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Il diario dei film


analogico_09

Messaggi raccomandati

2 ore fa, Napoli ha scritto:

visto ieri,ma non mi ha convinto molto,ora sempre su raiplay c'è Stephane una moglie infedele di Chabrol.

 

Cercherò di vederlo ugualmente... :classic_smile: Stephane, un grande Chabrol, un grande film con un'affascinante, sensuale e bravissima Stephane Audran ti piacerà sicuramente... 

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Ex drummer, Koen Mortier 2008

 

Ex-Drummer-3.jpg

 

autenticamente punk, sudicio e violento, a tratti pure estremo, cinema che per certi versi dubito si possa ancora fare; hanno scritto che fa sembrare Trainspotting un film per educande (ed è vero), personaggi tutti ottimi, plot pure (forse l'unico neo il filone morte del Re Baldovino che mi pare un po' posticcio), flash sulla scena hardcore/punk belga che pare la migliore del mondo, i protagonisti che partono con una cover bomba dei Devo e si prosegue con una colonna sonora coi Lightning Bolt in apertura, Isis e poi tonnellate di Mogwai

 

riflessione sull'upper class che fa cherry picking sociale, manipolazione e testing comportamentale sui diseredati direi attualissima

 

personalmente al tempo me l'ero perso, lo trovate su prime (spoiler: non per tutti)

 

voto: 8/9

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Il 29/08/2025 at 13:54, 8Franz ha scritto:

Ho visto Heimat, Heimat 2, Heimat 3 e L'altra Heimat. Sulle versioni successive alla prima si può anche discutere, ma su Heimat non c'è a mio parere personale alcun aggettivo adatto se non "capolavoro". Concordo anch'io sul 10. Per chi ama il cinema una visione imprescindibile.

 

Mi mancano Heimat 2 e 3 (si trovano da qualche parte?), ma per quanto riguarda L'altra Heimat - Cronaca di un sogno (2013), a mio parere è forse la summa del genio di Reitz, anche formalmente, come composizione d'immagine raggiunge livelli di perfezione ed elegia che per certi versi mi hanno fatto pensare ad un Terrence Malick in b/w (vedi anche l'uso insistito del grandangolare nel campi lunghi). Lo consiglierei a chi si deve approcciare al corpus unico e massiccio di Heimat, vista anche la collocazione temporale che lo rende una sorta di prequel.

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  • 2 mesi dopo...
analogico_09

Mi sposto qui per ripartire dal commento di  @Napoli nel thread dei film visti perchè mi piacerebbe spendere due parole per "Cerrar los ojos" di Victor Erice, il film dell'anima su cui ci siamo soffermati recentemente nell'altro spazio, visto su RayPlay. 
 

 

 

Non sarà una recensione, Napoli, un'analisi dello specifico filmico (espressione che mandava in bestia il nostro grande sceneggiatore Luciano Vincenzoni, che Dio lo abbia in gloria) bensì, forse, una "confessione" de core e improvvisata con qualche info legalitaria.   

 

Infatti, come dicevo, provo a dirlo poco meglio, ho visto il film come se fossi io stesso calato nelle vicende narrare. Si ha l'impressione di vivere la finzione filmica come se fossimo nella realtà della vita, nessun elemento sembra distingue le due dimensioni: tutto è reale, tutto è finzione. 
Non siamo certamente parte del "copione", ciò nonostante viviamo i sentimenti e le emozioni tracimanti che ci "costringono" a riconoscerci proettivamente nel "plot", nei dialoghi, quali parti integranti della messinscena.
E' la magia del cinema, dell'immagine cinematografica che crea coincidenze tra le realtà dello spettatore e ciò che viene proiettato sullo schermo. Come la musica, altro elemento fondamentale del film, che non risuoni aldifuori bensì all'interno di noi stessi per evocare ricordi di cose immemori, provvisoriamente depositate nei ripostigli dell'inconscio. Cinquanta anni dopo, nel 2023, Victor Erice intende riproporre un'opera sublime - "Cerrar los ojos" -  che abbia profonde coincidenze con lo squarcio di poesia cinematografica rappresentato da "Lo Spirito dell'alveare" (1973), facendo si che entrambe le pellicole parlino dello spirito misterioso e segreto  del cinema che è nel regista, nello spettatore stesso chiamato a "interpretare" se stesso proiettivamente.
Tra i due film citati ve ne sono altri due: "El sur" (1983) e "Il sole della mela cotogna" (1982) - oltre al primo cortometraggio inedito in Italia (1969).  "Solo" 5 film in 54 anni. 
Il primo film citato resta un capolavoro "incompiuto" (come la sinfonia  di Schubert) il cui tema/valore dell'incompiutezza viene ripreso da Erice e trasferito nel compiutissimo Cerrar los ojos nel quale si agita lo spirito "miracoloso" dell'incompiutezza metafisica. Il cinema nel cinema, anzi un film in un film. 

