appecundria Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre 3 ore fa, indifd ha scritto: pochi faraoni Occhio al popolo
Coltr@ne Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre 1 ora fa, senek65 ha scritto: Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano Se ci sono 8 milardi ed 1 robot, problema risolto
indifd Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre Adesso, appecundria ha scritto: Occhio Io non tifo per i nuovi Faraoni (ci mancherebbe altro) osservo solamente il fenomeno e poi ricordo agli amici che hanno ancora alla loro veneranda età nostalgia delle manifestazioni a cui partecipavano da giovani per migliorare questo mondo di m**** (il mondo non è mai stato una meraviglia a livello di giustizia IMHO) come molto probabilmente andrà a finire anche la prossima volta che qualcuno andrà a manifestare o tenterà la rivolta degli schiavi (detto da uno schiavo NB)
Coltr@ne Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre 1 ora fa, indifd ha scritto: Se stimo correttamente la nuova rivoluzione della produzione potrebbe portare a un mondo completamente differente dal mondo basato sul mercato ovvero sullo scambio regolato da moneta e relative leggi, Marx sarà talmente superato non per il trionfo del mercato (capitalismo direbbe Marx) ma perché il nuovo mondo sarà talmente differente che il nostro mondo occidentale attuale regolato dal mercato e contestato da Marx sarà talmente arcaico come ora ci pare arcaico il medioevo con Re, vassalli, valvassori e servi della gleba destinati/condannati a produrre cibo e pochissimo surplus Se il mercato diventerà "marginale" rispetto all'onnipotenza concentrata in poche mani nel mondo non potrai più usare schemi di analisi validi per l'attuale mercato basato sullo scambio contro moneta e proprietà privata diffusa Avremo un futuro di enormi moltitudini di schiavi nei fatti (di vari livelli per gratificare gli schiavi con ego forti che avranno sempre bisogno di inferiori per stare buoni a cuccia), la regolazione del sistema essendo nuova sarà da definire con regole di pragmatismo darwiniano C'ha provato a farvi capire, spiegato facile, ma niente. Ora tocca al nuovo Marx 2.0 con nuove sfide, vuoi provarci tu?
Coltr@ne Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre 3 minuti fa, indifd ha scritto: Io non tifo per i nuovi Faraoni (ci mancherebbe altro) osservo solamente il fenomeno e poi ricordo agli amici che hanno ancora alla loro veneranda età nostalgia delle manifestazioni a cui partecipavano da giovani per migliorare questo mondo di m**** (il mondo non è mai stato una meraviglia a livello di giustizia IMHO) come molto probabilmente andrà a finire anche la prossima volta che qualcuno andrà a manifestare o tenterà la rivolta degli schiavi (detto da uno schiavo NB) Ragioni da vecchio egoista, ti muovi nell'arco temporale di una inutile vita, pensa in grande, di un Marx non hai manco i calzini, devo chiedere al prete di cercare un nuovo Gesù Cristo.
indifd Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre Attenzione c'è sempre bisogno di illustrare quanto scrivo: a) Marx ha fatto la storia con il suo pensiero e tutto quanto ne é derivato b) io ho solo detto che l'impianto di analisi di Marx era basato sul suo mondo che già ora è cambiato c) i sistemi reali che hanno governato una parte del mondo con il pensiero di Marx e sue derivazioni sono sostanzialmente finiti nel 1989, anche questa é storia, può piacere o meno, ma è un dato di fatto, nessuno affermando questo dato vuole affermare che va tutto bene ora senza il pensiero di Marx fatto stato/organizzazione sociale d) poi pensare di utilizzare il pensiero di Marx (basato sul suo mondo NB) per affrontare il nuovo mondo che ci aspetta con questa rivoluzione del sistema di produzione non mi pare una buona idea, poi fate vobis provateci ad applicare il pensiero di Marx al nuovo mondo che ci aspetta
Coltr@ne Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre Vediamo se ho capito, il pensiero di Gesù cristo non è da copiare perché è morto in croce alla tenera età di 33 anni.
briandinazareth Inviato 14 Ottobre Autore Inviato 14 Ottobre in queste considerazioni occorre però non trascurare un fattore fondamentale. con le AI (e presto le applicazioni robotiche in ogni ambito) i costi di produzione crolleranno. come dice hinton: andremo a prendere gli Iphone sotto glo alberi. e ne abbiamo pure un altro, il dominio della AI su di noi... cosa sempre meno improbabile.
