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L'ultimo film che avete visto, al cinema, in casa, dove volete...


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Green Book di Peter Farrelly Commedia, 130’, USA, 2018.
 

 

*1/5 ****

   (1,5/5)
 

 

Me lo sono proiettato ieri sera in streaming, è disponibile gratuito sulla piattaforma TIMVISION.
 

        

 

ATTENZIONE VIENE SVELATA LA TRAMA, FINALE COMPRESO.

Scelto per una serata rilassata  in funzione anche delle critiche estremamente positive ricevute dal film, mi sono trovato a sorbirmi un polpettone insulso e scontato, una produzione perfetta, con tanto di politically correct, per un pubblico medio americano lobotimizzato dai media invasivi.

La cosa grave è che si tratta di una storia vera!  L’italo-americano Tony fece veramente l’autista per la star pianistica nera Don Shirley in un tour che toccò gran parte degli stati degli USA, compresi quelli ultrarazzisti del sud; ne nacque un rapporto di stima ed amicizia che durò per mezzo secolo, fino alla loro morte, che casualmente avvenne nello stesso anno.

E’ indecente che da una vicenda così bella ne sia stata tratta una schifezza del genere; gli stereotipi sulla famiglia numerosa italo-americana mangia spaghetti ed in odore di crimine, il ricco solitario anche se nero, che, a casa sua,  siede letteralmente su un trono, la moglie innamorata, brava mamma, e brava donna di casa, la superiorità del cibo semplice… ci sono tutte, ed anche di più! Per la verità c’è anche un atteggiamento di derisione del razzismo e dei razzisti, ma lieve, lieve per non urtare nessuno.

Il titolo è legato al  Green Book, una guida turistica che segnalava alloggi, ristoranti che durante il periodo di segregazione razziale (da ricordare che in forma rigida è arrivata fino a metà anni sessanta!) erano adatti  ai nero-americani.

Questo banale road movie si trasforma in un elenco di località in cui per otto settimane consecutive i nostri continueranno a spostarsi in auto, inframezzato da qualche scenetta in cui il pianista cercherà di insegnare le buone maniere al selvaggio italiano, oppure il selvaggio che però gli  insegna a mangiare il pollo fritto con le mani ed a gettare gli avanzi dal finestrino, ma il bicchiere di plastica no, Tony è costretto a fare retromarcia e raccoglierlo…  ci sono anche scene in cui il pianista nero è vittima di razzismo, ma poi le cose o Tony o qualcun altro (Bob Kennedy al telefono)  le sistema.

Il tour termina il 23 dicembre e Tony chiede di poter fare una lunga tirata di guida per essere a casa per il cenone della vigilia, ma ad un certo punto non ce la fa più, gli si chiudono gli occhi dalla stanchezza e vuole rinunciare. Allora Don Shirley si mette alla guida, e nonostante le tormente di neve riesce a portarlo a casa durante la cena, Tony lo invita a conoscere la sua famiglia, di fermarsi a cena, ma il pianista rifiuta, va a casa sua e dà libera uscita al suo servitore, che stia con la sua famiglia, anche se il servitore asiatico non sono sicuro festeggi il Natale… poi torniamo alla cena da Tony, suonano il campanello ed è Don Shirley con una bottiglia di champagne, baci ed abbracci per un lieto fine stucchevole, quasi da vomito.

Peccato anche per l’appesantito  Viggo  Mortensen, con una ristretta proposta di varianti espressive, e l’algido Mahershala Ali, che con questo film ha vinto una valanga di premi, tra cui l’Oscar. A proposito, il film ha vinto 3 Oscar: Miglior film, Miglior attore non protagonista, Miglior sceneggiatura originale a Nick Vallelonga. Evito commenti.

