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Lo Stato Del Vinile [Parte Seconda...]


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Grazie Alberto delle al solito interessantissime recensioni. All The Good Times si trova su Amazon a 24,59 https://www.amazon.it/Times-Gillian-Rawlings-David-Welch/dp/B09HFTQGVC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&crid=2CNRMTQU2JI8D&keywords=All+The+Good+Times+vinile&qid=1650381154&sprefix=all+the+good+times+vinile%2Caps%2C163&sr=8-1

 

Non un prezzaccio ma sta calando e non è detto che cali ancora

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Welch/Rawlings l’ho preso anch’io, insieme al nuovo Kurt Vile … che ho pagato caro, ahimè.

Gillian Welch è bravissima … e lui pure!

The harrow and the harvest del 2011 era veramente favoloso, anche per neofiti o non amanti del genere.

Grazie Alberto

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  • 1 mese dopo...

 

Per lo Stato Del Vinile si continua con un altro aggiornamento, questa volta però non molto aggiornato.

Infatti il disco di cui parlerò è del 2018, quindi arrivo un po’ in ritardo, ma io l’ho acquistato solo pochi giorni fa.
Stefano Bollani – Que Bom – (Alobar Records – 2018)

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Torno quindi a trattare della nostra gloria tricolore in ambito jazzistico, l’unico jazzista italiano ad avere una fama davvero internazionale.

Que Bom esce esattamente a 10 anni di distanza da Carioca, che avevo presentato nello Stato Del Vinile andato in fumo. Carioca è il primo lavoro di Stefano Bollani dedicato a ciò che per quanto mi riguarda è patrimonio dell’umanità: la MPB, vale a dire la Musica Popolare Brasiliana.

Mentre nel 2008 Bollani rivisitava la musica brasiliana dei brasiliani (Chico Buarque, Zequinha De Abreu, Nelson Cavaquinho, ecc.), nel 2018 il pianista presenta la propria visione di musica brasiliana, dei 15 brani presenti in Que Bom firmandone ben 13. Sarà riuscito ad eguagliare il notevole Carioca? No, ma ci è andato vicino.

Que Bom è certamente un gran bel disco, e le musiche uscite dalla penna di Bollani sono da me quasi tutte promosse, per ritmo, melodia e vena malinconica, la quale vena è più italiana che brasiliana, e potrei definirla saudade italo-brasiliana. Ho scritto “quasi tutte” perché per Uomini e Polli ho qualche dubbio, trovando detto pezzo un po’ ripetitivo e poco incisivo.

Ma non ho finito con i complimenti; rispetto al vinile singolo Made In Eu di Carioca, stampato discretamente bene, la stampa tedesca dei due 180 grammi di Que Bom è eccellente, ed i dischi non fanno quasi alcun rumore.
Pallas? Optimal? Secondo me la seconda che ho detto.
Anche la registrazione merita un voto alto, risultando meno in avanti e più ambrata rispetto a quella di Carioca (che in ogni caso è un’ottima registrazione).

Tipico è lo stile di Bollani in Que Bom, stile rapido e luminoso, con i frequenti stop-and-go che sono un po’ il suo marchio di fabbrica. Non ho ravvisato quella tendenza a giocare con le note, un po’ fine a se stessa, ascoltata talvolta dal vivo. Anzi, in Que Bom, il pianista dosa con attenzione ed eleganza ogni intervento. Vi è spazio infine per la voce di due ospiti d’eccezione: Caetano Veloso e João Bosco.

Bollani, come dieci anni or sono, si mette nelle mani di musicisti, studio di registrazione e tecnici brasiliani, che quando si parla di musica brasiliana è la scelta più intelligente.

La confezione, ovvero copertina doppia dalla finitura rugosa, dominata dai colori pastello, e buste interne di colore nero, foderate col polietilene, mette KO quella di Carioca, invero molto basica.

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Devo però evidenziare un errore nell’elenco dei brani sul retro della copertina:

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L’errore consiste in questo: i brani indicati come lato B, si trovano in realtà sul lato C e viceversa.

Cosa dite, glielo perdoniamo?

Massiiiii...

 

Voto artistico: 8 ½

Voto tecnico: 8 ½

Alberto.

 

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  • 10 mesi dopo...
  • 10 mesi dopo...
Il 25/2/2024 at 15:58, OTREBLA ha scritto:

Ma come ragionano questi della Tone Poet? I dischi così così con la Stoughton doppia e quelli stra-belli con la Stoughton economica?