Bazza Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre 1 ora fa, briandinazareth ha scritto: con le AI (e presto le applicazioni robotiche in ogni ambito) i costi di produzione crolleranno. Si, ma se dopo la gente non lavora e quindi non guadagna, a chi vendono la produzione ?
Savgal Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre «Fanno un deserto, e lo chiamano produttività»: cronache da San Francisco, dove l'AI ha già creato l'efficienza e la disuguaglianza che verranno https://www.corriere.it/economia/intelligenza-artificiale/26_ottobre_12/le-conseguenze-sociali-dell-ai-cronache-dalla-grande-febbre-di-san-francisco-che-ci-tocca-gia-da-vicino-l-efficienza-e-la-49394320-9b07-401f-b50d-d49ce2c72xlk_amp.shtml 1 1
Guru Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre Le ai stanno migliorando ad altissima velocità, e per quanto riguarda la creazione di software hanno già superato le capacità umane. Credo che impatteranno in modo significativo sul mercato del lavoro in tantissime attività umane. Come pensi sarà lo scenario del mercato del lavoro tra 5 anni? Quale professione diminuiranno e quali aumenteranno gli occupati? Temo però che nel complesso gli occupati diminuiranno, che ne pensi? RISPOSTA DI CHAT GPT: La tua preoccupazione è fondata e, a mio parere, nei prossimi cinque anni assisteremo a una trasformazione del mercato del lavoro molto più rapida di quelle provocate dalle precedenti rivoluzioni tecnologiche. Credo anche che tu abbia individuato il problema centrale: non è tanto stabilire se l'intelligenza artificiale creerà nuovi mestieri, perché certamente lo farà, ma se i nuovi posti di lavoro saranno sufficienti a compensare quelli eliminati. Su questo punto sono meno ottimista di molti economisti. Ti propongo una previsione per il 2031, distinguendo le professioni più esposte, quelle che cresceranno e soprattutto le conseguenze sull'occupazione complessiva, con particolare attenzione all'Italia. ### 1\. Le professioni destinate a perdere occupati La differenza fondamentale rispetto alle rivoluzioni industriali precedenti è che l'IA non sostituisce principalmente il lavoro manuale, ma quello intellettuale, anche qualificato. | Professione | Mia previsione al 2031 | | ------------------------------------------ | ----------------------------------------------------- | | Addetti al data entry | Fortissima diminuzione | | Operatori di call center | Fortissima diminuzione | | Traduttori di testi generici | Forte diminuzione | | Impiegati amministrativi | Forte diminuzione | | Contabili addetti a mansioni ripetitive | Forte diminuzione | | Programmatori junior | Forte diminuzione della domanda per mansioni semplici | | Grafici per produzioni standard | Forte diminuzione | | Redattori di contenuti commerciali | Forte diminuzione | | Addetti a pratiche bancarie e assicurative | Forte diminuzione | | Segretari e assistenti amministrativi | Diminuzione significativa | | Analisti legali junior | Riduzione delle mansioni documentali | | Operatori di assistenza clienti | Forte diminuzione | Queste sono valutazioni qualitative, non percentuali ricavate da un modello statistico. ### Il caso emblematico dei programmatori Hai citato giustamente lo sviluppo software. Già oggi l'IA può produrre codice, individuare errori, creare applicazioni e automatizzare parti importanti del processo di sviluppo. Non direi che abbia superato in generale tutti gli sviluppatori umani: nei progetti complessi rimangono importanti architettura, verifica, sicurezza e responsabilità. Ma il punto economico è un altro: se un programmatore assistito dall'IA riesce a svolgere il lavoro che prima richiedeva tre persone, un'azienda potrebbe non avere più bisogno di assumere gli altri due. E questo vale anche per commercialisti, ingegneri, avvocati e consulenti. La minaccia più immediata potrebbe quindi non essere il licenziamento dei