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Oltre la filologia? La Nouvelle Vague di Bach al pianoforte


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2 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Il mio paragone era in realtà molto più semplice e, forse, più intuitivo e immediato: la filologia introduce delle regole, peraltro abbastanza rigide, che regolano l’esecuzione di un brano, così come la prospettiva introduce in pittura regole ferree, matematiche, che regolano la mano del pittore nel fare un dipinto.

 

Non è affatto vero che la filologia imponga regole rigide o manichee, anelasteiche (termine raffinato, complimenti...), vale l'esatto contrario: la filologia libera, per di più dopo averlo il larga misura riscoperto, l'immenso e meraviglioso patrimonio musicale antico e barocco dalle coatte, ipertrofiche incrostazioni accumulate nel corso di numerosi decenni interpretativi calibrati sull'unico, "autoritario" modello romantico e post-romantico con il quale si eseguivano i Bach e i Purcell, Vivaldi, ecc (quando venivano raramente eseguiti...) alla reumantica maniera come sette gnente anfusse... 😄

 

Questo per sgombrare un attimo il campo dagli equivoci mettendo qualche untino sulle "i" per quanto riguarda la questione centrale e dirimente dalla quale discendono, spero non "viziate" dalla irreale premessa, le altre "filosofie" per le quali ci dobbiamo risentire, ora vado un po' di corsa... 😉

 

3 ore fa, SimoTocca ha scritto:

n fondo lo si diceva per la Messa in Si Minore: Bach lavorava con un coro di 10-12 cantanti (come emerge in maniera chiara e inoppugnabile dai documenti contabili ritrovati), ma se fosse stato per lui avrebbe voluto anche 30 o magari 50 cantanti! Insomma, filologicamente è corretto eseguire la Messa in Si Minore con 10 coristi, ma se la si esegue con un coro di 50 elementi, e con risultato sonoro assai diverso quindi, forse Bach ne gongolerebbe...

 

 

Anche qui.., ne abbiamo appena parlato di questa faccenda nel topic della Messa in si.., le formazioni filologiche si avvalgono delle parti reali come pure di organici corali più nutriti, dato di fatto inoppugnabile, basta leggere i programmi dei concerti e le note dei dischi... Quin di nessuna rigidità da imputare alla filologia.., il tuo interveno è un po' "suggestivo"..,  avrò forse ragione quando dico che la filologia va soggetta a troppi immotivati "attacchi"... chissà perchè... uhmmmm

 

Sta bene che Bach chiedesse un coro con minimo 12 cantori, è documentato (una quantità tuttavia minimissima, niente a che vedere con gli organici "faraonici" delle interpretazioni "tradizionali"..., diverse decine di coristi, un'orchestra berloziana per le passioni o altre opere sacre e "mistiche" bachiane...) ma da cosa da dove deduci che se fosse stato per lui avrebbe voluto anche 30 o magari 50 cantanti! ?  Io penso che sono pochi.., sicuramente il Kantor avrebbe preteso il doppio coro rinforzato dell'armata rossa al completo ... 😄

21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Per quanto riguarda la questione "piano vs cembalo" sulla quale ci siamo confrontati molte volte, sviscerando le varie visioni a confronto, non me la sentirei di riprendere da capo

Sì certo. Non si tratta di questo. Si tratta solo fare il punto su cosa è diventato suonare Bach al pianoforte oggi, scoprendo magari interpreti nuovi, confrontando le loro esecuzioni, vedendo in cosa si differenziano da quelle del passato. Questo era il mio intento aprendo questo thread

 

21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

dico francamente che non riesco ad apprezzare, nonostante l'impegno profuso da alcuni pianisti che intendono creare la nuova onda, ovvero la nuova estetica bachiana (non se ne fa solo una questione tecnica o di mero stile), Bach suonato al pianoforte, in qualunque salsa lo si voglia proporre con lo tale strumento

