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Il disco in vinile che state ascoltando ora!


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Gaetanoalberto

👍(!) 🔈🔈🔈

Whisper Not - 1958/1974
Winton Kelly al piano, Kenny Burrell alla chitarra, Paul Chambers al contrabbasso, Philly Jones alla batteria.

Un ottimo pianista di. Uona reputazione ma non particolarmente noto a livello commerciale, sulle tastiere dai 12 anni di età, che si esibisce in un jazz che richiama bene le origini blues, con un lodevole swing che si gode per tutto il disco.

La prima facciata in quartetto, di pieno corpo, la seconda più suadente, in trio.

Sempre in evidenza la notevole fluidità  della chitarra di Burrell, con il basso di Chambers, ancora giovane ma magistrale.

Beddu!

 

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analogico_09

Su Wynton Kelly, un pianista fondamentale nella storia del jazz moderno andrebbe detta la corretta e rispettosa "verità" artistica e storica. Celebrato come tale dagli appassionati, conoscitori e seguaci delle musica afroameriana (potremmo ampiamente disinteressarci del fatto che non fosse particolarmente noto a livello"commerciale" questione avulsa (semmai ingiustamente sottovalutato) che non aiuta a tracciare un profilo sostanziale, "serio" e sensato del "nostro" che godeva di grandissima reputazione tra i suoi "collegi" più o meno capitali.

Ruporto da wiki qualche fondamentela "informazione", alcune dichiarazione di grandi artisti della musica jazz che ne sanno ceramente più di ogni altro sulla questione, quindi what more?

 

Wynton Kelly, che era considerato uno specialista del blues (per questo Davis gli affidò Freddie Freeloader che è una forma blues e forse il più tradizionale tra i brani di Kind of Blue), fu uno dei sideman più prolifici dei suoi tempi: per la Riverside, la Vee-Jay, la Verve Records, la Blue Note Records e la Milestone Records incise decine di album come sideman e come leader. Lasciato il gruppo di Davis, formò un trio con Paul Chambers e Jimmy Cobb (che lasciarono il gruppo di Davis assieme a lui) con cui continuò a lavorare per la maggior parte degli anni sessanta. Il trio, divenuto una delle sezioni ritmiche più popolari della scena, lavorò con molti solisti, tra i quali i tenorsassofonisti Hank Mobley e George Coleman (anch'essi ex-davisiani), il trombettista Freddie Hubbard, e dando forse il meglio di sé in diversi ottimi album di Wes Montgomery.

«Mi piaceva molto come suonava Wynton, una specie di combinazione tra Red Garland e Bill Evans. Sapeva suonare praticamente tutto, e in più era un mostro quando accompagnava un solista. Cannonball e Trane ne andavano matti e io anche.[4]»

(Miles Davis)

Kelly fu correttamente descritto da Miles Davis come un ibrido tra Red Garland e Bill Evans[4]: Kelly accompagnava con la sensibilità ritmica di Garland unita a un understatement che pareva derivato da Bill Evans. La sua sottigliezza e capacità di non imporsi come accompagnatore fecero sì che la sua statura musicale passasse spesso inosservata, facendone uno dei pianisti più sottovalutati del periodo hard bop[5]. Una prova delle sue qualità si può trovare nell'eccellente Kelly Blue, dove il pianista suona con Chambers e Cobb e in due delle otto tracce il trio è affiancato da Nat Adderley alla cornetta, Benny Golson al sax tenore e Bobby Jaspar al flauto traverso[6].

 

Il suo disco ivi citato, è semplicemente straordinario. (e questo lo dico umilmente io).

 

 

.



 

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analogico_09
1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Su Wynton Kelly, un pianista fondamentale nella storia del jazz moderno

 

Mi sono proprio "ricreato", come diciamo al paesello mio di montagna dove il gusto coi guadagna, con questo bellissimo album del grande pianista in gruppo con altri geni mica di poco conto.

 

KELLY GREAT (mi scuso se  posto un disco non audiofil(go)o, ma potrei testimoniare che la musica non ne risente di queste "vanità", al contrario non distratto dal "feticcio" è su di essa che concentra tutta l'attenzione, il suo deisderio di appagamento musicale.
 

 

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  • Melius 1
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analogico_09

Un disco magnifico, un raro capolavoro della Fontana giapponese intitolato a Ted Curson (tb) coadiuvato tuttavia da un comprimario di grande caratura il quale caratterizza il progetto discografico agli stessi potenti livelli dl trombettista: Booker Ervin (tenor sax), mingusiano di ferro insieme a Curson, tra le più personali e intense voci in sax del jazz più avanzato.