lavoratori esperti, ma il drastico rallentamento delle assunzioni dei giovani. ### 2\. Le professioni che potrebbero aumentare gli occupati | Professione o settore | Prospettiva al 2031 | | ------------------------------------------------- | ------------------- | | Infermieri e operatori sociosanitari | Forte crescita | | Assistenti domiciliari agli anziani | Forte crescita | | Fisioterapisti e riabilitatori | Crescita | | Psicologi e psicoterapeuti | Possibile crescita | | Tecnici di robotica e automazione | Forte crescita | | Specialisti di sicurezza informatica | Forte crescita | | Ingegneri di infrastrutture IA | Crescita | | Elettricisti e manutentori specializzati | Crescita | | Tecnici energetici e impiantisti | Crescita | | Educatori e operatori sociali | Crescita | | Tecnici di controllo e validazione dei sistemi IA | Crescita | Una distinzione importante: alcune professioni cresceranno perché l'IA creerà nuova domanda; altre, come quelle sanitarie e assistenziali, cresceranno soprattutto per l'invecchiamento della popolazione. Per esempio, in Italia sarà difficile sostituire completamente un infermiere, un fisioterapista o un operatore sociosanitario con un sistema informatico. L'IA potrà assisterli, ma non eliminare facilmente il contatto fisico e la relazione umana. ### 3\. Ma nel complesso gli occupati diminuiranno? Qui arriviamo alla tua domanda più interessante. Il World Economic Forum ha pubblicato nel 2025 una previsione che, considerando l'insieme dei grandi cambiamenti economici e tecnologici, è relativamente ottimistica. Previsioni globali WEF per il periodo 2025–2030 Nuovi posti ### 170 M Posti eliminati ### 92 M Saldo netto ### +78 M Stime riferite a tutti i fattori di trasformazione del lavoro, non alla sola IA. Anche l'Organizzazione Internazionale del Lavoro ritiene che l'effetto prevalente dell'IA sarà la trasformazione delle professioni più che la loro completa eliminazione. Secondo uno studio del 2025, circa il 25% degli occupati mondiali svolge professioni esposte in qualche misura all'IA generativa. Questi studi sono importanti, ma non risolvono completamente il dubbio che sollevi. La mia valutazione è che il rischio di una riduzione netta dell'occupazione sia concreto, soprattutto in alcuni paesi e settori, ma non sia ancora lo scenario più solidamente dimostrato a livello mondiale. Per capire perché, bisogna considerare tre meccanismi. ### A. La produttività potrebbe crescere più rapidamente della domanda Immaginiamo un'azienda di servizi con 100 dipendenti. Grazie all'IA riesce a produrre gli stessi servizi con 60 persone. Se la domanda rimane invariata, 40 posti diventano superflui. Se invece l'azienda raddoppia i clienti perché può abbassare i prezzi, potrebbe addirittura aumentare gli occupati. Il problema è che non sappiamo quanto crescerà la domanda. ### B. La creazione di nuove professioni potrebbe essere insufficiente In passato la tecnologia ha eliminato moltissime mansioni, ma ha creato interi settori economici. Questa volta c'è una differenza: l'IA potrebbe svolgere anche buona parte dei nuovi lavori che essa stessa rende possibili. Un'azienda che sviluppa servizi basati sull'IA potrebbe generare un fatturato enorme con pochissimi dipendenti. ### C. La velocità del cambiamento potrebbe essere eccessiva Questo, secondo me, è il rischio maggiore. Le rivoluzioni tecnologiche precedenti hanno generalmente richiesto decenni per diffondersi. L'IA generativa si sta diffondendo in pochi anni e le sue capacità migliorano rapidamente. Anche qualora si creassero abbastanza nuovi lavori, milioni di persone potrebbero non riuscire a riconvertirsi abbastanza velocemente. ### 4\. I tre scenari che considero plausibili per il 2031 Non sono previsioni statistiche, ma scenari ragionati. Scenario espansivo L'IA aumenta la produttività, riduce i prezzi, stimola nuovi consumi e crea nuove