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Il decreto pro Rogers


appecundria

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appecundria
45 minuti fa, Idefix ha scritto:

Anche Musk commenta.

Il suo post è stato rilanciato dal suo referente in Italia, Stroppa che è sotto accusa per omicidio (guarda caso).

 

Io mi chiedo persone intelligenti, istruite e di mondo come fanno ad andare dietro a questi buffoni. 

  • Melius 1
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L'opinione che innanzitutto suole avere dinnanzi a sé la coscienza comune intorno alla necessità o concorso degli "stati", è prevalentemente, più o meno, che i deputati del popolo o magari il popolo debba intendere nel miglior modo quel che torni al suo meglio, e che esso abbi la volontà indubbiamente migliore per questo meglio. Per quel che concerne il primo punto, è piuttosto il caso che il popolo, in quanto con questa parola è designato un settore particolare dei membri dello stato, esprime la parte che non sa quel che vuole. Sapere quel che si vuole, e ancor più quel che vuole la volontà essente in sé e per sé, è il frutto di profonda conoscenza e intellezione, che appunto non sono cose del popolo.

 

Hegel, Lineamenti della filosofia del diritto, par. 301

(Posso assicurare che Hegel non era di sinistra e sicuramente non era comunista)

 

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Ogni giorno le tinte si fanno più fosche e immagino scenari sempre più inquietanti.

Che poi chissà se sono solo fantasie.

Mettiamo che mi sono attrezzato per difendere il mio e che la legislazione sia quella pretesa da molti.

Arrivano due rapinatori nel mio negozio e io li uccido. Mi ritengo nel giusto e non lo nascondo.

Solo che i due non sono tizi abbastanza sprovveduti e dilettanteschi ( di quelli che usano per la rapina un auto con solo due porte o legano con le fascette solo qualcuno dei rapinati) ma appartengono a una “strutturata”  famiglia malavitosa. E i suoi parenti mi fanno sapere di non aver gradito e che me la faranno pagare. Che faccio? Chiedo protezione allo Stato? Emigro? Spero si distraggano? Mi militarizzo, sempre in proprio?

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Le democrazie liberali hanno quale fondamento il monopolio legittimo della forza, ma è una conquista che risale a pochi secoli fa e come tale fragile. A ciò si aggiunge che la fiducia che la comunità protegga il singolo in caso di aggressione si è dissolta ed egli di sente solo ed esposto all’arbitrio della delinquenza. E’ sufficiente un episodio che lo stesso singolo consideri la giustizia dello Stato inefficiente e lenta nei confronti del delinquente.

Il caso Roggero esercita una forte attrazione poiché sollecita l’istinto arcaico ed infantile di sentirsi in grado di difendersi da sé da ogni aggressione.

La legittima difesa è da sempre presente negli ordinamenti liberali, il punto è come si debba valutare l’azione, se dall’intenzione di chi si difende, dalla proporzionalità del suo comportamento o dall’esito.

L’art. 52 del Codice penale, dopo le modifiche avvenute, per un verso cerca di tutelare chi reagisce ad un’aggressione, per un altro non tocca il pericolo in corso e la proporzionalità tra offesa e difesa.

E’ stata la ricerca di un possibile punto di equilibrio tra la difesa legittime e il principio cardine dei sistemi liberale in cui solo lo Stato può esercitare legittimamente la forze e che pertanto nessun singolo può essere giudice ed esecutore di una pena.

L’idea che ciascuno possa da solo amministrare la giustizie quando non si sente protetti dallo Stato per un torto subito è pericolosamente infantile. La vanità che ci agisce ha trasformato il caso Roggero da una tragedia individuale, quale esse è, in un modello eroico. Da imputato condannato in via definitiva a vittima, se non martire, di un sistema giudiziario ingiusto. La violenza del singolo non è solo giustificata, ma elevata a modello se consegue ad un torto subito. La paura e la rabbia per un’aggressione subita diviene la giustificazione morale per un atto che il nostro ordinamento giudiziario neppure prevede, ossia togliere la vita ad una altra persona.

