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Viking

(Russia, 2016 - attualmente disponibile su NowTv)


Film [imho] "di propaganda" che riprende, tra storia e leggenda, gli eventi che portarono alla formazione del primo nucleo di quella che poi sarebbe diventata la Russia, nella città (nel film rappresentata come poco più di una fortificazione in legno) di Kiev.

Siamo intorno all' anno 1000, il protagonista Vladimir, principe variago (da qui il titolo "Viking"), sostenuto da guerrieri di diversa provenienza, tra cui i mercenari vichinghi, lotta contro i suoi fratelli, per avere il predominio in quella fascia che va dal mare del nord fino ai confini con l'impero bizantino a sud. Proprio i bizantini (nel film detti "romani", come questi appellavano sé stessi) lo tolgono da una situazione incerta proponendogi una alleanza in cambio della conquista (per loro conto) della città di Cherson sul mar nero...

.

Evitando troppi dettagli (è storia ma è anche un film quindi vorrei lasciare molto ancora da scoprire e da assaporare a chi decida di vederlo) diciamo che il culmine "nazionalistico" (dal punto di vista russo) è rappresentato dalla conversione di questo popolo, ancora pagano, al cristianesimo ortodosso, scena sottolineata con adeguata retorica visiva in quanto segna appunto la nascita del primo nucleo di quella che diventerà la Russia.

.

Perché raccomandare un film pur giudicandolo "propagandistico"? Perché la storia di quanto avviene ad est del Sacro Romano Impero è fuori dai nostri libri scolastici (non da quelli universitari ovviamente); se ne fanno solo brevi cenni ed a qualcuno (ad esempio a me) sembra quasi che quelle nazioni (Russia, Bielorussia, Ucraina, e tutto quanto ad est rimase fuori dell' impero Bizantino prima e dell' impero Turco poi) sembrano nascere quasi da nulla, come se quei popoli non avessero una storia.

.

Ecco, questa è a mio avviso l' attrattiva principale del film: cambiare il punto di vista da cui si guarda la storia. L' Europa Occidentale non film non c'é, è come se non esistesse,  siamo al di là di quella "cortina" che prima di esser stata (sia pure per brevi decenni) "di ferro" è stata innanzitutto la insanabile frattura tra seguaci del Papa di Roma e seguaci della chiesa di Bisanzio, tra chi pregava (e forse pensava) in latino e chi pregava (e forse pensava) in lingua greca (e poi anche in lingua slava). Una frattura che risale ai tempi di Costantino, la cui divisione dell' impero in due, pur non essendo la prima, fu quella che si fissò nei secoli e, in un certo senso, ha ancora oggi delle conseguenze.

Ciò accade non solo per le sopravvenute differenze di mentalità e di costumi ma soprattutto perché, non dimentichiamolo, gli storici, con le loro narrazioni quasi sempre viziate da un punto di vista localistico, sono i primi, non sempre involontari, "pusher" del nazionalismo e della guerra.

Non c'é forse qualche storico russo che andando a rivangare storie come quella narrata nel film appoggia più o meno direttamente il supposto "diritto" dei russi di invadere l' Ucraina?

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(un po' di Italia nel film c'é: le scene ambientate nella chiesa di Cherson sono state girate all' interno delle chiese di Ravenna. La magnificenza dell' architettura e dei mosaici fa intuire allo spettatore lo choc estetico (prodromo alla conversione, ma questo non film non è esplicitato più di tanto) subito dai pagani delle steppe che praticavano i loro riti in una radura fangosa in cui si ergevano rozze figurazioni in legno, una sorta di totem.)

 

  • 2 settimane dopo...

Il senso della bellezza, documentario/film visto su Prime

Mi è piaciuto parecchio

Tra scienza e arte, immagini e musiche molto evocative, a tratti poetiche

Uno sguardo al mondo affascinante delle particelle, visitando il Cern...

