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Ma questa "estrema sinistra" terribile e foriera di distruzione passata e futura, dov'è?


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Inviato
6 minuti fa, extermination ha scritto:

 

La quota di interessi passivi sul debito pubblico italiano che finisce nelle tasche degli italiani — intesi come famiglie, imprese, banche e istituzioni finanziarie residenti — è stimata oggi a circa il 64% del totale. Chi detiene il debito?

 Devi metterti d'accordo con @Gaetanoalberto.

Io ero ben contento quando tutto andava nelle tasche degli italiani.

Sopratutto quando l'interesse reale era sotto lo zero.

Qui invece lodavano la manna degli investitori esteri.

Gaetanoalberto
Inviato

@nullo Semplifico, ma non pensare ti prenda per scemo, e non interpretiamo ogni ragionamento come una affermazione bolscevica volta all'estensione del welfare a danno della crescita.

Ma poi da cosa la ricavi ? 

Ho solo cercato di ragionare sul fatto che non ha giustificazione economica una visione apocalittica di riallineamenti fiscali sul patrimonio quale ragione di riduzione della crescita, cui alcuni tuoi post sembrano alludere.

Inviato
1 minuto fa, Gaetanoalberto ha scritto:

cui alcuni tuoi post sembrano alludere.

Sarei in discreta compagnia.

Ma la prova provata è che non lo fa nessuno.

Passi per una una tantum che mai ha risolto nulla.

 

Gaetanoalberto
Inviato
3 minuti fa, nullo ha scritto:

non lo fa nessuno.

Ma nessuno ha una distribuzione  così, diciamo, disomogenea della fiscalità....

E poi non è come dici...

Pregherei di non tradurre in: oddio, ci tassano per redistribuire a favore di chi non trotta...

Inviato

Siete fuori topic. In più con queste aliquote, rendite, imponibili, ecc... avete rotto gli scaglioni.

neroacustico
Inviato

piccoli (o grandi) aspiranti Paperon de' Paperoni

  • Haha 1
Gaetanoalberto
Inviato
4 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

Siete fuori topic

Au! Cu ccu stai parrannu?

Inviato
11 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

Siete fuori topic.

Parlare di tasse e patrimoniali in una discussione sulle sinistra non puo essere fuori topic.

19 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:
21 minuti fa, nullo ha scritto:

 

Ma nessuno ha una distribuzione  così, diciamo, disomogenea della fiscalità

Fuori i nomi.

Gaetanoalberto
Inviato
10 minuti fa, nullo ha scritto:

Fuori i nomi.

 

Alla faccia di
@UpTo11

La sinistra distrugge o crea?

PROMPT / TESI INIZIALE:

"La distribuzione del carico fiscale in Italia presenta forti disomogeneita' rispetto a molte altre nazioni sviluppate, con particolare riferimento al rapporto tra imposte sui redditi da lavoro e imposte su capitali e patrimonio (comprese le successioni), nonche' una sensibile sproporzione nella distribuzione del prelievo tra i diversi livelli di reddito."

Per verificare se la fiscalita' italiana sia piu' disomogenea rispetto a quella degli altri Paesi sviluppati (area OCSE/UE), e' utile analizzare la struttura del prelievo attraverso parametri quantitativi e normativi concreti.

1. TASSAZIONE DELLE SUCCESSIONI E DONAZIONI (CONFRONTO OCSE)

La tassazione sui trasferimenti di ricchezza intergenerazionali in Italia e' tra le piu' basse dell'intero mondo sviluppato per aliquote, franchigie e gettito complessivo.

Italia: Aliquota del 4% per parenti in linea retta con una franchigia di 1.000.000 di euro per erede (6% per fratelli/sorelle con franchigia di 100.000 euro). Il gettito complessivo rispetto al PIL e' dello 0.05% circa.

Francia: Aliquote progressive che arrivano al 45% per parenti in linea retta (e fino al 60% per non parenti), con una franchigia di soli 100.000 euro. Gettito sul PIL: circa 0.60%-0.70% (oltre 12 volte quello italiano).