Se è comprensibile che chi ha subito un’aggressione nutra rabbia contro l’aggressore, ciò non legittima ogni sua reazione, non legittima a sostituirsi allo Stato, al sistema giudiziario nel giudicare e punire.

Da chi lavora nella scuola, confondere i due piani, fino a far prevalere il primo sulla giustizia apre al rischio che i più giovani vedano nel giustiziere, come nel caso di Roggero, un eroe, non come vittima di una tragedia che lo ha condotto oltre ogni limite. Scriveva Spinoza: “humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere”. La comprensione per l’azione di Roggero è altra cosa dal sostenere che la sentenza dei giudici è corretta. Se intendiamo rimanere una comunità di diritto, dovremmo per un verso comprendere, ma soprattutto accettare la sentenza. Accettare che la rabbia per l’aggressione autorizza il singolo a sostituirsi allo Stato non solo si demolisce un fondamento delle democrazie liberali, ma si apre la strada ai soprusi del più forte e violento.

___

 

Art. 52.

(Difesa legittima)

Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.

Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o la altrui incolumità:

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.

Le disposizioni di cui al secondo e al quarto comma si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l'intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.

 

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LINEE GUIDA PER L’INSEGNAMENTO DELL’EDUCAZIONE CIVICA

Principi a fondamento dell’educazione civica
Le Linee guida, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 1 della Legge, mirano innanzitutto a favorire e sviluppare nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana – riconoscendola non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come riferimento prioritario per identificare valori, diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese – nonché delle istituzioni dell’Unione Europea.
La conoscenza della Costituzione – nelle sue dimensioni storiche, giuridiche, valoriali – rappresenta il fondamento del curricolo di educazione civica.
In questo senso va sottolineato il carattere personalistico della nostra Costituzione. Ne discende la necessità di sottolineare la centralità della persona umana, soggetto fondamentale della storia, al cui servizio si pone lo Stato. Da qui nasce l’importanza di valorizzare i talenti di ogni studente e la cultura del rispetto verso ogni essere umano. Da qui il carattere fondamentale dei valori di solidarietà, di libertà, di eguaglianza nel godimento dei diritti inviolabili e nell’adempimento dei doveri inderogabili. Da qui il concetto stesso di democrazia che la nostra Costituzione collega non casualmente alla sovranità popolare e che, per essere autentica, presuppone lo Stato di diritto. Da qui anche la funzionalità della società allo sviluppo di ogni individuo (e non viceversa) ed il primato dell’essere umano su ogni concezione ideologica.
Le nuove Linee guida, in piena coerenza con il dettato costituzionale, sottolineano non solo la centralità dei diritti, ma anche dei doveri verso la collettività, che l’articolo 2 della nostra Carta costituzionale definisce come “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’importanza di sviluppare anche una cultura dei doveri rende necessario insegnare il rispetto verso le regole che sono poste per una società ordinata al fine di favorire la convivenza civile, per far prevalere il diritto e non l’arbitrio. Da qui l’importanza fondamentale della responsabilità individuale che non può essere sostituita dalla responsabilità sociale. Pienamente coerente con la Costituzione è anche la necessità di valorizzare la cultura del lavoro come concetto fondamentale della nostra società da insegnare già a scuola fin dal primo ciclo di istruzione. La scuola, unitamente alla famiglia e alle altre istituzioni del territorio, ha la responsabilità di supportare gli studenti nel percorso che li porta a diventare cittadini responsabili, autonomi, consapevoli e impegnati in una società sempre più complessa e in costante mutamento. In questo contesto è fondamentale l’alleanza educativa fra famiglia e scuola. La scuola “costituzionale” che ispira l’educazione alla cittadinanza, proprio perché dà centralità alla persona dello studente, deve sempre favorire l’inclusione, a iniziare dagli studenti con disabilità, dal recupero di chi manifesta lacune negli apprendimenti, dal potenziamento delle competenze di chi non ha eguali opportunità formative e di chi non utilizza pienamente l’italiano come lingua veicolare. Insomma, la scuola costituzionale è quella che stimola e valorizza ogni talento.
(A sentire gli interventi di alcuni politici, dovrò dire ai docenti di non dare alcun peso a quanto sopra)

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