OTREBLA Inviato 26 Aprile Autore Condividi Inviato 26 Aprile Per la recensione senza parole di questa settimana parlerò, ehm scusate, non parlerò di un vero e proprio fantasma, l’etichetta audiophile tedesca ARS, che negli anni ‘90 produsse un pugno di uscite su vinile. Tra le quali questa: . . Henry Mancini – The Pink Panther – RCA Victor (1964) – AAA Audiophile Record Service (ARS) – 1993 E’ uno dei primissimi vinile audiophile che ho comperato, quindi avrà…27-28 anni. Naturalmente è intonso e immacolato, come quasi tutti i miei vinile. Tè pronto, biscotti pure, e vai di Mancini... Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1750817 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 3 Maggio Autore Condividi Inviato 3 Maggio Avrete notato che non recensisco mai i doppi 45 giri. Il suono del 45 giri è proprio un’altra cosa, non ha senso recensirlo, anche soltanto dal punto di vista tecnico. Non è migliore nel senso della registrazione, perché se una registrazione è realizzata male il 45 giri miracoli non ne fa. E’ che cambia proprio il suono, il quale risulta più fermo, vero e reale. Registrato male o registrato bene, il suono, che ne so, del contrabbasso, è diverso, più individuabile e scolpito. Assimilabile al suono del nastro, più che a quello del vinile. A questo proposito è interessante notare la recente scelta di Chad Kassem, di ristampare dieci titoli Fantasy già ristampati su doppio 45 giri tra il 2002 ed il 2005. Parliamo della prima serie 45 giri Analogue Productions, con la copertina da quattro soldi detta direct-board. Kassem ha recentemente annunciato la ristampa della ristampa, relativa ai seguenti titoli, che usciranno nel corso del 2026: 1. Gene Ammons – Blue Gene – Prestige 1958 (consigliatissimo, chi possiede Boss Tenor no lo perda) 2. Chet Baker – In New York – Riverside 1958 3. The Tony Bennet And Bill Evans Album – Fantasy 1975 4. Bill Evans – Quintessence – Fantasy 1976 5. Charlie Byrd – The Guitar Artistry Of Charlie Byrd – Riverside 1960 6. Wynton Kelly – Kelly Blue – Riverside 1959 (questo lo prendo di sicuro) 7. Kenny Dorham – Quiet Kenny – New Jazz 1959 (capolavoro) 8. Blue Mitchell – Blue’s Moods - Riverside 1960 9. Wes Montgomery – The Trio – Riverside 1962 10. Wes Montgomery – Full House – Riverside I vinile 45 giri saranno stampati alla Quality Records Pressing e dotati di copertina Stoughton doppia con finitura opaca antigraffio. La cosa interessante dicevo è che Kassem utilizzerà le lacche del riversamento effettuato da Kevin Gray nel 2002. Pertanto quei riversamenti vengono ancora considerati meritevoli di attenzione, nonostante all’epoca Gray non avesse ancora ricablato il Cohearent Studio. Tornando a noi, in generale io evito di recensire non soltanto i 45 giri ma anche i capolavori. Questo perché si presume che tutti conoscano, che ne so…Steamin’ di Miles Davis; certo, potrei anche recensirlo, ma alla fine cosa volete che scriva su Steamin’? Mi pare inutile recensire certe pietre miliari della storia della musica, casomai se lo faccio è per raccontare retroscena e soffermarmi sul suono della nuova edizione audiophile. Ciò non di meno vi sono dischi che vengono ristampati nel migliore formato possibile, il doppio 45 giri, con la migliore cura possibile, la cui notorietà è inversamente proporzionale al loro valore musicale. A questo punto mi corre l’obbligo di segnalarli. Questa Domenica voglio quindi aprire una nuova rubrica, chiamata “Coso chi?”, dedicata alle ristampe di dischi meno noti o per nulla noti. Perché non è detto che un tè di marca sconosciuta sia peggiore di un tè di marca famosa...a parte il mio di tè, che lo compero in ferramenta (scontato) e non oso chiedere con cosa lo fanno. Art Farmer & Jim Hall – Big Blues (CTI Records – 1979 – R. 1978) – AAA Org Music 2LP 45 RPM (2016) . . Recensione alla veloce per chi va soltanto a 45 giri: i soliti miei acquisti tipo: “Boh…io lo prendo, costa poco…al massimo se non mi piace lo rivendo”. Seee…col cavolo che lo rivendo! La cosa non dovrebbe sorprendermi: dopo tanti anni di acquisti vinilici dovrei aver capito come funziona; ristampare un lavoro sul formato doppio 45 giri significa preventivare sin dall’inizio un prezzo al dettaglio piuttosto elevato, due o tre volte il prezzo del 33 giri. Si deve pertanto puntare su titoli di conclamato valore sonico/tecnico e che siano conosciuti. Infatti questa edizione audiophile non se l’è filata nessuno ed io l’ho trovata a prezzo scontato. Storia vecchia…è una vita ormai che piombo come un avvoltoio sugli invenduti e me li porto a casa a meno del lecito, fidandomi della competenza musicale di chi li ha ristampati. E qua viene il punto: le etichette dedite alle ristampe audiophile devono sintonizzarsi sul grado di cultura media di un appassionato, o rischiare e guardare anche a lavori meno noti? Che poi magari per me non sono noti ma per un altro appassionato sono notissimi? Se i dischi “a rischio” appartengono tutti alla categoria di Big Blues, io dico che si DEVE rischiare. L’unione della qualità tecnica a quella artistica, obbliga quantomeno a prendere in considerazione un’edizione audiophile, 33 o 45 giri. Bene ha fatto Org Music ad optare per il doppio 45 giri, poiché questa registrazione fine anni ’70 la merita senz’altro; peraltro a quanto pare il disco non veniva ristampato dal lontano 1979: ragione di più. Ogni facciata ospita un solo brano e le facciate sono...spetta che le conto...tre…quatt…sono quattro...confermo, quattro. Si va dal Jazz-Funk, al Blues, al Be-Bop che prende le mosse nientemeno che da Ravel. Vi sono anche rimandi alla musica Pop. Ergo: il disco fa pietà. Troppa roba, troppe digressioni: Funk, Blues, Pop, Classica, alcuni passaggi di chitarra vibrata, stile Woodskock…. E invece no: il disco è bellissimo. Questo succede quando i musicisti pongono innanzi a sé innanzitutto il Jazz, e si servono degli altri generi soltanto per creare echi, impressioni, lampi. E’ un gioco pericoloso, bisogna tenersi in equilibrio, accennando, alludendo, senza sbracare; e questi ragazzi ci riescono in pieno. Non ce n’è uno che sia fuori posto: Art Farmer con la sordina è quasi Miles Davis, Jim Hall sembra un chitarrista Rock prestato al Jazz, Mike Mainieri al vibrafono è l’elemento sorpresa; spessissimo ruba la scena e lascia indietro i due titolari. Mike Moore e Steve Gadd, contrabbasso e batteria, non potrebbero essere più in sintonia. Mike Moore in particolare ammalia dall’inizio alla fine e se dovessi decretare un vincitore, non avrei dubbi: Mike Moore al contrabbasso! Il suono è quello dei ’70, vale a dire finto e manipolato. Compattezza, riverbero, immagine in avanti tipo disco Rock (e daglie…), sovraincisioni, aggiustamenti...risultato: cavolo che suonare! Con quel basso di grana dura e potente che ti fa le crepe nei muri! I giri aumentati danno man forte e se alzi il volume è subito Live. Copertina doppia Stoughton, vinile Pallas che non fanno quasi rumore. Edizione limitata e numerata a 1.500 copie. Disco della Madonna, come diceva un mio amico al mare…mostrandomi la stereocassetta del momento…e io: “Ah è bello quindi…” e lui…”No, dico, è di Madonna…la cantante…”. Pagato una cicca che mi vergogno a dire quanto…ma veramente mi vergogno…con lo sconto “Avvoltoi” concesso soltanto a chi piomba a tradimento sugli invenduti. Voto artistico: 10 ma pieno proprio. Voto tecnico: è un doppio 45 giri…parte già un chilometro avanti a qualsiasi 33 giri. Comunque, il voto è 10. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1755913 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 10 Maggio Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 10 Maggio Per la recensione senza tante chiacchiere di questa settimana ho un disco al quale tengo moltissimo ed uno dei primi dischi da me acquistati. Esiste anche una versione a 45 giri, che non oso pensare come suona, visto che già il doppio 33 fa dei numeri assurdi. . . Dick Hyman - From The Age Of Swing - AAA Reference Recordings (1994!!!...sono passati un po' di annetti...) All'epoca in cui comprai questo doppio vinile (in negozio) ricordo benissimo che nessuno si filava minimamente il ritorno del vinile in salsa audiophile. Ero avanti 30 anni... Alberto. 