergo: in ambito digitale non ha nessun senso parlare di master di prima, seconda o terza generazione.

 

Così funziona questo mondo ormai da decenni.

 

Quindi ti giro lo stesso consiglio che hai dato a me perché mi sembra ovvio che non hai idea di come funzioni:

 

 

 

 

Lascia perdere. Pensano ancora al cd Glass master e ignorano il deploying del master nel mondo digitale. Tra un po' ti diranno anche come vogliono che si suoni.

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Stephen s
2 ore fa, rlc ha scritto:

puntando il divino ad indicare ciò che non ci piace. 

Sperando infatti nel salvifico intervento degli dei…

Adoro questo tipo di refusi… non se ne abbia @rlc, si scherza. 

Discussione comunque assai interessante; qualche tono litigioso di troppo, come al solito, ma concetti su cui è utile meditare. 

Grazie, saluti. 

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6 ore fa, TetsuSan ha scritto:

Perfetto, come sempre. Cambiamo il nome alle cose per inventarne di nuove da quelle vecchie. Se rileggi quello che hai scritto sostituendo il concetto di "master di prima generazione" con "pre-mastering", abbiamo scritto le stesse cose. La sostanza non cambia

In realtà i nomi cambiano perché cambia tutto quello che c'è dietro.

Non è solo per "fare i fighi", come dici te.

E no, non è vero che la sostanza non cambia, né che abbiamo scritto le stesse cose.

 

Nei tuoi interventi questo famoso "master di prima generazione" lo invochi come se fosse il santo graal.

La realtà è che oggi (e da quasi 40 anni a questa parte) a nessuno verrebbe in mente di ascoltare un premaster mix se non per scopi tecnico/formativi, o per capire se chi ha fatto il mastering ha meritato i soldi che chiedeva.

 

Cita

 

Quindi, ti rifaccio la domanda : tu pubblichi il master di prima generazione ?????

La risposta vale in analogico, in digitale, tecnica mista, doppio carpiato con supercazzola come se fosse Antani.

 

Domande come questa e la risposta che credi scontata vanno proprio nella direzione del non avere la più pallida idea di quali siano le fasi di produzione di un album negli ultimi anni.

Il master di prima generazione nell'era analogica ERA di fatto IL PRODOTTO FINITO.

Il premaster mix di oggi NON è un prodotto finito ed è lontano da esserlo visto che deve ancora subire tutto il processo di mastering che, nel tempo, ha assunto un ruolo sempre più importante ed "invasivo" (anche dal punto di vista creativo/artistico).

 

Quindi è sbagliatissimo assimilare i due concetti come se fossero la stessa cosa.

Non sono semplici parole intercambiabili.

A nessuno fregherebbe nulla di trovare sul torrent un premaster mix di un album perché, banalmente, sarebbe come trovare la versione di un film senza color correction e senza mix audio finale.

Io il film me lo voglio vedere e ascoltare come si deve, che me ne faccio di una versione ancora da terminare?

In altre parole parliamo di catene di lavoro completamente differenti rispetto al passato, con ruoli e stati di avanzamento della produzione diversi. Dire che "la sostanza non cambia" è decisamente fuori luogo.

 

Capisco anche che queste cose possano essere difficili da comprendere se si ha solo un'idea vaga o teorica di come funzioni uno studio negli ultimi decenni, ma è inutile dire agli altri di informarsi quando si confondono la fisica di un nastro analogico con la gestione di un file binario.

E bada bene che quello che ti sto scrivendo io credo davvero che possa trovare d'accordo il 99% di chi crea e lavora i dischi che ascolti tutti i giorni.

 

Anche per questo motivo frasi come...

Cita

 Comunque non è colpa tua se un master non l'hai mai sentito. Sai, è un'esperienza che consiglio a tutti gli amici audiofili. Dopo, ti rendi conto di quanto possa essere importante il contenuto rispetto al contenitore.

 

... non capisco davvero cosa vogliano dimostrare e cosa significhino (il contenuto rispetto al contenitore??? Ma cosa significa?), soprattutto quando vengono esposte in questo modo assoluto e universale come in questo caso.

Togliamo "master" e mettiamoci "premaster mix": la cosa ha ancora meno senso.

Casomai è il contrario: passare di un premaster mix al master finale a volte ti fa dire "wow" per come il mastering engineer riesce a valorizzare e a volte "sistemare" il mix di partenza. 

Ovviamente ribadisco per l'ennesima volta: mi riferisco a cosa significa "mastering" da praticamente gli anni '90 in poi.

Prima il ruolo del mastering era sostanzialmente una funzione tecnica e "meccanica", ma la cosa, come ho già scritto, negli ultimi decenni è cambiata. Giusto un pochino, eh.

 

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