Un po' lo immaginavo 😀

21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

In primis  perchè amo troppo il pianoforte nei suoi inesauribili e meravigliosi repertori d'elezione e di perfetta, coerente e destinazione per vederlo zoppiacare spesso affannosamente e caricaturalmente dietro repertori musicali non pensati e creati per tale strumento

Su questo ho molte perplessità. Nel senso che Bach appartiene da sempre al repertorio pianistico. Ovviamente, nessuna opera di Bach è stata pensata per il pianoforte. Ma fin da quando questo strumento è stato inventato, Bach è diventato uno degli autori più frequentati e prediletti dai pianisti, da allora fino ai nostri giorni. Oncor oggi chiunque studi pianoforte classico, nei primi 5 anni di corso suona molto più Bach di quanto non suoni Beethoven, Chopin e Brahms messi insieme. Questo legame storico, estetico e spirituale tra la musica di Bach e il pianoforte rende il rapporto tra i due un caso del tutto particolare, che non ha eguali nella storia della musica. Non stiamo parlando cioè di eseguire Mendelssohn con la chitarra elettrica o Stravinsky con l'ocarina. Stiamo parlando di una tradizione estetica e interpretativa che esiste da due secoli, che ha una storia non accidentale e un radicamento culturale tutt'altro che fortuito

 

21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Basterebbe dare un'occhiata ai programmi delle varie grande istituzioni concertistiche.., quel poco di Bach strumentale che entra in programma, è al 99,9% eseguito al pianoforte.

E' in effetti un peccato che Bach al clavicembalo si ascolti assai poco dal vivo. Pur non amandolo alla follia  (anche se il mio recente innamoramento per Rondeau sembra suggerire il contrario 🤔...), riconosco certo che si tratta di  uno strumento da difendere e valorizzare. Al contempo, è uno strumento poco adatto alle sale da concerto contemporanee. Non ha un volume di suono capace di riempire una stanza anche di medie dimensioni, e se lo si amplifica perde gran parte del suo fascino. Resta uno strumento per piccoli spazi e un numero ridotto di spettatori.    

Il 14/2/2022 at 16:53, analogico_09 ha scritto:

Ciò che fa Cefalà per me è un mettere insieme una serie ibrida di stili diversi dove si cerca di dire  tutto senza dire nulla, senza prospettare  qualcosa capace di porsi come coerente, sicura, omogenea personalità musicale. Si va dal new-age nobilitato, al romantico pieno e post-romantico, con spruzzate imitative del fraseggio clavicembalistico.., alla fine è più "sensazione" che autentica espressione, più esercizio di tecnica che omogenieità e profondità stilistica, poetica, estetica, linguistica.

Grazie Peppe delle tue impressioni. Francamente della Cefalà non mi sono ancora fatto un'idea precisa. Un tratto unitario nella sua interpretazione mi sembra ci sia, ad ogni modo: è dato dal suono, molto particolare, che riesce ad estrarre dallo strumento. E' un suono chiaro ma non metallico, che riesce a dare intensità all'esecuzione senza forzare mai, senza diventare percussivo. In una battuta: quella di Cefalà è un'intensità espressiva dolce, priva di asperità, ma al contempo decisa, voluttuosa quasi. Tu mi dirai: e che c'azzecca tutto questo con Bach?? Il fatto è che questo tipo di espressività e di sonorità la puoi sperimentare soltanto suonando Bach, se sei un pianista classico. E soltanto la musica di Bach a consentirti di esprimerla usando il pianoforte. Se provi con Mozart, Chopin, Brahms o qualsiasi altro compositore, non funziona, ad esempio. Più precisamente, è la musica di Bach ad evocare questo suono al pianoforte, e soltanto l'esecuzione della musica di Bach consente di esprimerlo.  Questo credo sia il punto chiave, che spiega perché i pianisti che ho citato si intestardiscono con questo compositore. La loro ricerca è innanzitutto timbrica. E dentro il timbro c'è un mondo intero, fatto di quelle ansie, aspirazioni, gioie e dolori di cui parlavi.

