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Alta Fedeltà: Glenn Gould uno di voi?


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@cactus_atomo Non sapremmo come cantava Caruso e come dirigeva Toscanini ma fino a quando ci sarà la musica "classica" il mondo potrà seguitare ad ascoltare infinite volte le creazioni immortali dei grandi compositori intrepretati in infiniti modi dalle nuove generazioni di interpreti che fatalmente si susseguono senza soluzione di continuità. Fatale, naturale che tutto abbia un termine, che vi sia il ricambio, mentre dei "trapassati" interpreti resteranno le testimonianze discografiche. Ma per quanto tempo, quante generazioni di ascoltatori terranno vivo il ricordo di costoro attraverso gli ascolti discografici? Credo che a un certo punto potrebbe finire tutto nel dimenticatorio, negli annali degli archivi discografici da consultare con spirito archeologico, a scopo documentale, lasciando giustamente spazio alla nuova "vita" musicale, compositiva e interpretativa che avanza.
Sempre che, purchè, a condizione che la realtà compositiva (per ora non ancora interpretativa...) all'interno della musica classica, "colta", o "scritta", riesca a supeare le dannose stagnazioni creativistiche che seguitano a caratterizzare da troppi anni la nostra contemportaneità nella quale andiamo spesso (ri)scoprendo il "nuovo" compositivo musicale dovendo tornare sempre più indietro nel passato, sia per piacere che per "necessità"...

Questo per quanto riguarda la classica, per quel che sperò seguiterà ancora ad essere in continuità con la sua millenaria tradizione ricchissima di opere straordinarie per molti altri secoli o millenni a venire, senza pensare al peggio.., mentre per il jazz e le altre musiche non scritte, senza i dischi non potremmo sapere come suonava Armstrong oppure Coltrane, sarebbe come se non eistesse più nulla di loro, non potremmo sapere come fosse la loro musica anche se suonata da altri in modo formalmente apprezzabile, sarebbe come fare la scalata dell'Everest in ascensore... 😄

Per tornare alla classica, anche oggi che possiamo ascoltare dal vivo gli interpreti che registrano le loro interpretazioni di classica, il disco svolge ovviamente il suo grande, incredibile e salvifico ruolo di divulgazione della musica, perchè nessuno di noi potrà ascoltare in concerto tutta la musica creata nel mondo in ogni tempo, mentre con dischi risusciamo a riempire molti dei vuoti che vorremmo colmare.

Ove vi sia però la possibilità di fare ascolti da vivo non c'è disco nè audiofilia che tenga.., vanno bene anche le altre, ma la via della musica che nasce e muore dal vivo, l'unica naturale da seguire è quella del live.. con tutto il rispetto per il maestro Gleen Gould e le sue "eccentricità" d'"autore" per le quali provo molto simpatia... 😉

 

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@analogico_09 i grandi interpreti significano grandi cachet, benissimo andare a sentire dal vivo, ma non tutti hanno la fortuna di avere i grandi interpreti vicino. la musica registrata è ovviamente un succedaneo, ma un succedaneo utile

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1 ora fa, cactus_atomo ha scritto:

i grandi interpreti significano grandi cachet, benissimo andare a sentire dal vivo, ma non tutti hanno la fortuna di avere i grandi interpreti vicino. la musica registrata è ovviamente un succedaneo, ma un succedaneo utile

 

 

Certo, ed è per questo che ho scritto ove vi sia la possibilità di fare ascolti dl vivo... La fortuna aiuta gli audaci, dovrebbe, come la divina provvidenza, opzione molto "manzioniana"..., obsoleta, anzi scaduta per quanto riguarda queste cose, perlomeno... Una ben più avanzata, solida e mirata diffusa politica di promozione culturale andrebbe oltre la "casualità" per creare "causalmente" delle realtà fisiche e ideali nelle quali vivere in modo e in misura più soddisfacente il nostro desiderio che è spesso un bisogno di cultura, arte, arte di ogni tipo. Ma purtroppo in questa italietta sono cose ancora a livello embroniale.., si fa un gran riempirsi la bocca ma ma siamo ancora ai livelli più infimi rispetto ad altri paesi europeri.

