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Arriva la tanto attesa riforma definitiva della scuola superiore


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Gaetanoalberto

Sempre nel caso interessasse la realtà, è ovvio che la qualità non dipende dalla denominazione.

Tutte le scuole del secondo ciclo consentono l'iscrizione alle università (sulle quali magari dovremmo soffermarci di più)
La filiera delle scuole tecniche in settentrione ha una solida eredità, apprezzata per molto tempo da alunni e famiglie anche in funzione delle buone possibilità di occupazione per molto tempo garantite.

Sempre al settentrione, gli istituti professionali hanno avuto per molto tempo una precisa funzione per chi aspirava ad un più veloce inserimento nel mondo del lavoro.

Diverso al sud, ma non perché gli alunni o gli insegnanti siano più deficienti: è ovvio che scuole tecniche e professionali richiedano oltre che investimenti laboratoriali maggiori, un tessuto produttivo diffuso che accolga la scuola, i tirocini ed infine i potenziali lavoratori.

Si spiega dunque perché al sud si investa sull'accoppiata liceo/università, che dà più possibilità di sbarcare il lunario.

Il preconcetto poi su chi sia meglio, assale in ugual misura adulti, lavoratori, professionisti, famiglie ed alunni.

In base a tale pregiudizio, mi spiace, ma soldi o non soldi, diploma o non diploma, classico o non classico, laurea o meno, cari forumers, you can kiss my ass, ma dipende dal dna intellettivo, non da particolari meriti.

Tornando serio, gli interventi sulla scuola non hanno sortito esiti positivi.

Sebbene la riforma Berlinguer abbia dato il primo colpo, il vero cagotto è iniziato quando la Lega (il partito meno adatto dell'universo ad occuparsi di cultura) ha cominciato a pretendere di influire in modo determinante sulla scuola, puntando prima di tutto alla scuola professionale quale cavallo di Troia.

Lo scopo nobile dichiarato era di adeguarsi alle richieste del mondo del lavoro, lo scopo reale di acquisire la possibilità di orientare fondi verso le strutture private della formazione della Lombardia, la regione pilota del disastro.

L'attuale ministro Valditara, ed uno dei precedenti, Bussetti, facevano parte del think tank lombardo che ha elaborato lo sfascio, usando lo strapotere economico lombardo per imporre la linea a tutte le altre regioni, anche restìe.

Il centrosinistra, non si capisce bene perché (ma non è una novità), ha avuto la brillante idea di snaturare la scuola professionale liceizzandola e abolendo la qualifica triennale. 

Togliere ai ragazzi dei professionali la possibilità di un diploma triennale con veloce accesso al lavoro, non è stata affatto una buona idea.

Ha privato il mondo del lavoro di alcune figure al tempo necessarie, ed ha costretto chi non ne aveva voglia a studiare fino a 18 anni.

In questo quadro, scivolando in base, la squadra lombarda ha imposto la sostituzione etnica della qualifica professionale statale con quella delle fondazioni regionali cattolico politiche leghiste centrodestriste, finanziate ad hoc.

Nel contempo, le linee guida della scuola professionale l'hanno modificata, introducendo le famigerate Unità di Apprendimento che, sostituendo i programmi, hanno creato una specie di caos pasticciato nelle scuole.

Il risultato della brillante modifica è stato la fuga dai professionali, che dal 17% di iscritti, sono scesi a percentuali infime.

Restavano a resistere gli istituti tecnici ma, anche per trasformazioni economiche e relativi timori, anche al nord le famiglie hanno cominciato sospettosamente a preferire i licei.

Siccome gli istituti tecnici stavano tutto sommato e piuttosto dignitosamente resistendo, visto il successo del modello della riforma degli istituti professionali, il nostro ministro ed il nostro governo hanno varato la riforma dei tecnici, applicando esattamente la stessa idea di linee guida e unità di apprendimento. Al momento i tecnici sono in mezzo al guado, non avendo idea di che catzo fare.

