cricchio Inviato 19 Aprile 2022 Condividi Inviato 19 Aprile 2022 Grazie Alberto delle al solito interessantissime recensioni. All The Good Times si trova su Amazon a 24,59 https://www.amazon.it/Times-Gillian-Rawlings-David-Welch/dp/B09HFTQGVC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&crid=2CNRMTQU2JI8D&keywords=All+The+Good+Times+vinile&qid=1650381154&sprefix=all+the+good+times+vinile%2Caps%2C163&sr=8-1 Non un prezzaccio ma sta calando e non è detto che cali ancora Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-436229 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 19 Aprile 2022 Autore Condividi Inviato 19 Aprile 2022 Ottimo! Vediamo se riuscite a pagarlo quanto l'ho pagato io su Amazon.es: 19 Euro. Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-436232 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
gorillone Inviato 21 Aprile 2022 Condividi Inviato 21 Aprile 2022 Welch/Rawlings l’ho preso anch’io, insieme al nuovo Kurt Vile … che ho pagato caro, ahimè. Gillian Welch è bravissima … e lui pure! The harrow and the harvest del 2011 era veramente favoloso, anche per neofiti o non amanti del genere. Grazie Alberto Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-438108 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 21 Aprile 2022 Autore Condividi Inviato 21 Aprile 2022 Tra l'altro di The Harrow And The Harvest è uscita recentemente la terza ristampa. Ci camperanno molto con quel disco alla Acony. Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-438145 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 5 Giugno 2022 Autore Condividi Inviato 5 Giugno 2022 Per lo Stato Del Vinile si continua con un altro aggiornamento, questa volta però non molto aggiornato. Infatti il disco di cui parlerò è del 2018, quindi arrivo un po’ in ritardo, ma io l’ho acquistato solo pochi giorni fa.Stefano Bollani – Que Bom – (Alobar Records – 2018) . . Torno quindi a trattare della nostra gloria tricolore in ambito jazzistico, l’unico jazzista italiano ad avere una fama davvero internazionale. Que Bom esce esattamente a 10 anni di distanza da Carioca, che avevo presentato nello Stato Del Vinile andato in fumo. Carioca è il primo lavoro di Stefano Bollani dedicato a ciò che per quanto mi riguarda è patrimonio dell’umanità: la MPB, vale a dire la Musica Popolare Brasiliana. Mentre nel 2008 Bollani rivisitava la musica brasiliana dei brasiliani (Chico Buarque, Zequinha De Abreu, Nelson Cavaquinho, ecc.), nel 2018 il pianista presenta la propria visione di musica brasiliana, dei 15 brani presenti in Que Bom firmandone ben 13. Sarà riuscito ad eguagliare il notevole Carioca? No, ma ci è andato vicino. Que Bom è certamente un gran bel disco, e le musiche uscite dalla penna di Bollani sono da me quasi tutte promosse, per ritmo, melodia e vena malinconica, la quale vena è più italiana che brasiliana, e potrei definirla saudade italo-brasiliana. Ho scritto “quasi tutte” perché per Uomini e Polli ho qualche dubbio, trovando detto pezzo un po’ ripetitivo e poco incisivo. Ma non ho finito con i complimenti; rispetto al vinile singolo Made In Eu di Carioca, stampato discretamente bene, la stampa tedesca dei due 180 grammi di Que Bom è eccellente, ed i dischi non fanno quasi alcun rumore. Pallas? Optimal? Secondo me la seconda che ho detto. Anche la registrazione merita un voto alto, risultando meno in avanti e più ambrata rispetto a quella di Carioca (che in ogni caso è un’ottima registrazione). Tipico è lo stile di Bollani in Que Bom, stile rapido e luminoso, con i frequenti stop-and-go che sono un po’ il suo marchio di fabbrica. Non ho ravvisato quella tendenza a giocare con le note, un po’ fine a se stessa, ascoltata talvolta dal vivo. Anzi, in Que Bom, il pianista dosa con attenzione ed eleganza ogni intervento. Vi è spazio infine per la voce di due ospiti d’eccezione: Caetano