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L'ultimo film che avete visto, al cinema, in casa, dove volete...


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La stanza accanto di Pedro Almodovar Drammatico, 107', Spagna, 2024.


*** **
(3/5)

Visto ieri sera in sala.


ATTENZIONE, VERRA' SVELATA LA TRAMA, FINALE COMPRESO.

Piuttosto spiazzante questo film di Almodovar, soprattutto l'inizio.
In una New York ben fotografata, ancorché troppo pulita e cartolinesca, in una libreria Rizzoli una scrittrice borghese sta autografando il suo ultimo libro, dove racconta la sua non accettazione della morte.
Nessuna traccia di eccessi, sparito il magnifico "circo" degli attori a favore di un ristretto cast internazionale, leggi americano, con i pur bravi Julian Moore, Tilda Swinton e John Turturro… cedimento al dio-mercato?

Immediatamente scatta l'incipit del film: una sua conoscente che si era messa in fila per farsi autografare il libro, le rivela che una comune amica, Martha è in ospedale con un tumore alla cervice, incurabile.
Ingrid (Julian Moore) nonostante sia nel pieno di un trasloco va a trovare Martha (Tilda Swinton) il giorno stesso; e sì che non erano poi così amiche, non si vedevano e non si telefonavano da anni.
Il coraggio e la determinazione di Martha stordisce la scrittrice, che viene pienamente coinvolta nella sua terribile vicenda e grazie alle confidenze mai avute prima, anche nella sua vita.

Man mano che le visite si ripetono il film prende spessore ed affronta il tema universale della vita e della morte; i dialoghi si fanno sempre meno chiacchiere ed assumono la pesantezza che il tema richiede.

Una vita scapigliata quella di Martha, ha fatto la corrispondente di guerra ed è stata su tutti i fronti a guardare in faccia la morte, non ne ha paura. Ha una figlia, Michelle, avuta per un "incidente" in età adolescenziale. Il rapporto tra madre e figlia è pessimo, peggio inesistente. La ragazza fin da bambina le ha sempre rinfacciato di non avere un padre e si è adoperata per avere maggiori informazioni. Ma il padre, uno dei tanti reduci tornati distrutti dal Vietnam, è morto non molto dopo la sua nascita.

Dopo varie visite che Ingrid le fa prima in ospedale e poi a casa, un magnifico attico con meravigliosa vista sullo skyline di New York, e che la confidenza e la complicità tra le due donne è cresciuta, Martha le comunica che la cura sperimentale che ha fatto non ha prodotto risultati positivi, ha metastasi, non accetta il degrado che la malattia comporta, pertanto ha acquistato nel dark web una pillolina che la farà morire, però non vuole morire sola, vuole qualcuno accanto, come nei fronti di guerra, qualcuno che la rassicuri, le faccia passare tranquillamente il suo ultimo tempo e dopo aver provato con altre amiche che hanno rifiutato lo chiede a lei.

Ingrid è spiazzata, ma poi accetta. Faranno una vacanza assieme sulle montagne vicino Woodstock, Ingrid dormirà nella stanza accanto, e la ritroverà: dovrà avvisare polizia e poi sua figlia. Lascerà uno scritto che la scagionerà, dicendo che non la aveva messa a conoscenza della sua scelta.
Damian, un docente e conferenziere, che è stato amante di tutte e due le donne, ha appunto appena fatto una conferenza da quelle parti ed Ingrid lo incontra ad insaputa della amica. Damian le consiglia immediatamente di avvalersi di un avvocato, perché potrebbe avere problemi e sicuramente la torchieranno.

Nella bellissima casa che ricorda le opere di Frank Lloyd Wright, in cui è appeso un quadro che ricorda Edward Hopper, le due donne passano delle belle giornate intense, approfittando del tepore autunnale prendono il sole, provano a fare delle passeggiate nel bosco; la scelta di Martha è sempre nell'aria, incombe con la sua tragicità, ma davvero sta riuscendo nel suo intento di vivere bene i suoi ultimi momenti.
Tutto sembra dilatarsi, ma dopo aver incontrato Damian, Ingrid torna alla villa e trova la porta di camera dell'amica chiusa, era il segnale convenuto per comunicare l'assunzione della pillola mortale. Bussa, chiama, spalanca la porta e colpo di scena, non c'è nessuno. La troverà all'aperto coricata su una sdraio al sole.

Ingrid mantiene una certa freddezza, cercando di non commettere errori che potrebbero essere molto pesanti per lei, telefona alla polizia, a Michelle, la figlia di Martha che si precipita sul luogo.
Vediamo Ingrid provata, che sta resistendo all'interrogatorio della polizia, alle insinuazioni, trabocchetti di un poliziotto destrorso che la informa che cercherà, in nome della legge, ad incastrarla. Fortunatamente interviene Damian con il suo avvocato che sbroglierà velocemente la pratica.

Ingrid rientra nella villa ed incontra Michelle, fisicamente uno specchio della madre, inizierà un confronto dove Ingrid le racconta cose che la ragazza non sa, inizieranno a ricordare Martha in modo sereno, stese sulle sdraio, esattamente come faceva con sua madre. Ripromettendosi e promettendo idealmente a Martha che si occuperà di Michelle.

Avrebbe potuto essere una bellissima piece teatrale, probabilmente sarebbe risultata anche più intensa; è questo sostanzialmente il limite del film, peraltro girato, fotografato molto bene e recitato anche meglio.
Conservo la mia perplessità.

Ciao.
Evandro

  • Thanks 1

A 30 secondi dalla fine (Runaway Train) 1985 di A. Konchalowski. L'avevo visto tanti anni fa in TV, un cult per 

certi versi, e ho comprato il DVD (a 7.25 su Amazon).

Contento di averlo fatto, rimane un film d'azione girato benissimo con qualche pretesa autoriale e una

performance fantastica di John Voight. 

  • Melius 1

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