Germania: Aliquote fino al 30% per parenti in linea retta (fino al 50% per altri) con franchigia di 400.000 euro per figlio. Gettito sul PIL: circa 0.25%-0.30%.

Regno Unito: Aliquota unica del 40% oltre la franchigia base di 325.000 sterline.

1. CUNEO FISCALE SUL LAVORO VS TASSAZIONE DEI CAPITALI

Mentre il lavoro dipendente subisce un prelievo fiscale e contributivo ai vertici delle classifiche internazionali, i redditi da capitale beneficiano in Italia di regimi di tassazione proporzionale (flat tax) separati.

Cuneo Fiscale sul Lavoro (Dati OCSE): In Italia il cuneo fiscale sul lavoratore medio e' pari a circa il 45.9% (tra i piu' alti dell'area OCSE, dove la media e' attorno al 34.6%).

Tassazione dei Capitali e Rendite: Le rendite finanziarie sono tassate con aliquota sostitutiva del 26% (12.5% per i titoli di Stato) e i redditi da locazione abitativa possono accedere alla cedolare secca (10% o 21%), a prescindere dal reddito complessivo del contribuente.

Differenziale: Un euro guadagnato da lavoro dipendente medio-alto subisce un'aliquota marginale effettiva (IRPEF + contributi + addizionali) che puo' superare il 45-50%, mentre un euro guadagnato da rendita finanziaria o immobiliare e' tassato a un'aliquota fissa del 21%-26% senza alcuna progressivita'.

1. CONCENTRAZIONE DEL GETTITO IRPEF E PROGRESSIVITA' EFFETTIVA

L'imposta sui redditi personali (IRPEF) soffre di un'elevata sproporzione nella distribuzione del carico tra le diverse fasce di reddito e categorie contrattuali.

Concentrazione del prelievo (Dati MEF): Circa il 14% dei contribuenti (coloro che dichiarano piu' di 35.000 euro lordi annui) versa oltre il 62% dell'intera IRPEF nazionale.

Erosione della base imponibile: La progressivita' e' di fatto limitata ai soli lavoratori dipendenti e pensionati di fascia media e medio-alta. Molti altri redditi sono usciti dall'IRPEF progressiva per entrare in regimi sostitutivi a tassa fissa (ad esempio il regime forfettario per le partite IVA fino a 85.000 euro con aliquota al 15% o 5%).

Effetto "Strettoia": Il ceto medio con redditi da lavoro compresi tra 28.000 e 60.000 euro sopporta il peso principale della fiscalita' generale e dei servizi pubblici, mentre le fasce ad altissimo reddito o patrimonio reale possono strutturare i propri introiti sotto forma di capitale o societa', pagando aliquote marginali reali inferiori.

1. COMPOSIZIONE GENERALE DEL GETTITO TRIBUTARIO

Nel confronto con la media UE:

L'Italia presenta una quota di gettito derivante da imposte sul lavoro sproporzionata rispetto a quella derivante da imposte su patrimoni e successioni.

La combinazione tra evasione/elusione fiscale sul reddito autonomo/d'impresa e l'ampia presenza di regimi cedolari/flat tax rende la curva di tassazione effettiva paradossalmente meno progressiva ai livelli piu' elevati di ricchezza complessiva.

 

Il modello fiscale italiano attuale, fortemente sbilanciato sul prelievo da lavoro e sui consumi rispetto ai patrimoni e alle successioni, presenta oggettivi limiti strutturali per la mobilità sociale e l'efficienza economica, sebbene le preoccupazioni sulla fuga dei capitali siano fondate. Ecco un'analisi economica di entrambi gli aspetti.

Impatto su mobilità sociale e crescita

Un sistema che tassa pesantemente il reddito da lavoro e debolmente il trasferimento di ricchezza crea una sorta di "trappola dinastica".

