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Passioni barocche


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Gaetanoalberto

@analogico_09 Certamente la qualità artistica ha la priorità: ha poco senso ascoltare bene un concerto mediocre. D'altra parte meglio se la qualità arriva decente alle vecchie orecchie. Ma sono certo che i vostri spunti saranno ottimi. Grazie. 

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  • 10 mesi dopo...

Nel 1997 Federico Maria Sardelli registrò i Concerti grossi di Corelli per Amadeus (ora è disponibile il disco Tactus). Basandosi sulle ricerche di Hans Joachim Marx e Franco Piperno aggiunse alla partitura i fiati e li raddoppiò. Dalla lettura del libretto allegato risulta che fece un vera e propria rielaborazione della partitura, diversa per ognuno dei concerti. Cito l'ultimo paragrafo del commento di Sardelli stesso:
"Da quest'intervento escono sì dei Concerti grossi più spettacolari e magniloquenti, ma esce soprattutto una nuova immagine di Corelli: chi lo ha sempre associato, in nome della sua apollinea paradigmaticità, a un'immagine di pacatezza, di monotonia e di noiosa - anche se ben tornita - retorica, rimarrà un po' sorpreso nel riscoprire un Corelli vivo, colorito e pieno d'invenzione, ragionevole padre musicale di Vivaldi e di mille altri compositori, uomo a capo delle esecuzioni musicali fra le più ricche e vivaci del suo tempo".
Ricordo che quando li ascoltai la prima volta stentai a riconoscerli (anche perché in precedenza avevo ascoltato la smorta versione dei Musici). Ancora oggi, ascoltando questa registrazione, la trovo superlativa. Magari Sardelli ha calcato un po' la mano (non per niente è diventato successivamente un compositore del '700 :classic_biggrin:).
Che ne pensate?

  • Melius 2
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9 ore fa, faber_57 ha scritto:

Nel 1997 Federico Maria Sardelli registrò i Concerti grossi di Corelli per Amadeus (ora è disponibile il disco Tactus).


Che ne pensate?

 

Non conosco questa interpretazione corelliana, l'ascolterò volentieri per capire se il "raddoppio" giovi al genere concertistico corelliano.

Questa incisione Amdeus poi diventata Tactus, mi fa tornare in mente l'altro progetto interpretativo di F. M. Sardelli del 2002 per Amadeus in seguito disponibile anche come Tactus. Si tratta dell'Oratorio "Sacro Militare" Juditha Thriumphans per coro soli e orchestra  eseguito con Modo Antico e  Coro da Camera Italiano. Registrazione inedita.
Un'opera molto interessante, decisamente bella, misconosciuta come gran parte delle opere barocche seguite da una ristretta nicchia di estimatori, perlomeno qui da noi in Italia.

Avevo militato in quel coro per alcuni anni, poi lasciai per un edema alle corde vocali che mi costrinse a un periodo di riposo. Dopo la cura non tornai più, avrei dovuto fare un lungo percorso per recuperare la qualità canora della voce, ma dopo tanti anni di esperienze corali mi ritenevo soddisfatto e mi autopensionai salvo rendermi disponibile per sporadiche partecipazioni ai cori che avevo frequentato e che mi invitavano a partecipare a qualche concerto dove servisse un rinforzo o anche non...

Insomma.., mancai per poco alla registrazione di questo oratorio vivaldiano di ottima esecuzione, in compenso, nel 1985 ero nel mio coro del cuore chiamato a interpretare lo stesso oratorio di Vivaldi per la stagione concertistica della Rai di Napoli con l'orchestra Alessandro Scarlatti e la direzione di Marcello Panni. Magnifica esperienza.., ricordi preziosi. In quel periodo c'era al museo di Capodimonte una mostra intitolata "I Seicento Napoletani" del Caravaggio e della "peste"... e questa opera molto emotiva, "sacra e militare", vita e morte, ben si abbinava allo spirito dell'evento e della pittura.
 

 

 

 

L'edizione Amadeus

 

 

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Scattai delle foto...


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CIMA concerto Napoli033.jpg




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Il 17/1/2023 at 14:57, faber_57 ha scritto:

Nel 1997 Federico Maria Sardelli registrò i Concerti grossi di Corelli per Amadeus (ora è disponibile il disco Tactus). Basandosi sulle ricerche di Hans Joachim Marx e Franco Piperno aggiunse alla partitura i fiati e li raddoppiò. Dalla lettura del libretto allegato risulta che fece un vera e propria rielaborazione della partitura, diversa per ognuno dei concerti. Cito l'ultimo paragrafo del commento di Sardelli stesso:
"Da quest'intervento escono sì dei Concerti grossi più spettacolari e magniloquenti, ma esce soprattutto una nuova immagine di Corelli: chi lo ha sempre associato, in nome della sua apollinea paradigmaticità, a un'immagine di pacatezza, di monotonia e di noiosa - anche se ben tornita - retorica, rimarrà un po' sorpreso nel riscoprire un Corelli vivo, colorito e pieno d'invenzione, ragionevole padre musicale di Vivaldi e di mille altri compositori, uomo a capo delle esecuzioni musicali fra le più ricche e vivaci del suo tempo".

