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Solidarietà e uguaglianza


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extermination
11 minuti fa, nullo ha scritto:

Sono distorsioni enormi.

Durante e dopo - anche molto dopo- detta tera tera ancora oggi ed in futuro - soprattuto in termini di rapporto qualità/prezzo di eventuali prestazioni richieste a certe ditte ( o imprese, se preferisci) nate-morte e resuscitate.
immagina i colletti bianchi che hanno necessità di metterseli in casa per ristrutturazioni o semplici manutenzioni che non capendoci una sega, ne subiscono supinamente le conseguenze ( oneri a parte per lo Stato) 

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43 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Ma come, sono tornato gentile facendo un grandissimo sforzo...!

Non vorrei ti venisse il colpo della strega.

Sfogati pure.

Non capisco certi atteggiamenti ma se ti sono congeniali, amen.

 

Poiché dici di chiedere alla Ai, proseguo estrapolando il seguito, chissà che se non le scriva io direttamente, le stesse cose abbiano una accoglienza diversa, vediamo:

 

D:.....osa implica per il welfare

 

Hai ragione: dei tre scenari che avevo descritto, oggi ne resta praticamente uno. Quello della "crescita sufficiente" richiedeva un PIL nominale sopra il costo medio del debito, e le condizioni per questo non ci sono.

 

Niente via d'uscita dalla crescita, così l'aggiustamento passa per l'avanzo primario, cioè per la spesa sociale, in quasi tutta l'area euro contemporaneamente.

 

Meno margine d'azione: se Francia e Italia comprimono insieme, la domanda europea si indebolisce e la crescita peggiora, proprio il circolo vizioso del 2012-13.

 

(Aridaje ndr)

 

Il differenziale come variabile politica: l'Italia oggi gode di una fiducia relativa, ma è fragile. Se la sfiducia verso Parigi si estende, il rialzo dei tassi colpirebbe di più il paese con il debito più alto.

 

Scenari esogeni:

 

restano la BCE (acquisti, backstop) e l'emissione comune europea. Sono scelte politiche, non variabili di mercato, e oggi sono incerte.

 

 ( te li saluto ndr )

 

Come vedi, cambia chi scrive, ma il risultato continua a non cambiare.

E tu continui a incazzarti con me, quasi fosse colpa mia.

 

 

 

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Finanziare il tutto con nuove tasse e patrimoniali:

 

Possono tamponare, ma è improbabile che risolvano. Il problema è strutturale, un costo degli interessi che supera la crescita, mentre queste misure agiscono soprattutto una volta sola o a spese della crescita.

Aumenti di imposte ordinarie

Spazio limitato: la pressione fiscale italiana è già attorno al 42-43% del PIL, tra le più alte dell'Ue, con una base imponibile erosa da evasione e lavoro precario.

Effetto sul denominatore: nel 2012-13 l'austerità fiscale ha fatto salire il rapporto debito/PIL, da circa il 116% a oltre il 130%, perché il PIL è sceso più di quanto sia calato il deficit. In fase di crescita debole i moltiplicatori fiscali sono più alti.

Evidenza empirica: la letteratura è divisa. Alcuni studi, come quelli di Alesina, trovano più durevoli i risanamenti basati sul taglio della spesa. Altri, come quelli del FMI, trovano effetti recessivi in entrambi i casi.

Patrimoniale ricorrente

Pochi precedenti positivi: negli anni Novanta circa una dozzina di paesi OCSE avevano un'imposta sul patrimonio, oggi se ne contano pochi (Norvegia, Spagna, Svizzera). Molti l'hanno abolita per gettito basso, costi di accertamento e fuga dei capitali. La Francia ha trasformato l'ISF nell'IFI nel 2017, anche se il bilancio di quell'abolizione è controverso.

La base è poco liquida: la ricchezza delle famiglie italiane supera i 10.000 miliardi, ma circa la metà è immobiliare, quindi difficile da tassare senza forzare vendite e deprimere i prezzi. Quella finanziaria è mobile.

*****

Gira che ti rigira quella è la realtà.

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8 minuti fa, nullo ha scritto:

Svizzera

La patrimoniale Svizzera ha scopo totalmente opposto a quello che si ritiene debba avere in Italia. Però. 
Serve ad indirizzare, forzare, i capitali provati verso l’investimento. 
È molto importante l’investimento in una società che vuole essere opulenta, infatti la plusvalenza da investimento NON è tassata. Si “accontentano” di ciò che deriva dal fatto che l’economia abbia capitali importanti sempre pronti a finanziare le buone iniziative economiche. 
Son strani sti svizzeri, hanno persino tutti i partiti al governo in proporzione al voto. Che scemi, come faranno a litigare di politicanza ed economanza in tivù (e sui forum) se son tutti al governo? Pazzesco neh?

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Gaetanoalberto
16 minuti fa, nullo ha scritto:

tu continui a incazzarti con me

Mi incazzo solo per le banalità tipo l'uguaglianza è un'utopia, la vecchia deve trottare, lo stato non deve fare da balia.

