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Il valore del dubbio


Gaetanoalberto

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51 minuti fa, Dufay ha scritto:

È una schifezza di successo come altre. 

E questa è una certezza.

Ci sta che il film non sia piaciuto, a te come ad altri. Spero che tu non attribuisca valore universale alla tua "certezza".

Giusto per avere una visione più ampia (sintesi da Wikipedia):

 

2024 – David di Donatello

Miglior regista esordiente a Paola Cortellesi

Miglior attrice protagonista a Paola Cortellesi

Miglior attrice non protagonista a Emanuela Fanelli

Migliore sceneggiatura originale a Furio Andreotti, Giulia Calenda e Paola Cortellesi

2024 – Nastro d'argento

Film dell'anno

2024 – Globo d'oro

Miglior film

2024 – Norwegian International Film Festival di Haugesund

Premio del Pubblico

Premio Eurimages Audentia

2024 – Festival del Cinema di Göteborg

Premio "Dragon Award Best International Film"

2024 – Sydney Film Festival

Sydney Film Prize

2024 – Premio Suso Cecchi d'Amico (Castiglioncello) per la sceneggiatura

2023 – Festa del Cinema di Roma

Premio Concorso Progressive Cinema – Premio speciale della Giuria

Premio Miglior Opera Prima BNL BNP Paribas – Menzione speciale

2025 – Golden Panda Awards

Miglior film in lingua straniera

 

 

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1 ora fa, selby998 ha scritto:

Ci sta che il film non sia piaciuto, a te come ad altri. Spero che tu non attribuisca valore universale alla tua "certezza".

Ovvio che no, e’ evidentemente la mia opinione, condivisa da larga pere della critica.

Quanto ai premi che ha ricevuto quel film gli stessi sono perfettamente sovrapponibili al “successo popolare” e anche all’ideologia secondo la moda del momento.

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Mai dar retta ai critici (teatrali, musicali, cinematografici) e non farsi suggestionare dai primi o dal successo di pubblico che altrimenti il concerto dei tre tenori sarebbe migliore dei Vier Leztze Lieder della Norman e non scherziamo

Giudicare sempre in proprio.

C’e’ sempre un domani, parodia del grande neorealismo di Rossellinj e De Sica

  • Melius 1
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Gaetanoalberto

Ecco. Giudicando in proprio, si può ritenere che si sia "giocato" con il neorealismo, in un tempo e con modalità diverse e di una certa originalità, che comprendono anche il tratto della recitazione.

Rispetto a questo, assumendo che si aspirasse al

risultato di Rossellini, magari si può legittimamente pensare che il tentativo non sia riuscito.

Altri, possono ritenere anacronistica la pretesa dei severi critici, che cercano il neorealismo dove non si dovrebbe, e gradire il gioco, e la scelta volutamente "da cartolina", che ci rimanda ad un tempo non nostro dando luogo ad una storia interessante.

Credo che Mozart, a sentire le sue attuali esecuzioni tanto apprezzate dai cultori, le troverebbe infinitamente lontane dal suo originale, e

che un attempatissimo spettatore di quei tempi, miracolosamente sopravvissuto, vomiterebbe.

Ma si tratta di un dubbio, quindi scartatelo, che non fa per questi tempi di certezze e per cotanti giudici.

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Con tutto il rispetto per le opinioni di tutti, sono fermamente convinto che la violenza non sia mai connotabile da un colore o da una tendenza politica. La violenza è pura follia, sempre e comunque, sia che sia fisica o verbale. È il ripudio di tutto ciò che caratterizza il concetto del termine"umanita". Dove regna la violenza, l'umanità abdica, e si annulla anche la più modesta connotazione che ci distingue come "esseri teoricamente e potenzialmente intelligenti" che dovrebbero occupare il gradino più alto nelll'evoluzione degli esseri viventi. La violenza non è di sinistra, di destra o di centro. Dove inizia la violenza, l'uomo cessa di vivere. Se non si riesce a prendere coscienza di questa verità oggettiva e assoluta, l'esistenza e la vita non hanno più alcun valore. 