Cefalà, a differenza di altri, non indulge poi in virtuosismi. La stessa scelta di registrare le Invenzioni di Bach, pezzi "didattici" che i pianisti imparano da bambini e che sono tecnicamente non problematici, evidenzia, se vuoi, questo aspetto.

Questa perlomeno è la mia impressione, molto superficiale, su questa pianista.     

  • Melius 1
9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

ma da cosa da dove deduci che se fosse stato per lui avrebbe voluto anche 30 o magari 50 cantanti! ?

Dalle sue stesse parole, messe per iscritto: abbiamo già citato nell’altra discussione sulla Messa in Si Minore, che secondo Bach 12 Cantanti erano pochi e se fosse stato per lui ne avrebbe scritturati almeno 30! E... pensando alle dimensioni della chiesa dove si svolgevano le celebrazioni, in fondo in fondo non aveva tutti i torti... 😉😃

P. S. Ci sono almeno 3 lettere autografe di Bach in cui chiede di aumentare il numero di coristi...

7 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Nel senso che Bach appartiene da sempre al repertorio pianistico. Ovviamente, nessuna opera di Bach è stata pensata per il pianoforte. Ma fin da quando questo strumento è stato inventato, Bach è diventato uno degli autori più frequentati e prediletti dai pianisti, da allora fino ai nostri giorni. Oncor oggi chiunque studi pianoforte classico, nei primi 5 anni di corso suona molto più Bach di quanto non suoni Beethoven, Chopin e Brahms messi insieme. Questo legame storico, estetico e spirituale tra la musica di Bach e il pianoforte rende il rapporto tra i due un caso del tutto particolare, che non ha eguali nella storia della musica.

 

 

Capisco, ma dopo due secoli di Bach al pianoforte qualcuno ha cominciato a pensare e a "sentire" che fosse un  matrimonio sbagliato sul fronte estetico e storico, più di "interesse" che d'amore. In realtà Bach è stato molto seguito non solo dai pianisti, più per la didattica, per il testo tecnico-linguistico e spirituale intitolato il clavicembalo ben temperato, un testo capitale alla base della moderna armonia con  il quale il Kantor "tempera " la scala musicale ritemprando nel contempo, genialmente, trascendentalmente, lo spirito, il sentimento trasfiguratore e poetico.
A parte questo, Bach, poco dopo la sua morte, per tutto l'ottocento e buona parte del '900, fino all'impulso filologico riscopritore, rimase fuori dai circuiti concertistici pubblici (stessa sorte che toccò ad altri grandi musicisti del '700), ci pensò Mendelssohn a riproporre dopo circa un secolo dalla sua creazione, nella prima metà dell'800, la Passione Matteo "romanticizzata".., smontando radicalmente il basso continuo che divenne una comune linea d'accompagnamento, quindi colpendo al cuore un fondamento della musica barocca. Operazione meritoria, nonostante ciò, erano gli anni ferventi di traboccante creatività compositiva.., potevano mica pensare più di tanto alle robe vecchie.., e ciò nonostante nelle musiche per coro, sacre e profane di Mendellsohn, e non nsolominnquelle, l'ispirazione bachiana è fortemente presente...
Bach veniva suonato dai pianisti che mutuavano dalle composizioni per clavicembalo facendo di esse quel che volevano, non è difficile immaginare cosa (stando anche a come è stato suonato al piano fio ad ora...), mentre i clavicembali finivano nei camini a fare fuoco e cenere... Degli altri generi musicali non se ne faceva nulla.., oblio.., ma i grandi compositori non solo romantici tuttavia non lo hanno mai perduto di vista.., hanno studiato profondamente Bach, si sono nutriti di Bach per le loro composizioni (Brahms prende da una cantata sacra la ciaccona per l'ultimo movimento della quarta sinfonia, ecc...), lo suonavano in privato..,  il "grande pubblico" lo aveva dimenticato.., se non per il trattato del "temperamento", avevano giustamente altro di nuovo da ascoltare e suonare per diletto nei salotti domestici inmfilandoci anche Bach di risulta...
Poi potremmo arrivare ai Busoni che pensarono bene di parodiare Bach, di adattare a se stessi ciò che è la perfezione aurea fatta musica, la somma spiritualità meritasse una "revisione" .