Consigliato

 

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  • 2 settimane dopo...
Renato Bovello

Profondamente stufo di vedere film mediocri ho deciso di rivedere alcuni classici che , peraltro, ricordo poco . Ieri sera ho guardato Venti di passione . Stupendo , a parte una situazione che , personalmente , trovo poco credibile . 

'Moonage daydream' di Brett Morgen, su David Bowie, visto ieri sera al cinema.

i miei commenti nella sezione musica, dove è stato aperto un thread apposito.

in sintesi: lo consiglio caldamente, a chi ama Bowie ma non solo 🙂 .

non aspettatevi però un documentario didascalico sulla vita di Bowie, con esposizione di date e fatti, una 'storia raccontata'... riciclo una definizione non mia: è cinema punk.

  • Thanks 1

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LA NOTTE DEL 12  di  Dominik Moll Thriller, 114’, Francia, 2022. 
 


*** **

 (3/5)

 

Visto ieri in sala.

ATTENZIONE VIENE SVELATA LA TRAMA, FINALE COMPRESO.

Film assolutamente non lineare, spesso poco godibile, ma sempre importante nell’indagine delle situazioni, che sono appunto indagini di polizia giudiziaria.

La premessa del film nei titoli di testa indica che, in Francia, il 20% dei casi di omicidio rimane irrisolto, senza colpevoli; e di questo il film si occupa.

 

Vediamo, scopriremo all’interno di un commissariato di polizia di Grenoble, dei giovani che festeggiano un anziano che raggiunta l’età pensionabile, abbandonerà il comando di quel gruppo di poliziotti, sarà sostituito dal capitano Yohan Vivès, un giovane dallo sguardo aperto, quello che si dice una bella persona.

Frizzi lazzi e brindisi, ma immediatamente la scena si sposta all’esterno, non distante dal commissariato.

Una bella ragazza dopo una serata tra amiche, a notte fonda sta rientrando a casa, lì vicino. Fa un messaggio video per la sua amica che l’ha ospitata al telefonino ed improvvisamente dal buio salta fuori un incappucciato che con una tanichetta la cosparge di benzina e con un accendino giallo le dà fuoco: impressionanti le scene di lei che corre avvolta nella fiamme.

E’ il primo caso del giovane ispettore, e da subito ne è turbato. Impressionante la scena di quando va ad informare i genitori della ragazza di quanto accaduto. La madre si rifiuta di credere, accettare quanto successo e si scaglia violentemente contro gli ispettori.

Nelle scene successive  vediamo gli agenti interrogare l’amica, visibilmente scossa, a casa di cui Clara, la ragazza uccisa ha festeggiato la sera prima.

La polizia vuole conoscere i nomi dei contatti di Clara, fidanzati, amanti, tutti perché la gelosia potrebbe essere il più facile movente per un delitto così efferato. I giudizi dell’amica su Clara sono estremamente positivi: intelligente, buona, felice, libera, con una gran voglia di vivere che la portava ad avere più storie con ragazzi, anche i meno raccomandabili.

Iniziano gli interrogatori dei vari giovani, che confermano che Clara appunto era bella, buona, ma i loro incontri erano finalizzati al sesso, non erano vere storie… e sconvolge soprattutto quanto poco siano turbati del delitto della ragazza, oltretutto in quel modo orrendo.

Yohan, l’ispettore inizia ad essere davvero turbato, la sua vita privata viene stravolta dal coinvolgimento nella vicenda; lo vediamo nella pista di un velodromo premere forte sui pedali cercando di scaricare la tensione che ha addosso.

E’ turbato dal non trovare fili ed intrecci  precisi alla vicenda, ma ancora di più dal fatto che tutti i giovani interrogati potrebbero essere colpevoli.