2 2 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1760525 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Tronio Inviato 10 Maggio Condividi Inviato 10 Maggio 4 ore fa, OTREBLA ha scritto: Dick Hyman - From The Age Of Swing Cellò! Disco eccezionale e senza tempo, anche se non è il mio genere preferito in assoluto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1760868 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 17 Maggio Autore Condividi Inviato 17 Maggio Non è giusto recensire sempre dischi audiophile, ogni tanto bisogna che il recensore (de’ ‘sta…) si dedichi alla produzione corrente. Pertanto questa Domenica mi occupo di una cantautrice siciliana, ri-pertanto il tè si beve obbligatoriamente accompagnato alle pastuzze di mandorluzza, rigorosamente DOP…bbone…strabbone…si sciolgono in bocca…ma veniamo al disco. C’hanno quel dolce del miele e l’amaro delle mandorle…fusione succosa…'mazza che bbone... Veniamo al disco. Col cuore sciropposo che si scioglie sul palato… Veniamo al disco Albertooooo! Eeeeh…che fretta… Anna Castiglia – Mi Piace – ADA (nel senso del tipo di trasferimento) OTRLive (2024) – ADA (nel senso del distributore, che si chiama proprio così) Music Italy . . Penso che il titolo si riferisca alle pastuzze di mandorluzza….va be’ ho capito, la smetto… Ho ascoltato per la prima volta Anna Castiglia a Propaganda Live, la trasmissione di Diego Bianchi in onda il Sabato sera su La 7. Mi è piaciuta subito. E’ abbastanza giovane, sotto i trent’anni, ma già piuttosto sicura di sé. Ce ne sono due di Anna Castiglia, una Pop-commerciale che a me dice poco ed un’altra più autoriale, che guarda a Simone Cristicchi, al Jazz, alla musica Brasiliana, a Fabrizio De Andrè, Gaber…e che compone delle ballate speciali. Mi riferisco a brani come Mi Piace, Le Chiese Sono Chiuse (bellissimo), U mari e Ghali (stupendo). Ha una voce incentrata sulle medie e medio-alte frequenze. Insomma non scende in basso, praticamente mai. Enzo Jannacci raccontava che Giorgio Gaber e Fabrizio De André da giovani facevano lunghi esercizi vocali per sviluppare le basse frequenze della voce. In effetti una voce in grado di scendere in basso risulta più piena, completa, di spessore, anche quando il canto interessa il registro superiore. Una voce come quella di Anna Castiglia soffre moltissimo, a mio parere, del trattamento standard riservato, in ambito commerciale, alle registrazioni delle voci; quel registrare alla vecchia, digitale vecchio stile, focalizzato più che altro sulle medie frequenze, compresse e sostanzialmente prive di corpo. Qui ci voleva un tecnico del suono “analogico” tipo americhèno.... Signora Castiglia, ci pensi per il prossimo disco. Non che Mi Piace suoni male, ma ascoltate Speak Love Easy (Pablo) di Ella Fitzgerald e Joe Pass, magari nella versione Analogue Productions e capirete cosa intendo. Curati gli arrangiamenti, bravi i musicisti, insomma Anna Castiglia…Mi Piace e comprerò pure il prossimo disco. Pagato 23 Euro con lo sconto “Beddu figghiu” concesso soltanto a chi è siciliano da parte di padre e sebbene sia bergamasco di nascita a Bergamo è praticamente un infiltrato, e gli “Alùraaaa?” se ne sono accorti già da un pezzo (non parlando l’infiltrato manco mezza parola di bergamasco, di conseguenza venendo a risultare mooolto “sospetto”). Pota… Voto Artistico: 9 Voto Tecnico: 7 ½ Ah, dimenticavo ‘sta meraviglia di confezione; copertina super-millesimata in cartoncino trasparente e ben uno, dico uno inserto in foglio unico all’interno, che da una parte riproduce la medesima immagine della lussuosa copertina. Non si bada a spese eh OTRLive? 