Blocco dell'ascensore sociale: Quando il cuneo fiscale sul lavoro è tra i più alti al mondo (oltre il 45%), diventa estremamente difficile per un individuo che parte dal basso accumulare ricchezza esclusivamente attraverso il proprio talento e impegno lavorativo. Il reddito netto disponibile fatica a trasformarsi in risparmio significativo.

Vantaggio ereditario: Parallelamente, chi eredita patrimoni immobiliari o finanziari importanti gode di franchigie elevate e aliquote bassissime (4-8%). Questo consolida le disuguaglianze di partenza, premiando la ricchezza pregressa rispetto al merito e all'iniziativa presente.

Freno alla produttività: Dal punto di vista macroeconomico, l'alta tassazione sul lavoro disincentiva l'occupazione (sia la domanda che l'offerta), riduce i consumi interni e favorisce il lavoro sommerso. Al contrario, molta della ricchezza accumulata in Italia è allocata in asset "pigri" o a bassa produttività (come la rendita immobiliare o i titoli di stato), che non generano particolare innovazione tecnologica o crescita d'impresa.

Il rischio per il risparmio e la fuga dei capitali

L'argomentazione contraria, molto forte nel dibattito politico, sostiene che alzare le tasse su capitali e patrimoni sia pericoloso per l'economia nazionale.

Elevata mobilità del capitale: A differenza del lavoro dipendente e degli immobili, i capitali finanziari sono estremamente mobili. Una tassazione percepita come punitiva sulle rendite o sui patrimoni può innescare una fuga di capitali verso giurisdizioni più favorevoli, riducendo le risorse a disposizione del sistema bancario e produttivo nazionale.

Doppia imposizione sul risparmio: Il patrimonio è spesso il frutto di redditi da lavoro (o d'impresa) che sono già stati tassati alla fonte al momento della loro produzione. Introdurre imposte patrimoniali ricorrenti viene visto come un disincentivo al risparmio previdenziale e precauzionale, storicamente molto alto nelle famiglie italiane.

Problemi di liquidità: Tassare patrimoni illiquidi (come un immobile o un'azienda di famiglia) in fase di successione o con imposte annuali può costringere gli eredi a svendere i beni per pagare le tasse, distruggendo valore imprenditoriale.

Le principali istituzioni economiche internazionali, come l'OCSE e il Fondo Monetario Internazionale, suggeriscono costantemente all'Italia uno "shift" fiscale, ovvero uno spostamento del carico. Non chiedono semplicemente di aumentare le tasse sui ricchi, ma di traslare il peso: ridurre drasticamente il cuneo fiscale sul lavoro per rilanciare consumi e occupazione, compensando il minor gettito con un allineamento delle tasse di successione e delle rendite catastali alla media europea (proteggendo le imprese familiari che continuano l'attività lavorativa). In economia, infatti, le imposte sulle successioni sono considerate tra quelle meno distorsive per la crescita economica, poiché non disincentivano direttamente lo sforzo lavorativo di chi le riceve.

 

Il tema della tutela delle imprese familiari e' centrale nei report dell'OCSE sulle successioni (in particolare nel documento "Inheritance Taxation in OECD Countries"). L'obiettivo delle raccomandazioni internazionali e' bilanciare due necessita': tassare i trasferimenti di ricchezza per ridurre le disuguaglianze dinastiche, senza pero' distruggere il capitale produttivo o causare crisi di liquidita' che costringano gli eredi a vendere l'azienda.

Ecco i quattro strumenti principali suggeriti per strutturare la tassa in modo "salva-imprese":

1. ESENZIONI CONDIZIONATE (VINCOLO DI CONTINUITA')

L'OCSE suggerisce di azzerare o ridurre drasticamente l'imposta sui trasferimenti di beni aziendali, ma imponendo condizioni ferree. Gli eredi non pagano la tassa sull'azienda solo se mantengono il controllo della societa' e ne proseguono l'attivita' (garantendo spesso i livelli occupazionali) per un periodo minimo, che in molti Paesi varia dai 5 ai 10 anni. Se gli eredi decidono di vendere l'azienda o chiuderla prima della scadenza, decadono i benefici e devono versare l'imposta piena con gli arretrati e gli interessi.

