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Melius Club

Prodotti audio Cinesi? No grazie!


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Inviato
1 minuto fa, Maurjmusic ha scritto:

Tra i cinesi puri anni fa provai gli Audio GD … pre e finale … eccellenti per il prezzo. 

 

audio GD è l'esempio perfetto, direi da manuale, di ciò che intendo.

Sono macchine nate proprio per stupire l'appassionato: telai enormi, chili di alluminio, schede madri popolate da una miriade di componenti discreti per dare l'illusione ottica della 'sostanza' d'altri tempi.

Ma la dicitura che hai usato tu stesso, 'eccellenti per il prezzo', nasconde il vero nocciolo della questione.

È proprio in quel confine che si passa dall'ottimo affare commerciale all'alta fedeltà assoluta. Quando quelle macchine, pur imponenti e corrette, vengono messe a confronto diretto con progetti nati da una reale e consolidata cultura acustica – dove ogni singolo componente è scelto dopo sessioni d'ascolto e non per riempire un circuito – il castello di carte crolla.

Il suono di quei 'giganti di ferro' asiatici si rivela spesso privo di quella naturalezza, di quella fluidità e di quella reale profondità espressa con disinvoltura.

È la differenza che passa tra una progettazione ingegneristica puramente accademica e la capacità artigianale di dare anima alla musica. 

 

  • Melius 1
Inviato

Per quanto riguarda il prezzo sono imbattibili. Possono progettare la stessa qualità ad un prezzo molto inferiore ai paesi occidentali. Per quanto riguarda la cultura musicale non penso sia inferiore ai nostri progettisti. Probabilmente cambia il gusto di come deve essere riprodotta.

 

Aniroceppa
Inviato

Io evito I prodotti audio turchi, per le stesse, evidenti e fondate ragioni del primo post. 

  • Haha 1
gimmetto
Inviato
6 ore fa, Oscar ha scritto:

Mentre la realizzazione delle elettroniche del brand "Mark Levinson" è ben nota e stabile da oramai diversi decenni.

Peccato che non sia, da decenni, di "Mark Levinson"....

gimmetto
Inviato
55 minuti fa, 5mare ha scritto:

Piuttosto che esprimere vaghi concetti pro e contro, sarebbe forse più indicativo elencare cosa c’è di cinese nel proprio impianto ed eventualmente cosa ha sostituito.

Della serie: un integrato Ming Dan Chi V10 ha preso il posto di Boulder XY.

 

Io….Mai avuto niente made in China.

Ti accontento subito; preamplificatore ibrido Vincent SA T7 che ha sostituito, senza rammarico, Audio Research Reference 3.

  • Thanks 1
gimmetto
Inviato
26 minuti fa, antonew ha scritto:

È la differenza che passa tra una progettazione ingegneristica puramente accademica e la capacità artigianale di dare anima alla musica. 

Direi di farne il motto...degli ascoltoni.

Inviato
14 minuti fa, gimmetto ha scritto:

Direi di farne il motto...degli ascoltoni.

 

Se usare le orecchie, l'esperienza sul campo e la sensibilità acustica per giudicare una macchina da musica significa essere 'ascoltoni', allora rivendico il termine con estremo orgoglio.

Il vero paradosso contemporaneo, semmai, è l'esatto contrario: far parte della schiera degli 'orologiai del grafico', di chi compra un apparecchio basandosi sui tabulati Excel, sulle misure da laboratorio o, peggio ancora, sul riciclo dei soliti aneddoti d'archivio presi dal web.

La musica è un fenomeno fisico ed emotivo che si sviluppa nello spazio e nel tempo della nostra stanza, non una sequenza di numeri su un monitor.

Quando un domani avrai la curiosità di spegnere il computer, chiudere i forum e fare un confronto diretto tra la fredda e bidimensionale precisione di un circuito stampato seriale e lo spessore sonoro di un'alimentazione lineare pesante e di uno stadio analogico fatto come si deve, scoprirai che la dicitura 'dare anima alla musica' non è un motto.

È semplicemente la realtà.

Il grande equivoco di fondo è confondere la scienza con il feticismo del grafico.

Se c'è una scienza nobile a cui noi appassionati dovremmo fare riferimento, quella è la psicoacustica.

La psicoacustica ci insegna che l'orecchio e il cervello umano non funzionano come un computer. Una macchina cinese può anche avere una distorsione misurata a livelli infinitesimali, ma se il nostro cervello percepisce quel suono come piatto, innaturale, affaticante o privo di tridimensionalità, quella macchina ha fallito il suo scopo principale: riprodruire l'evento reale.

Il disegno di un'alimentazione pesante, lo studio dello chassis e la cura della sezione analogica servono proprio a questo: a soddisfare i complessi meccanismi di percezione del cervello umano, non le rigide letture di un microfono da laboratorio.

Chi progetta ascoltando lo sa bene.

Chi progetta solo per l'oscilloscopio, evidentemente, no.

 

  • Melius 1
Inviato

Ovviamente ci deve essere sensibilità nell'ascolto ma anche nel progettare un prodotto che misura bene. 

scroodge
Inviato
12 minuti fa, antonew ha scritto:

Se il nostro cervello percepisce quel suono come piatto, innaturale, affaticante o privo di tridimensionalità, quella macchina ha fallito il suo scopo principale: riprodruire l'evento reale.

