senek65 Inviato Venerdì alle 08:28 Condividi Inviato Venerdì alle 08:28 35 minuti fa, appecundria ha scritto: Quello che il film fa è far pronunciare agli artefici ciò che le vittime descrivevano già, senza microfono.È un sistema. Una fabbrica di obiettivi, dicono gli stessi che l’hanno fatta funzionare. Intelligenza artificiale, telefoni violati, schermi a decine di chilometri dal fumo. A parte il 7 ottobre 2023 quando stavano tutti guardando la tv: mossad, esercito, Bibi,tutti con la testa altrove. Giorno dopo giorno vien da pensare a cose talmente orrende che si fatica anche a credere di averle solo pensate...però, però... Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1838645 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
UpTo11 Inviato Venerdì alle 11:05 Condividi Inviato Venerdì alle 11:05 3 ore fa, appecundria ha scritto: Pierfilippo Fazio @Pierfil99385506 Qualcuno ha dovuto aspettare un film israeliano, girato sui tetti di Tel Aviv da due cineasti israeliani, con ventiquattro voci anonime di ufficiali e analisti dell’intelligence, per concedersi il pensiero che lo Stato in questione pratica il terrore come politica. I palestinesi lo dicono da anni. Lo dicono i sopravvissuti di Gaza, i medici sotto le bombe, i giornalisti sepolti con le loro famiglie, gli avvocati che hanno depositato fascicoli alla Corte dell’Aia. Lo dicono anche rapporti delle Nazioni Unite, sentenze e pareri consultivi. Non mancavano le voci. Mancava chi volesse ascoltarle. Meglio tardi che mai, si dice. I morti, però, non tornano. NAZA non è un titolo poetico. È l’acronimo militare con cui si indica, in anticipo, quanti civili si è disposti a uccidere per colpire un sospetto. Non “danno collaterale” scoperto dopo. Un numero inserito nel calcolo prima dello sgancio. Venti. Duecento. In un caso, cinquecento. Case intere, quartieri, famiglie dormienti. Si ascolta il telefono di un bambino, si sente “papà è a casa”, e si autorizza il colpo. Si lavora di notte perché è più facile trovare il bersaglio a letto con i suoi. Quello che il film fa è far pronunciare agli artefici ciò che le vittime descrivevano già, senza microfono.È un sistema. Una fabbrica di obiettivi, dicono gli stessi che l’hanno fatta funzionare. Intelligenza artificiale, telefoni violati, schermi a decine di chilometri dal fumo. “Sono solo un ingranaggio”, ripetono. L’ingranaggio appartiene a uno Stato. Quando uno Stato calcola in anticipo quanti bambini può seppellire per ogni militante, e alza progressivamente la soglia, non sta facendo la guerra: sta amministrando il terrore. A Gaza lo sapevano prima che un festival europeo decidesse di crederci. Il sionismo politico, nella forma che ha preso dopo il 1967 e che si è radicalizzata in questi anni, non è un sentimento identitario. È il quadro che ha reso possibile trasformare un popolo sotto assedio in materiale di consumo statistico. Occupazione permanente, blocco, colonizzazione, e poi la macchina che traduce tutto questo in coordinate e in NAZA. Chi confonde la critica di questo progetto con l’odio verso gli ebrei fa il lavoro sporco di chi ha bisogno di quella confusione per continuare. Si dirà che ogni Stato ha diritto a difendersi. In astratto è vero. Ma il diritto alla difesa non include il diritto di cancellare un territorio e di contabilizzare i civili come scarto accettabile. Il diritto internazionale non è un optional. Lo sapevano già quelli che hanno scritto le Convenzioni. Lo sapevano i palestinesi. Lo sapevano quelli che hanno documentato Cast Lead, Protective Edge, il Grande Ritorno. Non serviva Venezia. Ora il film esiste, gli ufficiali parlano, il ministro della Cultura chiede di togliere la cittadinanza ai registi, il primo ministro parla di incitamento antisemita “da dentro”. La reazione conferma il contenuto. Chi scopre solo adesso, a genocidio compiuto, ciò che un popolo intero ripeteva da anni, non è un profeta. È un ritardatario. Meglio tardi che mai vale per chi è ancora in vita. Per chi sta sotto le macerie la puntualità è un lusso che non gli è stato concesso. Sep 17, 2026 Ecihmann guarderebbe il film con un misto di compiacimento e invidia. Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1838749 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
CarloCa Inviato Venerdì alle 12:14 Condividi Inviato Venerdì alle 12:14 Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1838780 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