Veloso e João Bosco. Bollani, come dieci anni or sono, si mette nelle mani di musicisti, studio di registrazione e tecnici brasiliani, che quando si parla di musica brasiliana è la scelta più intelligente. La confezione, ovvero copertina doppia dalla finitura rugosa, dominata dai colori pastello, e buste interne di colore nero, foderate col polietilene, mette KO quella di Carioca, invero molto basica. . . Devo però evidenziare un errore nell’elenco dei brani sul retro della copertina: . . L’errore consiste in questo: i brani indicati come lato B, si trovano in realtà sul lato C e viceversa. Cosa dite, glielo perdoniamo? Massiiiii... Voto artistico: 8 ½ Voto tecnico: 8 ½ Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-482475 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 16 Aprile 2023 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 16 Aprile 2023 Uno dei miei recenti acquisti che non so nemmeno io perché... . . Notate la copertina sul cui fronte è stata ricavata una finestrella (a sinistra in fotografia), nella quale compaiono le lettere “UN” che vanno a completare la parola “UNPOPULAR”, una volta inserita la busta interna che vedete a destra. L’altra busta è normale, bianca, foderata col polietilene. BBC Late Junction – Gearbox Records 2022 – Doppio LP Il titolo di questo doppio vinile non poteva essere più onesto: “Musica Impopolare”, perché in effetti nessuno degli undici brani in scaletta è associabile ad un genere che si possa vagamente definire di massa. Elettronica minimalista, folklore nordico, techno-acustica, garage, africa-jazz, rock-rap, e qualcosa me lo sono dimenticato di sicuro. Insomma un percorso di sole curve nel campo della musica creativa contemporanea, dalle mille influenze e dai molteplici modi. Il tutto sotto il patrocinio del canale radiofonico BBC Radio 3, che manda in onda un programma notturno intitolato Late Junction. Per l’occasione sono stati riuniti ventidue tra artisti e gruppi, i quali non avevano mai lavorato assieme, invitandoli ad esibirsi in coppia. Da quel che ho capito io tali esibizioni sono state registrate su nastro. Si possono ascoltare il chitarrista inglese B.J. Cole ed il violinista norvegese Nils Økland, due personalità piuttosto differenti, col primo interessato al Rock sperimentale ed il secondo alla musica tradizionale norvegese. Oppure i tedeschi del Brandt-Brauer-Frick, formazione votata alla musica elettronica, con la cantautrice britannica Tanya Auclair. E ancora il gruppo africano Rock-Blues Tinariwen col gruppo Folk-Elettronico (!) di terra d’Albione Tunng. E via così, artisti che io non ho mai sentito nominare prima, ma che hanno catturato la mia attenzione con la creatività e qualità delle loro proposte musicali. Unpopular Music è un disco che consiglio? Ma manco per niente! No, questa responsabilità stavolta non me la prendo. A meno che non troviate il sistema di ascoltarlo prima di deciderne l’acquisto. La musica è troppo particolare per consigliarvene l’acquisto al buio, come ho fatto io. Personalmente l’ho apprezzato e gli do 7 e 1/2 di voto artistico (il solito tirchio); tuttavia non garantisco che possa piacere anche a voi. I due vinile Optimal risultano silenziosi ma si poteva fare di meglio e di ciò mi rammarico moltissimo, giacché Unpopular Music meritava il vinile giapponese, quello fatato che non fa un tic nemmeno con la manopola dell’amplificatore a fondo corsa. E veniamo dunque alla registrazione. All’anima di ‘sto c…! NOVE. E MEZZO. Suona in maniera allucinante. Anzi ALLUCINOGENA. Questa ripresa di musica acustica, elettrica ed elettronica è un esercizio di bravura. Come se non bastasse, i due padelloni girano a 45 giri. 45 giri ragazzi, non so se mi spiego. Risultato: all’anima di ‘sto c...! ribadisco. A tratti inquietante. Nel brano Drilling An Ocean For You c’è un finale di puro segnale elettronico: ho avuto fifa di rovinare i diffusori e mi sono precipitato ad alzare la testina. Caspar Sutton-Jones della Gearbox Records: mi inchino. Non so cos’altro dirvi, trasparenza da 10. Ma siccome io sono una carogna mi fermo a 9 perché è un doppio 45 giri, e il 45 giri aiuta. Non è dichiarata come registrazione audiophile, però lo è a tutti gli effetti...pratici. Ogni audiofilo conosce bene la trappola delle registrazioni audiophile: fuochi d’artificio sotto il profilo tecnico, immagine olografica, grande dinamica, timbrica naturale, tutto magnifico ma!..musica noiosa, banalotta, artisti che non si sa da dove cavolo siano saltati fuori... Il tipico vinile audiophile, nato per far suonare l’impianto al massimo delle sue potenzialità, è quello che resta inascoltato per anni a prendere polvere tra gli altri dischi, perché la musica fa pena. Qualcuno ce l’ho pure io. Lo guardi infilato in libreria e pensi: certo che come suona quello lì! però oggi preferisco ascoltare quest’altro (che magari è un Mono anteguerra, registrato sui cilindri a cera). Non mi pare che Unpopular Music farà quella fine, purtuttavia deve piacere il genere. Anzi, i generi. Altrimenti meglio lasciar perdere. Pagato 34 Euro su Amazon.fr. Lo Stato Del Vinile si arricchisce di una registrazione attualissima, di musica attualissima, che forse non rappresenta affatto lo standard attuale nel campo dei vinile di nuova produzione, però dai... come facevo a non citarlo? Voto artistico: 7 1/2. Voto tecnico: 9 ++++++ Il vinile, la magia, la prestigidirimiri... Alberto. 2 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-804061 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 25 Febbraio 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 25 Febbraio 2024 Riprendo da Lo Stato Del Vinile la serie di recensioni dei lavori che ho in collezione; questo spazio s’intende aperto ai contributi di tutti. Non nasceva esattamente per ogni tipo di recensione bensì per quelle relative alle produzioni contemporanee, di qualità, su padellone; pazienza, si può facilmente riconvertire ai nuovi scopi. Per quanto mi riguarda cercherò di farne un appuntamento settimanale, nei limiti del possibile. Ho introdotto una novità, la recensione alla veloce, per coloro che vogliono conoscere immediatamente e senza tanti giri di parole il mio giudizio sul disco in esame. * The Remarkable Carmell Jones - Pacific Jazz Records (1961)- AAA Blue Note Tone Poet (2022) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: queste uscite Tone Poet, che uno non direbbe, e invece... . . Molto ben realizzato disco di un trombettista che non ricordavo avesse suonato in Song Of My Father di Horace Silver; dallo stile più sassofonistico che trombettistico, nelle pause e nel legato: Carmell Jones da Kansas City. Carmell Jones fu scoperto dai germanici. Infatti la sua prima lusinghiera recensione si deve ad un giornalista tedesco, corrispondente dagli USA, che lo segnalò ai colleghi in patria. L’articolo rimbalzò sulla ionosfera, venendo intercettato dalle orecchie di Richard Bock, produttore discografico. Nel 1952 Richard Bock fondò la Pacific Jazz Records. In The Remarkable C.J. la fanno da padroni il trombettista titolare ed il tenor-sassofonista Harold Land, entrambi sulla scia di Charlie Parker, con un pizzico di Coleman Hawkins per Land. Il disco è moderno ma non modernista, tra brani originali, sempre piuttosto validi e la colta citazione del motivo conduttore di Full Moon And Empty Arms, tratto dal famoso Secondo Concerto Per Pianoforte E Orchestra di Sergej Rachmaninov. Un disco in cui c’è amalgama. Esistono lavori nei quali riluce il singolo, il leader o qualcuno della brigata, ed altri dove, pur spiccando i singoli, è l’effetto d’insieme a lasciare il segno; in The Remarkable C.J è come se i musicisti avessero fatto molte prove prima di recarsi in sala di