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1765278 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 17 Maggio Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 17 Maggio Però se io non faccio una recensione di Jazz non mi sento a posto quindi, in via del tutto eccezionale, doppia recensione! Tra l’altro questa l’avevo già pronta. Noi recensori professionisti abbiamo da parte alcune recensioni già pronte, preimpostate, buone per qualunque disco, che poi adattiamo alla bisogna. A volte, per risparmiare tempo, accorpiamo tre recensioni in una; altre volte ci serviamo dell’intelligenza artificiale, inserendo come parametri: “Quello con la copertina rossa e la tipa co' e' bocce de' fori, che fa pa pa para pappà…”. Per il disco a seguire ho utilizzato estratti di una vecchia recensione, mai pubblicata, inizialmente scritta per una motozappa. Bah…speriamo di non andare troppo fuori tema. N'nantra pasta di mandorle? Massìììì...(sono quasi finite...)... Alla bersaglieraaaa! Dexter Gordon – Gettin’ Around – Blue Note (1966) – AAA Blue Note Classic (2024) . . Recensione alla veloce per chi scrive le recensioni audiofile (gratis) e non gli mandano mai nemmeno un dieci chili di paste di mandorla DOP: devo aggiornare la lista dei dischi di Dexter Gordon che bisogna per forza avere: GO, Doin’ Alright e Gettin’ Around. Ma come è registrato ‘sto disco? D’accordo, siamo abituati alla qualità di Rudy Van Gelder, ma come diamine è registrato Gettin’ Around? E’ un SACD! Ehm…dico per la chiarezza complessiva…ha i pregi del digitale, senza i difetti. Ed il vinile Optimal è pressoché perfetto. Primo brano Manha De Carnaval di Luiz Bonfà. Sofferta, moderna, bellissima. Aaaambe’, se si parte con Manha De Carnaval, voto 10. Il resto non lo ascolto. Lo devo ascoltare? Va be’, perché siete voi. Ci sarebbe Barry Harris, pianista classico alla Bill Evans, tuttavia Gettin’ Around è incentrato sul sassofonista, mentre gli altri fanno i bravi soldatini. Gordon è moderno ma non modernista, con tipica voce metallica e un po’ secca. Lui aveva ‘sta voce qua, cosa vuoi farci. E’ il suo marchio. Ah ma c’è pure il cha cha cha? Brano scritto dal sassofonista peraltro (Le Coiffeur). Il cha cha cha è un plus assoluto, è sufficiente la sua presenza per catalogare il disco come imperdibile. Ciliegina sulla torta, Bobby Hutcherson al vibrafono, che fa sempre la sua sporca figura. Registrato alla grande, tanto per non ripetermi, Hard Bop aggiornato senza esagerare, cos’altro aggiungere? Fossero tutti così i dischi di Dexter Gordon non avrei mai da ridire. Quadrato, ben sostenuto, Gettin’ Around fa quello che promette, ti fa fare un bel giro nel Jazz. La bestia nera di ogni studente d’Inglese, i phrasal verbs...sono migliaia...be’, questi sono problemi miei, scusate la divagazione. Pagato 21 Euro con lo sconto “Cha cha cha, della limonataaaa”, concesso soltanto a chi appena sente un brano jazz latino assegna dieci, a prescindere, di voto artistico. Voto artistico: 10 Voto tecnico: 10 +++ Come al solito la copertina dei Blue Note Classic fa il paio con quella della Castglia...I POTENTI MEZZI DELLA BLUE NOTE EUROPEA! 2 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1765286 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Otsuaf Inviato 20 Maggio Condividi Inviato 20 Maggio Il 17/05/2026 at 10:27, OTREBLA ha scritto: Voto Artistico: 9 Voto Tecnico: 7 ½ Posso chiederti se hai avuto modo di confrontarlo con la versione liquida? Queste recenti produzioni mi tentano ogni tanto ma poi mi chiedo se veramente ne vale la pena. Cioè a parte il feticismo dell'oggetto di per se, c'è differenza tra questo supporto e la sua versione liquida nella resa audio? Ad esempio sono stato molto tentato proprio l'altro giorno a prendere l'ultimo di Mannarino ma poi ho preferito prendere un vinile Tone Poet che li si che la differenza si sente! Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1767188 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 21 Maggio Autore Condividi Inviato 21 Maggio No mi dispiace, più che altro ascolto musica su vinile. Comunque ribadisco, quella di Mi Piace è una registrazione commerciale, non aspettarti nulla di più. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1767649 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 24 Maggio Autore Condividi Inviato 24 Maggio Una recensione senza parole di un disco di Monk me la concederete vero? D’altronde, non potevo esimermi. Dovrei includerli tutti ma questo l’ho appena acquistato perché mi mancava...e adesso non mi manca più: . . Thelonious Monk – 5 by Monk by 5 – Riverside Records (1959) – AAA Analogue Productions (2024) Ma veramente senza parole. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1769188 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 31 Maggio Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 31 Maggio Questa Domenica e fra due Domeniche avremo la recensione delle due “E” Un titolo completamente a caso nel catalogo Tone Poet, il tipico mio acquisto…massì, è scontato, prendiamolo…Anni fa su Ebay comperai un frullatore da bar, usato ma praticamente nuovo. Macchina meravigliosa di produzione italiana, con sotto un motore da barca, avete presente? La lama, forgiata dal pieno, pesa lei da sola quanto un intero frullatore di quelli normali. Ti frulla le chiavi inglesi quell’affare, non scherzo, c’ha una coppia impressionante… L’avrò usato tre volte…acquisto del tutto inutile. Al contrario è molto utile il teino domenicale con dischino annesso: Jack Wilson - Easterly Winds - Blue Note (1963) – AAA Blue Note Tone Poet (2023) . . Recensione alla veloce per chi fa acquisti inutili: non mi è dispiaciuto ma… Ah il catalogo Tone Poet! Un fritto misto che più misto non si potrebbe. Che poi alla fine se li trovo fortemente scontati ‘sti dischi un motivo ci sarà? Il nome del pianista Jack Wilson si accompagna, nella storia della musica Jazz, a quello di famose e famosi cantanti: Sarah Vaughan, Eartha Kitt, Sammy Davis Jr, Julie London, Lambert, Hendricks & Ross. Fu anche compositore e difatti in Easter Winds quattro brani su sei sono suoi. L’organico è ricco, Lee Morgan, con quella sua voce calda che a me piace tantissimo, Jackie McLean che ci mette il pepe della Modalità (e meno male!), Billy Higgins al fulmicotone, Garnett Brown col trombone molto Bop e suadente, Bob Cranshaw che contrabbassa. Jack Wilson sembra…Bill Evans…come stile dico eh…per il resto Bill Evans è un altro pianeta (naturalmente). Le composizioni di Wilson hanno un che televisivo, l’impianto è quello orchestrale, lo stile è un Hard-Bop che punta ad elaborare, a mezza via tra la sperimentazione e la colonna sonora anni ’60. E’ un Bop che vuole essere originale ma non lo è abbastanza per lasciare un segno durevole. C’è qualche sfumato di troppo in conclusione dei pezzi e a me lo sfumato da sui nervi; faccio mia la teoria di Mingus che un buon jazzista deve scrivere il finale del pezzo o per lo meno non farsi cogliere impreparato. L’immagine stereofonica è confinata tra i due diffusori, il tono generale è un po’ cupo, basso leggermente lungo, i solisti emergono molto bene. Un Van-Gelder fine anni ’60, vale a dire non al Top ma sempre ai piani alti. Manca giusto quella trasparenza e omogeneità tipica delle registrazioni di dieci anni prima. Magari è il nastro che ha perso un po’ di smalto. Pagato 23 Euro su IBS con lo sconto "Frullatori", concesso soltanto a chi in casa c'ha il frullatore superfigo ma non lo usa mai. Voto artistico: 9 - Voto tecnico: 9 1/2 In fin dei conti non lo consiglierei. Quindi è brutto Alberto, ci stai dicendo che Easterly Winds è un brutto disco? No, vi sto dicendo che prima di lui ne vengono a bizzeffe, nella mia personale classifica di priorità. Tipo Alberto? Tipo il solito Monk? Capirai, se fai sempre il paragone con Monk…Bisogna paragonare mele con mele, disco poco noto a disco poco noto…ce l’hai un paragone coerente Alberto? Be’ in questo momento non mi viene in mente nulla…ma chissà che tra due domeniche, con la seconda "E", non riesca a farmelo venire in mente. Alberto. 