claravox Inviato Venerdì alle 12:15 Condividi Inviato Venerdì alle 12:15 A poche settimane dalle elezioni che potrebbero decidere il futuro politico di Netanyahu, arriva nei cinema italiani THE BIBI FILES, l’esplosivo Documentario, vietato in Israele, diretto da Alexis Bloom e prodotto dal premio Oscar Alex Gibney. Al centro del film ci sono immagini straordinarie e mai viste prima: le registrazioni degli interrogatori della polizia israeliana a Benjamin Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair, ai suoi collaboratori e ad alcuni dei più potenti uomini d’affari del Paese, realizzate nell’ambito delle indagini per corruzione che hanno portato all’incriminazione del Primo Ministro israeliano. Parliamo di un documentario del 2024, ripubblicato anche da Tucker Carlson. Si basa su oltre mille ore di interrogatori segreti della polizia israeliana. Il film mostra come il premier usi i conflitti a Gaza, Libano e Iran per restare al potere e sfuggire ai processi. Tra le rivelazioni più pesanti: Netanyahu avrebbe fatto arrivare fino a 35 milioni di dollari al mese dal Qatar ad Hamas per tenere Gaza divisa. In Israele il documentario è stato bloccato in tribunale da Netanyahu per motivi di privacy. Mercoledi 30 Settembre 2026 evento nazionale proiezioni simultanee in più sale. Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1838782 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Velvet Inviato Sabato alle 17:20 Condividi Inviato Sabato alle 17:20 Prendetevi 5 minuti per leggere questo https://www.valigiablu.it/naza-documentario-danno-collaterale-israele-gaza/ Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1839684 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. Gaetanoalberto Inviato 1 ora fa Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 1 ora fa Da un post su Facebook Sono andato a vedere l’anteprima del film “Naza” avendo in mente i venticinque minuti di applausi tributati ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor alla Biennale Cinema di Venezia e il premio speciale della giuria loro conferito (direi un po’ poco per l’importanza e anche valore dell’opera). Alla fine degli ottanta minuti di proiezione gli applausi sono stati pochi e timidi. Nella sala, che aveva i posti esauriti, in gran parte di spettatori giovani, era sceso il gelo, c’era un grande senso di disagio. Non perché il film non fosse piaciuto ma per lo sgomento di fronte alla narrazione di questi ventiquattro militari, evidentemente di ottima istruzione e appartenenti a classi sociali medio alte o alte, politicamente progressisti, che raccontano la loro partecipazione al genocidio di Gaza (uno di loro ammette esplicitamente che di questo si tratta) come se parlassero di un gioco, un passatempo, un lavoro. Il film racconta di come, storicamente, dopo la guerra del ’67 e la conquista di Cisgiordania e striscia di Gaza, Israele abbia esercitato uno stretto controllo sui palestinesi, fornendo loro la propria rete di comunicazione, prima di telefonia tradizionale poi con la rete mobile. E’ stato con l’avvento dell’utilizzo degli smartphone che gli israeliani hanno realizzato programmi (Pegasus, Graphite) in grado di infiltrarsi nei telefonini e controllarne pienamente l’utilizzo, vedendo posta, video, foto, ascoltando chiamate, determinando la posizione. Associato a un software IA chiamato Lavender, i militari israeliani sono in grado di programmare chi uccidere, dove, e quanti innocenti possono essere sacrificati per, ad esempio, sopprimere un militante o un capo di Hamas. L’algoritmo valuta la vittima assegnando un punteggio in base al quale stabilisce che venti, cento o più innocenti (famigliari, donne, bambini) sono sacrificabili per raggiungere l’obiettivo. Questi innocenti li chiamano “Naza”, vittime collaterali, e gran parte degli intervistati non si pone il problema della loro morte. Anche perché, dicono, fin dall’inizio i capi dell’esercito hanno deciso di privilegiare l’uccisione negli appartamenti, quindi, inevitabilmente, con la presenza di figli piccoli, mogli, parenti, senza contare chi vive negli appartamenti vicini, considerando che a volte per uccidere un membro di Hamas si radeva al suolo un intero edificio. Questo raccontano i soldati intervistati, con la tranquillità di chi descrive una gita in campagna. Dicono che gli ufficiali li invitavano a non porsi limiti morali, di sentirsi parte del “sistema”, e che le loro erano azioni di pulizia. I palestinesi vanno soppressi, non solo, ma cancellati. Le loro case non solo devastate, ma rase al suolo, bruciate (sanno anche come bruciare nel modo più efficace un edificio). Disegnano molto tranquillamente una mappa con tutti gli edifici, la loro altezza, suddivisi in celle dove effettuare i bombardamenti. Ma poi la narrazione va in crescendo: non si uccidono più solo