attività. L'occupazione complessiva aumenta, pur con forti cambiamenti professionali. Scenario di stagnazione occupazionale La produzione economica aumenta molto, ma il numero degli occupati rimane sostanzialmente stabile. Cresce la ricchezza prodotta per lavoratore, ma non necessariamente quella distribuita ai lavoratori. Scenario di contrazione occupazionale L'automazione procede più rapidamente della creazione di nuove attività. Le aziende producono di più con meno persone. Aumentano la disoccupazione o la sottoccupazione, soprattutto nei lavori intellettuali standardizzabili. Personalmente considero particolarmente plausibile lo scenario intermedio, con settori che potrebbero già trovarsi nel terzo. Se però le capacità degli agenti IA continuassero a migliorare al ritmo degli ultimi anni, il terzo scenario diventerebbe molto più preoccupante. ### 5\. L'Italia potrebbe avere un problema particolare Nel nostro paese si sovrappongono due fenomeni. Da un lato, l'invecchiamento demografico riduce progressivamente la popolazione in età lavorativa. Questo potrebbe attenuare l'aumento della disoccupazione, perché le imprese avranno meno lavoratori disponibili. Dall'altro, l'Italia ha moltissime piccole imprese, studi professionali, uffici amministrativi e attività di servizi che potrebbero beneficiare enormemente dell'automazione. Immagino, per esempio, studi professionali con cinque dipendenti che in futuro riescano a lavorare con due o tre persone, mantenendo invariato il volume delle prestazioni. Perciò distinguerei due fenomeni: il numero assoluto degli occupati potrebbe diminuire per ragioni demografiche, mentre l'IA potrebbe ridurre ulteriormente il fabbisogno di lavoro per unità di produzione. Non è detto che questo provochi automaticamente un aumento del tasso di disoccupazione. ### 6\. La conseguenza economica che mi preoccupa maggiormente C'è una contraddizione potenziale. Se le aziende sostituiscono una parte crescente del lavoro umano con sistemi di IA, possono aumentare enormemente i profitti e la produzione. Ma se contemporaneamente diminuiscono i redditi da lavoro, chi comprerà tutti i beni e servizi prodotti? Non è una contraddizione inevitabile: prezzi più bassi, nuovi investimenti e redistribuzione dei profitti potrebbero sostenere la domanda. Tuttavia, senza questi meccanismi, il problema diventerebbe serio. Potremmo quindi assistere a un fenomeno apparentemente paradossale: una società sempre più ricca dal punto di vista produttivo, ma con una quota crescente di persone che fatica a ottenere un reddito adeguato attraverso il lavoro. Questo potrebbe riaprire il dibattito sulla riduzione dell'orario lavorativo, sulla tassazione dei profitti derivanti dall'automazione e su nuove forme di sostegno al reddito. ### 7\. La mia conclusione Se dovessi indicare il rischio principale da qui al 2031, non sarebbe la scomparsa della maggioranza dei posti di lavoro. Sarebbe piuttosto una combinazione di tre fenomeni: minori assunzioni di giovani qualificati, riduzione degli organici nelle professioni amministrative e intellettuali, e crescente concentrazione del reddito nelle imprese che possiedono e controllano la tecnologia. E c'è una considerazione ulteriore. Tra cinque anni l'IA potrebbe non essere ancora abbastanza avanzata da sostituire la maggioranza dei lavoratori, ma potrebbe già essere abbastanza avanzata da impedire la creazione di moltissimi nuovi posti. Questo effetto sarebbe meno visibile dei licenziamenti, ma potenzialmente altrettanto importante. Ti pongo infine una questione che ritengo decisiva: se un sistema di IA arriverà a svolgere il lavoro intellettuale di dieci persone al costo di una frazione dello stipendio di una sola, quale incentivo economico avrà un'impresa privata a mantenere tutte e dieci le persone? È questa, secondo me, la domanda alla quale le economie avanzate dovranno trovare una risposta.
