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Melius Club

Il diario dei film


analogico_09

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Rivisti due film di Robert Mulligham, il regista "inclusivo" delle problematiche sociali che investono le incerte e spesso controverse adolescenze e gioventù di un'America provinciale e conservatrice, moralista, razzista, a favore degli emarginati od esclusi, dei reietti a causa dei loro problemi fisici o psicologici, avversati dagli establishment sociali più ipocriti ed incolti.
Basti pensare al magnifico "Il Buio oltre la siepe", il capolavoro di Mulligham, e l'"horror" psicologico che tratta di una schizofrenia infantile, il bellissimo "The Other" in italiano: "Chi è l'altro?", senza dimenticare "Il Mediatore", un gangaster movie crepuscolare e toccante sulle vicende di un uomo della mala saggio e benvoluto, da quelli che "giro" che rispettano le regole dell'onore, il quale diventa vittima del mito della violenza sorda e cieca presente in larga misura anche gli ambiti degli USA non delinquenziali. 

 

I film rivisti sono "Lo strano mondo di Daisy Clover" del 1966 di cui ho parlato nel topic dedicato a Robert Redford, interpretato dall'attore scomparso, da Natalie Wood e Christopher Plummer. 

 

La quindicenne Daisy Clover ottiene per caso una scrittura cinematografica da un impresario che la trasformerà in una cantante di successo, ma a caro prezzo: il cognato fa rinchiudere in manicomio la madre della ragazza che dopo il grande successo della prima pellicola accetta la proposta di matrimonio di un attore. Sarà l'inizio di esperienze infelici e problematiche proma che Daisy ritrovi la forza per risorgere

 

Un duro attacco frontale dei cineasti non allineati degli anni '60, tra cui Mulligham, al mondo dello spettacolo dorato hollywoodyano, agli impresari che corrompono le giovani coscienze in divenire in ancora ingenue in cerca di affermazione. Il film non piacque ai produttori che si sentirono disturbati nella digestione e lo tagliarono brutalmente. Ciò nonostante "Daisy Clover" resta uno dei mejo parti del regista. Presente in Prime ma non visibile nel belpaese... :classic_rolleyes:

 

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L'altro film di Mulligham, ancora più raro, direi introvabile, non mi pare esista DVD italiano, anch'esso rivisto in una buona copia VHS registrata da Fuori Orario, "The Pursuit of Happiness" 1971 con l'insignificante titolo in italiano di "Usanze d'allora", affronta analoghe tematiche di una società chiusa e repressiva dentro la quale esplode la rabbia delle giovani generazioni coartate nei sentimenti e nelle istanze libertarie dagli adulti, dalla società, dalle famiglie incapaci di andare oltre le più viete convenzioni sociali e morali.  

Ancora un'opera  intimista e malinconica, con tratti di contagiosa allegria giovanile, altra  parabola generazionale del grande Mulligham, regista "antieroico" di una stagione cinematografica straordinaria, sulla fuga di una coppia di studenti universitari innamorati costretti a lasciare l'America, l'agiatezza, ogni cosa della loro vita e del presente in cerca di un futuro di libertà: una fuga dalla morsa di una società opprimente e da una giustizia ingiusta.
Commovente il finale, il volo (reale e letafotico) verso il Messico, un passaggio su un piccolo aereo da turismo pagato a caro prezzo con i pochi dollari rimasti. Un investimento sulla libertà. 

Come sempre con stile essenziale, garbato e pungente si configura la messinscena di Mulligham, con solida regia d'espressione dalla quale trasuda l'amore cum-partecipativo per i personaggi raccontati. 
 

 

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  • 3 settimane dopo...
analogico_09


Autentica chicca d'altri tempi quanto mai attuale del grande attore Vittorio Caprioli qui anche regista con una superba Franca Valeri unica protagonista e co-sceneggiatrice in un film cucito addosso a lei. Un raffinato disegno narrativo punzecchiato da irone e con un fondo di tristezza. 
Sottili assonanze, eppure così diversi, con il successivo, bellissimo "Io la conoscevo bene" di Antonio Pietrangeli, entrambi il film sulla condizione femminile spesso umiliata nell'Italia provinciale, maschilista e moralista di quei primi anni '60 "catto-democristiani". 


Da DVD - "Parigi o cara", 1962. La patetica solitudine di una prostituta romana d'alto bordo e molto kitsch persa nelle strade, nei vicoli, nelle stanze sordide dalle finestre murate sui "sognati" Toits de Paris dei quartieri periferici degradati ed inospitali della capitale francese. 

 

 

 

 

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  • Melius 1
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Il 11/09/2025 at 14:49, Napoli ha scritto:

spero ti faccia piacere questo film di animazione sul tuo regista preferito:

Bunuel nel labirinto delle tartarughe,su prime.

