shoegazer_82 Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre 27 minuti fa, garmax1 ha scritto: Attento prufesúr! Non iniziamo con queste cose, sei stato chiuso per ferie già troppo tempo ammazza, non se ne salva uno in questo forum ... , buono a sapersi stammi bene robem, mi raccomando sempre spiccare regolare fattura per ogni (costosa) visita 2
qzndq3 Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre 7 ore fa, mozarteum ha scritto: E’ un nome da Onlyfans Esperto?
garmax1 Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre 6 minuti fa, shoegazer_82 ha scritto: se ne salva uno in questo forum ... , b Che vorrebbe dire? Perchè mi hai quotato?
mozarteum Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre 11 minuti fa, qzndq3 ha scritto: Esperto? Io frequento onlyelefans 1
shoegazer_82 Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre @garmax1 mi hai giustamente edotto sulle (comprovate) carenti facoltà dialettiche/argomentative del soggetto ... 1
appecundria Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre 2 ore fa, shoegazer_82 ha scritto: con antibiotici mortalità stimata al 17% "è come l'influenza" (cit.)
robem Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre 1 ora fa, garmax1 ha scritto: Attento prufesúr! Non iniziamo con queste cose, sei stato chiuso per ferie già troppo tempo Tanto mi conoscete ormai :)
Questo è un messaggio popolare. robem Inviato 8 Ottobre Questo è un messaggio popolare. Inviato 8 Ottobre 10 ore fa, P.Bateman ha scritto: Sarebbe interesante, grazie. Sverdlovsk, negli Urali, era nel 1979 una città di più di un milione di abitanti, chiusa agli stranieri, piena di fabbriche d’armi, con un impianto militare di microbiologia al servizio di quelle fabbriche. Un giorno di primavera, da quell’impianto è uscito qualcosa. Non si è visto niente e non si è sentito niente, ma quel giorno il vento soffiava da nord verso sud, esattamente lungo l’asse della città, una direzione che poi, nelle settimane successive, non si è più ripresentata. La nuvola invisibile ha seguito il vento dentro un corridoio strettissimo, largo meno di un chilometro e lungo qualche chilometro, dall’impianto fino alla parte meridionale dell’abitato, e da lì è uscita in aperta campagna. Fonte Poi sono cominciati i guai, fino a una cinquantina di chilometri di distanza. Si sono ammalate le pecore e le mucche di sei villaggi allineati uno dopo l’altro sul prolungamento esatto di quella linea. Si sono ammalati gli operai del turno di giorno di una fabbrica di ceramica che stava sulla traiettoria del vento, in particolare i saldatori, che quel giorno lavoravano all’aperto. Si sono ammalate anche alcune persone che in quella zona non abitavano e non lavoravano, e che proprio in quella settimana stavano frequentando lì un corso. Quanti si sono ammalati in tutto non lo sappiamo. Sappiamo che i morti sono stati almeno una settantina, e che tra il primo sintomo e la morte passavano tre giorni. La versione ufficiale è arrivata subito: carne infetta, comprata al mercato nero, venduta da chi macellava animali malati. Nel frattempo, però, mentre le autorità sovietiche spiegavano che si trattava di carne andata a male, le squadre dei vigili del fuoco lavavano le facciate dei palazzi, lavavano gli alberi e le strade, e le vie sterrate del quartiere venivano asfaltate. Sono le cose che si fanno quando qualcosa è caduto dall’alto e ci si vuole liberare di quello che si è depositato. Nessuna di queste cose serve contro una bistecca. Il KGB ha sequestrato le cartelle cliniche, i registri sanitari, tutto. Ma non ha sequestrato i vetrini. Due anatomopatologi avevano eseguito decine di autopsie e ne avevano conservato i preparati, e quei preparati sono rimasti dove stavano. Più di dieci anni dopo hanno raccontato che cosa era successo davvero. Il carbonchio, o antrace, è provocato da un batterio che vive nel suolo di mezzo mondo. Quando si trova in difficoltà, quel batterio si trasforma in spora, una forma di resistenza straordinaria che può restare nella terra per decenni e tornare a moltiplicarsi quando le condizioni ridiventano