incisione. Si aprono le danze con Duke Ellington, in una non breve versione di I’m Gonna Go Fishing, e la partenza è da 10 e lode. Si continua con una ballad in cui Jones occupa la scena dall’inizio alla fine. Segue l’anomalo Night Tide, composizione non lineare, in cui emerge il contrabbassista Gary Peacok. In Sad March, scritto dallo stesso Jones, il trombettista dimostra il suo grande talento, come del resto in tutto il disco. Splendida la registrazione: polposa, tridimensionale, basso bello fermo e scontornato, tutto chiaro e distinto. In sostanza non c’è un solo valido motivo per non includere nella propria collezione The Remarkable Carmell Jones, il quale annovera ciò che un buon disco Jazz deve offrire: arrangiamenti coinvolgenti ed originali, vigore ed inventiva da parte dei musicisti, stile ispirato e non di maniera, talento del solista, effetto d’insieme. Come se non bastasse il disco è registrato col flusso canalizzatore della Delorian di Marty Mcfly, direttamente dal 1961, tra strisce di lampi infuocati. Vinile RTI quasi totalmente afono. Però...c’è un però....la Stoughton non è doppia. Come mai? Eh? No dico, eh? Noi abbiamo pagato, fior di soldoni, e vogliamo la Stoughton doppia. Sono deluso. Sono affranto. Ma come ragionano questi della Tone Poet? I dischi così così con la Stoughton doppia e quelli stra-belli con la Stoughton economica? Quasi quasi chiedo un mezzo rimborso a chi so io. Va là che adesso mi sentono! Disco da classifica dei primi cinque Tone Poet. Pagato 24 Euro su DvdLand. Affaròn clamoroso. Voto artistico: 9 ½ Voto tecnico: 10 3 2 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1122569 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Lumina Inviato 28 Febbraio 2024 Condividi Inviato 28 Febbraio 2024 Il 25/2/2024 at 15:58, OTREBLA ha scritto: Ma come ragionano questi della Tone Poet? I dischi così così con la Stoughton doppia e quelli stra-belli con la Stoughton economica? Hai ragione. Il vinile e’ perfetto, per fortuna, ma anche a me la copertina da’ un’idea di economicità che non ho mai trovato nei precedenti Tone poet (ne ho una quindicina). Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1125444 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 28 Febbraio 2024 Autore Condividi Inviato 28 Febbraio 2024 Esatto, proprio un senso di ricercato risparmio. Naturalmente non è così, lo so bene. Probabilmente non disponevano di fotografie da inserire all'interno. Peccato però, io avrei pensato a qualche soluzione alternativa, considerato il valore del disco. Non so, ricorrere a fotografie generiche degli studi della Pacific Records, al limite del nastro master e della documentazione dell'epoca. Oppure si poteva semplicemente riportare il testo dell'allegato, abbellito da un po' di grafica. Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1125470 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
giorgiovinyl Inviato 28 Febbraio 2024 Condividi Inviato 28 Febbraio 2024 La ragione è proprio quella, non avevano le foto di Francis Wolff come per le sessions Blue Note. Per il resto la copertina è della stessa qualità solo non è gatefold. Lamentarsene troppo, vista la qualità dei titoli e delle stampe, sinceramente mi sembra una fisima. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1125488 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Lumina Inviato 28 Febbraio 2024 Condividi Inviato 28 Febbraio 2024 2 ore fa, giorgiovinyl ha scritto: Lamentarsene troppo, vista la qualità dei titoli e delle stampe, sinceramente mi sembra una fisima. Per come la vedo io avresti ragione se si trattasse di un qualsiasi vinile, ma una parte del fascino dei Tone Poet, da sempre, sta anche nella bellezza delle copertine, spettacolare. Questa lo è meno, tutto qui, il disco rimane splendido. Più che una lamentela, una constatazione 😉 Ps. Senza considerare che la Blue Note