 

 

Ho ascoltato in questi ultimi giorni più volte questi concerti. Certamente spettacolari e magniloquenti, a detta dello stesso Sardelli. Ma a mio avviso tale rifacimento stravolge Corelli e la natura del "concerto" barocco, in questo caso concerto grosso che è già un concerto normale che fa "carriera" grazie al gioco dialettico tra concertino e ripieno.. non entro nei maggiori e più precisi dettagli. 
Ora, non so come siano stata articolate le ricerche dei due ricercatori citati, verso quali fonti, con quali strumenti, ma la maggior sontuosità del suono che nasce dall'aggiunta di fiati e raddoppio dell'orchestr(in)a, fa deviare la forma concerto verso il sinfonismo che snatura non soltanto i suono che non è più quello di un organico "cameristico" formato dal doppio gruppo completo degli archi più i vari strumenti variabili del basso continuo: cembalo, liuto,  tiorba, organo, ecc, così come concepito dall'autore e come in uso ai suoi tempi.
I fiati, imprevisti alterano una precisa struttura linguistico-formale sul piano acustico, stilistico, espressivo e psicologico. Per fare un esempio spero chiarificatore, è come se un quartetto o quintetto jazz si trasformasse in una big band. Meraviglioso ma sarebbero due cose diverse. Come se il "combo" di Charlie Parker venisse sovrastato da un'orchestra d'archi, come di fatto avvenne realmente, a mio avviso in modo ... "commerciale", e mi fermo qui senza inferire...

Cosa resta di Parker "archizzato", e cosa resta nel caso della musica del nostro Corelli "trombizzato"?

Per me succede un "48".

Sardelli è un interprete di razza quindi i giochi direttoriali restano di grana fine, la musica è piacevole, però ogni dovevo andare a controllare il Tidal.., mi sembrava che finito Corelli fossero entrati in play Handel o Tartini...

Suono piacevo e rotondo, se non anche levigato, lievemente "lustrato" , ma l'elasticità,  lo scatto ritmico, bruciante e possente della frase si fa più bolsa, e tutto diventa più uniforme...

Il gioco dei violini, gioco raffinatissimo, di grande virtuosismo, Corelli era un mago celebratissimo del violino - Handel lo volle come primo violino, ai tempi il generale dell'orchestra, nella rappresentazione romana del 1707 del suo Oratorio "Il trionfo del tempo e del disinganno" - si rigirerà nella tomba nel sentire che le vanitose e sfacciate trombe coartano la magia sonora del suo violino. Altro che riscoperta di un nuovo e più vivo Corelli che fu celebratissimo e richiestissimo compositore e violinista nell'intera Europa musicale, genio capitale  e rivoluzionario. Qui se ne decreta l'offuscamento...


"chi lo ha sempre associato, in nome della sua apollinea paradigmaticità, a un'immagine di pacatezza, di monotonia e di noiosa - anche se ben tornita - retorica, rimarrà un po' sorpreso nel riscoprire un Corelli vivo, colorito e pieno d'invenzione"

Corelli noioso, monotono? O per meglio dire, ci sarebbe qualche appassionato di musica che potrebbe covare in seno una tale inqualificabile idea di Arcangelo Corelli. Questa fase non ha senso, è retorica... commerciale. 

 

Così si han da fare, con al primo violino un virtuoso di violino qual è Fabio Biondi... (le trombe.., per il giudizio universale... 🤷‍♂️)


Concerti Grossi Op 6 nr. 1
 

 

 

Non è da meno Alessandrtini... Promuoviamo le nostre eccellenza musicali costrette a dare lustro ai "francesi"...

 

Concerti Grossi Op 6 nr. 8 (per la notte di Natale)
 


 

 

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@analogico_09 Ho come l'impressione che non ti siano piaciute tanto :classic_biggrin:.

Purtroppo nel libretto c'è solo il riferimento agli studi sui quali Sardelli basa la sua scelta e null'altro. Per quel che vale anche la mia sensazione è che lo abbia fatto strano, molto strano, parecchio più strano di quanto usassero farlo in quel periodo. Però devo dire che ascolto molto più volentieri la sua trascrizione (:classic_biggrin:) rispetto alle letture canoniche.

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Nessuno penserebbe che la rivoluzione atonalistica sia stata inventata nel 1676, e a dire il vero, molto prima.., ma in maniera così evidente e strutturale bisognava attendere la "Battlia a 10" di H. Biber... con le dissonanze e gli sbattimenti armonico-tonali si evocano i fragori e gli stridori delle battaglie. Molto interssante questo breve ma ben espolicativo video

 

 



 

 

  • Melius 1
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