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Francesco Guccini RIP (1940-2026)


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one4seven

La storia ci racconta come finì la corsa....
....

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Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
Mentre fa correr via la macchina a vapore
E che ci giunga un giorno ancora la notizia
Di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l'ingiustizia!

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Se n'è andato il gigante buono. Prestigiatore di parole che riusciva a coniugare ironia con profondità, cultura popolare con alta letteratura.

Dei suoi testi (musicali e letterari) amo più quelli che dipingono le sfaccettature umane e popolari rispetto a quelli "impegnati", ma ci mancherà in ogni suo aspetto.

 

 

  • Melius 2
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spersanti276

 

Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l'estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l'incoscienza dentro al basso
ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta,
e a prezzi d'inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos'è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c'era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello
ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent'anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia:
ballammo insieme all'anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un
qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perché mi amavi non l'ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perché fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...

Infatti i fiori della prima volta non c'erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora,
ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch'io mi
ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell'LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l'avevamo mai fatto e noi che non l'avremmo fatto mai,
quell'erba ci cresceva tutt'attorno,
per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l'amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d'un Giuda" e al
freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un
muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia,
lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perché
se penso a quella che eri,
a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...

Perché a vent'anni è tutto ancora
intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero,
quante balle si ha in testa a quell'età,
oppure allora si era solo noi non c'entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici,
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici,
pensando a chi s'è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai..

 

 

 

 

E qui mi sciolgo.

I NOSTRI anni formidabili.

"La meglio gioventù", stavolta in musica e versi.

  • Melius 1
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analogico_09

Non ho mai davvero provato per altri artisti della canzone il sottile brusio remoto che mi frulla nella pancia come un nostalgicodispiacere per la morte di Francesco Guccini. Non fu il solo a cantare l'umanità, il sociale, l'esistenziale, la politica, la nostalgia, ogni altro aspetto legato alle giovani generazionale che fecero la storia diventate epocali nel bene e nel male o forse oltre l'abusta dicotomia dicotomia. Ma Guccini ci metteva una passione, un trasporto contagioso e bruciante. Altri cantautori della sua generazione, non di meno grandi, senza fare nomi, guardavano più mentalmente intorno a se stessi; Guccini attingeva alla sua anima poetica e immaginifica per rappresentre le realtà solitaria, colletiva di giovani così apparentemente decisi per nascondere la parte di disperazione. Lui era un cantastorie, cantava e "illustarva" le sue storie.   

La Locomotiva fu una provocazioine anarcomelodista emblematica di quegli anni, un pugno nello stomaco degli establishment borghesi, cattodemocristiani, moralisti e di destra post- fascista.  "Dio è morto" fu censurato dalla rai, dal cattolicesimo, fu Paolo Sesto a liberarla. 

Una delle ballate forse meno conosciute o celebrate, per me me tra le sue migliori, è basata su un testo poetico che sembra una sceneggiatura cinematografica. GTra le altre che mostrano analoghe caratteristiche, la più esemplare. Attraverso la musica e le parole  possiamo sentire e "vedere" vividamente le cose, gli ambienti descritti , luci, ombre, colori, il sentimento e il desiderio che ribolle nell'animo del protagonista che cerca in una fugace, imprevista visione di donna una complicità amorosa, la possibilità di fuga dalla soltitudine: chi di non noi non si sarà mai ritrovato in simili stati d'animo nel desiderio di fuggire la routine esistenziale?

 

Buon viaggio Francesco, porta con te un buon fiasco di Lambrusco condividilo con san pietro e gli altri angeli che ti svolazzeranno intorno per accompagnarti dove forse c'è quel Dio che non è ancora morto. 

 

 

Autogrill
 

La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e 7 Up
E il sorriso da fossette e denti era da pubblicità
Come i visi alle pareti di quel piccolo Autogrill
Mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR

Bella d'una sua bellezza acerba, bionda senza averne l'aria
Quasi triste, come i fiori e l'erba di scarpata ferroviaria
Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
Che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere

Basso il sole all'orizzonte, colorava la vetrina
E stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina
Lei specchiò alla soda fountain quel suo viso da bambina, ed io
Sentivo un'infelicità vicina

Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel jukebox
Per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox
Ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
Picchiettavo un indù in latta di una scatola di thè

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti, io ti vorrei parlare"
Poi, prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare
Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi, vieni, andiamo, andiamo via"

Terminò in un cigolio, il mio disco d'atmosfera
Si sentì uno sgocciolio in quell'aria al neon che pesa
Sovrastò l'acciottolio, quella mia frase sospesa: "Ed io"
Ma poi arrivò una coppia di sorpresa

E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d'ogni cosa
Cancellarono di colpo ogni riflesso, le tendine in nylon rosa
Mi chiamò la strada bianca: "Quant'è?", chiesi, e la pagai
Le lasciai un nickel di mancia, presi il resto, e me ne andai

 

 

 


 

 

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