pfrullo Inviato 8 Agosto Autore Condividi Inviato 8 Agosto @bic196060 Trasformatori mitici! Nei prossimi giorni (vacanza) spiegherò meglio questo aspetto fondamentale degli ampli vintage. 1 Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/page/2/#findComment-1814721 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. JureAR Inviato 9 Agosto Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 9 Agosto @pfrullo grazie per l' input!! Di receiver attualmente mi rimangono tre Mac McIntosh, il più recente con la possibilita' di separazione pre/finale, ma non di questi voglio parlare...oltre agli McIntosh avevo tre receiver Sansui, due ceduti, il terzo è parzialmente restaurato e riposa da anni su mensola inerte, il rimasto è un Sansui 1000a del '67 a valvole e come finali ha un quartetto di 7591 e una potenza dichiarata di 40 watt × 2, ottimo a ricavarne un buon finale valvolare! Al ripristino manca ancora la sostituzione di una trentina di condensatori ( principalmente da finire la sezione tuner ed il pre phono), però penso di lasciar perdere il lavoro iniziato tempo fa e ricavare invece un buon finale, chiaramente non ho le competenze per eseguire la modifica, ne conosco tecnico che possa eseguirlo al posto mio! Il receiver Sansui pesa 22 kg, dotato di ben 22 o 24 valvole, ma soprattutto, se ricordo bene, tutto cablato in aria, ha una dotazione impressionante di condensatori...la soluzione di ricavarne un finale è certamente da prendere in considerazione! Ora spulcio l' archivio fotografico e in seguito aggiungo le foto del receiver Sansui e soprattutto telaio e componenti l' elettronica ( con quasi tutti i condensatori già sostituiti tempo fa). Addendum Trovate foto, inserisco quelle senza cabinet ed accessori, come si vede in una foto, l' ampli comunque è ( almeno era) funzionante, non in toto, ma la sezione finale era sorprendente in quantità e qualità sonora. ingrandendo la foto sotto si apprezza la miriade di condensatori elettrolitici e poliestere già sostituiti, i rimanenti, da sostituire ancora, tutti acquistati anni fa sono in attesa in un cassetto... Chiaramente ho tutti gli schemi, ma non sono capace di intervenire ne interpretarli. 4 Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/page/2/#findComment-1815071 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
pfrullo Inviato 9 Agosto Autore Condividi Inviato 9 Agosto @JureAR Va bene, l'intento era quello di cominciare a scoprire gli altarini. Perché alle soglie dei classe d sempre più performanti è tempo di tirare fuori le unghie...! Sansui 1000A è uno dei più potenti integrati a valvole mai costruiti fino all'epoca moderna; e uno dei due o tre migliori Sansui a valvole di tutti i tempi. Forse il migliore. Tra l'altro, in grado di pilotare tranquillamente i 4ohm. Saltare la parte del pre è molto saggio, dato che quella è un'intera foresta elettronica piena di filtri controlli condensatori eccetera. Un ecosistema quasi indomabile. Vale assolutamente la pena salvarlo. Ma ti ci vuole un tecnico che abbia esperienza. Esistono diversi versioni del Sansui, quindi occhio a non confondersi. 1 Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/page/2/#findComment-1815168 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
pfrullo Inviato 9 Agosto Autore Condividi Inviato 9 Agosto Aggiungo che anche Pioneer in quel periodo ha sfornato decine (!) di modelli a valvole. Ma per me questo Sansui li batte tutti. Ascoltato quando ero ragazzino a Modena nei primi anni '70, con effetto imprinting nel territorio valvole. Se a posto, difficile fare meglio con i tubi. E qui vorrei anche aggiungere che moltissimi apparecchi Sansui sono decisamente, esageratamente sopravvalutati (per me quasi tutti, serie AU inclusa tranne tre o quattro eccezioni). Ma alcuni come il TR707A e questo: no. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/page/2/#findComment-1815176 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
spersanti276 Inviato 9 Agosto Condividi Inviato 9 Agosto http://www.tube-amps.net/images/SM80/SM80_00_600.jpg http://www.tube-amps.net/images/SM80/SM80_03_600.jpg http://www.tube-amps.net/images/SM80/SM80_05_600.jpg Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/page/2/#findComment-1815197 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