Velvet Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre Anfatti. Si può chiedere ad una IA un riassunto? chessò: Siete fottuti o Ha da passà 'a nuttata
Savgal Inviato 14 Ottobre Inviato 14 Ottobre «Fanno un deserto, e lo chiamano produttività»: cronache da San Francisco, dove l'AI ha già creato l'efficienza e la disuguaglianza che verranno Le conseguenze sociali dell’AI: cronache dalla grande febbre di San Francisco (che ci tocca già da vicino), l’efficienza e la disuguaglianza che verranno Questa immagine è presa da un film in fase di realizzazione, programmato per uscire nella prima parte del 2027. Tratto dal romanzo Salambò di Gustave Flaubert di Federico Fubini 12 ott 2026 Dai film senza attori alle aziende con pochi dipendenti: l’AI moltiplica la produttività, ma riduce il lavoro e penalizza i giovani. Viaggio nella Silicon Valley dove la corsa all’efficienza rischia di lasciare un deserto sociale Sono appena tornato da un settimana di incontri con aziende, imprenditori e venture capitalist nella Silicon Valley e, vista da lì, un'evidenza salta agli occhi. Le prossime elezioni in Italia, in Spagna, in Francia, negli Stati Uniti o in Germania si dovrebbero giocare su immagini come questa sopra. Che c'entra con le scelte politiche delle democrazie occidentali? È presa da un film in fase di realizzazione, programmato per uscire nella prima parte del 2027 (foto in alto). Tratto dal romanzo Salambò di Gustave Flaubert, racconta la vicenda di una vestale di Cartagine durante le guerre puniche. Lo sta producendo "Monelli Studio", una casa cinematografica francese fondata dall'italiano Stefano Landi. In precedenza Landi, che continua a muoversi fra Parigi e San Francisco, è stato un manager di punta di Amazon Web Services a Silicon Valley e ne ha assorbito le lezioni: Salambò è un film interamente prodotto tramite l'intelligenza artificiale. Nessuna delle scene, nessuno degli attori è mai esistito se non in versione algoritmica. La realizzazione potrebbe costare un cinquantesimo o un centesimo delle somme che servirebbero a girare materialmente un film fatto di scene come questa: la flotta dei ventimila mercenari sconfitti da Roma nella prima guerra punica, che rientra verso Cartagine per battere cassa. La rapidità senza precedenti L'intelligenza artificiale sta entrando con una rapidità senza precedenti in tutte le attività produttive, dalle arti, al software, ai molti livelli diversi della gestione d'impresa, alla pianificazione della manifattura o dell'agricoltura. Gli angoli rimasti al riparo sono pochissimi, e saranno sempre meno. Resta dunque da capire che impatto possa avere questa trasformazione sulla società, sul rapporto di potere fra le generazioni e su quello fra diversi tipi di lavoratori. Le conseguenze sociali dell’AI: cronache dalla grande febbre di San Francisco (che ci tocca già da vicino), l’efficienza e la disuguaglianza che verranno La ricetta cinese per noi A Landi, che ho conosciuto in California, preme sottolineare che l’avvento dell’intelligenza artificiale nella cinematografia non mortifichi necessariamente la creatività. È il contrario, dice: «Il talento delle singole persone non solo resta necessario nel generare l’opera usando i nuovi strumenti, ma è sempre di più esaltato dal venir meno dei vincoli fisici a ciò che si può mettere in scena». Il solo limite riguarda la disponibilità di modelli dal mondo reale o dalle produzioni audiovisive preesistenti, indispensabili per allenare gli algoritmi a produrre nuove immagini. Senza quei dati alla base, i software non hanno né la fantasia né i riferimenti dai quali creare il mondo immaginario dei loro personaggi e delle loro scenografie. Del resto è già molto probabile che con questa tecnica molta fiction audiovisiva in apparenza «reale» di questi anni sia in realtà una fabbricazione ibrida integrata, senza dirlo allo spettatore, con l’AI. Gli