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2 ore fa, Roberto M ha scritto:

Quanto ai premi che ha ricevuto quel film gli stessi sono perfettamente sovrapponibili al “successo popolare” e anche all’ideologia secondo la moda del momento.

Quindi tu sostieni che anche i premi in Svezia, Norvegia e Australia sono da ricondurre alla ideologia di moda in Italia.

Mi perplime un pò ....

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6 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Vedo in molti interventi una preoccupante tendenza all'assolutismo del pensiero.

Sarà per gli studi umanistici, ma ho un'allergia mortale alle affermazioni categoriche e generalizzanti.

Le trovo in radice una delle concause degli autoritarismi, che rendono difficile

riconoscere l'umanità altrui.

Non vi sembra che purtroppo, aiutata dai social, questa polarizzazione alla quale partecipiamo spesso, sia un viatico verso la morte della democrazia?

Si può essere democratici senza accettare il confronto con le idee altrui?
La politica consiste o meno nella capacità, fermi i diritti fondamentali, di discutere e trovare il necessario compromesso ?

Siamo sicuri che la nostra richiesta di sintesi, il rifiuto del cosiddetto "prolisso", per cui viene scambiato ogni tentativo di minima articolazione del pensiero, non sia a sua volta figlia del ritorno del pensiero autoritario?

Non vi pare che l'irrefrenabile desiderio di dare patenti di virtù e di immoralità, che diversamente si manifesta a seconda dell'oggetto della discussione, sia l'olio di ricino al tempo dei social?

 

Per me, non ho mai presunto che il mio ingegno fosse in niente più perfetto di quello degli altri; anzi ho spesso desiderato di avere il pensiero così pronto, o l’immaginazione così netta e distinta, o la memoria così ampia e pronta come altri. E non vi sono altre qualità all’infuori di queste, che io sappia, che giovino alla perfezione dello spirito; ma, quanto alla ragione, siccome è la sola cosa che ci fa uomini e ci distingue dalle bestie, voglio credere che sia tutta intera in ciascuno, seguendo in questo l’opinione comune dei filosofi, i quali dicono che il più e il meno s’addicono solo agli accidenti e non alle forme o nature degl’individui d’una stessa specie.

 

IL METODO

Ma non esito a dire che mi reputo molto fortunato di avere avuto, fin dalla giovinezza, l’opportunità di seguire certe vie che m’hanno condotto ad alcune considerazioni e massime, da cui ho formato un metodo atto ad accrescere gradualmente la mia conoscenza e ad elevarla a poco a poco al più alto punto che la mediocrità del mio ingegno e la brevità della mia vita le consentiranno di raggiungere. Infatti ne ho già raccolto tali frutti che, per quanto nel giudicarmi io cerchi di essere incline alla diffidenza piuttosto che alla presunzione, e nel guardare con occhio di filosofo le azioni umane le ritenga quasi tutte inutili e vane, tuttavia non so fare a meno di sentirmi assai soddisfatto del progresso che credo di aver già compiuto nella ricerca della verità e di concepire tali speranze per l’avvenire che, se tra le occupazioni degli uomini — in quanto uomini — ve n’è qualcuna veramente buona e importante, oso credere che sia quella che ho scelta.

Tuttavia, può darsi che m’inganni e che prenda un po’ di rame o di vetro per oro e diamanti. Io so quanto siamo soggetti a sbagliarci in quel che ci tocca e quanto anche i giudizi dei nostri amici ci debbano esser sospetti allorché sono in nostro favore. Ma sarò lieto egualmente di mostrare in questo discorso quali sono le vie che ho seguite e di ritrarre come in un quadro la mia vita, affinché ciascuno possa formarsene un giudizio, ed io stesso, apprendendo le opinioni altrui dalla voce comune, possa aggiungere un nuovo mezzo d’istruirmi a quelli di cui son solito servirmi.

