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Invito a Telemann (un thread dedicato a lui)


Membro_0013
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Membro_0013

Ci penso da giorni, e la cosa mi frulla nel cervello: è da 45 anni che ascolto musica barocca. Gli unici autori che non ho mai ascoltato sono quelli i cui lavori sono ancora seppelliti negli archivi (e ce ne sono, credetemi!). E mi accorgo di avere sviluppato tutta una serie di idiosincrasie e di preferenze, dovute anche alla mia collocazione "ideologica" nel variegato mondo di cultori che gravita attorno al Barocco. (Perché, tra parentesi, il nostro è ancora un mondo "piccolo", quasi un villaggio, dove può capitare di diventare amico e confidente della propria violinista preferita, o di essere invitato gratuitamente al concerto quando arriva nella tua città un certo gruppo di giovani strumentisti, o di dovere organizzare il dopo-concerto in pizzeria quando Torino ha l'onore di ospitare qualche illustre musicista che io so....). E la mia collocazione "ideologica", come sanno i miei amici, è quella che vira sul versante "edonistico": perché il Barocco non è, dal punto di vista filosofico, come il Romanticismo (e te credo...!). Nel Romanticismo il centro del processo produttivo è l'Autore; nel Barocco è il Committente. Questa è una differenza fondamentale, che ci fa comprendere due cose:

1) il motivo per cui l'era Romantica, che per definizione tende verso l'autoreferenzialità dell'Artista, non capì la musica barocca, tranne che in pochi casi eclatanti (vedi ad esempio Mendelssohn che compone oratori di stampo handeliano e dirige Bach);

2) il motivo per cui, nell'era Barocca, si sviluppano stili diversi a seconda della città in cui viene composta la musica, tanto che alcuni autori, spostandosi da una città all'altra, mutano di conseguenza il loro stile.

 

Così avviene che in Germania il buon J.S. Bach ha la sfortuna di lavorare quasi sempre per luterani bigotti che preferiscono le cantate ai concerti strumentali... ed io, che per l'appunto sono "edonista", rimpiango che Bach non sia mai stato assunto in pianta stabile in qualche corte cattolica come quella di Dresda o in qualche luogo pragmaticamente mercantile come Amburgo: a quest'ora avremmo qualche cantata in meno (belle, sicuramente, ma io che sono "edonista" preferisco altro), e una cinquantina di concerti per molti strumenti sul modello dei brandeburghesi, un centinaio tra concerti per violino o clavicembalo, qualche decina di suites orchestrali... e magari JS Bach, invece di avere il tempo di concludere l'esistenza con l'Arte della Fuga (che per me va letta e studiata e non ascoltata... ma è solo un parere), avrebbe chiuso la sua carriera avvicinandosi allo Stile Galante o allo Stile Empfidsamer del suo genialissimo rampollo Carlo Filippo Emanuele.

 

Ma parlavo all'inizio di idiosincrasie personali, che per qualcuno sono "eresie", ma che io posso permettermi perché non faccio il musicologo di professione e quindi non rischio la carriera 😉.

- Ad esempio, riesco a prendere Corelli solo  in piccole dosi: un'ora di Corelli è per me puro "sonnifero".

- O spesso mi capita di dare un po' di ragione a Stravinsky, che disse che Vivaldi aveva scritto 500 volte lo stesso concerto: magari non è proprio così, ma il "pattern" di Vivaldi è sempre quello e alla lunga può stancare, senza contare che il Vivaldi operista vive la stranissima contraddizione di chi è in grado di scrivere arie bellissime, ma opere drammaturgicamente pessime.

- O ancora mi accorgo che Handel, che fu essenzialmente operista tanto quanto Giuseppe Verdi, fu un autore incostante come pochi, capace di scrivere negli stessi anni un capolavoro assoluto come Ariodante ed una chiavica soporifera come Berenice... senza contare che Handel, quando era a corto di fantasia, non si faceva scrupolo a copiare "di brutto". Per chi non ci credesse, provi a cercare su Youtube "Ombra mai fu" dal Serse di Bononcini e poi rifletta... ma è solo uno dei numerosissimi esempi.

- O, tornando a Bach, avrete capito che io - ad esempio - riesco (eresia!) ad ascoltare le Variazioni Golberg solo se me le esegue un Glenn Gould 1955, a velocità da Formula 1 in meno di 40 minuti, ma non riesco a reggerle lente, solenni e con tutti i ritornelli... o non ascolterei mai l'Arte della Fuga, anche se ce l'ho in bella mostra nei miei scaffali nell'edizione Savall, né tantomeno qualsiasi sua composizione a carattere didattico, severo, ultra-dotto, mentre ascolterei all'infinito i suoi concerti, le sue suites orchestrali, la sua (poca) musica cattolica. Il Bach severo contrappuntista lo ammiro, ma non lo amo... e me ne tengo a dovuta distanza, mentre rimpiango - lo ripeto - che non vi sia stato un mondo parallelo dove il Committente di Bach sia stato un illuminato principe cattolico, sanamente edonista e desideroso di musica strumentale e vocale brillante e piacevole.

