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Naza: la macelleria israeliana.


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Inviato
35 minuti fa, appecundria ha scritto:

Quello che il film fa è far pronunciare agli artefici ciò che le vittime descrivevano già, senza microfono.È un sistema. Una fabbrica di obiettivi, dicono gli stessi che l’hanno fatta funzionare. Intelligenza artificiale, telefoni violati, schermi a decine di chilometri dal fumo.

A parte il 7 ottobre 2023 quando stavano tutti guardando la tv: mossad, esercito, Bibi,tutti con la testa altrove.

Giorno dopo giorno vien da pensare a cose talmente orrende che si fatica anche a credere di averle solo pensate...però, però...

Inviato
3 ore fa, appecundria ha scritto:

 

Pierfilippo Fazio

@Pierfil99385506

 

Qualcuno ha dovuto aspettare un film israeliano, girato sui tetti di Tel Aviv da due cineasti israeliani, con ventiquattro voci anonime di ufficiali e analisti dell’intelligence, per concedersi il pensiero che lo Stato in questione pratica il terrore come politica. I palestinesi lo dicono da anni. Lo dicono i sopravvissuti di Gaza, i medici sotto le bombe, i giornalisti sepolti con le loro famiglie, gli avvocati che hanno depositato fascicoli alla Corte dell’Aia. Lo dicono anche rapporti delle Nazioni Unite, sentenze e pareri consultivi. Non mancavano le voci. Mancava chi volesse ascoltarle. Meglio tardi che mai, si dice.

I morti, però, non tornano. NAZA non è un titolo poetico. È l’acronimo militare con cui si indica, in anticipo, quanti civili si è disposti a uccidere per colpire un sospetto. Non “danno collaterale” scoperto dopo. Un numero inserito nel calcolo prima dello sgancio. Venti. Duecento. In un caso, cinquecento. Case intere, quartieri, famiglie dormienti. Si ascolta il telefono di un bambino, si sente “papà è a casa”, e si autorizza il colpo. Si lavora di notte perché è più facile trovare il bersaglio a letto con i suoi.

Quello che il film fa è far pronunciare agli artefici ciò che le vittime descrivevano già, senza microfono.È un sistema. Una fabbrica di obiettivi, dicono gli stessi che l’hanno fatta funzionare. Intelligenza artificiale, telefoni violati, schermi a decine di chilometri dal fumo. “Sono solo un ingranaggio”, ripetono. L’ingranaggio appartiene a uno Stato.

Quando uno Stato calcola in anticipo quanti bambini può seppellire per ogni militante, e alza progressivamente la soglia, non sta facendo la guerra: sta amministrando il terrore. A Gaza lo sapevano prima che un festival europeo decidesse di crederci.

Il sionismo politico, nella forma che ha preso dopo il 1967 e che si è radicalizzata in questi anni, non è un sentimento identitario. È il quadro che ha reso possibile trasformare un popolo sotto assedio in materiale di consumo statistico. Occupazione permanente, blocco, colonizzazione, e poi la macchina che traduce tutto questo in coordinate e in NAZA.

Chi confonde la critica di questo progetto con l’odio verso gli ebrei fa il lavoro sporco di chi ha bisogno di quella confusione per continuare. Si dirà che ogni Stato ha diritto a difendersi. In astratto è vero. Ma il diritto alla difesa non include il diritto di cancellare un territorio e di contabilizzare i civili come scarto accettabile.

Il diritto internazionale non è un optional.

Lo sapevano già quelli che hanno scritto le Convenzioni. Lo sapevano i palestinesi. Lo sapevano quelli che hanno documentato Cast Lead, Protective Edge, il Grande Ritorno. Non serviva Venezia. Ora il film esiste, gli ufficiali parlano, il ministro della Cultura chiede di togliere la cittadinanza ai registi, il primo ministro parla di incitamento antisemita “da dentro”.

La reazione conferma il contenuto.

Chi scopre solo adesso, a genocidio compiuto, ciò che un popolo intero ripeteva da anni, non è un profeta. È un ritardatario. Meglio tardi che mai vale per chi è ancora in vita. Per chi sta sotto le macerie la puntualità è un lusso che non gli è stato concesso.

Sep 17, 2026

 

Ecihmann guarderebbe il film con un misto di compiacimento e invidia.

