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La responsabilità del vertice. Il caso Moretti


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appecundria

Migliaia di bot e un discreto numero di umani si stanno battendo furiosamente sui social in difesa di Mauro Moretti, condannato dalla sesta sentenza di colpevolezza. Sono quelli che hanno il cugino avvocato e quindi si lanciano in feroci critiche alla Cassazione, per lo più obiettando che il Moretti non poteva andare a controllare tutti i vagoni in circolazione. 

Mi pare interessante e argomentato questo post di Raffaele Caruso.

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Lunedì prossimo saranno passati 17 anni dalla strage ferroviaria di Viareggio, 32 morti e centinaia di feriti, e proprio questa settimana la Corte di Cassazione ha stabilito in via definitiva le pene per gli imputati, determinando l’ingresso in carcere per alcuni di loro. Tra i quali l’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti, che presenterà istanza per i domiciliari.

La sentenza di ieri ha affrontato questioni legate all’applicazione delle circostanze attenuanti generiche. Ma già una precedente sentenza della Cassazione, nel 2024, aveva affermato la responsabilità di una serie di dirigenti, tra cui Moretti.

 

Non sono mancate polemiche sull’ingresso in carcere di un manager così importante. Per chi critica la sentenza, le condanne sarebbero intervenute per una vicenda in cui, a fronte di un sicuro coinvolgimento dell’azienda, non sarebbe possibile rilevare una responsabilità dell’amministratore (e il discorso potrebbe valere anche per i manager apicali) per cui sarebbe stato umanamente impossibile intervenire. Non sarebbe possibile, cioè, esigere che l’amministratore delegato possa eseguire verifiche su tutti i vagoni che circolano.

 

L’argomento non coglie le argomentazioni poste alla base della sentenza di condanna e, più in generale, della recente giurisprudenza. Da tempo in Italia è in corso un dibattito sui temi della responsabilità colposa nelle strutture lavorative organizzate complesse. La sentenza sull’incidente di Viareggio costituisce un approdo fondamentale in cui si è cercato proprio di evitare ipotesi di responsabilità senza colpa.

 

Tradizionalmente, il concetto di colpa è stato legato alle posizioni di garanzia, con una lettura molto rigorosa. Di fronte ad un rischio di danno per persone o cose, si individuava una figura che professionalmente fosse garante rispetto a quel rischio. Nel momento in cui l’evento dannoso si verificava, si tendeva a ritenere che il titolare di questa posizione di garanzia fosse responsabile. Si è poi affiancato un criterio ulteriore per misurare la colpa, il cosiddetto “agente modello”: si poneva a confronto il comportamento che avrebbe tenuto questa figura ideale con quello del concreto titolare della posizione di garanzia e, nel caso di comportamento diverso da quello dell’agente modello, si riconosceva una responsabilità.

 

La giurisprudenza è però giunta a ritenere che neanche il criterio dell’agente modello fosse garanzia sufficiente rispetto alla possibilità di responsabilità senza colpa. È stato così elaborato il principio della “regola cautelare”: si individua la responsabilità solo laddove per la persona fosse conoscibile e applicabile un comportamento alternativo (appunto una regola cautelare) che avrebbe evitato quell’evento. La sentenza di Viareggio è netta nel ritenere che la possibilità del comportamento alternativo deve essere chiara, individuata con rigore, conoscibile prima dei fatti e capace di evitare l’evento.

 

Mauro Moretti non è stato condannato per non aver controllato il vagone che deragliando ha causato l’incendio, ma perché nel suo ruolo di amministratore ha strutturato e avallato un’organizzazione incapace di esigere, per i vagoni forniti da società estere come quello che ha causato l’incidente, il tracciamento di tutte le attività di manutenzione con un livello di rigore analogo a quello osservato per i vagoni italiani. Se ciò avesse fatto, ci si sarebbe resi conto che per il vagone deragliato mancava documentazione attestante i controlli e che tali controlli erano inadeguati rispetto ai rischi di rotture.

 

Si tratta di compiti di alta vigilanza che è quella propria degli amministratori delegati, è un loro specifico compito. C’è responsabilità quando l’incidente non è il frutto di un’occasionale errore in un corretto sistema organizzativo, ma quando il problema risiede nella modalità di gestione del sistema organizzativo di cui gli amministratori sono responsabili. Non c’è una responsabilità senza colpa, ma una colpa chiara che determina una responsabilità.

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appecundria
20 minuti fa, gibraltar ha scritto:

strapagati proprio per il rischio legato alla loro alta responsabilità

Non sembra questo il caso, almeno secondo i giudici di sei tribunali. 

Lui è stato condannato non per la ipotetica responsabilità derivante dall'essere a.d.

Ma proprio per atti compiuti o omessi.

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La parte in grassetto e’ decisiva e condivisibile.

Il trasporto su rotaia di materiale infiammabile richiede anche per l’uomo della strada grande attenzione.

In ambito industriale questa attenzione si traduce nell’idoneita’ e completezza dei processi di verifica dell’idoneita’ del materiale rotabile usato per questi scopi. E quindi di adeguatezza della manutenzione in primis.

Per i vagoni italiani e’ stato accertato che questi processi esistono e sono documentalmente certificati. 

Per i vagoni forniti da imprese estere e’ stato accertato che non c’era tracciamento della manutenzione e che il vertice delle ferrovie non se ne e’ preoccupato: qui sta la responsabilita’.

Non so se e’ stato accertato nel processo se fosse stata veramente fatta la manutenzione (a parte la carenza di documentazione) e se l’incidente sia causalmente legato ad essa (parrebbe di si dato il cedimento degli assi).

Moretti comunque e’ stato condannato in concorso

 

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appecundria
6 minuti fa, mozarteum ha scritto:

so se e’ stato accertato nel processo se fosse stata veramente fatta la manutenzione

Era stata individuata una cricca ma sottovalutata o riparata alla bell'e meglio. Poi l'assale ha ceduto. 

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