favorevoli. L’uomo nella grande maggioranza dei casi si infetta attraverso una ferita della pelle, maneggiando la carne di un animale malato. Esiste però una forma molto più grave, quella polmonare, in cui le spore inalate arrivano in fondo ai polmoni e lì germinano. Senza terapia è quasi sempre mortale, e anche con le cure migliori ne sopravvive circa la metà. Quanti ne siano sopravvissuti a Sverdlovsk nel 1979 non lo sappiamo. Resta una domanda ovvia: se le spore stanno nel terreno, come si fa a respirarle? La risposta è che normalmente non si respirano. Sul terreno e sul pelo degli animali le spore stanno attaccate a granelli troppo grossi, che si fermano nel naso, nella gola, nei bronchi, e non raggiungono mai la profondità del polmone. Per arrivare fin laggiù devono far parte di particelle piccolissime, e per questo nella storia il carbonchio polmonare ha colpito una sola categoria di persone, gli operai che cardavano a secco la lana e i peli di capra respirando la polvere che si alzava dalle balle: lo chiamavano il male dei cardatori, ed è scomparso da quando sono state prese le precauzioni necessarie. Le spore che si respirano, insomma, in natura non ci sono: vanno preparate, essiccate e trattate perché non si incollino tra loro, e questo non succede per caso. È un procedimento industriale che ha un solo scopo, e non c’è bisogno che lo precisi. C’è un’altra caratteristica del carbonchio che rende quella storia leggibile come una mappa. Non si trasmette da persona a persona. Non esistono casi secondari. Ogni singolo malato è un segnalino piantato nel punto esatto in cui ha incontrato le spore. La mappa dei malati di Sverdlovsk è stata ricostruita indirizzo per indirizzo e posto di lavoro per posto di lavoro, e non è soltanto la mappa di un’epidemia: è la mappa del percorso di quella nuvola invisibile, che partiva dall’impianto militare. Pare che a uscire sia stata una quantità compresa tra qualche milligrammo e un grammo, e si è saputo molti anni dopo che all’origine di tutto ci sarebbe stato un filtro montato male. La versione della carne infetta ha retto per più di dieci anni. I documenti interni del Cremlino, pubblicati dopo la fine dell’Unione Sovietica, mostrano che alla fine degli anni Ottanta, quando l’Occidente faceva domande sempre più precise, qualcuno ai vertici ha proposto di dire la verità ed è stato messo a tacere. Il ministro della difesa ha messo per iscritto che nell’impianto militare non era successo nulla, e il ministro degli esteri ha fatto sapere al segretario di Stato americano che l’Unione Sovietica non possedeva armi biologiche. Il paese aveva firmato nel 1972 la convenzione che quelle armi le proibisce. Solo nel 1992 il presidente russo di allora ha ammesso l’origine militare di quella epidemia, e forse non è un caso che nel 1979 fosse proprio lui il capo del partito in quella città. Qualche anno dopo, nel 1986, quando il reattore di Chernobyl è esploso e ha cominciato a disperdere radioattività, l’allarme non lo hanno dato i sovietici ma gli svedesi, perché le particelle radioattive attraversano le frontiere e fanno scattare i rilevatori altrui. L’ammissione è arrivata soltanto DICIOTTO GIORNI DOPO Le spore non fanno scattare nessun rilevatore a mille chilometri di distanza. I batteri non attraversano le frontiere portando con sé la prova della propria origine. È questa la differenza che conta, ed è il motivo per cui la tradizione sovietica nella costruzione di armi biologiche, che è seconda soltanto alla tradizione sovietica nel negare gli incidenti, oggi pesa più di qualunque comunicato rassicurante. È possibile che le cose siano andate esattamente come le dice l’istituto sanitario russo. Non siamo in grado di saperlo, e non lo siamo perché quel paese non lo ha detto nel 1979 e non lo ha detto nel 1986. Non credo lo stia dicendo neppure adesso. . 4
eccheqqua Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre @robem molto interessante. Non conoscevo l'episodio. Grazie. 1
qzndq3 Inviato 8 Ottobre Inviato 8 Ottobre 1 ora fa, mozarteum ha scritto: Io frequento onlyelefans Sito riservato a fruitori in sovrappeso?
