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Beethoven, Op. 111


Lolparpit

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Grancolauro
Inviato
Il 28/08/2026 at 17:21, Lolparpit ha scritto:

Lasciando l'esecuzione alla sola sinistra l'esecuzione è più rischiosa (c'è un rapido spostamento laterale, perlopiù all'inizio, a freddo) e malagevole se si vuole mantenere la dinamica al forte.

Non so, a me quel passaggio fatto con la sola mano sinistra non sembra così disagevole. Sono due salti (quasi) simmetrici su tasti neri alla fine. È più  facile e naturale poi rispettare la dinamica indicata da Beethoven usando la sinistra soltanto, sfruttando l’inerzia della mano che atterra sul tasto. C’è davvero qualcuno che spezza le ottave sulle due mani in questo passaggio? A me non è mai capitato di vederlo.

ciao

d.

Inviato
35 minuti fa, Grancolauro ha scritto:

Non so, a me quel passaggio fatto con la sola mano sinistra non sembra così disagevole. Sono due salti (quasi) simmetrici su tasti neri alla fine. È più  facile e naturale poi rispettare la dinamica indicata da Beethoven usando la sinistra soltanto, sfruttando l’inerzia della mano che atterra sul tasto. C’è davvero qualcuno che spezza le ottave sulle due mani in questo passaggio? A me non è mai capitato di vederlo.

ciao

d.

Un buon numero, anche nomi importanti:

 

Oppure:

 

Oppure:

 

Grancolauro
Inviato

@Lolparpit ah, interessante. Grazie! AMB non vedo bene cosa fa ma do per scontato sia come dici.

Continuo a trovarlo un po’ innaturale ma posso capire le ragioni. Se lo fanno loro poi…tanto di cappello 🙂

Grancolauro
Inviato

Certo che con l’Andantino della 111 se ne sentono di tutti i colori. Mi è capitato di ascoltare Ugorski, che stacca un tempo lentissimo, ma lentissimo davvero. Il suo Andantino dura quasi 27 minuti! Contro i 18/19 standard. Mi piacerebbe proprio capire il senso di una scelta così estrema. Ma non ci arrivo

 

 

Inviato
Il 13/09/2026 at 09:09, Grancolauro ha scritto:

Mi piacerebbe proprio capire il senso di una scelta così estrema. Ma non ci arrivo

Ho sentito l'interpretazione di Vitaly Margulis, che va nella stessa direzione. Mi risulta che abbia anche scritto un saggio in cui dà giustificazione teorica di quanto fa...provo a recuperarlo da qualche parte nel web. 

A me, se si ha pazienza di ascoltare più volte, non dispiace comunque quanto fanno Ugorsky o Margulis e l'atmosfera che creano. Però a volte la sensazione è del motore in stallo, della macchina che perde motricità. 

  • Thanks 1
Grancolauro
Inviato
1 ora fa, Lolparpit ha scritto:

Però a volte la sensazione è del motore in stallo, della macchina che perde motricità.

Sì, anch'io ho questa sensazione. Vero è che rallentando in quel modo cambia completamente la percezione della sonata da parte dell'ascoltatore: occorrerebbe risintonizzare il cervello, cercando di "mettere tra parentesi" la memoria delle esecuzioni che adottano il tempo standard. Ma non è così semplice e l'impressione resta 

Inviato

Piccolo Ot. Dopo vari tentativi (accade talvolta coi capolavori “ostici”) mi sono innamorato delle Variazioni Diabelli. Ho ascoltato varie versioni, devo dire che quella di Pollini mi pare insuperata.

Le esegui’ nella Sala Pedrotti a un remoto festival Rossini, credo fosse il 1998 o giu’ di li’

Inviato
5 ore fa, Lolparpit ha scritto:

A me, se si ha pazienza di ascoltare più volte, non dispiace comunque quanto fanno Ugorsky o Margulis e l'atmosfera che creano.

grazie della segnalazione su Margulis, ascoltata mi sembra sì comoda nei tempi, ma non estrema come quella di Ugorski, che è davvero unica in questo senso.

E pur ponendomi mille domande sulle motivazioni di un'interpretazione così estrema, senza possedere la tua conoscenza pianistica, devo dire che dell'unica volta che ho ascoltato Ugorski dal vivo, a Padova molti anni fa, ho un ricordo straordinario.

Una valanga di errori, ma proprio note false come raramente si sente in un concerto, ma una capacità di ammaliare il pubblico rara; lo ricordo ancora come un concerto unico, dopo tanti anni.

  • Thanks 2
Grancolauro
Inviato
Il 15/09/2026 at 18:54, mozarteum ha scritto:

mi sono innamorato delle Variazioni Diabelli

Amore mai sbocciato nel mio caso. In compenso, uno dei mie più grandi innamoramenti ce l’ho avuto per le 32 variazioni in Do minore, al punto che le portai pure all’esame di diploma di pianoforte, una vita fa…

Qui eseguite da un Kissin inspirato

 

 

Inviato

Io sono innamorato delle Diabelli. Non è stato un amore a prima vista: c'è stato bisogno di un avvicinamento progressivo, di più ascolti pazienti. Le trovo un capolavoro immenso con Beethoven che, anche qui, fa evolvere la scrittura pianistica a vette che, al tempo, sembravano quasi inconcepibili. Credo che una certa fatica iniziale sia dovuta alla sostanziale uniformità della tonalità, che tende a tornare al do maggiore. Poi, quando si entra nella logica, si rimane abbagliati dalla metamorfosi che il genio beethoveniano imprime alla danza innocente di Diabelli. Forse è musica meno immediata, che solletica più l'intelligenza che il cuore, ma alcuni momenti mi entrano nelle fibre e mi frullano in testa per giorni: la Fughetta (n. 24) e le ultime tre, Largo, Fuga e Minuetto.  

Sono esigentissime per il pianista, un po' come il II movimento della 111: al di là della tecnica, se manca l'ispirazione, il suono giusto, la sensibilità giusta...non scocca la magia. 

Inviato

Qui la 111 di un pianista importante come Lugansky, più celebrato in altro repertorio che in Beethoven:

Non mi toglie il fiato, ma mi piace parecchio, soprattutto il I movimento, corrucciato ed enigmatico. Meno l'Andante.

Il Beethoven anni '20 del XIX secolo è in un universo tutto suo e il suo genio visionario appare spesso inafferrabile. 

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