 

E allora rimane Telemann: proprio lui, l'unico a non annoiarmi mai, a tenermi compagnia tenendo sempre sveglia la mia curiosità e la mia attenzione. E' da giorni che mi sto sorbendo tutto quello che riesco a trovare su Qobuz che lo riguardi. Ad esempio, i 6 volumi dei "Grandi concerti per molti strumenti" e gli 8 volumi dei Concerti per fiati, tutti meravigliosamente eseguiti dal gruppo "La Stagione Frankfurt" per la CPO, che in questo momento stanno deliziando mia moglie che riposa dopo un'estenuante sessione di stiratura di camicie. Non lo scrivo a caso, perché Telemann ha il grande pregio di riuscire sempre interessante, mai ripetitivo, sia alle orecchie smaliziate di un "baroccaro" di lunga militanza che a quelle quasi "vergini" di mia moglie. In Telemann troviamo un senso del colore strumentale che solo Bach dimostrò nei suoi 6 brandeburghesi (ecco perché ne avrei voluto una cinquantina e non solo sei), una capacità melodica che fa quasi da trait d'union tra la sensualità italiana ed il nascente spirito Empfidsamer della sua Germania... e non è un caso che fu proprio il suo figlioccio CPE Bach, re incontrastato dello stile Empfidsamer, ad ereditare il suo posto nella città di Amburgo, per nostra fortuna mercantile, pragmatica, aperta alle novità.

Ma Telemann non fu soltanto questo: Telemann fu sempre in quel punto esatto dove il presente incontra il futuro. Nella sua lunga vita giunse persino a scrivere in stile classico come Haydn: ascoltate ad esempio il suo splendido oratorio "Die Tageszeiten" (i momenti della giornata), scritto nel 1757 da un compositore anziano ma dalla mente ancora giovanissima ed aperta verso il futuro.

O ancora le sue suites orchestrali, tantissime, molte delle quali talmente incredibili e curiose da meritare ognuna un discorso a parte: ne dedicò persino una alla "Borsa", intesa come mercato finanziario. Nelle suites dimostrò di scrivere musica in stile francese molto, ma molto meglio dei suoi contemporanei in terra di Francia.


Potrei continuare all'infinito, e non voglio neppure aggiungere links dal Tubo: cercate, cercate ed appassionatevi a Telemann. Purtroppo questo genio non è stato abbastanza valutato come avrebbe meritato perché il suo modo di essere mondano, estroverso, empatico, contrastava con l'immagine severa che del Barocco era stata consegnata dai musicologi dell'800 e del primo 900, che a malapena avevano approcciato Bach. Ma se si guarda la prima metà del 700 con gli occhi e con l'anima di chi è vissuto in quell'epoca d'oro della musica, si scoprirà che forse la figura dominante è stato proprio lui: il bonario, amabile, inesauribile Giorgio Filippo Telemann.

 

 

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In effetti di Telemann non ho nulla...☹

Devo rimediare,  grazie per la disamina...

Aggiungo: a me piace invece parecchio "L'arte della fuga" per clavicembalo eseguita da K.Gilbert

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2 ore fa, Don Giuseppe ha scritto:

perché il suo modo di essere mondano, estroverso, empatico, contrastava con l'immagine severa che del Barocco era stata consegnata dai musicologi dell'800 e del primo 900

A mio avviso Telemann e Vivaldi hanno fatto più o meno lo stesso percorso: sono cioè passati, nella considerazione del mondo musicale, da musicisti popolari "leggeri" a grandi compositori. Quarant'anni fa (ahimè), ascoltando quello che c'era di Vivaldi e la Tafelmusik di Telemann, mi chiedevo come potessero essere considerati compositori minori. Oggi, a fronte della moltitudine di loro capolavori finalmente registrati, la domanda spero non se la faccia più nessuno.

 

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  • Moderators
analogico_09

@Don Giuseppe Questa volta di carne al fuoco ce n'è tanta , ma proprio tanta.., un grande riassunto di molte questioni che sono state toccate a "puntate" nel corso del tempo in questo forum.., ad esempio i "furti" di Handel, a Bonocini, a se stesso a Stradella.., per buona parte dell'oratorio Israele in Egitto attinse a quest'ultimo...  Su Telemann ci siamo soffermati recentemente.., sulla sua grandezza non pienamente riconosciuta, mi pare fui io ad aprei re un topic su di lui.., Ciò che Bach fece fu compiere il proprio destino.., si potrà mai recriminare per questo? Le musiche che non ha scritto Bach le hanno scritte altri.., i quali non hanno scritto ciò che scrisse Bach di straordinariamente grande, chi altro avrebbe potuto scrivere una musica come la sua? .., non sarebbe stata la stessa la storia della musica.., è il gioco storico delle parti.., e  le cantate di Bach benchè vi si canti , sono tuttavia dense di musica strumentale.., di grande musica strumentale; si aprirebbe un discorso complessissimo.. non saprei da dove ricominciare, dovrei metabolizzare meglio il tuo corposo scritto... 😉