i palestinesi per eliminare quelli di Hamas ma semplicemente perché sono palestinesi e vanno cancellati dalle terre del grande Israele, che è solo loro, la biblica terra promessa. Così iniziano a uccidere le persone in fila per il cibo. Stabiliscono delle linee immaginarie e chi le valica, fosse anche un bambino, viene ammazzato. Uno racconta appunto di un bambino a cui hanno sparato e poi hanno lasciato agonizzare e che è stato divorato dai cani, mentre i soldati stavano a guardare. Certo, qualcuno di questi soldati ha qualche momento di ripensamento. Uno dice di essersi dispiaciuto della morte di un bambino perché ne aveva visto le foto, scene di comune vita famigliare. Un altro dice che, per la sua educazione, ha sempre considerato il nazismo il male assoluto, e arriva a chiedersi: “Ma ora io che sono?” Comunque questi soldati sono giovani, sicuramente cresciuto coi videogiochi, ed eseguono queste uccisioni esattamente come se giocassero con una playstation. Addirittura uno afferma di divertirsi molto, e di sentirsi soddisfatto quando realizza gli obiettivi. Manca completamente un senso morale. Intanto che scorrono le interviste, prese sul terrazzo di Tel Aviv dove vivono i registi, la videocamera mostra immagini di vita di questa città, moderna, piena di grattacieli, dove la primitiva identità palestinese è stata completamente cancellata: persone che guardano la televisione, che puliscono un tavolo dopo una cena. Fuori, nella notte piena di luci, scorre un traffico incessante. A sessanta chilometri, di distanza, a Gaza, bagnata dallo stesso mare, si consuma il massacro, come ogni notte. Le autorità israeliane si sono scagliate contro il film, senza peraltro averlo visto. I registi sono stati insultati, minacciati, tacciati di tradimento. Il ministro della cultura vuol togliere loro la cittadinanza israeliana. Due cose mi sono venute in mente. La poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo”, e che questi israeliani che vivono indifferenti nelle loro tiepide case subiscano la maledizione degli ultimi versi del poeta. Che tra i produttori del film ci sia il regista britannico Jonathan Glazer, ebreo, che ha realizzato “La zona d’interesse”, Oscar per il miglio film internazionale. Là erano i nazisti che conducevano una vita tranquilla e felice mentre a poche decine di metri gli ebrei passavano per i camini del campo di concentramento. Intanto sento alla televisione che a Gaza è crollato un edificio bombardato, uccidendo decine di persone e tanti bambini. Che in Cisgiordania un quindicenne è stato ucciso dall’esercito israeliano perché “terrorista”, dato che aveva lanciato sassi, dicono, contro i soldati. Contro il film “Naza” si scatenano perché rivela, con la forza della parola e delle immagini, quello che Israele, con la complicità dell’occidente, sta compiendo e hanno il terrore che, prima o poi, l’opinione pubblica mondiale si rivolti contro i loro crimini, la loro aberrazione morale. Sono pronto a scommettere che nella democratica Israele questo film non uscirà mai. Da Sauro Sassi Grazie a Daniele Tuna 1 5 Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1840637 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
cesare Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa 18 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto: Il film racconta di come, storicamente, dopo la guerra del ’67 e la conquista di Cisgiordania e striscia di Gaza, Israele abbia esercitato uno stretto controllo sui palestinesi, fornendo loro la propria rete di comunicazione, prima di telefonia tradizionale poi con la rete mobile. E’ stato con l’avvento dell’utilizzo degli smartphone che gli israeliani hanno realizzato programmi (Pegasus, Graphite) in grado di infiltrarsi nei telefonini e controllarne pienamente l’utilizzo, vedendo posta, video, foto, ascoltando chiamate, determinando la posizione. ovviamente il 7 ottobre si erano presi tutti un giorno di vacanza ... che combinazione! Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1840651 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa 8 minuti fa, cesare ha scritto: .. che combinazione L'altra è che oltre 300 vittime siano state tra i ragazzi del Rave... nessuna tra i coloni Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1840658 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
senek65 Inviato 54 minuti fa Condividi Inviato 54 minuti fa Si ma tutto questo è falso e voi siete antisemiti pro-pal. Link al commento https://melius.club/topic/30454-naza-la-macelleria-israeliana/page/7/#findComment-1840673 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Messaggi raccomandati