Tra i dischi - sono molti a dire il vero - che ascolto più spesso. Se ne parlò nel topic "Jazz"  https://melius.club/topic/1001-jazz/?do=findComment&comment=339473

 

URGE - 1966



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Edit: ho recentemente parlato di un altro gran disco intitolato a Booker Ervin qui, in questo topic

 


 

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Gaetanoalberto

Buon pomeriggio.

Proseguo con Sonny Rollins, stavolta nel suo Volume 2, del 1957/1970 BN JPN

In quintetto con Jay Jay Johnson al trombone, Horace Silver e Thelonious Monk al piano, un giovane  Paul Chambers al contrabbasso e Art Blakey alla batteria.

La caratura dei musicisti e della musica impone l’ascolto senza troppo dispendio di parole.

👍(!) 🔈🔈🔈 - Penguin ***(*)

 

 

 

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analogico_09

Due parole per introdurre un disco o due di Sonny Rollins non sono mai inpopportune, purche siano centrate e veritiere rispetto alla realtà musicale del sassofonista colosso, altrimenti meglio limitarsi a postare il mammoccetto della cover,  titoli più attrattivi e blasonati ( si togliessero magari quelle triste buste da negozio che ricordano quando le nostre mamme non toglievano le plastiche che proteggevano divani e sedie e altri oggetti di casa fino a quando non si consumavani e a volte passano i decenni  mostrando a volte delle muffette sui prodotti... :classic_biggrin:) limitandosi al l'è bel l'è brut, mi piace non ma piace, ottima cosa pure questa e vai col mambo. Anzi,  Rollins amava il calypso, musica afroamericana popolare "caraibica che conteneva elementi di protesta e si "selvaggia" tanto da essere invisa dagli establishment del potere che cercarono di commercializzarla per svilirne le forme più "antagoniste" alla cultura dominante, la quale, in quanto "nera", come dichiarato dallo stesso saxo_fonista si prestava alla grande per le sue torrenziali imporovvisazioni.

Due parole sui due dischi Blue Note voll 1 e 2 le spesi qui, avrebbero meritato qualche frase in più ma la giornata era un mozzico, la paga un pizzico per cui sono andato al risparmio. Mentre ora vorrei condividere il doppio album nel quale si ascolta il nostro alle prese anche con il  Calypso, con un suo cavallo di Battaglia - ebbi la foruna di ascoltarlo dal vivo al Morlacchi di Perugia, in una travolgente, instancabile, pazzecca improvvisazione del bran  intitolato  Don't Stop The Carnival un lungo brano che da' il titolo all'album non "rivoluzionario" ma con altri titoli molto interessanti, grande musicalità e con la collaborazione di Tony Williams, eDonald Byrd, tromba e flicorno, e altri  musicisti meno noti ma capaci di portare buona acqua, di querlla in grado di far ben girare  le pale del sempre "macinoso" mulino musicale del grande Sonny Rollins!

 

 

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analogico_09

OM - John Coltrane

 

Nell'ottobre 1965, Coltrane registrò il brano Om riferendosi alla sillaba sacra nella religione Indù, che simbolizza l'infinito e l'intero universo, e che corrisponde al nome mistico di Dio, oltre che indicare l'essenza della spiritualità stessa. Coltrane descrisse Om come "la prima sillaba, la parola essenziale, il verbo della forza". I 29 minuti della registrazione contengono canti del Bhagavad-Gita, un poema epico indù. Sebbene svariate fonti indichino erroneamente la data di incisione in studio (1º ottobre 1965) come data di pubblicazione dell'album, il disco venne pubblicato postumo a fine 1967 dopo la morte di Coltrane. Coltrane e Pharoah Sanders presero spunto da un testo buddista, il Libro tibetano dei morti, prendendo in esame un brano che descrive la verbalizzazione primordiale "om" come un comune denominatore cosmico e spirituale di tutte le cose. - (Wikipedia)

 

Lato A

Om (part one) – 15:02

Lato B

Om (part two) – 13:58

 

John Coltrane - sassofono tenore e soprano

Pharoah Sanders - sassofono tenore

Donald Rafael Garrett - clarinetto basso

Joe Brazil - flauto

McCoy Tyner - pianoforte

Jimmy Garrison - contrabbasso

Elvin Jones - batteria

 

IMPULSE!

 

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  • Melius 1
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E bravo @nickfats che ha tirato fuori un Living Stereo da quarta dimensione.

Non te lo invidio perché ce l'ho anche io.

La Classic Records è benemerita anche per cose come quella.

Chissà per quale motivo nessuno ha ancora pensato di ristampare di nuovo i Living Stereo. Si venderebbero alla grande. 

Alberto.

  • Thanks 1
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