lo pubblicizza come deluxe gatefold, ed è comunque scorretta https://store.bluenote.com/products/carmell-jones-the-remarkable-carmell-jones-lp-blue-note-tone-poet-series Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1125586 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 31 Marzo 2024 Autore Condividi Inviato 31 Marzo 2024 Puntata pasqualizia de “Lo Stato Del Vinile”. Buona Pasqua à tuout le monde! Roland Kirk – Here Comes The Whistleman – Candid Records (1967) – AAA Rhino Recordings (2023) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: facciamo che lo comperate senza tante storie, così mi evitate di scrivere la recensione? Come dite? La volete comunque? E va bene...però viene lunghetta eh. Frriiiiiiiii, fischiettiiii! . . T’èl chi l’aranciòn vinilòn! Ah ma è la Rhino che ristampa? E’ tornata la Rhino? Bene! Si parla poco di Roland Kirk da Columbus (Ohio), un sassofonista (pardon, un musicista) che amo in modo particolare e considero alla pari dei vari Getz, Dolphy, Webster, Rollins, ecc. Partiamo dai difetti: l’unica pecca di Here Come The Whistleman è che dura troppo poco; anche per colpa di Roland Kirk, il quale divaga, scherza col pubblico, motteggia col tecnico del suono ed introduce parte dei brani. La registrazione Mono (e fortuna che è Mono…) nonché dal vivo, pur con diverse magagne, nel complesso è sorprendentemente solida: corposa, ravvicinata ma coerente, pulita e d’impatto. Aspettate che cerco un bel voto, ce l’avevo qua... Roland Kirk appartiene alla schiera dei jazzisti che raggiunsero il difficilissimo obbiettivo di essere moderni senza risultare pedanti. Fatta eccezione per il fischiato di cui al titolo del disco, che è un’autentica gemma (Kirk e compagni fanno uso di vari fischietti…frrriiiiiiiii!), le altre tre composizioni del Roland Kirk autore, incluse nel disco, mi sono parse di altissimo livello. Lo stile del capitano Kirk si può definire d’avanguardia accademica, ovvero di quei musicisti che vollero guardare avanti senza rinnegare la tradizione, aggirandola o rimodellandola in senso innovativo; con un piede di qua ed uno di là, in una difficile e fragile alchimia tra sperimentazione e swing. Quando si evoca lo Swing non bisogna soltanto riandare al ritmo sincopato delle orchestre da ballo degli anni ’40. Se non c’è swing non c’è Jazz, diceva Thelonious Monk. Lo swing è una postura, l’imprimitura alla tela, l’atmosfera attorno alle cose, la base su cui poggiare l’edificio, l’innesco incendiario che avvia la macchina del Jazz. Il grande sassofonista (pardon, musicista) Eric Dolphy, nelle sue più perentorie falcate Post-Bop, è riuscito ad essere estremamente swing. Dolphy era preparatissimo innanzitutto dal punto di vista teorico, al pari di Roland Kirk, appassionato e profondo conoscitore di musica classica. Il brano più particolare e curioso contenuto in Here Comes The Whistleman è il celebre Yesterdays, nel quale il bassista Major Holley fa lo scat con la voce e l’archetto sulle corde, all’unisono, creando un effetto tipo laringofono, decisamente suggestivo e coinvolgente. A proposito di voce, quella di Kirk tende al caldo, è corposa e si spinge in profondità, alla Sonny Rollins. Roland Kirk ricorre, tra le altre cose, al nose-flute, letteralmente un flauto da naso. Eccellente il gruppo a supporto, dal quale emergono i due pianisti Jacki Byard e Lonnie Smith. Circa il versante più tecnico, abbiamo a che fare con una registrazione monofonica dal vivo, datata 1965, tutto men che perfetta. Eppure suona. Suona alla grande. E’ mono-panoramica! Ance ben in evidenza, pianoforte più che discreto, timbrica morbidona, immagine centrale molto coerente. Dinamica a tratti esplosiva, come nell’ingresso del sax (ripreso da vicinissimo) in I Wished On The Moon, una sciabolata a tradimento che vi farà sobbalzare dalla poltrona. Provate ad alzare il volume se avete