Così, il mio proponimento non è d’insegnare qui il metodo che ciascuno deve seguire per indirizzare bene la sua ragione, ma soltanto di mostrare in che modo ho cercato d’indirizzar la mia. Quelli che si atteggiano a maestri debbono stimarsi più abili di quelli a cui impartiscono i loro precetti, e, se vengono meno nella minima cosa, son degni di biasimo. Ma, poiché io non presento questo scritto che come una storia, o, se vi pare, come una favola, in cui, in mezzo a taluni esempi che possono essere imitati, se ne trovano forse molti altri che si avrà ragione di non seguire, spero che esso sarà utile ad alcuni, senza essere nocivo a nessuno, e che tutti mi ringrazieranno della mia franchezza.

(Cartesio, "Discorso sul metodo")

A mio parere, si legge troppo poco, si passa troppo tempo sui social e troppi sono convinti di poter comprendere la complessità del mondo con il proprio senso comune (e non confrontandosi con la lettura ad intelligenze superiori alla propria).

 

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6 ore fa, selby998 ha scritto:

Ci sta che il film non sia piaciuto, a te come ad altri. Spero che tu non attribuisca valore universale alla tua "certezza".

Giusto per avere una visione più ampia (sintesi da Wikipedia):

 

2024 – David di Donatello

Miglior regista esordiente a Paola Cortellesi

Miglior attrice protagonista a Paola Cortellesi

Miglior attrice non protagonista a Emanuela Fanelli

Migliore sceneggiatura originale a Furio Andreotti, Giulia Calenda e Paola Cortellesi

2024 – Nastro d'argento

Film dell'anno

2024 – Globo d'oro

Miglior film

2024 – Norwegian International Film Festival di Haugesund

Premio del Pubblico

Premio Eurimages Audentia

2024 – Festival del Cinema di Göteborg

Premio "Dragon Award Best International Film"

2024 – Sydney Film Festival

Sydney Film Prize

2024 – Premio Suso Cecchi d'Amico (Castiglioncello) per la sceneggiatura

2023 – Festa del Cinema di Roma

Premio Concorso Progressive Cinema – Premio speciale della Giuria

Premio Miglior Opera Prima BNL BNP Paribas – Menzione speciale

2025 – Golden Panda Awards

Miglior film in lingua straniera

 

 

Ma dai premiano cani e porci a volte.

Arriva il successo di pubblico, spiegabile solo con l'argomento "alla moda" e la facilità di elaborazione e arrivano i premi.

Artisticamente vale poco molto poco.

E, ripeto, non capirlo a mio parere è un sintomo non buono .

Diciamo che non chiederei consigli cinematografici a chi è piaciuto.

  • Sad 1
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3 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Soccorre tuttavia la statistica.

La violenza non ha nessun rapporto con la statistica. La statistica ha valore quando è applicata a fenomeni che riguardano gli esseri umani o la natura,ma chi è violento si autoescude dall' appartenenza alla razza umana o di qualsiasi altra forma di vita animale e vegetale. Se si applica la statistica alla violenza si giustifica, implicitamente attraverso percentuali e numeri, la violenza come tale e si potrebbero, così, giustificare eventuali gradazioni più o meno elevate, di violenza che, in alcuni casi, potrebbero anche essere considerati plausibili o necessari. Così accetttiamo la follia assoluta e giustifichiamo l'ipotesi della dittatura considerandola come sopportabile, auspicabile, e necessaria. Il più violento vince, gli altri o si sottomettono o muoiono. Alla faccia dell'umanità, della convivenza e della democrazia, quella vera, non quella reinventata a proprio ed escusivo vantaggio. Non esiste, almeno per me, altra verità. Non possono esistere statistiche o sfumature a questo riguardo, ma solo orrende e oscene distorsioni e manipolazioni della realtà. Chiaramente puoi anche non essere del mio stesso parere, ognuno può credere ciò che preferisce. Chi non accetta la violenza accetta, comunque, l'opinione altrui,e a qualsiasi costo. Il rispetto e la libertà rimangono principi inviolabili sempre. 

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