Inoltre non penso nè ho mai scritto che bisognerebbe ascolare dal vivo solo i grandi interpreti dei grandi cachet, anzi, credo che vi siano una gran quantità di musicisti di buono, ottimo livello che per i detti motivi di scarsa sensibilità e promozione culturale nel nostro paese vengono trascurati, quando non snobbati od osteggiati dagli establishment musicali accademico-concertistici di "potere".., dal quella gran parte di pubblico "abbagliato" dai grandi "spettacoli" musicali che più costano e più fanno status symbol.., l'ambizione di dire: c'ero anch'io.., e questo finisce per aumentare l'"ignoranza" diffusa che penalizza il belpaese da molti anni.., senza parlare della polarizzazione dei grandi apparati della concertistica istituzionale che assorbe le maggiori risorse e getta ombra sulle realtà musicali "minori" che invece avrebbero molto da offrire musicalmente il lungo e in largo per lo stivale, anche nelle zone più "periferiche", creando molte più occasioni di ascolti musicali dal vivo. Anche nel jazz.., Fresu  e Bollani... Bollani e Fresu... bravissimo Fresu.., Bollani non mi piace.., ma  stanno da tutte le parti come il prezzemolo, quasi solo loro, diventa eccessivo, stucchevole...

Questa realtà tocca anche il mondo delle arti figurative, pittoriche, architettonine, scultoree, archeologice, ecc... Roma , città che vanta una quantità incalcolabile di "oggetti" e luoghi d'arte di inestimabile valore, unici al mondo.., se la svanga col Colosseo, con le catacombe, con "tre" musei" capitali, e tutto il resto va quasi deserto. Non è vero che l'arte non da da mangiare.., lo diceva un tizio strano.., l'arte da e deve dare da mangiare, ma a se stessa, a chi lavora per l'arte, non a chi esercita la sua forma di potere approfittando dell'arte per speculare sull'arte.
Tornando alla classica.., anche il fare musica per diletto, ad ogni livello, così poco considerato, apprezzato e promosso da noi, potrebbe se non altro portare a una maggiore sensibilità e competenza musicale chi la pratica, e più si è numerosi e più il popola nazionale cresce un poco di più---

Certo che si va a sentire il concerto quando si puote.., ad esempio o avrei ascoltato volentieri i concerti ceciliani, di Pretenko ed altri.., ma come diventano nomi roboanti.., tocca passare prima in banca a fare un mutuo e poi dirigersi verso il botteghino... In quel caso, viva straviva la musica dal vivo ma a certe condizioni si può anche e volentieri rinunciare e andare a casa a spararsi un bel disco con migliore degli impianit.., cosa pià economica e anche più "etica" da farsi se pur di andare al concerto si finisce come finisce Gasmann nel film I Mostri... nello stadio a gridare il forza ... non ricordo quale squadra! ...

Quella è roba per la ricca borghesia.., per i poveretti fino a un po' di tempo fa c'era molta più offerta, e di grande quailità ad un prezzo civile.

Il mito dei "grandi" comincia a starmi sempre più stretto...

 

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Il 19/11/2021 at 23:41, Memé ha scritto:

Sono interessata al soggetto, ragione per la quale nel tempo avrò sicuramente modo di costruirmi un’idea