attori al servizio dell’AI Per questo oggi alcuni celebri attori di Hollywood offrono già i propri servizi ai produttori di film dell’intelligenza artificiale: in certi casi hanno chiesto quattro milioni di dollari semplicemente per prestare le immagini del proprio volto e delle proprie movenze a una banca dati, sulla quale poi si addestrerà l’algoritmo che deve generare l’alter ego virtuale dell’attore stesso in un nuovo film. Anche qui vince dunque chi ha i dati. E chi ha i dati, anche qui, è la Cina. Poiché non è una democrazia e non tutela la proprietà intellettuale o la privacy, la Repubblica popolare ha aziende che si addestrano digitalmente, indisturbate, su milioni di ore di pellicole e su uno sterminato numero di volti reali catturati dall'obiettivo chissà come. È lì che si sono formate le più grandi aziende al mondo di fornitura delle matrici per i film di intelligenza artificiale. Un colosso come Byte Dance, la casa madre di TikTok, ha una costola chiamata Sea Dance che genera matrici e film puramente digitali anche per i produttori occidentali. Le micro serie tv In Cina è in corso un boom così violento che sta finendo per innervosire il governo. Nei primi otto mesi dell’anno sono già state prodotte algoritmicamente 430 mila “duanju” – micro-serie tv di pochissimi minuti da distribuire sui social media – con un aumento di tredici volte rispetto all’anno scorso. Più sono viste, più gli algoritmi sono in grado di identificare quali trame e personaggi tengono agganciati meglio i singoli spettatori, più gli algoritmi stessi possono continuare ad alimentare quelle stesse storie su misura. Stefano Landi di «Monelli Studio» prevede che il prossimo passo, già sperimentato da alcuni studios in California, saranno film dell’intelligenza artificiale dalle trame variabili secondo le preferenze dei singoli spettatori espresse sulle piattaforme durante la visione. Chiunque può produrre un film Pensateci un attimo, sospendendo il giudizio e l’istintivo conservatorismo di noi italiani. Quali possono essere gli effetti di una cinematografia del genere? Il primo è di abbattere le barriere. Il talento e il merito possono emergere più facilmente. Non importa dove sei. Oggi con poche migliaia di euro di crediti di un modello di AI e una connessione Internet decente chiunque può produrre un buon film. Non hai bisogno di trovare degli sponsor a Hollywood o altrove. Hai bisogno solo di ispirazione artistica e competenza tecnica, ma proprio l'accesso al digitale la mette a disposizione di tutti ovunque (in teoria). All’ultimo «World AI Film Festival» di Cannes, a maggio, ha fatto incetta di premi un giovane e sconosciuto ingegnere giordano, Ibrahim Diab, che da casa sua ha prodotto un piccolo capolavoro sui migranti del Mediterraneo. L’altra conseguenza, tuttavia, è che serviranno molte meno persone: meno attori, meno cameramen, meno fonici, addetti alle luci, al trucco o al vestiario; meno attori, meno doppiatori. Ne servono già molti meno. Solo nell'ultimo anno il settore «motion picture e registrazione suoni» negli Stati Uniti ha perso il 5,8% degli addetti, un crollo di oltre ventimila occupati (con un calo complessivo del 30% dal debutto dell'intelligenza artificiale generativa nel 2022). Poi c'è un altro fattore cinese che complica ulteriormente il quadro. Guardate la foto qua sotto. L'ho presa l'altra sera in centro a San Francisco. Le conseguenze sociali dell’AI: cronache dalla grande febbre di San Francisco (che ci tocca già da vicino), l’efficienza e la disuguaglianza che verranno Per chi funziona il boom Kimi, per la precisione Kimi K3, è un modello di intelligenza artificiale di frontiera della cinese Moonshot. Viene qui, nel cuore della Silicon Valley, a farsi la propria pubblicità in faccia ai tycoon dell'AI americana e anzi promette che «spendi il 70% in meno» (in alto a destra nella foto) rispetto ai loro