Un "matrimonio" tra Bach e il piano che è stato a lungo a grave rischio di uxsoricidio... 😄

Meno male che giunse infine la filologia e.., recuperato il cembalo ... l'interprete filologico che amava Bach per elezione e non per interesse si accorse che le "amanti" illegittime, pretenziose e interessate portano alla perdizione al costo di qualche sveltina passeggera e clandestina... 🙂 Il resto della storia è nelle orecchien di tutti... 😉 

20 minuti fa, SimoTocca ha scritto:
9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

ma da cosa da dove deduci che se fosse stato per lui avrebbe voluto anche 30 o magari 50 cantanti! ?

Dalle sue stesse parole, messe per iscritto: abbiamo già citato nell’altra discussione sulla Messa in Si Minore, che secondo Bach 12 Cantanti erano pochi e se fosse stato per lui ne avrebbe scritturati almeno 30! E... pensando alle dimensioni della chiesa dove si svolgevano le celebrazioni, in fondo in fondo non aveva tutti i torti... 😉😃

 

 

A me risulta che Bach quasi implorò per iscritto i "pastori" di mettergli a disposizione perolomeno 12 cantori.., un numero che riteneva evidentemente soddisfacente, senza precisare quanti ne avrebbe voluti di più...

 

27 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

P. S. Ci sono almeno 3 lettere autografe di Bach in cui chiede di aumentare il numero di coristi...

 

Questo la stiamo ripetendo qui e li.., lo abbiamo assodato, resta da capire quanti cantori in  più Bach avesse chiesto. Tu dici 30, o 50.., in base a cosa.., per non dare l'impressione di dare i numeri al lotto si potrebbe dare una letta alla tre lettere che citi.., se ne riporti i contenuti è segno che le hai lette... faccele legge pure a noi e ti daremo ragione... 😄 🙂

 

24 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Un "matrimonio" tra Bach e il piano che è stato a lungo a grave rischio di uxsoricidio...

Grande Peppe! Questa me le la segno 😂😂

24 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Bach, poco dopo la sua morte, per tutto l'ottocento e buona parte del '900, fino all'impulso filologico riscopritore, rimase fuori dai circuiti concertistici pubblici

Questo non è vero, in base alle fonti di cui disponiamo. Non volevo entrare in argomento ma tu mi tiri la giacca! 😁

In un vecchio thread andato in fumo, di cui il web tuttavia conserva qualche traccia, avevo scritto quanto segue, che riporto qui fedelmente, perdona la pedanteria:

“Una domanda posta da molti riguarda il perché la 
musica clavicembalistica di Bach venga suonata col pianoforte mentre non succede, ad esempio, che 
i quartetti di Beethoven vengano suonati con l’organo o cose simili. Perché mai si vuole a tutti i costi 
“rimodernare” Bach e non altri autori?
Bene, credo che una risposta a queste domande possa essere trovata considerando la storia del 
pianoforte e del repertorio pianistico. Se la si considera un con un minimo di attenzione, ci si accorge 
che non c’è stata alcuna soluzione di continuità tra l’uso del repertorio originariamente 
clavicembalistico e l’uso del repertorio strettamente pianistico. Quando il pianoforte è stato inventato, 
non aveva una letteratura propria. Chi lo suonava eseguiva la letteratura clavicembalistica o 
genericamente “per tastiera”, dal momento che questi spartiti, così riportano le cronache del tempo,
potevano essere eseguiti sul nuovo strumento senza dover apportare alcuna modifica o reinventare le 
partiture originali. Poi, a partire dalla seconda metà del ‘700, i compositori hanno iniziato a scrivere 
partiture dedicate in modo specifico al pianoforte, in modo da sfruttare le sue caratteristiche (ad 
esempio, l’estensione di 7 ottave della tastiere contro le 5 di quella del clavicembalo). Tuttavia, la 
nuova letteratura si è semplicemente aggiunta a quella eseguita fino a quel momento, che includeva 
Frescobaldi, J.S. Bach, Rameau, Scarlatti, e altri clavicembalisti. Come dire: fin da quando il 
pianoforte è nato, la musica di Bach (e non solo la sua) è stata ritenuta da qualsiasi pianista come 
parte integrante del repertorio pianistico, e non invece come una musica “aliena” da adattare o 
convertire all’uso del pianoforte. E così è continuato ad essere fino ai giorni nostri.
Per scrupolo, ho ripreso in mano il Cambridge Companion to Piano, che contiene un repertorio 
storico abbastanza completo ritenuto autorevole. Dorothy de Val e Cyrul Ehrlich osservano quanto 
segue: “All’inizio del XIX secolo esisteva un nucleo di opere per tastiera affermate, molte delle quali 
non erano originariamente concepite per il piano, che erano considerate canoniche o esemplari per il 
pianoforte. Ad esempio, il Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach era noto attraverso copie di 
manoscritti fino alla sua pubblicazione a stampa da parte di Imbault, Simrock e altri intorno al 1800; 
un’edizione critica del primo libro apparve a Londra nel 1810. Successivamente varie edizioni 
apparvero in tutte le principali città d’Europa. Sonate selezionate di Domenico Scarlatti erano state 
pubblicate a Londra già nel 1739, principalmente grazie all’iniziativa del compositore, ed erano 
regolarmente eseguite al pianoforte”. La musica di Scarlatti rimase popolare in particolare a Vienna, 
dove Czerny, nel 1839, pubblicò un’edizione di 200 sonate a uso pianistico.
La presenza consolidata della musica di J.S. Bach, Scarlatti e altri clavicembalisti nel repertorio 
pianistico è confermata dalle antologie e dalle raccolte a stampa di musica per pianoforte del periodo. 
Il Méthode de piano du Conservatoire di Louis Adam (adottato ufficialmente dal Conservatorio di 
Parigi nel 1804, pubblicato nel 1805 e poi utilizzato in tutta Europa), che conteneva un’antologia di 
pezzi per pianoforte canonici, includeva numerose fughe di Bach e Handel, oltre che una sonata di 
Scarlatti (Kp113). Forse la più significativa raccolta di pezzi per pianoforte è costituita tuttavia da 
Le trésor des pianistes, compilato da Jacques H. A. Farrenc e sua moglie Louise, che fu pubblicata 
a Parigi tra il 1861 e il 1872. Suddivisa in 23 volumi ordinati secondo un taglio storico, l’antologia 
includeva opere di Byrd, Bull, Gibbons, Merulo, Frescobaldi, Couperin, J.S. Bach e Rameau.
Parallelamente in Germania venne redatta da Franz Kroll la Bibliothek älterer und neuerer 
Klaviermusik, pubblicata a Berlino tra il 1869 e il 1882. Suddivisa in 50 fascicoli sciolti, ciascuno 
dei quali conteneva un’unica opera, l’antologia enfatizzava il repertorio di Beethoven, Schubert e 
Weber; gli unici brani originariamente per clavicembalo contenuti in questa raccolta erano due 
partite, una toccata, due suite inglesi e le invenzioni a due voci di J.S. Bach, a dimostrazione della 
loro considerazione quali parti integranti del repertorio pianistico. Le opere complete di Bach “per 
pianoforte” vennero pubblicate a partire dal 1851.
La pubblicazione di queste antologie coincise con la nascita del “recital pianistico”,
sebbene Moscheles avesse aperto la strada a questa idea tre decenni prima con i suoi matinée 
musicali, nei quali interpretava opere di J.S. Bach, Handel e Scarlatti, a volte al clavicembalo e altre 
volte al pianoforte. Nel 1863 il pianista e storico Ernst Pauer tenne sei celebri concerti a Londra. 
Nel programma di ciascuna serata Pauer eseguì al pianoforte alcuni pezzi di compositori come Nicola Porpora, Mattheson, J.S: Bach, Scarlatti, Couperin, Rameau. Anton Rubistein tenne 
parimenti una serie di sette recital storici nel 1885/6 in varie città. I programmi di Rubinstein 
iniziarono con la musica per clavicembalo dei virginalisti inglesi e dei clavicembalisti francesi, 
proseguendo con J.S. Bach, Haendel, C.P.E. Bach e Haydn. Anche nel ‘900 la musica di Bach ha 
fatto sempre parte integrante del repertorio pianistico (celebri i concerti di Busoni, che non si 
limitava a comporre trascrizioni ma che spesso eseguiva in concerto gli spartiti di Bach). Il ruolo 
della musica di Bach nel repertorio pianistico ha subito una svolta con Glenn Gould, come tutti 
sanno. Ma qui arriviamo a nostri tempi e non serve proseguire.”