Benvenuta nel club! 🙂

Quando ero adolescente avevo il poster di Gould appeso sopra il letto, un po' come chi aveva quello dei Duran Duran o dei Take That ai miei tempi. Ma ero in realtà attratto più che altro dal personaggio, che trovavo molto affascinante, mentre la sua musica non la capivo, la trovavo anzi lontana dalla mia sensibilità. Forse anche per questo poi Gould mi è andato in disgrazia e non l'ho più ascoltato per molto tempo. Poi, una decina di anni fa, non so bene perché ma è rinata in me la curiosità per questo grande musicista, e così ho ripreso ad ascoltarlo, a leggere molte cose su di lui, a guardare i suoi video e i suoi programmi televisivi, ad approfondire la sua concezione dell’arte, dell’interpretazione musicale, del ruolo dell’artista nella società della comunicazione di massa. E ho scoperto un Gould diverso, molto più profondo, pieno di sfaccettature interessanti. Un artista radicale, che ha vissuto ed espresso la sua arte senza compromessi. Al punto che oggi pensavo di riappendere il suo poster sopra il letto 😂.

Quindi, buoni ascolti e buone letture. Quello di Gould è un mondo che vale davvero la pena esplorare

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@Grancolauro ne sono convinta anche io! oltre ai libri e ai filmati su di lui è necessario che io faccia i giusti ascolti della sua opera interpretativa. Visto il tuo riprendere in mano la questione immagino che tu possa indicarmi un punto di partenza sulle sue registrazioni da ascoltare. Qualunque consiglio in questo senso, sistematico o meno, è ben accetto. Grazie in anticipo.@analogico_09 ti andrebbe di suggerirmi brevemente qualche guida all’ascolto di Gould? Ho notato che (e le tue disamine me lo hanno confermato) GG si discosta tantissimo da tutto ció che si può ascoltare in giro nelle medesime esecuzioni e mi affascina il fatto che gli sia stato concesso o meglio che sia stato libero di esprimere la sua visione personale, anche laddove la prassi reclamasse il “ si esegue in questo modo” di turno. Uno puó rigettare o abbracciare in toto la sua proposta ma mi allieta il solo pensiero che gli sia stato consentito di farlo e che in qualche modo abbia anche stupito, ammaliato e e fatto cambiare opinione sull’interpretazione di determinati brani. Grazie in anticipo anche a te.

@cactus_atomo mi piace moltissimo la linea di pensiero della convivenza (pacifica) della moltitudine di prospettive e fermo restando che io sono la prima ad esprimere un giudizio di preferenza su questo o quel brano o su questa o quella esecuzione, non ho mai creduto nella visione assoluta delle cose. La resistenza infatti insorge solo quando dal confronto e dal disaccordo si passa all’imposizione tout court di una linea di pensiero a discapito di un’altra. Il tuo terz’ultimo intervento mi trova totalmente d’accordo. 

 

buon lunedi 

Memé  🎧👩🏻‍🦳

 

 

 

  • Melius 1
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43 minuti fa, Memé ha scritto:

Visto il tuo riprendere in mano la questione immagino che tu possa indicarmi un punto di partenza sulle sue registrazioni da ascoltare. Qualunque consiglio in questo senso, sistematico o meno, è ben accetto.

Beh, su questo si possono avere molte idee diverse. Io farei così: per prima cosa serve una scorpacciata di Bach! Quindi, nell’ordine, prima le Variazioni Goldberg, il pezzo che ha reso celebre Gould (magari confrontando le due versioni che incise), poi le Suites francesi, le Suites inglesi, le Toccate, le Partite, i Concerti, il Clavicembalo ben temperato, per finire con l’Arte della fuga. Fatto questo, con un certo sadismo (😀) ti consiglierei il Gould interprete della musica del Novecento: in particolare l’opera di Schoenberg, più Berg, Hindemith, Scriabin, Prokofiev. Se sei sopravvissuta a tutto questo, hai tutti gli strumenti per cogliere le particolarità del modo in cui Gould interpreta alcuni grandi classici, come le sonate e i concerti di Mozart e di Beethoven, più Brahms. Se ancora sei viva, meriti a quel punto il premio “I love Glenn Gould”, e ti può dedicare alle cose più sfiziose, come Bird, le trascrizioni di Wagner e Ravel, la musica da camera, le composizioni scritte dallo stesso Gould, ecc.