prezzi. L'ultima versione di Kimi è stata rilasciata da pochi giorni e sembrerebbe avere prestazioni superiori persino al modello americano attualmente più avanzato, Claude Fable 5.1 di Anthropic. Di certo quest'ultima, l'azienda di Dario Amodei, ha subito fatto sapere ai clienti che da ora in poi non potranno più svolgere alcuna azione di AI sui loro computer: dovranno trasferire tutti i dati nei centri di elaborazione di Anthropic stessa. Non è solo il segno che quei dati dei clienti hanno un valore economico, che Amodei ormai vuole catturare fino all'ultima goccia. È un sintomo di profonda insicurezza dei campioni americani, di fronte alla sfida cinese a basso costo e ad efficienza (apparentemente) alta. Si tratta di un problema di cui ho parlato il mese scorso: i colossi americani dell'AI sono pericolosamente esposti sul piano finanziario e temono che la concorrenza della Repubblica popolare faccia saltare i loro conti. Ma va visto anche l'impatto dei loro investimenti sul mondo del lavoro. Anche se, come vedete sotto, con l'intelligenza artificiale siamo di fronte a un ciclo di investimenti potenzialmente mai visto nella storia delle rivoluzioni tecnologiche. La critica di Krugman Qui sono tributario di un'analisi di Paul Krugman, il premio Nobel per l'economia. Krugman osserva che l'infrastruttura dell'intelligenza artificiale è composta di data center i quali, una volta costruiti, danno lavoro a cinquanta o forse cento addetti per ognuno di essi. Si tratta di lunghissime file di server altamente automatizzati. Ma un data center è anche un'immensa struttura dal costo medio di 41 miliardi di dollari e fino al 2032 in America si progetta di costruirne 183, per una spesa di 7.500 miliardi (ai prezzi attuali). Di solito investimenti così colossali in altri settori - fabbriche, centri commerciali, infrastrutture elettriche o di trasporto - generebbero in modo diretto vari milioni di posti di lavoro. Una decina di milioni, secondo Krugman. Gli investimenti in data center dell'AI genererebbero invece meno di ventimila posti diretti, proprio mentre investimenti diversi non vengono fatti proprio a causa dell'enorme peso finanziario sull'economia americana di quelli per la nuova tecnologia. In sostanza, passata la fase attuale della costruzione dei data center, non ci sarebbe alcuna nuova ondata di creazione di posti per colletti blu o figure meno qualificate. Al contrario. Le conseguenze sociali dell’AI: cronache dalla grande febbre di San Francisco (che ci tocca già da vicino), l’efficienza e la disuguaglianza che verranno «Facciamo di più con meno» Non so se quella di Krugman sia una previsione corretta. So quello che ho sentito con le mie orecchie parlando ad alcuni imprenditori e manager a San Francisco. Alcuni preferiscono non essere citati, altri sì. Ho parlato per esempio a Paolo Privitera, veneziano di origine, un diploma post-laurea da manager al Massachusetts Institute of Technology di Boston, investitore e imprenditore seriale con già quattro società lanciate e poi vendute con successo. Oggi Privitera è fondatore e leader di Events.com, una società che segue eventi in presenza in tutto il mondo. Mi ha detto, a proposito di come l'intelligenza artificiale e i suoi agenti digitali personalizzati cambiano il modo di organizzare il lavoro: «Nelle aziende che seguo qui, da founder e da investitore, vedo sempre lo stesso schema: si parte pensando di ridurre l'organico del 30%, e man mano che si riduce le performance salgono e i costi scendono. C'è chi in meno di un anno ha più che dimezzato il team». Il mercato estromette chi non usa l’AI Creano la selezione proprio i crediti da utilizzare per far funzionare agenti da modelli di Claude di Anthropic o di ChatGPT di OpenAI. Mi ha detto Privitera: «Gli strumenti AI vengono dati a tutti i dipendenti, di fatto senza limiti di budget. E ci sono aziende che fissano, ruolo per