Detto questo, ciascuno poi è libero ovviamente di valutare il corso della storia in modo diverso, uxoricidio o meno 🙂

  • Melius 1
10 ore fa, Grancolauro ha scritto:

E' in effetti un peccato che Bach al clavicembalo si ascolti assai poco dal vivo. Pur non amandolo alla follia  (anche se il mio recente innamoramento per Rondeau sembra suggerire il contrario 🤔...), riconosco certo che si tratta di  uno strumento da difendere e valorizzare. Al contempo, è uno strumento poco adatto alle sale da concerto contemporanee. Non ha un volume di suono capace di riempire una stanza anche di medie dimensioni, e se lo si amplifica perde gran parte del suo fascino. Resta uno strumento per piccoli spazi e un numero ridotto di spettatori.    

 

 

Si.., il limite, la "colpa", l'inadeguatezza è del/nel nostro provincialismo musicale e culturale che ci impedisce di mettere a disposizione delle musiche per cembalo o per altri strumenti da suono "discreto" le sale ad essi idonee. Eppure in Italia, a Roma, abbiamo una quantità inesauribile di luoghi, chiese, oratori, spesso sconsacrati, palazzi, edifici di vario tipo, sottoutilizzati o del tutto chiusi all'arte, alla vita delle persone...
Dici bene, abbiamo le grandi sale da concerto, teatri auditorium che contengonocentinaia o migliaia di persone, tutto a misura della tradizione musicale di derivazione post-romantica ancora dominante, luoghi capaci di contenere le grandi orchestre, dove il pianoforte a coda e papillon fa la sua grande figura in "bianco e nero"... E per il povero clavincelao o per la tenera viola da gamba ogni tanto qualche anima pia gli rimedia uno sgabuzziono in cui farli suonare... sic! 😅

Non è vero che sono strumenti adatti a pochi spettatori, nonostante la scarsa capienza delle sale basterebbe fare più concerti.., promuovere anche repertori musicali altri, meravigliosi, nei quali offrire agli strumenti cosidetti "inadatti" (mentre siamo noi a mancare a loro...)la possibioità di farsi sentire in tutto il loro splendore sonoro e musicale...

Questa micragna è cmq tipica italiana.., in altri paesi d'europa e del mondo, perfino in sud america, in asia, lontani da noi eurocentrici.., c'è un grande impulso concertistico rivolto anche alla musica antica e barocca.

E' tutta una questione di "potere"... se non si vuole.., inutile a dirlo, nemmeno si puote... ma se si vuole di sicuro si puote...

Allora come vedi, caro Damiano, la mia teoria dello strapotere del pianoforte dominante che si ficca dapperutto cetrcando anche di soffocare il cembalo potrebbe non essere campata in aria... 😉

 

 

25 minuti fa, Grancolauro ha scritto:

Questo non è vero, in base alle fonti di cui disponiamo. Non volevo entrare in argomento ma tu mi tiri la giacca!