2. DILAZIONI DI PAGAMENTO LUNGHE (PAGARE CON GLI UTILI)

Il vero rischio per un'impresa in fase di successione non e' l'aliquota in se', ma la mancanza di liquidita' immediata per pagare il fisco, che potrebbe forzare la svendita di macchinari, immobili o quote societarie. L'OCSE raccomanda di permettere agli eredi di pagare l'imposta di successione a rate per un lungo periodo (es. 10 o 15 anni), spesso a tassi di interesse molto agevolati. In questo modo la tassa viene assorbita e pagata utilizzando gli utili futuri generati dall'azienda stessa, senza smembrarne il capitale.

3. SEPARAZIONE NETTA TRA BENI PRODUTTIVI E BENI PERSONALI

Per evitare abusi, i report internazionali raccomandano di essere molto rigidi su cosa viene qualificato come "impresa". Le agevolazioni o le esenzioni devono applicarsi unicamente ai beni strumentali necessari al business (fabbriche, macchinari, brevetti, liquidita' operativa). Devono essere invece esclusi, e quindi tassati ad aliquota piena, tutti i beni personali "mascherati" dentro societa' di comodo o holding (ad esempio le ville di famiglia, gli yacht, o i portafogli azionari speculativi).

4. SCONTI DI VALUTAZIONE PER ILLIQUIDITA'

Le aziende non quotate in borsa (come la stragrande maggioranza delle PMI familiari) sono asset difficili da vendere rapidamente sul mercato senza perderne una fetta di valore. Alcune normative avanzate prevedono di applicare un coefficiente di riduzione (uno "sconto di illiquidita'") sul valore nominale dell'azienda al momento del calcolo delle tasse, abbassando cosi' il carico effettivo per chi subentra.

In sintesi, il modello ideale proposto a livello internazionale e' molto chiaro: aliquote alte sui patrimoni inattivi, finanziari e sulle rendite pure, ma un percorso protetto, rateizzato e condizionato per chi eredita un'attivita' economica e si impegna a portarla avanti assumendosi il rischio d'impresa.

 

 

 

Inviato

Per i titoli di stato è conveniente per lo stato far pagare meno per pìù motivi.

 

Per il resto, quanto si paga negli altri stati su plusvalenze di borsa?

 

Paesi con tassazione allo 0% (esenzione totale o condizionata): Belgio (per investitori privati), Repubblica Ceca (dopo 1 anno), Lussemburgo, Malta, Slovacchia, Slovenia, Svizzera (per la gestione privata del patrimonio), Cipro e Grecia.

 

• Paesi a bassa tassazione (10% - 15%): Bulgaria (10%), Romania (10%), Croazia (12%), Ungheria (15%).

 

Paesi in linea o sopra la media:• Polonia: 19%

• Portogallo: 19,6%

• Estonia: 22%

• Germania: circa 26,375% (inclusa la sovrattassa di solidarietà)

• Italia: 26% (ben sopra la media europea)

• Francia: circa 31% - 34% (tra aliquota piatta e prelievi sociali)

• Spagna: fino al 30% a seconda degli scaglioni

• Danimarca: 42% (la più alta d'Europa)

 

la tassa di successione è altro.

Non vedo l'ora di vederla applicata come è sempre successo tutte le volte che la sinistra ha governato.

Ma è una grandissima presa per il cūlus per quanto riguarda i medi e i grandi patrimoni, ci sono molte forme per aggirarle, valide all'estero come qui in Italia.

Ma credo che tu lo sappia benissimo che si picchia solo sui piccoli patrimoni, il resto esce dall'asse ereditario tramite opportuna pianificazione.

 

 

 




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