Questo mi verrebbe in mente di consigliarti. Oppure, più semplicemente, ascolta quello che vuoi e segui il tuo istinto! Che poi in musica e non solo è sempre la scelta migliore 🙂

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@Grancolauro oh allora grazie mille! in questo caso preferirò un approccio più metodico e sistematico (che non mi è naturale) perché lo scopo e capire Gould e non solo goderne! 

bene, perfetto! 

vedro’ di cercarmi anche un bravo interprete più accademico in modo da fare un paragone. 

👋🏻😊

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9 ore fa, Memé ha scritto:

.@analogico_09 ti andrebbe di suggerirmi brevemente qualche guida all’ascolto di Gould? Ho notato che (e le tue disamine me lo hanno confermato) GG si discosta tantissimo da tutto ció che si può ascoltare in giro nelle medesime esecuzioni e mi affascina il fatto che gli sia stato concesso o meglio che sia stato libero di esprimere la sua visione personale, anche laddove la prassi reclamasse il “ si esegue in questo modo” di turno. Uno puó rigettare o abbracciare in toto la sua proposta ma mi allieta il solo pensiero che gli sia stato consentito di farlo e che in qualche modo abbia anche stupito, ammaliato e e fatto cambiare opinione sull’interpretazione di determinati brani. Grazie in anticipo anche a te.

 

 

Purtroppo non posso suggerirti nessuna "guida" all'ascolto di Gould perchè, come già "confessato", non ho letto molto del pianista, a parte qualche breve monografia e altri scritti "divulgativi" dai quali ho appreso il basilare spesso risaputo a fronte di una personalità umana e artistica piuttosto complessa e controversa.
Credo inoltre che in genere le "guide", nell'aiutare l'ascoltatore ad avvicinarci ai mondi dell'arte, non rilascino la chiave della comprensione profonda di ciò che cerchiamo nell'arte, chiave che l'ascoltatore dovrebbe cercare in se stesso attraverso altri percorsi conoscitivi, "teorici" ed esperenziali.

Mi sono sempre basato sulle impressioni personali ricavate durante gli ascolti dei dischi di Gould. Quando inizia a scoprire Gould, verso la fine del vecchio millennio, rimasi colpito dal suo modo di interpretare e suonare (forma, tecnica, stile espressione) i noti repertori in maniera molto divesa rispetto ai musicisti coevi; mi intrigava il suo modo "trasgressivo" e insolito di eseguire ciò veniva eseguito in quel certo modo canonico, di "turno"... come dici tu.

Sebbene il suo modo di suonare  Bach al pianoforte, ad esempio, fosse molto lontano dal mio ideale interpretativo delle musiche del Kantor, apprezzavo la sua "sfida", la libertà che si prendeva nel "tradire" Bach, un coraggio mentale e sentimentale che , mi sembrava.., lo avvicinasse idealmente a quel Bach capace di una libertà musicale sconfinata.
 La cosa mi incuriosiva e mi portava a riflettere sulla spinta "provocatora", a valutare la stessa sul piano della novella fenomenologia estetica, resettando ogni pre-giudizio critico, ancor prima di lanciarmi in valutazioni critiche conformiste.

Poi.., passata la prima infatuazione mi accorsi che la "provocazione" aveva fatto il suo tempo mentre quel che restava di musicale della sua musica", quel che per me più conta, mi prendeva di meno. Non saprei dire la ragione di ciò in modo preciso, da manuale, da "guida".., ho solo certezza del fatto che cominciai a trovare attraverso la "semplice" immediatezza dell'ascolto troppo "mentale" e a tratti nevrotico il suo progetto formale ed espressivo che si andava a mano a mano a sua volta "conformando" al nuovo autoreferenziale clichè... gouldiano.
Più forma e tecnica, tempi troppo rigidi; il suo suonare "martellante", che aveva sempre un non so che di "allarmante", a volte faceva pensare a una "sfida" con la musica, con se stesso... frasi tese, rari "silenzi"... musicali.