Una curiosità,  fatto suppongo non casuale, l'interprete Ana Torrent, nel ruolo della figlia dell'attore scomparso, fu la piccola protagonista de' "Lo Spirito dell'alveare", protagonista anche del thriller di cult spagnolo "Tesis" (1995) diretto da Alejandro Amenabar -  ancora film sul "guardare" o chiudere gli occhi, guardoni di sniff movie - celebre autore di "The Others", "Mare Adentro" e, ancora occhi chiusi  aperti, allucinazioni... "Abre los ojos", ed è come se si chiudesse un cerchio magico delle continuità. 

Mi ha un po' sorpreso la bellissima e significativa locandina originale del film, (produzione Spagna-Argentina); lo noto ora, rimanda all'iconografia di "Persona" di Bergman,  opera anch'essa, con i distinguo del caso, sul perdersi e (forse) il ritrovarsi, sulla realtà della persona in crisi e la maschera dell'attore in rerlazione con altre "persone" tra cui la figura di un adolescente. E' un gioco del doppio con scambio di posto dei soggetti... occhi chiusi occhi / aperti ... l'immagine dello spettatore sovrapposta all'immagine filmica alla ricerca di un contatto. Molto curiosa, una coincidenza forse non  casuale. 
 

 

maxresdefault.jpg

 

 
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  • Melius 1
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analogico_09

@Napoli Essòcontento di questa condivisione, è da molti anni che non vivevo delle suggestioni cinematografiche così potenti, né credo ne proverò di analoghe a breve termine (sicuramente non da un film italiano, salvo miracoli...)  è un film veramente raro. 

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spersanti276
Il 19/10/2025 at 17:30, shoegazer_82 ha scritto:

Ex drummer, Koen Mortier 2008

Ex-Drummer-3.jpg

autenticamente punk, sudicio e violento, a tratti pure estremo, cinema che per certi versi dubito si possa ancora fare; hanno scritto che fa sembrare Trainspotting un film per educande (ed è vero), personaggi tutti ottimi, plot pure (forse l'unico neo il filone morte del Re Baldovino che mi pare un po' posticcio), flash sulla scena hardcore/punk belga che pare la migliore del mondo, i protagonisti che partono con una cover bomba dei Devo e si prosegue con una colonna sonora coi Lightning Bolt in apertura, Isis e poi tonnellate di Mogwai

riflessione sull'upper class che fa cherry picking sociale, manipolazione e testing comportamentale sui diseredati direi attualissima

personalmente al tempo me l'ero perso, lo trovate su prime (spoiler: non per tutti)

voto: 8/9

 

 

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  • 3 settimane dopo...
analogico_09

Un film spagnolo inedito in Italia (peccato) diventato un cult in patria. Ecco a voi signore e signori "La Madre Muerta", diretto da Junma Bajo Ulloa, autore del precedente, non di meno intrigante Alas de Mariposa, 1991, mai giunto nelle nostre sale. 

 

Con all'attivo numerosi premi e riconoscimenti, un cast di interpreti davvero irripetibili, girato con i controfagotti da un giovane regista cher dimostra di aver appreso come la macchina da presa sia un prolungamento dell'occhio, della mente e delle viscere (la cui somma è l'intelligenza) di chi la manovra, girato nel 1993, decade particolarmente favorevole per le cultura e le arti iberiche in "rinascimento", cinema indipendente compreso, abbiamo un film inclassificabile, visionario, "deliziosamente" kitsch che va oltre i generi, nella mistura di generi tra (melo)dramma sociale, thriller,  gothic_horror, patologico-criminale, diretto da Junma Bajo Ulloa in salsa sarcastico-grottesca senza mai smettere di essere cupa rappresentazione. Nulla distingue la scorrettezza politico-psichica dal tema trattato affatto disturbante, perverso e scabroso, agevolmente definibile "coraggioso".
Insomma una lezione di fotogenia plastica squisitamente cinematografica a cui ahinoi nel belpaese avevamo già all'epoca rinunciato.