La prima è un'utopia solo se la si legge sbagliandone il significato, altrimenti è principio sacrosanto come la solidarietà. La vecchia trotta eccome, anzi, qualcuno trotta meno e si lamenta di più. Lo stato non riesce a fare da balia a nessuno nel senso sottinteso, e dall'altra parte spesso lo fa di più a chi ha di più.

Partendo da questo, certo che la crescita è la medicina meno dolorosa. Ma in mancanza la "rimodulazione"di cui dicevo sarebbe il minimo, visto che non si possono spremere oltre i lavoratori dipendenti di reddito medioalto.

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3 ore fa, extermination ha scritto:

Che bisogna aumentare la produttività è stato già detto? 

Che per incrementare la produttività il primo passaggio è meno imprese di maggiori dimensioni è stato detto?

Che la prima voce del bilancio dello Stato sono i trasferimenti all'INPS (oltre 165 miliardi) per pagare assegni pensionistici calcolati con il retributivo e le integrazioni al minimo è stato detto? Può essere intesa come una forma di solidarietà?

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3 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Ma in mancanza la "rimodulazione"di cui dicevo sarebbe il minimo, visto che non si possono spremere oltre i lavoratori dipendenti di reddito medioalto.

Ah, ma allora ho ragione quando dico che non leggi.

Inoltre io sostengo fin dall'inizio che molti non dovrebbero usufruirne per la.parye cje possono sostituire in prima persona.

 

ma andiamo al gran finale dell Ai che è terza:

 

Cosa tende a invertirsi

L'espansione finanziata a debito: tra gli anni Settanta e Ottanta le prestazioni sono cresciute più delle risorse (come mostra la tua tesi sulla divaricazione delle curve), e il conto è stato spostato sul futuro. Quella fase è finita: oggi il debito si ripaga, non si estende.

L'universalismo di fatto: i diritti restano scritti, ma l'accesso reale si restringe. Si vede già nella sanità (liste d'attesa, spesa privata oltre il 20% del totale) e nella previdenza (tassi di sostituzione più bassi per i giovani).

Cosa probabilmente cambia, non sparisce

Dall'universale al selettivo: più prestazioni legate al reddito (ISEE) e meno a diritti generali. Risparmia, ma crea trappole della povertà e lascia fuori il ceto medio, che paga e riceve meno.

Dal pubblico al privato: fondi sanitari, previdenza complementare e welfare aziendale. Chi può si assicura da sé e chi non può resta con il minimo, quindi l'uguaglianza si indebolisce proprio dove serve.

Dalla solidarietà tra gruppi a quella tra generazioni: oggi la spesa pensionistica pesa molto più dell'istruzione e delle politiche per i giovani. Un riequilibrio è l'unico punto dove "invertire il trend" avrebbe anche una logica di equità.

Perché non è inevitabile: il vincolo è sul totale delle risorse, non su come vengono distribuite. Dentro quel vincolo restano scelte vere: cosa proteggere (sanità e istruzione o pensioni), chi paga (lavoro, rendite, patrimoni) e quanta spesa va in investimenti produttivi. Paesi con meno risorse hanno mantenuto più equità, ad esempio i nordici con più attivazione e meno trasferimenti passivi.

Il rischio vero: con un surplus primario da produrre, la compressione cade dove c'è meno forza politica, cioè giovani, precari e Sud. Il risultato sarebbe una solidarietà formale ma una disuguaglianza crescente, senza che nessuno decida esplicitamente di abolire qualcosa.

In sintesi: invertire il trend degli ultimi decenni sarà probabilmente obbligato, ma quanto resta di solidarietà dipenderà da scelte politiche, non dai numeri soli.

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Gaetanoalberto
19 minuti fa, nullo ha scritto:

Gira che ti rigira quella è la realtà.

Gira che ti rigira, sono rapporti di forza e convergenze di interessi.

Da Berlusconi in poi e con Berlusconi poi, si sono incartate molte cose, seguendo le sirene sbagliate dal punto vista economico e fiscale.

Si prosegue imperterriti.

La causa non sono le politiche sociali, industriali e del lavoro, che semplicemente non ci sono.

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3 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Ecco. Siamo d'accordo. Tagli i servizi, tagli i salari, e prosegui nella spirale temuta da Nullo.

Premio Nobel per l'economia 2030.

Tra Stato ed Enti locali nel 2025 sono stati «distribuiti» esentasse circa 180 miliardi oltre a 22 di ulteriori sgravi fiscali; sempre nel 2025 su 58,9 milioni di italiani ben 30 milioni hanno fatto domanda di bonus, sussidi ecc. attraverso l’Isee. E poi ci sono troppe casse integrazioni che durano anni e la Naspi che ti consente di fare un anno pagato senza lavorare ogni due anni di lavoro e anche meno considerando l’Adl e altri sussidi.

Che si sommano ai 165 miliardi di trasferimenti all'INPS

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