coraggio. Sto disco merita la versione doppio 45 giri, pur con tutti i suoi limiti. Non illudetevi di farvene un’idea ascoltandolo in Rete, andreste completamente fuori strada. Here Comes The Whistleman è la tipica registrazione che va degustata su vinile, a cui il vinile infonde senso acustico e finanche artistico. Come si dice, il vinile è la morte sua. Gli applausi del pubblico si appalesano in maniera discreta e di ciò ringraziamo iddio. Tra parentesi, nei dischi registrati dal vivo il pubblico è caldamente invitato a rimanere assolutamente immobile, senza fiatare. Può respirare, ma con moderazione. Copertina semplice non laminata. Here Comes The Whistleman meritava un vestito più lussuoso. Vinile 130 grammi quasi completamente muto, di un bellissimo colore arancione trasparente. Non ho capito dove è stato stampato, so soltanto che la stampa è americana, in ogni caso la mia copia è silenziosa. Riversamento Full Analogue by Kevin Gray. Per concludere (si fa per dire): consiglio, caldeggio e riconsiglio questa eccellente ristampa Rhino di Here Comes The Whistleman, un titolo su cui il pubblico audiofilo non ha ancora puntato troppo gli occhi e che pertanto sono riuscito ad acquistare, su IBS, al prezzo Affaròn di 24 Euro spedito, usufruendo di un'offerta ad equazione retrograda. Per chi non lo sapesse, si tratta di uno sconto in uso sulla piattaforma IBS, chiamato a doppio incastro egizio ed equazione retrograda, il quale è sottoposto ad eventi condizionati astrofisici, tra cui il passaggio su Cerignola di un asteroide venusiano: blu. Se viceversa l’asteroide viene identificato come plutoniano, che si confonde perché è blu pure lui (‘ste civiltà extraterrestri non hanno un minimo di fantasia), ma di una tonalità di blu leggermente più scura, si procede ad azzerare la tessera punti e lo status del cliente passa da "Platino, Diamanti, Zaffiri e Dobloni D’oro" a "Bubbone Pestilenziale E Purulento", dalla cui condizione è possibile uscire (come tutti sanno) soltanto con l’acquisto dell’intera discografia di Fedez, più diciotto pandori scaduti (altamente benefici). Ed è perfettamente inutile contestare la tonalità rilevata di blu giacché, come penso saprete, nemmeno gli scienziati più stimati si sono ancora messi d’accordo circa l’esatta cromia dell’asteroide venusiano, se blu estoril o blu cina; la questione provoca accesi dibattiti ad ogni simposio e quando non finisce a parolacce si passa direttamente alle legnate. Per colpa di ‘sta diatriba è pure saltato qualche rapporto coniugale (vi sarà senz’altro giunta notizia). Voto artistico: 10 (per non esagerare) Voto tecnico 9 (considerando che è Live ed è pure Mono). Voto ai fischietti: frrriiiiiiiiiiiiiiiiiii! Alberto. 2 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1158241 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
giorgiovinyl Inviato 31 Marzo 2024 Condividi Inviato 31 Marzo 2024 Non ho letto tutta la lunga recensione ma faccio una precisazione: non è una ristampa Rhino ma Modern Harmonic sotto etichetta della Sundazed. https://sundazed.com/roland-kirk-here-comes-the-whistleman-orange-vinyl-lp.aspx La sostanza non cambia, su Discogs ci sono recensioni positive. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1158383 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Morenik Inviato 1 Aprile 2024 Condividi Inviato 1 Aprile 2024 @OTREBLA Grazie per la segnalaziòn. PS: Non mi par ancora vero di aver battuto il Maestro sul terreno Affaròn Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1158593 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 1 Aprile 2024 Autore Condividi Inviato 1 Aprile 2024 Eh ma sei un grande! Invidia massima... Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/2/#findComment-1158703 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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