Cominciai a trovare troppo stressante questo approccio ascoltatoriale...
 

9 ore fa, Memé ha scritto:

non ho mai creduto nella visione assoluta delle cose. La resistenza infatti insorge solo quando dal confronto e dal disaccordo si passa all’imposizione tout court di una linea di pensiero a discapito di un’altra.

 

 

Per la precisione, credo si sia in molti a non professare l'assurda visione del proprio pensiero da imporre al pensiero altrui, come assoluto. Mi sembra intutile ricordarlo qui perchè durante i nostri scambi  nessuno mi pare abbia fino ad ora cercato fino di imporre le proprie idee personali a discapito delle altre. 

Ciascuno dice la sua e ci si confronta, in accordo o in disaccordo, sempre rispettando ogni diversa opinione.

 

 

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@analogico_09 non è poco,  perché hai comunque  spiegato il tuo approccio e le tue conclusioni e in un certo senso possono fungere da guida anche loro. A grandi linee almeno per avere un punto di riferimento nello studiare il soggetto cosi tanto fuori dagli schemi. 

 

Circa il tuo secondo quote, per citare il vigile Verdone, il mio intervento era “avurso” da ogni rifermento alle dinamiche del forum; rispondevo a @cactus_atomo veramente nello specifico e se ti posso confessare una cosa, venivo da una grande e indigesta scorpacciata di prime pagine dei quotidiani che mi hanno predisposto con commozione a gradire il suo breve intervento con ancora in mente le coercizioni mediatiche  che oggi ci schierano gli uni contro gli altri. 

 

 

 

buona giornata a tutti voi 

Memé 🎼

  • Thanks 1
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10 ore fa, Memé ha scritto:

non è poco,  perché hai comunque  spiegato il tuo approccio e le tue conclusioni e in un certo senso possono fungere da guida anche loro. A grandi linee almeno per avere un punto di riferimento nello studiare il soggetto cosi tanto fuori dagli schemi. 

Circa il tuo secondo quote, per citare il vigile Verdone, il mio intervento era “avurso” da ogni rifermento alle dinamiche del forum; rispondevo a @cactus_atomo veramente nello specifico e se ti posso confessare una cosa, venivo da una grande e indigesta scorpacciata di prime pagine dei quotidiani che mi hanno predisposto con commozione a gradire il suo breve intervento con ancora in mente le coercizioni mediatiche  che oggi ci schierano gli uni contro gli altri. 

buona giornata a tutti voi 

 

Solo due idee in libertà.., tuttavia ti ringrazio per le parole che in una certa misura potrebbero essere prese come generoso segno di apprezzamento... 🙂

 

 

In quanto al resto, Memè, non ho capito da quale indigesta scorpacciata giornalistica tu provenga, nè quale circostanza ti abbia commossa, ecc, a quali "coercizioni" mediatiche ti riferissi, promosse da chi..,  quali sarebbero oggi le persone schierate contro tra di loro.., ecc..
Non rieco a cogliere il nesso tra questo e quanto scrive @cactus_atomo nel suo "terzultimo" post; sicuramente sarà a causa della mio basso grado di comprendonio 🤷‍♂️ quindi mi renderesti immeritato onore se volessi gentilmente volgerti a compassione rendendomi degno di un tuo disegnino più chiaro e d elementare... 🙏 🙂  

Buona settimana anche a te, e non ci colga cruccio per la pioggia    senza la quale non ci sarebbe l'"arcoiris"... 🌈

 

 

 

 