 

 

Capsita.., ma questo trattato lo avevi già bel e pronto e preparato... 😄

 

Dammi mil tempo di leggere e metabolizzare l'enciclopedica pagina.., data una rapida scorsa.., mi pare si riconfermi che la frequentazione tra piano e musiche clavicembalistiche fosse una "forzatura" storica.., dal momento che c'era scarsa letteratura pianistica ecco che ti becco quello che avava scritto il buon Sebastiano per cembalo e te lo romanticizzo in men che non si dica... Il punto resta quello che ho cercato di individuare. Non avevo negato che Bach fosse molto eseguito nell'800, poco prima, e poco dopo... cito me stesso per comodità...
 

56 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

In realtà Bach è stato molto seguito non solo dai pianisti,

 

... il punto è che veniva eseguito al pianoforte per suonare le composizioni di Bach al clavicembalo... è su questo che si gioca la partita. Per questomparlavo di matrimoni tra accoppiati male...
Grazie di aver riportato i calendari dei concerti in cui c'erano le musiche di bach, o sarebbe forse meglio dire che c'erano le note delle musiche di Bach... è buona, minuziosa nozione da imparare e mettere da parte, ma il discorso di base resta quello: quanto sarà rimasto della natura musicale di Bach ( e altri compositori antichi e barocchi) di quelle musiche per cembalo "rovesciate" per pianoforte.., come i cappotti dei poveretti che non hanno i soldi per comprarsene uno nuovo? ...  😄

 

 

Domenico Scarlatti fa storia a parte.., non mettiamo troppa carne a cuocere...  Scarlatti al piano è più suonabile.., è grande musica ma non ha la stessa metafisica della partitura bachiana... 😉

 

 

 

 

9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

questo trattato lo avevi già bel e pronto e preparato

😀, nel senso che quando ci fu l'incendio ho provato a cercare nel web tracce di vecchie discussioni, e alcune (ben poche in realtà) le ho ritrovate e salvate in un file.

9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

uanto sarà rimasto della natura musicale di Bach ( e altri compositori antichi e barocchi) di quelle musiche per cembalo "rovesciate" per pianoforte..

Certo, su questo le opinioni sono molto diverse. Intendevo solo dire che la musica di Bach ha da sempre fatto parte del repertorio pianistico e dei programmi da concerto di questo strumento. Anche prima dell'era Gould, Bach costituiva il cavallo di battaglia di diversi concertisti. L'esempio più noto e importante è quello di Dinu Lipatti, forse il più grande pianista della prima metà del '900. Lipatti inseriva sempre Bach nei suoi programmi da concerto. Ecco qui il suo ultimo recital che non a caso si apre con una Partita di Bach (sarebbe interessante confrontare il Bach di Gould e di Lipatti per capire quanto il secondo sia stato influenzato dal primo, ma questa è un'altra storia).

 

 

Per converso, fino agli anni '50 del '900 il clavicembalo ha conservato una certa popolarità anche nella sale da concerto. La sua "sparizione", in parte dovuta proprio al successo del lavoro di Gould, è in realtà piuttosto recente. Un esempio per tutti è quello di Wanda Landowska, che grazie al suo cembalo Playel era celebre in tutta Europa. Soprattutto per le sue Variazioni Goldberg

 

Tra l'altro la Landowska suonava sia il clavicembalo sia il pianoforte, a seconda delle esigenze. Una duttilità che dopo di lei si è persa purtroppo, anche per effetto dell'influenza della filologia. Insomma, non mi sembra che il pianoforte abbia fagocitato il clavicembalo. Certo, ha avuto un successo che quest'ultimo non ha avuto. 

Altro mito da sfatare è quello secondo cui il repertorio del clavicembalo sarebbe solo quello barocco. Non è così. Molti compositori negli ultimi due secoli hanno scritto musica per clavicembalo. Addirittura gente come Cage e Ligeti. Forse ascoltare questa musica può essere utile per dissociare mentalmente la musica barocca dal clavicembalo, come se l'uno non vi fosse senza l'altra e viceversa. Ecco qui un pezzo di Ligeti che a me piace molto.