Ma il ministro l'idea ce l'ha: il 4+2, quattro anni di superiori riformate con queste linee guida del nonsappiamochecatzoscriverci, più die di ITS studiati per fare entrare ulteriori finanziamenti a favore delle stesse fondazioni dell'istruzione regionale, con la partecipazione di qualche impresa che invece di pagare gli apprendisti avrà soldi dalle regioni per tenerli.

A sigillare la confusione, oggi siamo lieti di apprendere che tutto sarà liceo.

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Attendo il testo del D.L., ma al mio ministro chiaramente piace il nominalismo (ma non solo a lui). Si ridenomina senza poi cambiare nulla. Esemplare è stata la ridenominazione dei percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento in «formazione scuola-lavoro». Il testo del provvedimento (art. 1, c. 6, D.L. 127/2025) recita: 

6. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, dopo il comma 784-septies è inserito il seguente:
«784-octies. Fermi restando gli obblighi di attivazione, i contenuti formativi, gli obiettivi generali e le finalità educative previsti dalla normativa vigente, a decorrere dall'anno scolastico 2025/2026, i percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento di cui ai commi 784 e 785 sono ridenominati «formazione scuola-lavoro». A decorrere dal medesimo anno scolastico, la denominazione «percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento», ovunque ricorra, è da intendersi sostituita con la denominazione di cui al primo periodo.». 

Quindi le scuole ridenominano tutta la modulistica, senza che in sostanza nulla sia cambiato.

Lo stesso articolo del D.L. recita: L'esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado è denominato «esame di maturità». In questo caso un cambiamento vi è stato, le discipline dell'esame da 6 sono diventate 4, ma per il ministro "La Maturità non è più facile, è più seria." Non ho compreso cosa intenda per "serio".

Purtroppo la scuola è diventata arena della battaglia politica e non l'istituzione in cui una generazione si prende carico della formazione della successiva. E' da decenni che si interviene sulla scuola in forza di decreti legge, nonostante sia chiaro che non vi sono "casi straordinari di necessità e di urgenza" (art. 77, Costituzione) che lo motivino, tra cui rientra il D.L. oggetto del thread.

Paolo 62

I licei sono scuole più orientati alla cultura. I vari istituti tecnico-professionali all'inserimento diretto nel mercato del lavoro. Chiamarli licei senza cambiare i programmi non ha senso. Lì non li studiano latino, greco e filosofia.

Gaetanoalberto

 

La Riforma degli Istituti Tecnici entra in vigore a partire dall'anno scolastico 2026/2027, iniziando dalle classi prime.

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ha trasmesso alle scuole i primi orientamenti per la progettazione curricolare. Il nuovo ordinamento aggiorna i percorsi dopo quindici anni, puntando a un maggiore raccordo con il mondo del lavoro e gli ITS Academy. 

Le Novità Principali

Avvio graduale: La riforma parte dalle classi prime dell'anno scolastico 2026/2027 e va a regime per fasi. 

Macrosettori e indirizzi: I percorsi si dividono in due macrosettori, ovvero economico e tecnologico-ambientale, con un'area di istruzione generale e un'area di indirizzo flessibile. 

Quadro orario e flessibilità: Il Consiglio dei ministri ha rivisto i curricoli con modifiche alle tabelle orarie, riducendo la quota a disposizione delle scuole per incrementare le ore dedicate alle materie di base (nel settore economico) o alle scienze sperimentali (nel settore tecnologico-ambientale) e alle discipline d'indirizzo. 

Didattica laboratoriale: Maggiore centralità viene data ai laboratori, all'interdisciplinarità e all'approccio per competenze. 

Filiera 4+2: È prevista la spinta verso la sperimentazione dei percorsi quadriennali collegati direttamente agli ITS Academy. 

 

widemediaphotography

Una volta già reso  i "licei per tutti", chi avrebbe scommesso sull'aumento degli iscritti ai professionali e ai tecnici?

Magari la speranza é che ora la mossa possa servire solo a invertire la tendenza, attraverso  una dubbia  manovra da "porta di servizio"...

 

Gaetanoalberto

 

 

Dati MIUR 2026/27] Iscrizioni Superiori: I Professionali crescono, in calo il Classico

Ecco i dati definitivi sulle scelte della scuola secondaria per il prossimo anno scolastico. Ci sono un po' di sorprese, specialmente per chi segue il dibattito sul rilancio degli istituti tecnici e professionali.