Quale potrebbe essere il movente? La risposta la dà Stephanie: “Clara è stata uccisa perché è una ragazza”,  dice l’amica. Ed infatti nelle indagini comincia a serpeggiare l’idea che “alla fine la ragazza, col suo comportamento libero, se l’è un po’ cercata”; questo fa inorridire il giovane ispettore.

Marceu l’assistente anziano di Yohan ha problemi familiari, sua moglie lo sta abbandonando ed inevitabilmente immette nell’indagine le sue frustrazioni, le sue rabbie ed il giovane ispettore capo lo controlla da vicino che non metta troppa emotività, troppo rancore nel suo lavoro.

Dapprima lo ospita a casa sua, ma quando Marceu mette le mani addosso ad un imputato, schiaffeggiandolo, lo allontana dal caso, lo fa trasferire.

Inesorabilmente il caso, apparentemente senza soluzione, viene archiviato, ma scopriremo che nel giovane ispettore capo resterà sempre un tarlo per quel caso irrisolto, per quella giovane donna crudelmente uccisa.

Tre anni dopo subentra un nuovo giudice istruttore, una donna, che confessa di essersi trovata un mare di lavoro arretrato, di cose da gestire, ma è rimasta turbata dal caso di omicidio di Clara; ha letto tutti gli atti, si complimenta con l’ispettore per come ha condotto le indagini, rigore e precisione, anche se non è stato raggiunto il risultato.

Gli comunica di aver raccolto i fondi per proseguire le indagini, insomma intende riaprire il caso.

L’ispettore le risponde che non servirà a niente, ma si mette nuovamente all’opera.

Ha una nuova assistente magrebina, una giovane dalle idee piuttosto chiare.

Dopo pochi giorni è il terzo anniversario dell’omicidio di Clara, fanno piazzare delle telecamere nascoste vicino alla tomba della ragazza e Johan e la sua assistente si appostano giorno e notte con un furgoncino nella zona del delitto; loro riusciranno solo a vedere i genitori della ragazza posare, di notte, delle candele nel luogo del delitto.

Scorrendo il filmato della tomba, vedono arrivare un giovane che parla, anzi canta, ma la telecamera non ha l’audio, poi si sdraia letteralmente sulla tomba. La giovane assistente è veloce nell’individuare attraverso internet ed i social il giovane e con l’aiuto di traduttrici labiali per sordomuti, identificano che quello che canta il giovane è una canzone “Angels…” un brano di un gruppo inglese che non aveva avuto nessun successo, sarà quindi più facile collegarla ai pochi che la conoscono.

Al commissariato c’è euforia, sono convinti di essere arrivati alla soluzione! Marceu che non si era fatto più vivo manda al suo ex ispettore capo via mail la foto di una genziana, senza nessun commento, indicazione; Johan la stampa e se la appende in ufficio.

Un collaboratore entra in contatto con lo psichiatra che ha in cura il giovane sospettato, e tutto crolla: quando avvenne l’omicidio il giovane era rinchiuso in casa di cura, vigilato.

Nelle ultima scena vediamo l’ispettore Johan in bicicletta che sta scalando le Alpi, e mentalmente si rivolge a Merceau che gli aveva chiesto “Ma perché non vai per strada in bicicletta, come tutti?”

E così dopo quasi due ore, senza grosse sorprese, anzi con una certa prevedibilità ti accorgi che è un thriller alla Hitchcock, come hanno detto in molti, che racconta molte cose, per primo la difficoltà nel rapporto uomo-donna e la violenza che ne consegue, poi le solitudini e le frustrazioni  individuali in una società in cui le relazioni sono sempre più complesse e difficili ed il grande disadattamento dei giovani in una società che non indica valori, anzi li indica fuorvianti, nel successo individuale, un tutto contro tutti in cui alla fine si perde tutti.

Insomma, senza urlare, senza farsi troppo notare, un film importante, che prova a dire qualcosa rifiutando proclami e certezze, mettendo l’incertezza ed il dubbio come metodo cercando di individuare degli obbiettivi, il rapporto uomo-donna prima di tutto.
 

