UpTo11 Inviato 15 Settembre Inviato 15 Settembre Sarebbe esattamente come discutere con un talebano, un ayatollah o un sionista. Stessa roba.
eduardo Inviato 15 Settembre Inviato 15 Settembre Lo scopo è quello di fare propaganda, l' ammuina a volte rende. La soluzione è il totale silenzio. Fatelo blaterare da solo 2
Questo è un messaggio popolare. cesare Inviato 17 Settembre Questo è un messaggio popolare. Inviato 17 Settembre hanno assassinato un premier, cosa vi aspettavate di diverso da questi terroristi? 3
Velvet Inviato 17 Settembre Inviato 17 Settembre Lo dicevo che d'ora in poi era meglio stessero lontani dal covo di matti invasati.
UpTo11 Inviato 17 Settembre Inviato 17 Settembre 4 minuti fa, Velvet ha scritto: Lo dicevo che d'ora in poi era meglio stessero lontani dal covo di matti invasati. Quello aggredito non è nemmeno uno dei registi, è un altro documentarista che ha espresso sostegno ai due.
Velvet Inviato 17 Settembre Inviato 17 Settembre Adesso, UpTo11 ha scritto: Quello aggredito non è nemmeno uno dei registi, è un altro documentarista che ha espresso sostegno ai due. Figurati cosa gli farebbero ai due registi trovandoseli davanti
Gaetanoalberto Inviato 17 Settembre Inviato 17 Settembre Che peccato vederli ridotti così.Servono da monito
Velvet Inviato 17 Settembre Inviato 17 Settembre Giusto per confermare la libertà di pensiero, l'invasato Ben Gvir ha evocato pubblicamente lo stesso trattamento riservato ai terroristi per i due registi del film Naza. Ora, difendere anche per macabro scherzo come fa qui qualcuno questo regime e i suoi stolti esponenti credo vada oltre il cattivo gusto. Quanto alla presunta invenzione delle fonti allora si dovrebbe spiegare il perchè l'IDF abbia avviato su ordine del ministro competente un'indagine interna per capire da dove siano uscite le informazioni classificate su cui si basa il film. Evidentemente tanto inventate non erano...
djansia Inviato 17 Settembre Autore Inviato 17 Settembre L'ho visto poco fa al TG, mi si è stretto il cuore. Sono molto dispiaciuto nel vedere cittadini comuni non manifestare, che ovviamente è lecito, ma invocare la pena di morte. La "malattia" di chi li governa si sta diffondendo e trasmettendo ai cittadini. Gli autori sono connazionali, mi ricordano vagamente gli italiani che ancora oggi odiano e vogliono la pelle di Ilaria Salis. Gli autori del documentario e i loro famigliari dovranno lasciare il paese, almeno per un po' perché di certo non avranno protezione e scorta dal loro governo. Qui non si tratta di "tradimento", la sensazione è che il documentario racconti davvero retroscena delle tattiche di sterminio del popolo palestinese dopo il 7 ottobre.
Questo è un messaggio popolare. appecundria Inviato 17 Settembre Questo è un messaggio popolare. Inviato 17 Settembre Oggi anniversario dell'omicidio di Folke Bernardotte. https://it.wikipedia.org/wiki/Folke_Bernadotte https://fba.se/en/about-fba/the-story-of-folke-bernadotte 5 1
UpTo11 Inviato 17 Settembre Inviato 17 Settembre 18 minuti fa, appecundria ha scritto: Oggi anniversario dell'omicidio di Folke Bernardotte. https://it.wikipedia.org/wiki/Folke_Bernadotte https://fba.se/en/about-fba/the-story-of-folke-bernadotte Eh ma è cominciato tutto il 7 ottobre...
Questo è un messaggio popolare. appecundria Inviato 18 Settembre Questo è un messaggio popolare. Inviato 18 Settembre Pierfilippo Fazio @Pierfil99385506 Qualcuno ha dovuto aspettare un film israeliano, girato sui tetti di Tel Aviv da due cineasti israeliani, con ventiquattro voci anonime di ufficiali e analisti dell’intelligence, per concedersi il pensiero che lo Stato in questione pratica il terrore come politica. I palestinesi lo dicono da anni. Lo dicono i sopravvissuti di Gaza, i medici sotto le bombe, i giornalisti sepolti con le loro famiglie, gli avvocati che hanno depositato fascicoli alla Corte dell’Aia. Lo dicono anche rapporti delle Nazioni Unite, sentenze e pareri consultivi. Non mancavano le voci. Mancava chi volesse ascoltarle. Meglio tardi che mai, si dice. I morti, però, non tornano. NAZA non è un titolo poetico. È l’acronimo militare con cui si indica, in anticipo, quanti civili si è disposti a uccidere per colpire un sospetto. Non “danno collaterale” scoperto dopo. Un numero inserito nel calcolo prima dello sgancio. Venti. Duecento. In un caso, cinquecento. Case intere, quartieri, famiglie dormienti. Si ascolta il telefono di un bambino, si sente “papà è a casa”, e si autorizza il colpo. Si lavora di notte perché è più facile trovare il bersaglio a letto con i suoi. Quello che il film fa è far pronunciare agli artefici ciò che le vittime descrivevano già, senza microfono.È un sistema. Una fabbrica di obiettivi, dicono gli stessi che l’hanno fatta funzionare. Intelligenza artificiale, telefoni violati, schermi a decine di chilometri dal fumo. “Sono solo un ingranaggio”, ripetono. L’ingranaggio appartiene a uno Stato. Quando uno Stato calcola in anticipo quanti bambini può seppellire per ogni militante, e alza progressivamente la soglia, non sta facendo la guerra: sta amministrando il terrore. A Gaza lo sapevano prima che un festival europeo decidesse di crederci. Il sionismo politico, nella forma che ha preso dopo il 1967 e che si è radicalizzata in questi anni, non è un sentimento identitario. È il quadro che ha reso possibile trasformare un popolo sotto assedio in materiale di consumo statistico. Occupazione permanente, blocco, colonizzazione, e poi la macchina che traduce tutto questo in coordinate e in NAZA. Chi confonde la critica di questo progetto con l’odio verso gli ebrei fa il lavoro sporco di chi ha bisogno di quella confusione per continuare. Si dirà che ogni Stato ha diritto a difendersi. In astratto è vero. Ma il diritto alla difesa non include il diritto di cancellare un territorio e di contabilizzare i civili come scarto accettabile. Il diritto internazionale non è un optional. Lo sapevano già quelli che hanno scritto le Convenzioni. Lo sapevano i palestinesi. Lo sapevano quelli che hanno documentato Cast Lead, Protective Edge, il Grande Ritorno. Non serviva Venezia. Ora il film esiste, gli ufficiali parlano, il ministro della Cultura chiede di togliere la cittadinanza ai registi, il primo ministro parla di incitamento antisemita “da dentro”. La reazione conferma il contenuto. Chi scopre solo adesso, a genocidio compiuto, ciò che un popolo intero ripeteva da anni, non è un profeta. È un ritardatario. Meglio tardi che mai vale per chi è ancora in vita. Per chi sta sotto le macerie la puntualità è un lusso che non gli è stato concesso. Sep 17, 2026 5 2
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