2 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1773434 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 7 Giugno Autore Condividi Inviato 7 Giugno Questa Domenica novità, Recensione Senza Parole versione “Quizzer” (cit. Frassica). Il giochino domenicale, che bello! Si tratta di indovinare quale dei due dischi è la vera recensione e quale invece è messo lì per confondere le acque. Guardate bene la fotografia eh, perché non è così semplice come può sembrare. . . Alla vostra sinistra: Charlie Byrd – Byrd at The Gate – Riverside Records (1963)– AAA Mobile Fidelity Sound Lab (compianta) (1982) . Alla vostra destra: Artisti Vari - TUTTOSANREMO – AAA Emi Italiana SpA (1982) Qui quello che inganna è che sono entrambi del 1982...li ho scelti apposta, altrimenti era troppo facile. Va be ho capito, vi devo dare l’aiutino: al Festival di Sanremo di quell’anno Orietta Berti cantava il brano America In (di Pace-Panzeri-Conti...e sottolineo Conti). Va be' ho capito, altro aiutino MA E’ L’ULTIMO EH!, Byrd at The Gate è uno dei primi LP che ho acquistato (è una stampa giapponese, one-step), mentre il TUTTOSANREMO me lo ha regalato una bibliotecaria (che lo stavano buttando via). E’ lo so, non è facile, ma se era facile mica ci facevo il quizzer! Dove ho messo i biscotti... Alberto. 2 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1778460 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 14 Giugno Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 14 Giugno Bene, il tempo lo avete avuto, è ora di svelare il mistero: la recensione senza parole riguardava Byrd At The Gate. Non ve lo aspettavate eh? Eh, era difficile... Va be', comunque abbiamo un vincitore: la signorina Gertrude Von Scappamènt, che ci scrive da Rattenberg (Austria), la quale si aggiudica uno soggiorno di un giorno e una notte, per dodici persone, all'Autolavaggio Simona di Canegrate Di Sotto, quasi tutto pagato. Invidiosi eh!! Ma veniamo alla recensione con sin troppe parole di questa Domenica 14 Giugno, in cui si festeggia San Eliseo (così, per dire). Come promesso due settimane fa, abbiamo la seconda “e”. Perché alla fine il paragone coerente mi è sovvenuto. Una “e” minuscola per un disco che di minuscolo non ha nulla. Alè, vai di biscott…ah no, sarei a dieta…va be’ uno…uno e mezzo…casomai sto indietro col tè…ne prendo solo due tazze di quelle piccole…e un waferino (perché c’è un mio amico che fa le lavorazioni in pizzo e le tende damascate per gli interni dei cacciamine, che dice che i wafer sono dietetici). . George Braith – ‘extension’ – Blue Note (1964) – AAA Blue Note Classic (2024). . . Recensione alla veloce per chi è a dieta: questo disco doveva essere pubblicato nella serie Tone Poet: obbligatoriamente. Poiché ‘extension’ è SPET TA CO LA RE George Braith tra l’altro è ancora tra noi ed il prossimo 26 Giugno compirà 87 anni. Auguri Mr. Braith! Come nel caso di Easterly Winds anche in ‘extension’ abbiamo uno semi-sconosciuto musicista-compositore-arrangiatore, ovvero l’ancista George Braith, qui al sax tenore, contralto e soprano. Lo affiancano Billy Gardner all’organo…e va be’, chiudiamo qua la recensione. Basta, abbiamo già detto tutto. Guardate, io ho sviluppato una teoria che vi assicuro è testata: il disco jazz con l’organo ad accompagnare generalmente spacca. E’ sempre così. Non so quale sia l’alchimia, l’organo è capace di una spinta armonica e ritmica tutta sua. Organo a parte, George Braith da dove cavolo spunta? Boh…non lo so, io so soltanto cosa mi piace di lui: assomiglia a Roland Kirk, ovvero ad uno dei più importanti sassofonisti della storia del Jazz. Anche Braith spazia tra le ance e realizza effetti “multipli” con i sassofoni. Quello di suonare più strumenti a fiato contemporaneamente è un vecchio numero da spettacolo di varietà. Kirk lo elevò ad arte musicale e Braith mostra di esserne stato influenzato. Inoltre il compositore Braith non è per niente banale. Ciò che manca in Easterly Winds, in ‘extension’ è presente a profusione: idee molte, tutte ben sviluppate. I brani sono un più bello dell’altro. Ricordano Monk e Mingus con punte atonali. Strutturalmente ‘extension’ è un disco Swing anni ’50, col suo bel Blues d’ordinanza, mentre sotto il profilo espressivo lo