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Nel caso a qualcuno interessi, segnalo questo bel libro che ricostruisce la figura di Gould nel contesto dell’estetica del novecento e della filosofia dei processi culturali. È un libro un po’ tecnico, per addetti ai lavori. Tuttavia è molto originale e pieno di spunti interessanti. 
Si può leggere il capitoletto conclusivo qui

https://books.openedition.org/res/169?lang=it

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11 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Nel caso a qualcuno interessi, segnalo questo bel libro che ricostruisce la figura di Gould nel contesto dell’estetica del novecento e della filosofia dei processi culturali. È un libro un po’ tecnico, per addetti ai lavori. Tuttavia è molto originale e pieno di spunti interessanti. 
Si può leggere il capitoletto conclusivo qui

 

 

Benchè in teressante in effetti non mi è sembrata di immedita comprensione la dotta disanima finale che si riaggancia evidentemente ai molteplici contenuti dell'intero libro, senza conoscere i quali diventa meno agevole seguire la parte conclusiva dell'autore.

In alcuni passaggi, scritti ovviamente in altri ben più colti termini e più approfondite articolazioni dei concetti, mi è sembrato intraleggere quanto da me ipotizzato molto modestante e sinteticamente nel mio post precedente nell'evidenziare l'impatto rivoluzionario, od "eversivo" che il Gould strumentista ed interprte ebbe sugli establishment musicali "vigenti". In seguito, come già riferito, si trattò di dover constatare come anche il "metodo", o l'anti-metodo, anti"mito" gouldiano iniziasse ad incanalrsi in un solco "conformista",  per "moto contrario", a se stesso...  

Passato il momento delle "letterature", delle "filosofie", delle anti-ideologie, sociologie, fenomenologie, del testuale, delle biografie, delle gossipperie, delle "agiografie" santificatrici, del "divismo" (che si opponeva  ai divismi dominati e correnti per farsi a sua volta, quello gouldiano, forma di divismo opposto ma speculare agli altri) ecc, ...guardando alla musica nella sua pura forma estetica in grado di esprimere i proprio contenuti formali e poetici in modo  assolutamente autonomo e senza bisogno di "spiegazioni" extramusicali, tornando alla più autentica fonte autoriale, partituriale, "ricondiserando" il ruolo dell"interprete" che viene sempre dopo la realtà autoriale, musica  liberata da ogni altra sovrastruttura speculativa intellettuale buona per analizzare gli aspetti tecnico-formali, meno adatta tuttavia a sondare le sfere della "poesia", della "verità" estetica, mi sono reso conto, tornando a bomba, al cuore profondo, intimo, inalienabile, non sovratrutturabile della questione, tornando alla musica per quel che era, per come avrebbe "suonato", che la musicalità, quindi l'essenza musicale di G.G. era quella cosa lì.., sulla quale mi sono già soffermato nell'altro post: essenzialmente, o principalmente, oppure "eccessivamente", un "esercizio mentale" di una mente affascinante ma chiusa in se stessa, chiusa come iniziava ad apparirmi la musica dalla stessa mente partorita.

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3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Benchè in teressante in effetti non mi è sembrata di immedita comprensione la dotta disanima finale che si riaggancia evidentemente ai molteplici contenuti dell'intero libro, senza conoscere i quali diventa meno agevole seguire la parte conclusiva dell'autore.

Hai perfettamente ragione Peppe: il frammento del libro di Gatto accessibile online è piuttosto involuto e comunque poco conprensibile. Diciamo che non si capisce un'acca 🙂. Peccato, perché il resto del libro è molto meglio. Per questo l'ho segnalato, ovviamente per chi è interessato a speculazioni di questo tipo, che per altri possono risultare, legittimamente, del tutto prive di interesse

 

3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

In seguito, come già riferito, si trattò di dover constatare come anche il "metodo", o l'anti-metodo, anti"mito" gouldiano iniziasse ad incanalrsi in un solco "conformista",  per "moto contrario", a se stesso... 