criMan Inviato 9 Ottobre Inviato 9 Ottobre https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/09/siberia-peste-polmonare-quarantena-misure-preventive Tutto rientrato dicono , niente spesa al supermercato. @Akla
Akla Inviato 9 Ottobre Autore Inviato 9 Ottobre 19 minuti fa, criMan ha scritto: https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/09/siberia-peste-polmonare-quarantena-misure-preventive Tutto rientrato dicono , niente spesa al supermercato. @Akla Meglio se vero.Lo sapremo nelle prossime settimane..
Questo è un messaggio popolare. robem Inviato 10 Ottobre Questo è un messaggio popolare. Inviato 10 Ottobre Per le autorità russe il caso "peste" è chiuso. La tecnica di laboratorio che è morta non aveva la peste, nessuno dei suoi contatti si è ammalato, la quarantena è finita e la città è tornata alla vita di tutti i giorni. Questo è quanto sappiamo. A chiudere il caso è stato il governatore della regione, con la garanzia che non c’è stato nessun incidente, che le analisi sono andate bene e che la donna era vaccinata contro le infezioni pericolose con cui lavorava: un dettaglio strano, per una morte che, secondo la versione ufficiale, non ha niente a che fare con il suo lavoro. È stato detto anche che il giorno prima l’Organizzazione mondiale della sanità aveva escluso rischi per la popolazione. Curioso, perché proprio il giorno prima il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato di non sapere niente, e quindi di non essere in grado di valutare il rischio, come non lo sono io in questo momento. Tutto a posto, dunque. Manca l’elemento più semplice: di che cosa è morta questa tecnica di laboratorio, giovanissima e in perfetta salute? La diagnosi si è chiusa con «polmonite acquisita in comunità», che vuol dire una sola cosa: una polmonite che non è stata presa dentro un ospedale. Basta. Quando abbiamo una polmonite acquisita in comunità, nella pratica clinica dobbiamo poi capire che cosa la causa, per poterla curare. Una polmonite che ha ucciso una donna di 28 anni senza una causa definita, in una città dove quella donna lavorava in un laboratorio in cui, di mestiere, si studiano i microbi più pericolosi. Dunque non sappiamo che cosa sia stata, e questo comunicato chiude la storia. La chiude secondo una tradizione sovietica di lunga durata. Nel 1957, negli Urali, è esploso un serbatoio di scorie radioattive di una fabbrica che produceva il plutonio per le bombe atomiche. Sono state evacuate 10.000 persone, eppure fino al 1989, per 32 anni, l’Unione Sovietica ha negato che ci fosse stato un incidente. Nel 1971 – e qui arriviamo a cose più vicine al mio lavoro – una giovane tecnica che lavorava su una nave si è ammalata di vaiolo, in un paese che, come gli altri paesi europei, non aveva più il vaiolo da molti, molti anni. Si sono contagiate dieci persone e ne sono morte tre. Da dove veniva quel vaiolo? Le autorità sovietiche hanno detto che probabilmente era arrivato dall’Afghanistan. Il fatto è, però, che in mezzo al lago d’Aral c’era un’isola, e c’è ancora, dove a quel tempo – oggi non ne sappiamo più niente – il ministero della Difesa dell’Unione Sovietica provava le armi biologiche. Una ricostruzione del 2002, fatta non da Mosca ma dal Kazakistan, ha stabilito che molto probabilmente il vaiolo era uscito da quell’isola durante prove con le armi biologiche. Vi ho raccontato dell’antrace nel 1979: decine di morti e la versione ufficiale della carne contaminata. A chi non si spiegava perché i morti fossero quasi tutti uomini – ovvio, erano militari della base – è stato risposto che era così perché tra i sovietici il capofamiglia riceveva sempre la porzione più grande. Verrebbe da ridere. L’origine l’ha ammessa Eltsin nel 1992, quando l’Unione Sovietica non c’era più; eppure ancora nel 1998 c’era un generale che sosteneva che si fosse trattato solo di un sabotaggio per screditare l’Unione Sovietica. Non c’è bisogno di citare Chernobyl, perché lì l’Unione Sovietica è stata costretta a raccontare la storia: le radiazioni sono arrivate in tutto il mondo. Hanno negato per 18 giorni e alla fine hanno dovuto ammettere, perché non potevano continuare a negare di fronte all’evidenza. Sta di fatto che le sfilate del Primo maggio, con la radioattività alle stelle, si sono svolte normalmente anche a Kiev, che non è lontana dalla centrale e che allora era Unione Sovietica, con tutti i capi partito che avevano ricevuto l’ordine di tenersi accanto i nipotini, perché fosse chiaro che non c’era da preoccuparsi. È finita l’Unione Sovietica, ma dopo un breve intervallo le cose sono tornate a essere molto, molto omertose. Nel 2017 i tecnici dell’Agenzia dell’ambiente di Milano, qui a Milano da dove vi sto parlando, hanno trovato tracce di un isotopo radioattivo artificiale, il rutenio 106. Allarme; le concentrazioni erano innocue, ma la nube veniva con tutta probabilità di nuovo dalla Russia, e proprio da quell’impianto del 1957. Ovviamente tutto negato: non c’era stato nessun incidente. E il rutenio? Va’ a capire da dove viene: non lo so, non so cosa dire. Nel 2019, di nuovo, un’esplosione, diverse persone morte e tutti tranquillizzati: secondo la versione ufficiale non era successo niente. Due giorni dopo, però, è saltata fuori la storia che erano morti cinque ingegneri nucleari. In tutta questa vicenda c’è una regola: le verità sovietiche e russe sono venute fuori, ma solo quando il sistema che le aveva sotterrate sotto una coltre di omertà non c’era più o si era sfasciato. Il caso della peste di Irkutsk si chiude in maniera identica. e. Se questa donna è morta di peste, lo sapremo come abbiamo saputo dell’antrace: quando a Mosca cambierà il regime. Per ora non c’è più niente da dire, e siccome tutto è terminato – speriamo – penso che si possa ragionevolmente stare tranquilli, almeno per questo fatto. Chiaramente, se ci fosse un laboratorio che lavora sulle armi batteriologiche e non è particolarmente attento, questo sarebbe un motivo di preoccupazione generale. Ma su questa storia della peste penso che questo sia l’ultimo aggiornamento: se non salteranno fuori cose nuove – e non credo che ne salteranno fuori, anzi spero di no – abbiamo finito. Spero che non vi siate preoccupati troppo. La situazione era inquietante perché, quando le cose non sono chiare, uno pensa al peggio, e con i russi o con i sovietici non sempre sbaglia. Questa riflessione non ha nulla di politico, perché tutte le dittature, tutte, di destra e di sinistra, si sono sempre basate sull’affossamento della verità. E forse questo deve anche farci riflettere su quanto è bello vivere in un paese democratico, dove nascondere cose del genere sarebbe davvero molto difficile. 4 3
Bazza Inviato 11 Ottobre Inviato 11 Ottobre 6 ore fa, robem ha scritto: dove nascondere cose del genere sarebbe davvero molto difficile. In Italia abbiamo grande tradizione in questo... Per il resto concordo.
JureAR Inviato 11 Ottobre Inviato 11 Ottobre La sfortunata russa deceduta si chiamava Pestelok Olga ( cit. -in memoria di Doriano-)...
Messaggi raccomandati