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Melius Club

Beethoven, Op. 111


Lolparpit

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Lolparpit
Inviato

Sto ascoltando ultimamente l'ultima sonata di Beethoven, seguendo le esecuzioni con sotto gli occhi la partitura. Mi sembra una scrittura audace, estremamente esigente per il pianista. So che è l'op. 106 è considerata la più difficile delle trentadue, seguita dall'op. 101. Questa è davvero ardua. Solo guardando l'inizio, i primi, primissimi due accordi dell'introduzione. Nella partitura sono affidati alla mano sinistra:

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E così è nell'autografo beethoveniano. Vedo che i pianisti si dividono in chi lo distribuisce su due mani, e chi invece affida tutto alla sinistra. La soluzione destra-sinistra consente una resa più precisa della scrittura: il passaggio deve essere velocissimo (è un trentaduesimo) e vigoroso (vedo varie indicazioni dinamiche 'molto energico', un forte e uno sforzato). Lasciando l'esecuzione alla sola sinistra l'esecuzione è più rischiosa (c'è un rapido spostamento laterale, perlopiù all'inizio, a freddo) e malagevole se si vuole mantenere la dinamica al forte. Tuttavia l'effetto alla vista è notevole: una zampata leonina all'esordio. Ed è solo l'inizio. 

Ci vi piace in questa sonata, celebre ma difficile anche all'ascolto? 

 

  • Thanks 2
Inviato

Le ultime sonate di LvB, in particolare le opp. 109, 110 e 111 sono, per quanto mi riguarda, le più audaci, innovative e originali partiture per pianoforte, e non solo della letteratura del XIX secolo, con un linguaggio e delle idee talmente nuove che saranno comprese pienamente solo mezzo secolo dopo la loro composizione.

Lolparpit
Inviato
15 ore fa, gabel ha scritto:

le più audaci, innovative e originali partiture per pianoforte

In effetti è impressionante come Beethoven abbia evoluto la scrittura pianistica esplorando orizzonti espressivi davvero impensabili per i tempi. In vent'anni ha dato una svolta alla letteratura pianistica che si stenta a credere. 

Tornando all'inizio, alle prime due note, ecco Pollini che parte con la destra: 

Interpretazione dai tempi molto mossi, travolgente, trascinante. Rapidissima anche l'Arietta.

  • Melius 1
analogico_09
Inviato
5 ore fa, Lolparpit ha scritto:

In effetti è impressionante come Beethoven abbia evoluto la scrittura pianistica esplorando orizzonti espressivi davvero impensabili per i tempi.

  Mi sembra sia rapportabile alla indicibile evoluzione che Beethoven, oramai sordo, imprime alla letteratura cameristica, ovvero al "classico" quartetto d'archi creando una serie di Opere che sembrano composte prima e dopo gli anni della loro creazione. Non si hanno composizioni analoghe e coeve che possano reggere al confronto diretto.  Come ogni altro genio della musica universale Beethoven componeva - quartetti, concerti, sonate - lontano dai calendari e dagli orologi, seguiva l'impulso metasonoro che sgorgava dalle profondità del suo essere spirituale e "mentale, che solo lui poteva udire fino a quando, "messa nero su bianco" ancora oggi le genti del mondo restano sgomenti, attratti, disorientati, gaudenti ed appagati, financo "spaventati". Trovo "vantaggioso" che l'arte possa anche spaventare. 

  • Thanks 1
analogico_09
Inviato

                                                 

7 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Personalmente, trovo che questa sonata sia il pezzo per pianoforte più difficile da suonare che Beethoven abbia mai scritto. Chi ci prova trova difficoltà di tutti i tipi, sia tecniche sia interpretative.

 

 

Mi piace molto l'interpretazione della Sonata 111 di Ashkenazy  così libea, disinvolta e disinibita, tutt'altro che incerta, affannata oppure  "intimorita" dal carattere coriaceo e "subcoscente" dell'opera - La sordità del compositore, che ascoltava con il terzo orecchio le sue proprie ed esclusive risonanze musicali all'interno del "se" e dell'"es"  determinerà quei cambiamenti radicali di stile, quindi di forma, di linguaggio e di espressione in grado di contagiare gli interi corsi musicali d'epoca e dei successivi.  Un'interpretazione verosimilmente lungimirante rispetto alle autorevoli "intenzioni", di grande fluidità esecutiva tecnico-formale, musicalissima ed espressiva, gioiosamente antivirtuosistica. 

Salvo horrori od omissioni... 


Va da se' che da un po' di anni vado via via sempre più accorgendomi dell'effettiva grandezza musicale di questo pianista del quale non si fa in fondo un gran parlare.

 

Da guardare sulla pagina di YouTube

 

 



                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Grancolauro
Inviato

@analogico_09 ad intuito penso potrebbe piacerti anche la versione di Andras Schiff, non quella dell'integrale delle sonate ma quella registrata per ECM nel 2013. E' una versione interessante perché Schiff usa un Bechstein del 1921 che ha una resa timbrica molto particolare, morbida e luminosa senza l'impatto a volte un po' invadente degli Steinway dei nostri giorni. Non uno strumento d'epoca, quindi, ma comunque uno strumento che restituisce un suono molto bello, davvero adatto a questo pezzo. 
 

 

Inviato
5 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Da guardare sulla pagina di YouTube

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Inviato

Tra le versioni che possiedo di questa sonata, oltre al (per me) inarrivabile Pollini, quelle che ritengo più coinvolgenti sono l'interpretazione di Levit, con una registrazione che trovo impeccabile

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e quella più datata di Pogorelich, forse meno riuscita come incisione ma altrettanto trascinante.

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  • Thanks 1
Inviato

Considero questa magnifica sonata (e in particolare il secondo movimento) il primo pezzo di jazz della storia: LVB era davvero avanti!

Inviato

Qui Schiff con un Bosendorfer, e l’inizio tutto con la sinistra e il salto un po’ scomodo:

 

Mi piace, ma a volte lo trovo un po’ legnoso e con bizzarrie di accenti che non capisco.

Inviato

Ti capisco. A volte mi dimentico dell’imperatore Claudio. Grande la sua 111

2 ore fa, maverick ha scritto:

sarò anche noioso e sorpassato, .. ma ho riascoltato anche un'interpretazione quasi all'opposto di Pollini, (specialmente l'ultima di pochi anni fa) e cioè quella di metà anni '60 di nonno Arrau.

A parte la splendida registrazione (almeno per quegli anni, migliore di tante di oggi) non smette mai di emozionarmi la solenne lentezza e pastosità del suono.

Lentezza che non è noia o pesantezza, lo paragonerei a Giuliani.

È chiaro che non è l'unico modo di interpretare la sonata (questa, ma anche altre..); non so neanche se sia il modo che LVB avrebbe voluto, con i suoi metronomi, .. probabilmente no.

Ma ho le lacrime agli occhi per la goduria dell'ascolto...

Inviato

Qui in video a Bonn, la culla di Beethoven:

 

L’attacco tutto con la sinistra, come da spartito, come voleva Beethoven

 

Inviato

@maverick Arrau e Backhaus non possono mai stare fuori da una ipotetica classifica di interpreti beethoveniani, lascio Schnabel fuori per questioni audio.

  • Melius 1

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