Il film passò anche al Fantafestival di Roma edizione fine anni '90 e mi pare vinse qualche premio. 


Una sinossi molto sintetica


Ismael ha commesso molti delitti in vita sua, ma solo uno continua ad ossessionarlo. La piccola figlia di una delle sue vittime, che all'epoca dei fatti assistette alla morte della madre, è oggi una ragazza internata in una casa di cura per malattie mentali. A vent'anni di distanza, Ismael la ritrova e decide di sequestrarla con la sua nuova compagna... 

 

 

Il DVD che acquistai in Spagna. 

 

 

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analogico_09

Un altro film spagnolo visionario e "trasversale" inedito in Italia dove un passaggio nelle nostre sale o quantomeno un DVD li avrebbe certamente meritati. Fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia 2001. Premio Goya migliore attore protagonista, Eduard Fernandez (Mefistofele)

La regia è affidata ai componenti de' "La fura dels baus", la compagnia catalana (diventata famosa nel 2012 per aver aperto le Olimpiadi di Barcellona) la quale propone un teatro immersivo e provocatorio che chiede spesso la partecipazione del pubblico. 
Il loro film Fausto 5.0 è la nuova versione (aggiornata come si fa con i software) del grande, immortale mito goethiano. Anni prima il gruppo aveva realizzato uno spettacolo teatrale dedicato all'omonimo romanzo dal titolo F@ust 3.0.
 

La vicenda tra il surreale e l'onirico, gira intorno a Fausto (Faust), un medico specializzato in malattie terminali che mentre vive un momento di grave depressione durante un congresso incontra Santos (Mefistofele) un paziente cui otto prima aveva pronosticato un solo mese di vita e che offre all'oncologo la possibilità di esaudire ogni suo desiderio, potendo contare sulla sua "invadente" e sinistra protezione... La cornice è quella di una Barcellona cupa e straniente, quasi monocromarica, livid, malata, a tratti cyber-punk caratterizzata per l'appunto dalle forme di messinscena d'avanguardia de' "La fura dels baus",  dentro la quale  si affastellamo "morali" della dark favola, allegorie dell'infezione della sessualità e della seduzione, del desiderio che si trasforma in incubo, dove l'istino lotto contro la ragione. Ed altro altro che si differenzia dal concetto del grande romanzo che si basa sulla dicotomia più "classica" dle bene e del male. 

 

Un film molto interessante, non un capolavoro ma a mio avviso ben realizzato, godibile, con momenti di scatenata immaginazione visionaria non comune; regia efficace che tradisce una certa impronta tetrale senza rinunciare ai ritmi del cinema. quale segno di una specificità espressiva, linguistica e stilistica affatto stimolante ed originale. 

Sta bene, sono film, insieme a La Mare Muerta, sconosciuti da noi e che potrebbero lasciarci indifferenti, ma credo che troverebbero non pochin estimatori anche tra il pubblico del belpaese che non 'sta uscendo pazzo per la cinematografia autoctona che viene prodotto fanno a oramai alcuni, troppi decenni fatte salve poche eccezioni e dovendo escludere le vecchie glorie registiche perchè nessuno dovrebbe campare di quella poca rendita sulla quale potra assai relativamente contare. 
 

Il mio DVD in castellano e catalàn, sottotitoli italiano e iglese, ottima copia! C'è  in amazon una copia in castellano e francese, sottotitoli solo francese. Va comunque detto che i dialoghi sono brevi ed essenziali  l'impianto visivo prevale su tutto. 

 

 

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analogico_09

@NapoliOttimo, ero certo che ti sarebbe piaciuto. be', il successivo La Sottile linea rossa è un grande film, un po' meno forse The New World che pure offre una visione particolare e insolita delle colonizzazioni del continente appena scoperto.  The Three of Live è "filosofia filmata", mi si passi l'espressiopne, una rappresentazione metafisica e laica del sacro. Sono opere notevoli.
Le ultime non le ho viste, mi sembrano di non facile reperimento. Mi è sembrato capire che siano molto divisive. 

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