Inviato

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A poche settimane dalle elezioni che potrebbero decidere il futuro politico di Netanyahu, arriva nei cinema italiani THE BIBI FILES, l’esplosivo Documentario, vietato in Israele, diretto da Alexis Bloom e prodotto dal premio Oscar Alex Gibney.

Al centro del film ci sono immagini straordinarie e mai viste prima: le registrazioni degli interrogatori della polizia israeliana a Benjamin Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair, ai suoi collaboratori e ad alcuni dei più potenti uomini d’affari del Paese, realizzate nell’ambito delle indagini per corruzione che hanno portato all’incriminazione del Primo Ministro israeliano.

 

Parliamo di un documentario del 2024, ripubblicato anche da Tucker Carlson. Si basa su oltre mille ore di interrogatori segreti della polizia israeliana.

 

Il film mostra come il premier usi i conflitti a Gaza, Libano e Iran per restare al potere e sfuggire ai processi.
Tra le rivelazioni più pesanti: Netanyahu avrebbe fatto arrivare fino a 35 milioni di dollari al mese dal Qatar ad Hamas per tenere Gaza divisa.

 

In Israele il documentario è stato bloccato in tribunale da Netanyahu per motivi di privacy.

 

Mercoledi 30 Settembre 2026

evento nazionale

proiezioni simultanee in più sale.

 

Inviato
18 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Il film racconta di come, storicamente, dopo la guerra del ’67 e la conquista di Cisgiordania e striscia di Gaza, Israele abbia esercitato uno stretto controllo sui palestinesi, fornendo loro la propria rete di comunicazione, prima di telefonia tradizionale poi con la rete mobile. E’ stato con l’avvento dell’utilizzo degli smartphone che gli israeliani hanno realizzato programmi (Pegasus, Graphite) in grado di infiltrarsi nei telefonini e controllarne pienamente l’utilizzo, vedendo posta, video, foto, ascoltando chiamate, determinando la posizione.

ovviamente il 7 ottobre si erano presi tutti un giorno di vacanza ... che combinazione!

Gaetanoalberto
Inviato
8 minuti fa, cesare ha scritto:

.. che combinazione

L'altra è che oltre 300 vittime siano state tra i ragazzi del Rave... nessuna tra i coloni

Inviato

Si ma tutto questo è falso e voi siete antisemiti pro-pal. 

Inviato



Solo a me è sembrata più una minaccia che una rivendicazione?

analogico_09
Inviato
Il 14/09/2026 at 14:31, Roberto M ha scritto:

Ed infatti sono tutte fonti anonime, inverosimili e indimostrate.

  Quali sarebbero le tue fonti acclarate, verosimili e dimostrare che smerirebbero le altre fonti del tuo nagazionismo indimostrato? Fatti, non chiacchiere. Un film presentato su scala mondiale, nell'occhio del ciclone mediatico si presenta con bufale per essere subito smentito? Sarà già stato smentito, e con quali prove a seguito? Chi ne detenga dovrebbe mettersi a sua volta in discussione su piano planetario e snocciolare ad una ad una la prova contraria,piantare  il chiodo scaccia chiodo. Tutto tace, si odono solo le grida scomposte degli aguzzini e sodali. .  

analogico_09
Inviato

Mi scuso con chi ha postato commenti di varia natura e provenienza sui film in questione se non leggerò per il momento, è mia abitudine prima vedere poi leggere per non restarne eventualmente influenzato dagli altruim pareri. 

appecundria
Inviato
17 ore fa, claravox ha scritto:

Solo a me è sembrata più una minaccia che una rivendicazione?

Veramente tutto il mondo l'ha giudicata una scena degna de Il Padrino. 

  • Melius 1
appecundria
Inviato
11 ore fa, analogico_09 ha scritto:
Il 14/09/2026 at 14:31, Roberto M ha scritto:

Ed infatti sono tutte fonti anonime, inverosimili e indimostrate.

  Quali sarebbero le tue fonti acclarate, verosimili

Mi sembra che nemmeno Netanyahu neghi la veridicità dei fatti illustrati nel film. L'obiezione posta è che Israele ha il diritto divino di farlo per la missione affidatale dai profeti e nessun diritto contrario può essere accettato poiché terreno. 

Evidentemente Roberto considera i profeti biblici come fonte di diritto.

  • Melius 1



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