 



Ciao

Evandro

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Il 24/12/2021 at 12:14, ferdydurke ha scritto:

Ieri sera ho visto The Last Duel, il bel film di Ridley Scott che ci narra di una vicenda accaduta nel XIV secolo tra due vassalli in Francia. Ho letto che il film non è stato un grande successo al botteghino, ma a me è piaciuto molto, sia per l'ottima recitazione (cast stellare con Matt Damon, Jodie Comer, Adam Driver e BenAffleck), sia per la precisa e avvincente sceneggiatura sia per l'ottima la tetra fotografia che ci porta diretti nella buio atmosfera medievale. Imperdibili le scene del duello tra i due contendenti, di un realismo impressionante.

Qualcuno l'ha visto?

Visto e apprezzato molto! Film tipo colossal come si facevano una volta. La stessa trama da 3 punti di vista diversi, decentramento cognitivo, emerge progressivamente e nettamente la figura della donna (non posso spoilerare)... Carico significati ideali ed etici. Sempre attuale. Da non perdere.

1 ora fa, Gianluca1969 ha scritto:

Ho visto su raiplay Il signor diavolo,di Pupi Avati. Sono molto lontani i tempi de la Casa dalle finestre che ridono e Zeder...

 

 

Si, però i tempi cambiano e visti  i tempi ahinoi che corrono potremmo rallegrarci del fatto che vi siano ancora degli Avati in grado di realizzare degli horror-gotico_padani, o "americani",  buoni senza  paragonarli ai film dei tempi molto più aurei del cinema. La Casa.., Zeder, ma anche i film precedenti di Avati, Balsamus.., La Mazurca.. , Tutti defunti.., ecc., senza dimenticare l'eccellente L'Arcano Incantantore, e, con qualche "difettuccio", il pur sempre interessante e autoriale Il Nascondiglio.

De 'sti tempi  mettere a segno un film di "genere" di buona fattura in Italia è davvero grasso che cola.., cose buone ci vengono anche dalle distribuzioni "indipendenti".., ad es. l'ottimo Oltre il Guado di Lorenzo Bianchini...

 

 

 

 

  • Melius 1

@analogico_09

8 ore fa, analogico_09 ha scritto:

De 'sti tempi  mettere a segno un film di "genere" di buona fattura in Italia è davvero grasso che cola.., cose buone ci vengono anche dalle distribuzioni "indipendenti"..

Quoto quello che dici.Tuttavia l'ultima opera del maestro bolognese non mi ha coinvolto più di tanto,lasciandomi piuttosto freddo. Sarà stata anche la fotografia di plastica tutta digitale chissà. Certo è che ho intenzione di recuperare l'arcano incantatore e il nascondiglio.

 

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I SETTE FRATELLI CERVI di Gianni Puccini Drammatico. 105’,  Italia, 1968. 
 

 

 

*** **

(3/5)


 

Me lo sono proiettato in streaming  ieri sera, è presente sul portale di RaiPlay per un paio di giorni.
 

 

L’anniversario della fucilazione dei fratelli Cervi mi ha spinto a ricercare la visione di questo film di Puccini, un atto dovuto.

Didascalico è il primo aggettivo che mi è venuto in mente dopo la visione, ma in realtà l’opera per come è stata progettata e svolta è molto fedele alla vicenda reale, anche la descrizione della vita contadina in Italia nella prima parte del secolo scorso è piuttosto efficace, e accompagnata da immagini molto suggestive con i filari di pioppi, gli argini dei fiumi della grande pianura.

Quella dei Cervi, nonostante l’estrazione cattolica,  era una famiglia di grandi innovatori nella pratica dell’agricoltura, e forse non è stato messo in sufficiente risalto e di gente giusta, con una visione parecchio precisa della necessità di migliorare il futuro dei contadini e dei lavoratori tutti, oltre che estremamente ostinati ed uniti.

La loro formazione antifascista è assolutamente provata, all’inizio si limitano ad ospitare, a nascondere ribelli e militari dei paesi che combattono il fascismo, russi principalmente.  Aldo (Gian Maria Volontè) il terzogenito a teatro vede una rappresentazione e Lucia (Lisa Gastoni)  la giovane protagonista approfitta del testo teatrale per fare accuse al regime; Aldo coglie il messaggio, l’avvicina e per gradi scoprirà che è un membro del movimento di resistenza clandestino.