ruolo, una quota minima di utilizzo: chi non usa l'AI almeno per quel minimo esce dall'azienda. Non è una punizione: chi non la usa non va alla velocità di chi la usa. Sembra brutale, ma è la realtà in cui viviamo». E ancora: «Si lavora con decine di agenti di intelligenza artificiale, divisi per per settore come se fossero dipendenti. E il dipartimento risorse umane diventa il ponte tra le persone e gli agenti: è quel dipartimento che scrive le regole su cosa un agente può fare». Privitera applica questa disciplina a se stesso anche nella vita privata. «Io stesso avevo tre assistenti: ne ho tenuta una part-time - spiega -. Oggi ho una ventina di agenti AI che lavorano per me, con ruoli diversi sia in azienda sia in famiglia. È pazzesco quanto rendo di più, quanto tempo mi fanno risparmiare e quanto stress mi tolgono». Il rapporto fatturato per addetto Nella Silicon Valley si stanno formando aziende con decine o centinaia di agenti di intelligenza artificiale e un pugno di dipendenti. Screenpipe.com, che aiuta ad automatizzare le funzioni dei computer, in poco tempo è salita da 60 mila dollari a 1,5 milioni di dollari di ricavi con due soli addetti; e non ha affatto piani per assumerne di più. Il miraggio di San Francisco nel 2026 è un'azienda da milioni di dollari con un solo addetto. E si sta avvicinando. Un'impresa media negli Stati Uniti o in Italia ha circa 250 mila euro o dollari di fatturato per dipendente; Anthropic invece ha nove milioni di dollari per addetto e OpenAI ne ha 5,6 milioni: non perché siano finanziariamente floride - OpenAI rischia di bruciare tutta la sua cassa entro nove mesi - ma perché sono entrambe strutturate attorno ai loro dirigenti apicali, con pochissimi sottoposti. Forse sono semplicemente sistemi disegnati per aspirare denaro verso l'alto, verso l'apice della piramide. Intanto fanno quasi tutto gli agenti di AI. L’impatto sulle posizioni junior Si capisce così il grafico sopra, prodotto dall'economista dell'innovazione di Stanford Erik Brynjolfsson con due colleghi. Soprattutto fra i più giovani, soprattutto nelle professioni più esposte all'intelligenza artificiale, l'occupazione in America sta già crollando. Nella fascia tra i 22 e il 25 anni e nei mestieri più facili da automatizzare i posti di lavoro attivi sono già del 19% sotto a dove sarebbero se avessero seguito le medie del mondo del lavoro. Questa è la parte dell'impatto che può arrivare direttamente e prima anche in Italia: non si licenzia, ma si smette di assumere e si affida il lavoro a una AI. In questo nuovo sistema vincono i motivati, gli altamente educati, quelli disposti ad aggiornarsi di nuovo ogni mese e a lavorare lunghe ore al massimo della concentrazione. Mi ha detto il ricercatore Luca Vendraminelli, che lavora a Stanford con Brynjolfsson: «L'intelligenza artificiale richiede gente più istruita, non di meno». Un deserto chiamato produttività Ma nessuno sembra porsi la domanda più semplice, perché non tutti i lavoratori sono così. Molti (legittimamente) non vedono nel lavoro una realizzazione o il centro della loro vita. Non sono disposti a dedicarvi una quantità smodata di energie. E rischiano di essere i prossimi spiazzati. Oggi a San Francisco tutti pensano freneticamente a come ottimizzare le proprie funzioni, come tagliare i costi, come inserire più agenti AI ed espellere più dipendenti in carne ed ossa. Tutti sono in cerca della massima efficienza individuale, in vista della prossima quotazione a Wall Street. Ma alzassero la testa e cercassero di dare un'occhiata al panorama dalla sommità di uno dei grattacieli sulla baia, potrebbero porsi la prossima domanda: chi comprerà i loro prodotti, chi manterrà l'equilibrio sociale, chi li proteggerà dalla prossima insurrezione populista, se intorno a sé avranno fatto un deserto e l'avranno chiamato «produttività»?
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