 

 

 

 

Il 29/9/2022 at 11:11, Renato Bovello ha scritto:

Venti di passione

@Renato Bovello @Renato Bovello ostia, era il periodo delle video cassette a noleggio . Dietro insistenza della signora avevamo preso un videoregistratore Nokia...900mila lire, oggi sarebbe una follia...cmq c'era il commesso al negozio di noleggio che "consigliava" (...), insomma ci consigliò questo Vento...ricordo una noia mortale, mah

20 ore fa, Renato Bovello ha scritto:

Orca , a me è piaciuto molto . Brad Pitt e Antony Hopkins notevoli . De gustibus 

@Renato Bovello si certo, magari ero io non disposto, solo che non decollava mai, forsr l'ultima mezzora mi sono un po risvegliato...

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L'IMMENSITÀ di Emanuele Crialese  Drammatico, 94’, Italia, Francia, 2022.

 

**  ***

 (2/5)

 

Visto ieri in sala.

 

Che peccato! Un regista sensibile ed elegante come Crialese che affronta un aspetto così importante, pieno di risvolti di tutti i tipi, immagino, e lo fa in maniera così piatta, affatto emozionale.

Uno svolgimento patinato, freddo, distaccato per raccontare una sua vicenda personale: essere nato femmina, rifiutarlo e trasformarsi in maschio. Affidare a delle canzoncine pop degli anni sessanta, e delle peggiori a parte quella che dà il titolo al film, mi pare fin troppo banale; se aggiungiamo la superficialità,  la non volontà di scavare a fondo i travagli, il dolore che sicuramente le scelta e la vicenda tutta porta con sé, lo rende un’opera assolutamente inutile.

Ma il racconto tutto è assolutamente banale e scontato, le marachelle dei bambini, la ricostruzione del mondo borghese di quegli anni con personaggi minimamente indagati, infame il padre, schifoso ed ipocrita, parentela ed amici una m. totale.

Sbagliato a mio avviso anche utilizzare un personaggio famoso come Penelope Cruz, bellissima, per un ruolo così delicato; immancabilmente ti richiama altri personaggi, altre situazione e ti distoglie dalla vicenda. Molto buona l’interpretazione della giovane protagonista Luana Giuliani nella parte di Adriana-Andrea, ma non sufficiente a reggere il film; bravi anche gli altri due bambini.

Sono entrato perplesso, non è facile fare un film autobiografico su problematiche particolari e complesse come questa, ma mi aspettavo un risultato sicuramente migliore.

Assolutamente perdibile.

 

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PO di Andrea Segre Documentario, 90’, Italia, 2022.

 

***1/5 **

  (3,5/5)

Visto ieri in occasione del Festival delle Parole in presenza del regista e di Gian Antonio Stella.


Il 14 novembre 1951 all’altezza di Occhiobello il Po ruppe gli argini e inondò tutto il Polesine, fino alle porte di Rovigo. All’epoca non c’erano internet ed i social, ma neanche la televisione; il media più avanzato era la radio, inadatta a raccontare le sconvolgenti immagini della devastazione provocata dal grande fiume, l’informazione visiva veniva fatto attraverso  la fotografia e le riprese cinematografiche che venivano utilizzate nei cinegiornali. L’istituto Luce consapevole dell’enormità di quanto successo mandò più cineoperatori a battere la zona, a riprendere tutte le aree coinvolte, accompagnate da giornalisti che intervistavano  i poveri polesani.

Andrea Segre, avendo avuto accesso agli archivi dell’Istituto Luce che in occasione del 70° anniversario, dello scorso anno ha restaurato e digitalizzato le pellicole,   ha fatto un ottimo lavoro di scelta degli spezzoni più significativi, integrandoli con una serie memorabile di interviste ad alcuni bambini di allora, si riconoscono nei filmati d’epoca, e la cronaca diventa storia.