Aldo, ma anche Gelindo e Antenore i suoi fratelli maggiori non sopportano più la situazione di stallo, attendista  del CLN, premono per intervenire più duramente contro i fascisti, in funzione di dare visibilità al movimento di resistenza e coinvolgere i giovani che hanno disertato e vivono nascosti in fienili e soffitte, ma il Comitato di Liberazione Nazionale ha le idee chiare, le azioni devono essere coordinate a livello nazionale e non sono ammesse fughe in avanti.

Nonostante il grande lavoro da fare nei campi, nonostante l’invito ad aspettare disposizioni dall’alto, i maggiori dei fratelli Cervi rompono gli indugi, assaltano squadristi e militari sottraendo loro le armi; quando ritengono di aver costituito un sufficiente arsenale salgono in montagna, ma sono un piccolo drappello. Contattano un giovane prete che sanno essere dalla loro parte, invitandolo a fare pressione sui giovani che vivono nascondendosi al regime, ma l’operazione non riesce assolutamente. Il prete sarà catturato dai nazifascisti.

Il piccolo gruppo di partigiani, capeggiati da Aldo mina una strada su cui passa un convoglio militare tedesco; la sproporzione tra le forze in campo è gigantesca. Nonostante questo, ed in modo poco coordinato, fanno esplodere le mine e poi ingaggiano rapidi conflitti a fuoco con i nazisti che li rincorrono e poi riescono miracolosamente a fuggire. Poi per mancanza di ripari sicuri e difficoltà logistiche decidono di tornare alla fattoria Cervi. Nel paese e nel reggiano iniziano delle azioni militari partigiane, i fascisti sono furiosi e decidono di cercare di stroncarle attraverso punizioni esemplari, arrestando dei sospetti ed i primi della lista sono i sette fratelli Cervi col  padre Alcide più il loro compagno Quarto Camurri.

La notte tra il 24 ed il 25 novembre 1943 il rastrellamento di un ingente truppa militare fascista, accerchia la fattoria dei Cervi e dopo brevi scontri a fuoco il piccolo gruppo partigiano è costretto alla resa e tradotto immediatamente al carcere di Reggio Emilia.

In prigione Aldo riceve la visita di Lucia, che si finge sua moglie, e gli comunica che i compagni hanno deciso di liberarli, la data è fissata per il 31 dicembre a mezzanotte, quando presumibilmente la sorveglianza sarà più bassa. Ma il 27 dicembre una azione armata partigiana causò la morte del segretario comunale di Bagnolo in Piano e per rappresaglia immediata all’alba del 28 dicembre i sette fratelli Cervi e Quarto Camurri furono trascinati fuori dal carcere, portati al poligono di tiro di Reggio e fucilati.

Una delle vicende più strazianti ed eroiche della gloriosa lotta di liberazione dei partigiani italiani che giustamente la regia di Gianni Puccini, con Gianni Amelio come aiuto regista e con Cesare Zavattini alla sceneggiatura, ha voluto ricordare e celebrare esattamente un quarto di secolo dopo, esattamente nel magico 1968, che come la Resistenza ha creato grosse speranze, grandi illusioni che sono andate puntualmente deluse, in questo paese intriso di ingiustizia ed illegalità.

Operazione culturale meritevole.


Ciao

Evandro

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14 ore fa, Gianluca1969 ha scritto:

Certo è che ho intenzione di recuperare l'arcano incantatore e il nascondiglio.

 

 

Meritano.., sopratutto il primo, un film al quale sono molto "affezionato". C'è un grande attore, tra i più grandi interpreti del cinema e del teatro , di cui è anche regista, del belpaese. Carlo Checchi

1 ora fa, Partizan ha scritto:

Me lo sono proiettato in streaming  ieri sera, è presente sul portale di RaiPlay per un paio di giorni.

 

 

Forse non l'ho mai visto (e sarebbe strano...), oppure non ne conservo memoria... E' ancora in RaiPlay, tra un po' mi accomodo per vederlo.., per la vicenda da non dimenticare e per il grande G.M. Volontè

  • 2 settimane dopo...

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