📊 Il Quadro Generale (rispetto all'anno scorso):

Licei: 55,88% (⬇️ -0,11%) - Restano la maggioranza assoluta.

Istituti Tecnici: 30,84% (⬇️ -0,48%) - In leggera flessione.

Istituti Professionali: 13,28% (⬆️ +0,59%) - L'unica macro-area in crescita quest'anno!

🔍 I Trend da notare nei vari indirizzi:

Il Boom del "4+2": La vera novità dell'anno. La filiera sperimentale (4 anni di superiori + 2 di ITS) ha letteralmente raddoppiato gli iscritti a livello nazionale, con picchi al Sud e un +41% nella sola Lombardia.

Licei: Lo Scientifico domina senza rivali (13,16% tradizionale + 9,75% scienze applicate). Sorpresa per Scienze Umane (7,93%) che sorpassa il Linguistico. Continua invece il declino del Classico, ormai fermo al 5,20%.

Tecnici: L'indirizzo Tecnologico fa la parte del leone, trainato da Informatica (4,98%) e Meccanica/Meccatronica (3,06%). Per l'Economico, resiste forte l'indirizzo AFM - Finanza e Marketing (8,66%).

Professionali: L'Alberghiero (Enogastronomia e Ospitalità) trascina l'intero settore raccogliendo da solo il 4,15% delle iscrizioni nazionali.

📍 Curiosità geografiche:

Dimmi dove vivi e ti dirò che scuola fai: il Lazio è super "liceale" (quasi il 70% sceglie un liceo), il Veneto è la patria incontrastata dei tecnici (39%), mentre l'Emilia-Romagna è al top per i professionali (18%).

 

 

Gaetanoalberto

 

 

 

Re: [Dati MIUR 2026/27] Iscrizioni Superiori

Ottimo spunto! Se allarghiamo l'orizzonte e guardiamo i dati storici, il quadro cambia drasticamente. Quello che oggi ci sembra "normale" (i licei che dominano assoluti) e' in realta' un fenomeno relativamente recente, frutto di enormi cambiamenti sociali e scolastici (come la Riforma Gelmini).

Ecco come si sono capovolte le scelte degli studenti italiani saltando indietro di decennio in decennio:

[I DATI A CONFRONTO]

Oggi (2026/27): Licei 55,9% | Tecnici 30,8% | Professionali 13,3%

10 anni fa (2016/17): Licei ~53% | Tecnici ~31% | Professionali ~16%

20 anni fa (2006/07): Licei ~45% | Tecnici ~34% | Professionali ~21%

30 anni fa (1996/97): Licei ~35% | Tecnici ~40% | Professionali ~25%

(Nota: le percentuali storiche sono approssimate per inglobare le vecchie sperimentazioni pre-riforma)

COSA CI DICE QUESTA MACCHINA DEL TEMPO?

Il grande sorpasso: Negli anni '90 i veri padroni delle iscrizioni erano gli Istituti Tecnici (Ragioneria, Geometri, ITIS dettavano legge). Il liceo era ancora visto come un percorso d'elite riservato a chi era gia' assolutamente certo di affrontare l'universita'.

Il dimezzamento dei Professionali: Questa e' l'emorragia piu' evidente e grave. In 30 anni hanno praticamente perso meta' del loro peso (dal 25% a un magro 13%). Il piccolo rimbalzo positivo di quest'anno (+0,59%) e' una boccata d'ossigeno, ma i numeri del passato sono lontanissimi.

La "liceizzazione" di massa: Dal 2010 in poi, la corsa ai licei non si e' piu' fermata. Indirizzi moderni come Scienze Applicate e Scienze Umane hanno assorbito decine di migliaia di studenti che, trent'anni fa, avrebbero optato per un buon istituto tecnico.

Viene da chiedersi: il mercato del lavoro italiano ha davvero bisogno che quasi 6 diplomati su 10 escano da un liceo, o stiamo fuggendo dai tecnici e dai professionali solo per inseguire un "prestigio" di facciata?

 

 




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