Swing-Bop subisce, come da titolo, una extension verso la sperimentazione. In effetti non si capisce mai bene dove si vada a parare, se verso il passato o verso il futuro, poiché Braith bada bene a tenere un piede in due scarpe. Grant Green si adatta e risulta decisamente moderno; l’organo come detto è fondamentale e Braith sfodera una voce che è sicuramente tributaria dello stile di John Coltrane, ma risulta più calda. Clarence Hohnston alla batteria completa l’organico. Come ho detto per Easterly Winds, se li trovo scontati certi dischi un motivo ci sarà. E invece non c’è manco per niente, perché ‘extension’ l’ho pagato 10 Euro e ne vale quattro volte tanto. Quindi il teorema non ha fatto in tempo a nascere che è già stato miseramente demolito. Buonissima la registrazione vangelderiana, morbida e naturale, con organo ripreso benissimo; magari c’è un leggero velo ma glielo perdono. Se devo dire la verità arei preferito più profondità; somiglia ai vecchi Mono come tipo di suono, ma nel complesso è promosso a pieni voti. E comunque vale il principio che se un disco è di alto valore, io generalmente della registrazione me ne sb… ‘extension’ è un disco che consiglio assolutamente, a maggior ragione se lo trovate in offerta. Nota di costume, pochi giorni prima della registrazione un ladro forzò l’automobile del sassofonista e fece sparire ogni cosa. Per questo motivo gli strumenti suonati ‘extension da George Braith furono noleggiati. Pagato una cicca (10 Euro, tutto incluso) con lo sconto “Trump” concesso soltanto ai recensori che dicono una cosa e due settimane dopo l’esatto contrario. Il che prova che uno, non sono seri recensori, e due che sono destinati a diventare presidenti degli Stati Uniti. Voto artistico: 10+++ Voto tecnico: 9 ½ Vinile Optimal…dobbiamo davvero parlare dei vinile Optimal? Insomma…ssè…passabili…’sti Optimal, madò…va proprio a fortuna…le stampe americane, un altro pianeta. Mi spiace per la Optimal ma è così. In compenso la copertina leggerina micragnina insulsina è di una tristezza infinita. Ma Blue Note, abbi pazienza, ci sarà uno straccio di cartiera in Europa in grado di realizzare copertine per dischi in vinile un po’ meno…scaccione? CON QUELLO CHE L’HO PAGATO! Alberto. 2 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1782911 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 1 ora fa Autore Condividi Inviato 1 ora fa Una “Recensione Senza Parole” per un disco che nelle recensioni senza parole non dovrebbe starci. E ogni volta che lo ascolto (almeno una volta l'anno) il tè mi va mezzo di traverso, accidenti al lui! . . In realtà i dischi sono due. Norah Jones – The Little Willies – Milking Bull Records – Blue Note Records (2006 – R. 2003 e 2205) – DAA o AAA non lo so – Classic Records (2006) – Include un 45 giri con due bonus tracks. Bernie Grundman Mastering - 200 gram Quiex SV-P vinyl. E fortuna che è Quiex SV-P vinyl! Non ho un disco audiophile che fa più casino di questo! E se vogliamo proprio essere pignoli, altro che 200 grammi, il 33 giri pesa la bellezza di 240 grammi. L’ho acquistato molti anni fa, nuovo, ed ho preso una fregatura colossale. Il 33 è assai rumoroso con ripetuti non-fill grooves, solchi dove manca il segnale. Terribile. E’ evidentemente una stampa difettosa, lo si capisce anche dal peso assurdo e dall’etichetta dove non si legge nulla. Il piccolo 45 giri invece è perfetto. Insomma un vinile che se dovessi venderlo dovrei dichiaralo Good come stato di conservazione, benché sia nuovo. Ma tanto non lo vendo. E qua viene fuori l’audiofilo che NON è in me. Perché sì, l’audiophile, per carità, io ho quasi esclusivamente stampe audiophile, e mi inchino reverente all'altare all’audiophile, ma quell'altare è il mezzo, non il fine. Una volta di più si conferma che è il mezzo. Quindi ora mi alzo che mi fanno male le ginocchia. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/15/#findComment-1787171 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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