Hai ragione. Il vinile e’ perfetto, per fortuna,  ma anche a me la copertina da’ un’idea di economicità che non ho mai trovato nei precedenti Tone poet (ne ho una quindicina).

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Esatto, proprio un senso di ricercato risparmio. Naturalmente non è così, lo so bene. Probabilmente non disponevano di fotografie da inserire all'interno. Peccato però, io avrei pensato a qualche soluzione alternativa, considerato il valore del disco. Non so, ricorrere a fotografie generiche degli studi della Pacific Records, al limite del nastro master e della documentazione dell'epoca. Oppure si poteva semplicemente riportare il testo dell'allegato, abbellito da un po' di grafica.

Alberto.

 

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La ragione è proprio quella, non avevano le foto di Francis Wolff come per le sessions Blue Note. Per il resto la copertina è della stessa qualità solo non è gatefold. Lamentarsene troppo, vista la qualità dei titoli e delle stampe, sinceramente mi sembra una fisima. 

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2 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

Lamentarsene troppo, vista la qualità dei titoli e delle stampe, sinceramente mi sembra una fisima. 

Per come la vedo io avresti ragione se si trattasse di un qualsiasi vinile, ma una parte del fascino dei Tone Poet, da sempre, sta anche nella bellezza delle copertine, spettacolare.

Questa  lo è meno, tutto qui, il disco rimane splendido. Più  che una lamentela,  una constatazione 😉

 

Ps. Senza considerare che la Blue Note lo pubblicizza come deluxe gatefold, ed è comunque scorretta

 

https://store.bluenote.com/products/carmell-jones-the-remarkable-carmell-jones-lp-blue-note-tone-poet-series

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  • 1 mese dopo...

 

Puntata pasqualizia de “Lo Stato Del Vinile”. Buona Pasqua à tuout le monde!
:classic_smile:

Roland Kirk – Here Comes The Whistleman – Candid Records (1967) – AAA Rhino Recordings (2023)
Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: facciamo che lo comperate senza tante storie, così mi evitate di scrivere la recensione? Come dite? La volete comunque? E va bene...però viene lunghetta eh.
Frriiiiiiiii, fischiettiiii!
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T’èl chi l’aranciòn vinilòn!
Ah ma è la Rhino che ristampa?
E’ tornata la Rhino? Bene!
Si parla poco di Roland Kirk da Columbus (Ohio), un sassofonista (pardon, un musicista) che amo in modo particolare e considero alla pari dei vari Getz, Dolphy, Webster, Rollins, ecc.
Partiamo dai difetti: l’unica pecca di Here Come The Whistleman è che dura troppo poco; anche per colpa di Roland Kirk, il quale divaga, scherza col pubblico, motteggia col tecnico del suono ed introduce parte dei brani. La registrazione Mono (e fortuna che è Mono…) nonché dal vivo, pur con diverse magagne, nel complesso è sorprendentemente solida: corposa, ravvicinata ma coerente, pulita e d’impatto. Aspettate che cerco un bel voto, ce l’avevo qua...
Roland Kirk appartiene alla schiera dei jazzisti che raggiunsero il difficilissimo obbiettivo di essere moderni senza risultare pedanti. Fatta eccezione per il fischiato di cui al titolo del disco, che è un’autentica gemma (Kirk e compagni fanno uso di vari fischietti…frrriiiiiiiii!), le altre tre composizioni del Roland Kirk autore, incluse nel disco, mi sono parse di altissimo livello. Lo stile del capitano Kirk si può definire d’avanguardia accademica, ovvero di quei musicisti che vollero guardare avanti senza rinnegare la tradizione, aggirandola o rimodellandola in senso innovativo; con un piede di qua ed uno di là, in una difficile e fragile alchimia tra sperimentazione e swing.
Quando si evoca lo Swing non bisogna soltanto riandare al ritmo sincopato delle orchestre da ballo degli anni ’40. Se non c’è swing non c’è Jazz, diceva Thelonious Monk. Lo swing è una postura, l’imprimitura alla tela, l’atmosfera attorno alle cose, la base su cui poggiare l’edificio, l’innesco incendiario che avvia la macchina del Jazz.
Il grande sassofonista (pardon, musicista) Eric Dolphy, nelle sue più perentorie falcate Post-Bop, è riuscito ad essere estremamente swing. Dolphy era preparatissimo innanzitutto dal punto di vista teorico, al pari di Roland Kirk, appassionato e profondo conoscitore di musica classica.
Il brano più particolare e curioso contenuto in Here Comes The Whistleman è il celebre Yesterdays, nel quale il bassista Major Holley fa lo scat con la voce e l’archetto sulle corde, all’unisono, creando un effetto tipo laringofono, decisamente suggestivo e coinvolgente.
A proposito di voce, quella di Kirk tende al caldo, è corposa e si spinge in profondità, alla Sonny Rollins. Roland Kirk ricorre, tra le altre cose, al nose-flute, letteralmente un flauto da naso. Eccellente il gruppo a supporto, dal quale emergono i due pianisti Jacki Byard e Lonnie Smith.
Circa il versante più tecnico, abbiamo a che fare con una registrazione monofonica dal vivo, datata 1965, tutto men che perfetta. Eppure suona. Suona alla grande. E’ mono-panoramica! Ance ben in evidenza, pianoforte più che discreto, timbrica morbidona, immagine centrale molto coerente. Dinamica a tratti esplosiva, come nell’ingresso del sax (ripreso da vicinissimo) in I Wished On The Moon, una sciabolata a tradimento che vi farà sobbalzare dalla poltrona. Provate ad alzare il volume se avete coraggio.
Sto disco merita la versione doppio 45 giri, pur con tutti i suoi limiti. Non illudetevi di farvene un’idea ascoltandolo in Rete, andreste completamente fuori strada. Here Comes The Whistleman è la tipica registrazione che va degustata su vinile, a cui il vinile infonde senso acustico e finanche artistico. Come si dice, il vinile è la morte sua. Gli applausi del pubblico si appalesano in maniera discreta e di ciò ringraziamo iddio. Tra parentesi, nei dischi registrati dal vivo il pubblico è caldamente invitato a rimanere assolutamente immobile, senza fiatare. Può respirare, ma con moderazione.
Copertina semplice non laminata. Here Comes The Whistleman meritava un vestito più lussuoso. Vinile 130 grammi quasi completamente muto, di un bellissimo colore arancione trasparente. Non ho capito dove è stato stampato, so soltanto che la stampa è americana, in ogni caso la mia copia è silenziosa. Riversamento Full Analogue by Kevin Gray.
Per concludere (si fa per dire): consiglio, caldeggio e riconsiglio questa eccellente ristampa Rhino di Here Comes The Whistleman, un titolo su cui il pubblico audiofilo non ha ancora puntato troppo gli occhi e che pertanto sono riuscito ad acquistare, su IBS, al prezzo Affaròn di 24 Euro spedito, usufruendo di un'offerta ad equazione retrograda. Per chi non lo sapesse, si tratta di uno sconto in uso sulla piattaforma IBS, chiamato a doppio incastro egizio ed equazione retrograda, il quale è sottoposto ad eventi condizionati astrofisici, tra cui il passaggio su Cerignola di un asteroide venusiano: blu. Se viceversa l’asteroide viene identificato come plutoniano, che si confonde perché è blu pure lui (‘ste civiltà extraterrestri non hanno un minimo di fantasia), ma di una tonalità di blu leggermente più scura, si procede ad azzerare la tessera punti e lo status del cliente passa da "Platino, Diamanti, Zaffiri e Dobloni D’oro" a "Bubbone Pestilenziale E Purulento", dalla cui condizione è possibile uscire (come tutti sanno) soltanto con l’acquisto dell’intera discografia di Fedez, più diciotto pandori scaduti (altamente benefici). Ed è perfettamente inutile contestare la tonalità rilevata di blu giacché, come penso saprete, nemmeno gli scienziati più stimati si sono ancora messi d’accordo circa l’esatta cromia dell’asteroide venusiano, se blu estoril o blu cina; la questione provoca accesi dibattiti ad ogni simposio e quando non finisce a parolacce si passa direttamente alle legnate. Per colpa di ‘sta diatriba è pure saltato qualche rapporto coniugale (vi sarà senz’altro giunta notizia).
Voto artistico: 10 (per non esagerare)
Voto tecnico 9 (considerando che è Live ed è pure Mono).
Voto ai fischietti: frrriiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Alberto.

 

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giorgiovinyl

Non ho letto tutta la lunga recensione ma faccio una precisazione: non è una ristampa Rhino ma Modern Harmonic sotto etichetta della Sundazed. 
https://sundazed.com/roland-kirk-here-comes-the-whistleman-orange-vinyl-lp.aspx
La sostanza non cambia, su Discogs ci sono recensioni positive. 

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