 

Ma sto divagando ampiamente, chiedo scusa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

  • Melius 1
2 ore fa, garmax1 ha scritto:

Anche qui i POTERY FORTY! 🤣🤣🤣

Anzi PIANO FORTY 

 

47 minuti fa, Grancolauro ha scritto:

Molti compositori negli ultimi due secoli hanno scritto musica per clavicembalo. Addirittura gente come Cage e Ligeti. Forse ascoltare questa musica può essere utile per dissociare mentalmente la musica barocca dal clavicembalo, come se l'uno non vi fosse senza l'altra e viceversa. Ecco qui un pezzo di Ligeti che a me piace molto.

 

 

Certamente, ma sono comunque composizioni piuttosto di "nicchia", senza con questo volerne sminuire l'alto valore  estetico e musicologico più in genarele. Non vedo però perchè, in che modo, queste musiche della "riscoperta" del cembalo potrebbero o dovrebbero dissociare la musica barocca dal clavicembalo, anzi, come dicevo nell'altro post, tra le prassi esecutive della musica antica e barocca,  e quelle della moderna moderna ('900) o contemporanea,  corre un fil-rouge ideale, linguistico, formale (l'improvvisazione, il tipo di scrittura "canovaccio", la libertà esecutiva non solo del basso continuo, ad esempio) che sta a dimostrare la vitalità delle musiche del passato che non subiscono i cedimenti del tempo dove pertanto non è affatto realistico pensare o "pretendere" di riadattare le stesse all'orecchio dell'uomo moderno, o contemporaneo..., così come non è pensabile riadattare la pittura di Zurbaran all'occhio dell'uomo d'oggi dì...

Mai pensato o scritto che il cembalo non possa essere svincolato dal barocco (ma nemmeno omologato al romanticismo come si usa fare presso i pianisti, direttori e strumentisti di estrazione tardo o post-romantica che cominciano a nutrire dei "sensi di colpa" e allora provano ad imitare il modo di suonare cembalistico facendo non di rado esilaranti caricature...),  mentre penso che il barocco senza cembalo sarebbe un ... "marziano"... 😄

Grazie di aver postato il brano di LIgeti, bellissimo! Per il resto ci sentiamo un po' a tappe, tempo fugit... 😉

 

1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

😀, nel senso che quando ci fu l'incendio ho provato a cercare nel web tracce di vecchie discussioni, e alcune (ben poche in realtà) le ho ritrovate e salvate in un file.

 

 

Bravo!.., magari ti chiederò di girarmene qualcuna... 😉

 

2 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Lipatti inseriva sempre Bach nei suoi programmi da concerto. Ecco qui il suo ultimo recital che non a caso si apre con una Partita di Bach (sarebbe interessante confrontare il Bach di Gould e di Lipatti per capire quanto il secondo sia stato influenzato dal primo, ma questa è un'altra storia).

 

 

Il paragone lo farei con Scott Ross, tra la'impostazione tradizionale lipattiana (che ha tuttavia il merito di non importare nella partitura barocca troppi germi del romanticismo, mantenendo una certa "asciuttezza" esprevvisa risultando più moderno di tanti pianisti contemporanei che cercano di mascherare il loro imprinting post-romantico col suonare il piano ad imitazione del cembalo, combinando ancora più guai...) e quella filologica...
Prendiamo in esame solo il secondo movimento, allemande.., senza commentare, per ora (si potranno ovviamente ascoltare per interole due Partite diversamente suonate), lasciamo che si la musica stessa a "parlare". Mi limito a dire, ipotizzare, che tra i due mondi interpretativi vi sia l'abisso.., potrà piacere più l'uno che l'altro, naturalmente, improbabile tuttavia che di fronte a una tale "spaccatura" si possa sostenere che siano apprezzabili entrambi nello stesso modo, o quasi: la scelta di campo diventa quasi "obbligata".

 

Ho segnati i punti d'inizio dell'allemande...

 

Il metronomo

 

 



la musicalità


 

 

  • Melius 1

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