I due apparecchi che ho menzionato, anzi 3 col dussun/red rose, non avevano queste caratteristiche.

 

Inviato
2 minuti fa, fabbe ha scritto:

Ovviamente ci deve essere sensibilità nell'ascolto ma anche nel progettare un prodotto che misura bene. 

 

E' l'ovvietà questa, mai messa discussione.

La buona ingegneria e le misure corrette sono la base di partenza imprescindibile per qualsiasi progetto serio, chi vorrebbe un apparecchio progettato male in laboratorio?

Il punto è , però, ben altro.

Rimaniamo in topic.

Le misure standard usate oggi per incensare l'Hype di certe produzioni seriali (pensa ai database online che classificano i DAC solo in base al SINAD o al rumore di fondo statico) fotografano solo una frazione infinitesimale del comportamento di una macchina.

Un conto è progettare un circuito che si comporta perfettamente con un segnale sinusoidale fisso in laboratorio per far felici gli 'orologiai del grafico',un altro, ben diverso, è progettare una macchina che deve gestire la spaventosa complessità dinamica, impulsiva e armonica di un messaggio musicale reale, interfacciandosi con la complessa percezione del cervello umano.

Quando un grande progettista unisce una solida base ingegneristica alla sensibilità dell'ascolto e alla cura maniacale di elementi 'pesanti' come lo chassis e l'alimentazione, nasce l'Alta Fedeltà.

Quando invece ci si limita a ottimizzare il circuitino stampato per farlo misurare bene su un monitor spendendo il meno possibile, si ottiene un ottimo prodotto da laboratorio, che però all'ascolto restituisce quel suono bidimensionale e piccolino che l'esperienza sul campo puntualmente smaschera.

C'è poco da discutere su questo.

E si sente perfettamente.

 

Maurjmusic
Inviato
25 minuti fa, antonew ha scritto:

Chi progetta ascoltando lo sa bene.

Chi progetta solo per l'oscilloscopio, evidentemente, no.

 


 

Concordo: sono come un dessert economico ma decoroso, che però... non ordinerei una seconda volta! 

P.S Il preamplificatore una spanna sopra  il finale, secondo me. 

 

 

Inviato
6 minuti fa, scroodge ha scritto:

I due apparecchi che ho menzionato, anzi 3 col dussun/red rose, non avevano queste caratteristiche.

 

Mi ricordo benissimo del dossun di audiocostruzioni, sono in questo mondo da vent'anni almeno.

 Di quella macchina si poteva pure salvare la sezione finale, che aveva una sua spinta, ma il preamplificatore interno era di un'approssimazione imbarazzante, un vero e proprio collo di bottiglia che affossava tutto il potenziale del suono.

Tanto per rimanere a quegli anni, un integrato apparentemente modesto  inglese come l'Arcam Alpha 8 – che costava una frazione, non aveva chili di alluminio e pesava un decimo – sul piano della musicalità globale, della fluidità e della grazia della sezione pre metteva a tacere la combinazione del Dussun in cinque minuti di ascolto diretto.

Non c'è nulla di male nel voler risparmiare, sia chiaro, ma spacciare la legittima economia personale per un giudizio acustico universale è un tantino pretenzioso. Quando il parametro fondamentale di una catena è il portafoglio e non l'orecchio, ci si fa bastare la bidimensionalità di un progetto imponente fuori ma vuoto dentro.

Ognuno è libero di ascoltare come preferisce, ma non pretendiamo di spiegare la qualità e la psicoacustica a chi sceglie le macchine con l'orecchio e non con il centesimo. 

 

  • Melius 1
scroodge
Inviato
2 minuti fa, antonew ha scritto:

 un vero e proprio collo di bottiglia che affossava tutto il potenziale del suono.

Niente di tutto questo a casa mia.

Forse a casa tua si, lo rispetto

Inviato
47 minuti fa, fabbe ha scritto:

cambia il gusto di come deve essere riprodotta

anche secondo me è così, gli orientali sentono diversamente da noi

basti pensare che hanno alcune lingue che sono tonali ed hanno sviluppato

diverse connessioni udito-cervello. un mio dac audio gd che peraltro ho

in vendita, suona veramente scolpito e cesellato, con una scena ampia

e profonda.

Inviato
1 minuto fa, scroodge ha scritto:

Niente di tutto questo a casa mia.

Forse a casa tua si, lo rispetto

 

Infatti a casa mia non c'è mai stato,,l'ascolto era altrove,  tuttavia mi viene da pensare che a casa tua evidentemente non è mai entrato un preamplificatore degno di questo nome.

Le carenze oggettive di una sezione pre non cambiano in base alle pareti domestiche o al codice postale; cambiano solo i termini di paragone di chi ascolta. Se l'unico riferimento resta una macchina nata al risparmio, è normale scambiare la bidimensionalità per eccellenza.

Ognuno a casa propria è libero di farsi bastare ciò che vuole e di tarare l'impianto sul centesimo, ma la cultura acustica e la psicoacustica sono un'altra cosa. 

 

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