JureAR Inviato 9 Agosto Condividi Inviato 9 Agosto 1 ora fa, pfrullo ha scritto: . Esistono diversi versioni del Sansui Vero, il mio esemplare non ha i quattro trimmer per il bias delle finali ed altre piccole variazioni. Attualmente le finali sono JJ ( e suonavano bene), purtroppo ho ceduto il quartetto NOS e NIB di 7591 A GE ( destinate ad un McIntosh Mac 1500) ed attualmente è oneroso cercarne altro quartetto. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/page/2/#findComment-1815199 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. pfrullo Inviato 18 Agosto Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 18 Agosto I Trasformatori. Ferro e Raffreddamento Lento. Il cuore di un trasformatore dell'era valvolare è il suo nucleo magnetico. Negli anni '50 e '60 la purezza e la struttura cristallina del ferro erano radicalmente diverse da quelle odierne. I lamierini al silicio venivano sottoposti a cicli di ricottura a temperature altissime e poi fatti raffreddare in modo estremamente lento (anche per giorni) all'interno di forni monumentali pieni di atmosfere controllate. Questo processo permetteva ai cristalli di ferro di allinearsi perfettamente eliminando le tensioni interne del metallo. Più il raffreddamento era lento, più la permeabilità magnetica del materiale aumentava, riducendo drasticamente le perdite per isteresi. Fonderie storiche americane (come la Allegheny Ludlum) e giapponesi lavoravano su commesse specifiche per i giganti dell'audio. Oggi quei processi termici industriali, lunghi e a basso rendimento energetico, sono stati abbandonati dall'industria perché antieconomici. Il ferro dell'epoca conteneva micro-tracce di elementi chimici collaterali dovuti ai metodi di estrazione del dopoguerra. Paradossalmente, alcune di queste "impurità" leganti miglioravano la risposta magnetica ai segnali audio deboli, un effetto che il ferro moderno, ultra-purificato chimicamente ma strutturalmente "freddo", non riesce a replicare senza leghe esotiche molto costose (Permalloy; Cobalto). Avvolgimento a Mano. I trasformatori venivano avvolti da operai specializzati (spesso donne, per via della precisione manuale) che guidavano il filo spira dopo spira su macchine semi-manuali. L'operatore sentiva la tensione del filo con le dita e correggeva le imperfezioni inserendo fogli di carta oleata (carta Kraft) tra uno strato e l'altro. Oggi la produzione standard è affidata a macchine a controllo numerico con alta velocità di esecuzione. Sebbene geometricamente perfette, le macchine tendono il filo in modo uniforme ma rigidamente, e di rado utilizzano l'isolamento in carta strato su strato, preferendo nastri plastici in Mylar o Kapton. Questo cambia la risposta termica e la risonanza meccanica del trasformatore ("ronzio" fisico). Isolamento e Smorzamento. Infatti la carta ha una costante dielettrica che, combinata con il modo in cui venivano distribuiti manualmente gli avvolgimenti, creava una capacità parassita intrinseca più elevata. Questo difetto teorico agisce come una benedizione perché il vecchio trasformatore agisce come un potentissimo filtro passa-basso naturale che sbarra la strada alle interferenze radio della rete, restituendo una "pulizia" nei medi e negli alti che i trasformatori moderni (troppo efficienti e pronti a lasciar passare tutto) non riescono a garantire senza l'aiuto di pesanti filtri elettronici esterni. Peraltro nei trasformatori d'uscita dei valvolari la sfida era accoppiare un'alta impedenza primaria (le valvole) a una bassa impedenza secondaria (i diffusori), mantenendo una banda passante estesa. Per evitare la perdita di alte frequenze dovuta alla capacità parassita e all'induttanza di dispersione, l'avvolgimento non era un semplice rocchetto girato da una macchina. Si alternavano strati di primario e strati di secondario secondo schemi geometrici complessi (es. 5 primari alternati a 4 secondari). File di operaie specializzate guidavano il filo di rame isolato in seta o smalto sottilissimo. Il picco di questa tecnologia fu il trasformatore a carico accoppiato di McIntosh. Gli avvolgimenti del primario (placca e catodo) venivano avvolti contemporaneamente (bifilari), stringendo i due fili di rame insieme. Questo annullava quasi totalmente l'induttanza di dispersione, permettendo alle valvole di lavorare in Classe B con una distorsione particolarmente bassa. Trasformatori di marchi come Pioneer e Sherwood venivano spesso calati dentro calotte metalliche e sigillati con una mescola di bitume/catrame o resine epossidiche. Una tecnica utile a impedire all'umidità di ossidare il rame e il ferro; a dissipare il calore in modo uniforme; a