 

 

Visto. Grazioso, per chi non conosca già il film "Las Hurdes - Tierra sin pan" di Luis Bunuel, né le condizioni di ripresa avventurose ed affatto faticose - materiale per un film esse stesse -  in zone poverissime della Spagna (terra senza pane, senza canzoni, dove anche il miele era amaro).
Anni fa, seguendo le orme bunueliane, attraversai quella comarca dell'Estremadura che mostra tratti di inquietudini sorprendentemente affascinanti di una bellezza selvaggia, a tratti incontaminata: un terra attraversata da leggende sinistre, storie di demoni, di streghe, superstizioni, oscuri sortilegi. Ci vado a nozze... 👻 :classic_laugh: In alcune donne molto anziane forse sopravvissute a quelle epoche che prendevano il sole negli spazi sociali dei remoti villaggi costruiti con la pietra scura d'ardesia erano ancora presenti i segni del "gozzismo". Si mangia divinamente, tra le specialità el cordero en caldereta (agnello nella tiella) e il sublime prosciutto pata negra da maiali allevati a ghiande allo stato brado, formaggio di capra, chorizo e altri salumi speciali il tutto annaffiato con el vino de pitarra... vino in giare di coccio. Soggiornai anche nel Monasterio de las Batuecas che fu base della troupe cinematografica, ora ristrutturato con una foresteria spartana ma accogliente nella quale si fa la conoscenza di persone di tutto il mondo, presenze misurate e discrete, nessuna ammucchiata di turisti sperduti con macchina fotografica appesa al collo in cerca di esotismi d'accatto: rispetta la regola carmelitana del silenzio. Ed è possibile incontrare anche "due" monaci Zen che vengono dal giappone per apprendere la mistica di San Juan de la Cruz e di Santa Teresa d'Avila. Un luogo ai confini del mondo e della stessa realtà, un autentico eremo "democratico".  Bunuel lo mette scena nel suo lavoro cinematografico. 
Un film vero e proprio - medio o cortometraggio, il documentarismo è solo nell'approccio -  il cui realismo è così spinto, oltre ogni possibile immaginazione razionale da apparire sur-reale quindi degno di chiudere la "trilogia surrealista" del grande regista aragonese:  Un Chien Andalou, 1929 . L'Age d'or, 1930 . Las Hurdes, 1932

 

La prima edizione fu con voce narrante fuoricampo, successivamente Bunuel montò il commento musicale rappresentato dall'allegro non troppo iniziale della quarta sinfonia di Brahms in intrigante contrasto con la crudezza delle immagini e del narrato. Bunuel era un grande appassionato di classica che ritroviamo ancora nei suoi film. Di Wagner specialmente. 

 

Io l'ho rivisto dal mio DVD, consiglio anche a voi di vederlo o rivederlo... dura meno do 30 minuti. 

Una buona copia con lvoce narrante originale in francese, sottotili in inglese e commento musicale. Di lusso, direi. 

 

 

 

 

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2 ore fa, Napoli ha scritto:

visto ieri,ma non mi ha convinto molto,ora sempre su raiplay c'è Stephane una moglie infedele di Chabrol.

 

Cercherò di vederlo ugualmente... :classic_smile: Stephane, un grande Chabrol, un grande film con un'affascinante, sensuale e bravissima Stephane Audran ti piacerà sicuramente... 

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Ex drummer, Koen Mortier 2008

 

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autenticamente punk, sudicio e violento, a tratti pure estremo, cinema che per certi versi dubito si possa ancora fare; hanno scritto che fa sembrare Trainspotting un film per educande (ed è vero), personaggi tutti ottimi, plot pure (forse l'unico neo il filone morte del Re Baldovino che mi pare un po' posticcio), flash sulla scena hardcore/punk belga che pare la migliore del mondo, i protagonisti che partono con una cover bomba dei Devo e si prosegue con una colonna sonora coi Lightning Bolt in apertura, Isis e poi tonnellate di Mogwai

 

riflessione sull'upper class che fa cherry picking sociale, manipolazione e testing comportamentale sui diseredati direi attualissima

 

personalmente al tempo me l'ero perso, lo trovate su prime (spoiler: non per tutti)

 

voto: 8/9

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Il 29/08/2025 at 13:54, 8Franz ha scritto:

Ho visto Heimat, Heimat 2, Heimat 3 e L'altra Heimat. Sulle versioni successive alla prima si può anche discutere, ma su Heimat non c'è a mio parere personale alcun aggettivo adatto se non "capolavoro". Concordo anch'io sul 10. Per chi ama il cinema una visione imprescindibile.

 

Mi mancano Heimat 2 e 3 (si trovano da qualche parte?), ma per quanto riguarda L'altra Heimat - Cronaca di un sogno (2013), a mio parere è forse la summa del genio di Reitz, anche formalmente, come composizione d'immagine raggiunge livelli di perfezione ed elegia che per certi versi mi hanno fatto pensare ad un Terrence Malick in b/w (vedi anche l'uso insistito del grandangolare nel campi lunghi). Lo consiglierei a chi si deve approcciare al corpus unico e massiccio di Heimat, vista anche la collocazione temporale che lo rende una sorta di prequel.

  • Melius 1
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