Le confessioni della immensa miseria che regnava in quel territorio di terra ed acqua, dove nei casoni (abitazioni con tetto di paglia e pavimento di terra battuta) l’alta marea portava l’acqua in casa, i lavoratori –come ha ricordato Stella- lavoravano 16 ore al giorno per una paga con cui potevano comprarsi 12 uova, in definitiva pura sopravvivenza, e non fa piacere ricordare la miseria, come ha puntualizzato uno degli intervistati, … ma poi si lasciano andare e raccontano di un mondo infame, dove praticamente non possedevano niente e quel niente venne strappato via dall’alluvione.

L’alluvione del Polesine fu una delle poche volte in cui i soccorsi statali  funzionarono in questo malandato paese, la gente venne salvata dai tetti delle case e sfollati nelle città ed aree vicine dall’esercito, ma molti giovani coraggiosi ne approfittarono per spingersi più in là, dove c’era davvero il lavoro, molti ripararono in Piemonte, come Galliano, uno dei testimoni più sconvolgenti ed affascinanti di questo documentario.

E l’Italia del boom economico si scoprì solidale e generosa con questa povera gente, i quasi 200.000 sfollati nella maggioranza, piano piano tornò nella propria terra e con la partecipazione attiva della popolazione ricostruì la loro vita; oltre che a macchinari, materiale edile vennero inviati molti generi di prima necessità, cibo e vestiario, con la macchietta raccontata da uno dei testimoni, la cui mamma trovato casualmente l’indirizzo del Presidente della Repubblica aveva inviato una lettera di richiesta di aiuto, ed infatti ogni anno la moglie del Presidente Gronchi inviava loro grandi pacchi di vestiario, compresi scarponi da montagna, a loro che manco sapevano cosa fosse!

In tutta quella immane tragedia ci furono “soltanto” un centinaio di morti, parte dei quali stavano scappando tutti ammassati sul cassone di un camion, che causa incomprensioni con chi aveva loro segnalato il pericolo della fuga in quella direzione, fu travolto dall’acqua; se ne salvarono solo pochi. Commovente la rievocazione di un bambino di allora, che su quel camion perse la mamma ed una sorella, visitando in un piccolo cimitero le piccole lapidi ben allineate, citando ad uno ad uno i defunti, si conoscevano tutti.

Grande lavoro quello di Andrea Segre. Ha integrato i documenti d’epoca con testimonianze vivide, tutti ricordano il rumore dell’acqua che stava sopraggiungendo, le vibrazione delle stoviglie sulla tavola mentre stavano pranzando, quasi come fosse successo ieri. Certe cose ti segnano, altre ti marchiano a fuoco e questo caso è una di quelle.
Se servisse, sarebbe da far vedere forzatamente nelle scuole.

 

  • Thanks 1

Ieri sera ho visto Elvis...boh, solito rutilante sfavillio di colori, come il precedente Moulin Rouge di Luhrmann,

ma, mentre in quello si coglieva,  l'atmosfera del tempo e del luogo (parigi della belle epoque),

qui , aldilà delle note di colore, non mi è piaciuto come è stata rappresentata la musica e la vicenda 

di Presley.

Voi cosa ne pensate?

 

20 ore fa, dariob ha scritto:

Voi cosa ne pensate?

@dariob pensavo meglio... comunque non è che ci somigliava tantissimo ( ci mancherebbe, va bene cosi) anzi, però sull0ultima scena non si capiva se era il vero o l'attore, strano no?

22 ore fa, bost ha scritto:

sull0ultima scena non si capiva se era il vero o l'attore, strano no?

Si, appunto per me la somiglianza era notevole.

Quello che non mi è piaciuto è la rappresentazione troppo  "grottesca" della vicenda. il trucco incredibile

di T. Hanks che sconfinava nel ridicolo; e tutto quanto che virava, (e credo involontariamente) nel ridicolo.

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