Penso tu abbia ragione. Nel tentativo di sfuggire al proprio mito, paradossalmente, Gould lo ha reso possibile. Per quanto mi riguarda, ad ogni modo, trovo davvero poco interessante il "personaggio Gould", la sua biografia, le cose strane che faceva. Al limite curioso e divertente, ma nulla di più. Penso anzi che il "personaggio Gould" abbia finito col mettere in ombra gli aspetti più interessanti dell'arte di questo pianista, del suo modo di concepire, praticare e vivere la musica. E' questo è davvero un peccato

 

3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

la musicalità, quindi l'essenza musicale di G.G. era quella cosa lì.., sulla quale mi sono già soffermato nell'altro post: essenzialmente, o principalmente, oppure "eccessivamente", un "esercizio mentale" di una mente affascinante ma chiusa in se stessa

 

Su questo non sono d'accordo, anche se trovo molto interessanti le tue osservazioni sull'effetto "allarmante", "nevrotizzante" che può produrre ascoltare Gould. Il discorso sarebbe lungo e non voglio tediare nessuno. La metterei così, in estrema sintesi: a mio modo di vedere, quella di Gould è stata una strenua ricerca dell'essenza della musica, un'essenza che lui individuava nell'aspetto architettonico dell'opera musicale, il quale "parla da solo", per così dire, a prescindere da qualsaisi altra considerazione (le intenzioni del compositore, il punto di vista dell'interprete, il contesto culturale e sociale in cui l'opera è nata, quello in cui l'opera viene eseguita, e via dicendo). Sebbene possa sembrare esattamente il contrario, il tentativo estremo di Gould è stato quello di annullarsi come interprete, cosi come quello di estromettere il pubblico e lo stesso compositore dal controllo dell'opera musicale. Il compositore e l'interprete sono "eseguiti" dalla musica, che si impone nella sua necessità architettonica, e non viceversa, come siamo soliti pensare. Detta così sembra una stupidaggine, e si può legittimamente non essere d'accordo (io per primo non lo sono). Tuttavia è proprio questo estremo, titanico, tentativo di Gould di far parlare da sola la musica in un'epoca dove la musica è diventa merce, oppure viene intesa come mezzo per esprimere valori sociali e politici, o la sensibilità poetica dell'artista (sia esso il compositore o l'interprete) ad essere di grande interesse, credo.  

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Per cogliere in che senso Gould cerca di far parlare la musica "da sola", a prescindere da qualsiasi elemento contestuale che rischia di inquinarla o di renderla uno strumento per fare altro, mi sebra utile guardare questo video. Gould era anche co-regista dei suoi video: il modo in cui venivano girati e l'aspetto scenico sono parte integrante di ciò che Gould voleva dire.

Se si guarda il video, si nota che Gould e il suo pianoforte sono collocati in un non-luogo, uno spazio bianco privo di dimensioni, del tutto decontestualizzato, nel quale accade l'evento musicale e la musica può svelare la sua essenza.

 

 

 

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11 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Su questo non sono d'accordo, anche se trovo molto interessanti le tue osservazioni sull'effetto "allarmante", "nevrotizzante" che può produrre ascoltare Gould. Il discorso sarebbe lungo e non voglio tediare nessuno. La metterei così, in estrema sintesi: a mio modo di vedere, quella di Gould è stata una strenua ricerca dell'essenza della musica, un'essenza che lui individuava nell'aspetto architettonico dell'opera musicale, il quale "parla da solo", per così dire, a prescindere da qualsaisi altra considerazione (le intenzioni del compositore, il punto di vista dell'interprete, il contesto culturale e sociale in cui l'opera è nata, quello in cui l'opera viene eseguita, e via dicendo). Sebbene possa sembrare esattamente il contrario, il tentativo estremo di Gould è stato quello di annullarsi come interprete, cosi come quello di estromettere il pubblico e lo stesso compositore dal controllo dell'opera musicale. Il compositore e l'interprete sono "eseguiti" dalla musica, che si impone nella sua necessità architettonica, e non viceversa, come siamo soliti pensare. Detta così sembra una stupidaggine, e si può legittimamente non essere d'accordo (io per primo non lo sono). Tuttavia è proprio questo estremo, titanico, tentativo di Gould di far parlare da sola la musica in un'epoca dove la musica è diventa merce, oppure viene intesa come mezzo per esprimere valori sociali e politici, o la sensibilità poetica dell'artista (sia esso il compositore o l'interprete) ad essere di grande interesse, credo.  