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Membro_0013

@analogico_09 a proposito di carne al fuoco: anche in Bach è molto difficile districarsi tra produzione propria al 100% e furti. Ma non perché Bach fosse un "ladro" (se si può usare una tale espressione forte), ma perché aveva l'abitudine di trascrivere metodicamente tutto ciò che gli piacesse, per cui molta musica attribuita a lui è stata, col tempo, ricondotta al legittimo proprietario. Faccio un esempio: 5 delle "Invenzioni per violino solo" di Bonporti erano considerate di Bach fino a solo un'ottantina di anni fa. O, ad esempio, la famosissima "Toccata e fuga per organo", quasi certamente non è di Bach... e potrei continuare all'infinito. Ma ciò non toglie alcunché alla grande densità e qualità compositiva di tutto ciò che è farina integrale del suo sacco. Ma è un discorso che vale anche per Handel: nonostante Israele in Egitto (ad esempio) sia notoriamente un "collage" di musiche altrui e riciclate dalla propria produzione, il suo capolavoro assoluto "Theodora" (che per me è uno dei due o tre pinnacoli della cultura musicale occidentale) è tutto nuovo ed originale.

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  • Moderators
analogico_09

@Don Giuseppe

Lo scopiazzamento ed autoscopiazzamento era un pratica diffusa all'epoca, non solo Handel, non solo Bach, il quale non copiava, bensì trascriveva, "trasformava" (Stabat Mater) , le musiche di Pergolesi, Vivaldii, Marcello, dei suoi stessi "maestri" connazionali "avant-Bach", Buxtheude, Kuhnau, ecc... Parlammo spesso di queste questioni.., soffermandoci su  come i "furti", quando non c'erano ancora i diritti d'autore e l'arte veniva intesa in altro modo (come tu ricordi nell'altro post) , non venissero criminalizzati, solo Bononcini (lo ricordavo in un recente topic, non so se di quelli spariti) fu condannato ed espulso dall'Inghilterra per aver fatto passare come suo un madrigale di Antonio Lotti... Non era ammessa l'appropriazione indebita e fraudolenta, ma l'uso di materiale musicale preso da altri a fini creativi, quali elementi di un progetto genialmente sviluppato in forma e in spirito alti, capolavori personali, originali, come nel caso del già citato Israele in Egitto di Handel, opera meravigliosa, con "contaminazioni" ma certamente non "frakenstein"... erano la norma. Vi sono in detto mOratorio i cori più belli che siano mai stati scritti ... Bach, Handel, e altri compositori, non nascondevano le loro "acchiappate" corsare.., ne, tuttavia, le inserivano nei "crediti"... funzionava così, ma questi geni "ricopioni" della musica hanno lasciato un'impronta musicale grandiosa, unica, personalissima, patrimonio dell'umanità. Anzi, queste "rimescolanze" mi danno un po' l'idea di una sorta di "ecumenismo" musicale.., di comunione dei santi compositori... 😇  😄

C'è una scena del film su Handel del regista inglese Tony Palmer, interpretato dal grande Trevor Hovard nei panni del compositore, in cui il burbero sassone, in un bellissimo monologo, lamenta il fatto di essere accusato di riciclare le sue stesse musiche e di attingere a quelle di altri. Dice, più o meno, vado a memoria: "ma cosa pretendono questi da me.., lunedì ho da comporre musiche per il compleanno della regina; martedì per lo sposazilizio della duchessa; mercoledì per il funerale della nobildonna, giovedì per l'opera.., e così seguitando fino alla domenica, senza un attimo di tregua.., ma cosa pretendono che io possa inventare tutta roba freschissima, dovendo scrivere musica di altissima qualità ? ... 😅

E' un aneddoto.., ma nella finzione filmica funziona bene.., forse significativo anche di quelle che erano le contingenze esistenziali e gli obblighi artistici del mondo reale.., spesso difficilissimo da vivere da parte di questi musicisti un po' "schiavi" dei committenti... Il mito della personalità da adorare verrà dopo...

Ci sarebbe infine da ricordare, detto con molta modestia, ambasciator non pprta pena, tche l'arte, tutte le arti che sono una sola arte, "copia" sempre se stessa, per rinnovarsi. E il lascito dei nostri ricopioni del barocco, o del rinascimento e di qualunque altra era musicale (come se oggi non si ricopiasse a suon di autentici plagi) sono indubbiamente molto innovativi, se non anche rivoluzionari.
Ai musicisti "taccheggiati".., non fu in alcun modo alienato il proprio valore intrinseco: Stadella, Vivaldi, Pergolesi, Buxtheude, ecc, restano i grandi, grandissimi Stradella, Vivaldi, Pergolesi, Buxtheude,  ecc... Godiamo immensamente delle immense musiche degli uni e degli altri, senza starci nemmeno a preoccupare troppo de Wagner prendesse quel poco o tanto da Liszt... . 🙂

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