smorzare le vibrazioni meccaniche. Stato Solido. Gli amplificatori a stato solido lavorano a tensioni più basse rispetto alle valvole, ma richiedono correnti istantanee violentissime per gestire le basse impedenze dei diffusori. I giapponesi affrontarono il trasformatore con un approccio ossessivo verso la chimica dei materiali. Matsushita fu tra le prime a perfezionare la laminazione a freddo del ferro-silicio. Orientando la struttura cristallina del metallo in un'unica direzione, la resistenza al flusso magnetico calava drasticamente. Ciò permise ai trasformatori d'uscita dei sintonizzatori e amplificatori degli anni '60 di essere incredibilmente compatti ma lineari sulle frequenze altissime, dove il ferro tradizionale di solito genera distorsione di fase. Matsushita sviluppò resine sintetiche capaci di penetrare fino all'ultima spira del rame, eliminando il microscopico "ronzio" interno anche dopo decenni di shock termici. Esempi. Il "Suono Sansui" degli anni '60 e '70 (quello degli amplificatori AU-111 a valvole, o degli stato solido come l'AU-9900 o l'AU-20000) è per l'80% merito di una singola azienda: la Hashimoto Electric. Hashimoto trattava i nuclei dei trasformatori racchiudendoli in forni saturi di idrogeno purissimo a temperature vicine ai 1000°C, facendoli raffreddare a passi di pochi gradi all'ora. Un processo che annullava la presenza di carbonio residuo nel ferro. Il risultato era una dinamica sui bassi granitica, pastosa e priva di fango sonoro. Sansui non risparmiava. I nuclei erano sovradimensionati (spesso del doppio rispetto alla potenza nominale richiesta). Questo garantiva che il nucleo non andasse mai in saturazione magnetica. Hafler brevettò invece una disposizione degli avvolgimenti a sezionamento multiplo interallacciato. Anziché usare materiali esotici, prese del normale filo di rame e lo dispose in strati, così che le capacità parassite si cancellassero a vicenda. Molti dei trasformatori Dynaco più musicali venivano prodotti su specifiche di Hafler e usavano una vernice isolante a base di olio di lino e resine naturali che, scaldandosi, emanava quel tipico "odore da elettronica vintage", contribuendo però a produrre un suono dolce sulle medie frequenze. Conclusione. La musica è fatta di transitori violenti e imprevedibili (il colpo di un rullante, il pizzicato di un contrabbasso, l'attacco di un pianoforte a coda). Quando questi picchi di energia investono il trasformatore, il ferro d'epoca e il ferro moderno reagiscono in due modi acusticamente diversi. Il ferro moderno è progettato per essere efficientissimo, il nucleo moderno rimane lineare fino all'99% della sua capacità, ma quando viene superato, quel limite crolla di colpo generando una saturazione istantanea che produce armoniche dispari (3ª, 5ª, 7ª). All'orecchio umano queste armoniche risultano stridenti, affaticanti e "fredde". Il suono perde tridimensionalità e si indurisce nei momenti di massimo climax musicale. Al contrario le leghe di acciaio-silicio degli anni '50 e '60 (trattate termicamente con processi oggi dismessi e contenenti specifiche micro-impurità) avevano una curva di isteresi magnetica molto più progressiva. Quando il messaggio musicale richiede un picco di corrente che va oltre i limiti teorici, il vecchio trasformatore non si "inchioda": entra in saturazione in modo progressivo. E tale comportamento genera prevalentemente armoniche pari che il nostro cervello percepisce come calore, corpo, rotondità, piacevolezza analogica. Il "peso" e la quantità di rame del passato erano eccezionali, tuttavia se hai budget e spazio puoi ordinare anche oggi un trasformatore moderno sovradimensionato. Ma la pasta del ferro non si può comprare: il modo in cui il nucleo d'acciaio vintage modula il flusso magnetico sotto dinamica musicale è una proprietà intrinseca della materia di quell'epoca, un vero e proprio "compressore/armonizzatore naturale" che sposa la natura del nostro apparato uditivo. I trasformatori d'epoca eccellono perché accettano i limiti della fisica in modo elegante, trasformando la saturazione magnetica in un pregio acustico. D'altra parte i trasformatori moderni cercano sì di sconfiggere la fisica con l'efficienza assoluta, ma quando perdono la battaglia, lo fanno in modo acusticamente sgradevole. 1 4 Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/page/2/#findComment-1819861 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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