 

 

Non mi sembra affatto una stupidaggine ciò che dici aprendo su questioni molto interessanti e controverse sulle quali potremmo a lungo e piacevolmente soffermarci, tra cui i ruoli dell'interprete rispetto alla "fedeltà" al testo, all'autore, alle "responsabilità" che lo stesso ha nei confronti del pubblico. Questioni sulle quli, ricorderai, ci siamo soffermato varie volte, sappiamo come la pensiamo più o meno, l'idea di un interprete quale punto centrale che si colloca tra autore e pubblico non la condivido in assoluto ma ha un suo fondamento che potremmo magari approfondire.., non ora si è fatto tardi... 😉

 

Io non "rifiuto" totalmente Gould il pianista; apprezzo la spontaneità dell'uomo e dell'artista, neppure nelle sue più evidenti "stravaganze" mi pare vedere e sentire la "posa", l'artefazione. Come dicevo ne ricavo un'impressione di una persona "candida" nel senso nobile, alto del termine, certo del fatto che il suo amore per la musica fosse senza compromessi e a fini merficicatori, che in fondo il suo "egocentrismo" forse un po' anche atodistruttivo. Quel cercare di "incarnare" la musica anche nel propio "corpo", dalla quale forse si lasciava "divorare" nel tentativo di "proteggerla" nel suo stesso "ventre" nel quale si agitava la conflittuale mistura di "ego" , "io" ed "es".
Questo forse potrebbe essere ricollegato a quanto dici del Gould che si annullerebbe come interprete per far emergere l'essenza architettonica della musica, la quale contiene tuttavia un'anima che pur nella sua apparente "invisibilità" esiste ed agisce...
Ho detto i motivi della mia non totale e costante adesione alla sua interpretazione, ma non ho mai chiuso definitivamente la porta: il personaggio mi i ispira sempre simpatita e un sottile fondo di cun-passione, perchè era un puro e ben più "idealista" di quel che se ne potrebbe pensare e dire.
Gli eccessi sovrastrutturali che hanno avvolto e forse imprigionato la sua personalità sono stati enfatizzati e posti in primo piano dai "media", dalla critica, dalle letterature in cerca del sensazionale - non tutte quelle che parlano di G.G. ovviamente sono tali - per creare la mitologia della quale poter parlare.... Gould viveva la sua musica, le sue "nevrosi" esistenzialì che si riflettevano nella sua arte, cosa del tutto normale e molto ricorrente nei creatori d'arte, dove la sua, anche quando mi piace meno, o per niente, non mi lascia indifferente.

Sarò contradittorio in questo ma è così... questo mi succede. Ho riascoltato prima le Goldberg di Bach ed è stato tutto un altro e bassi.., più bassi che alti.., sai che con Bach ho i sensori degli "allarmi" tarati in modo molto sensibile.., forse troppo.., chissà.., ma è sempre con autentico e convinto piacere che riascolto ad esempio le sue trascrizioni al piano del "Siegfried Idyll" wagneriano (da te mi pare già citato insieme alle interpretazioni di altri autori.., non solo per Bach dunque Gould andrebbe ricordato..),  è come se l'interpretazione non fosse più una "sfida", una lotta "nevrotica" con la musica e con se stesso, e si abbandonasse alla sua amata in un sensuale, trasognato e trasfigurante, gioioso amplesso...

Ma.., guai se così non fosse, nell'arte c'è sempre un "doppio" salutare, antitodo contro le stagnazioni, che il fruitore a sua volta percepisce nel suo piccolo. 😉

 

 

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