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Norma IPA-70R, amplificatore integrato


izamber

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Norma Audio è un costruttore che è sul nostro mercato, con la struttura attuale, ormai da molti anni, quindi credo che non abbia più molto da dimostrare dal punto di vista dell’affidabilità e della durata. Dietro Norma c’è l’ing. Enrico Rossi, una persona di squisita disponibilità, che parla con toni bassi e che dà permanentemente l’impressione di rispettare l’interlocutore e di riflettere prima di dire qualcosa. Non è una di quelle persone che cominciano a rispondere prima che l’altro abbia finito la domanda o l’affermazione; la sensazione, a volte, parlandogli, può anche essere quella di un certo distacco, ma i modi, si capisce al secondo scambio, nascondono un sincero entusiasmo per la musica e le tecnologie per riprodurla e un approccio, delle posizioni, lungamente meditate e mature.
Perché dico tutto questo? Avete mai notato, se conoscete qualche progettista o costruttore, che, se è sinceramente coinvolto da quello che fa, i suoi apparecchi tendono, come i cani e i padroni dopo anni di convivenza, a somigliargli? Ecco, in qualche senso siamo di fronte ad uno di quei casi. Le elettroniche Norma somigliano ad Enrico Rossi. Per me è un bene e un complimento, ho sempre manifestato la mia assoluta stima nei suoi confronti.

 

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L’oggetto di questa prova, che — e chiedo perdono a chi l’aspettava e al costruttore — è stata un po’ lunga a maturare, è il quasi-entry-level delle amplificazioni Norma. Fino ad un anno fa avrei potuto dire "della produzione N.", ma all’ultimo Top Audio è stata presentata in forma statica la prima sorgente digitale Norma di cui sia prevista la produzione (ricordo anni fa di aver visto un convertitore custom negli impianti in dimostrazione alle varie fiere, credo non se ne sia fatto nulla a causa di un costo che pareva eccessivo in un momento in cui il mercato cominciava a prestare attenzione ai formati ad alta risoluzione, mentre quel DAC era limitato, mi pare, al formato CD). Si tratta di un lettore CD che fa parte, insieme ad un integrato, della linea veramente di ingresso nel mondo Norma, la Revo, che si contraddistingue per un’estetica completamente diversa e delle scelte circuitali che portano ad un’impostazione sonora (un po’, niente stravolgimenti, a quanto mi si narra) diversa dalle elettroniche "classiche".

 

Design e costruzione
La serie IPA è, se non erro, alla sua seconda generazione, ormai sul mercato da qualche anno. Sempre se non erro (vado a memoria, in questi giorni di trasloco il mio archivio è un po’ in aria), una volta ne facevano parte un paio di integrati in versioni diverse e un paio di finali di potenza. Oggi ne fanno parte solo due integrati, questo IPA-70R e il superiore IPA-100R, che dovrebbe differire da questo non solo per la potenza (la differenza fra un 70 e un 100 watt è, se la andiamo ad esprimere in termini di dB, marginale), ma anche per altri aspetti (maggiore la capacità di filtro complessiva, trasformatore di alimentazione più grande) che lo rendono probabilmente un oggetto superiore.


Comunque, l’IPA-70R è quello di cui vi parlo — e non mi lamento, tutt’altro.1127830001_NormaIPA-70R-2.jpg.ea2e9fd13be5cd7d2754908231a27d84.jpg L’oggetto è decisamente interessante. L’aspetto è serio e rassicurante, il grado di finitura più che buono (non è un braccio SME, no, si intravedono alcune imperfezioni di lavorazione e degli accoppiamenti non a filo, ma in ogni caso la finitura appare robusta e l’aspetto generale è di apparecchio di categoria superiore rispetto al Nova Audio di cui vi parlo in un altro articolo: ad esempio, l’amplificatore è interamente in finitura anodizzata).
Tuttavia, lo spettacolo, come capita solitamente con gli apparecchi Norma (va bene, la linea dei separati è sicuramente affascinante nel suo minimalismo; la Revo è un altro paio di maniche, sì, avete ragione, ma passatemene una ogni tanto…), lo spettacolo è all’interno. L’IPA-70R è ordinatissimo, una gioia per gli occhi, ed è un quasi entry. Non c’è nessuna filatura se non quella che parte dal trasformatore di alimentazione — lo vedo da altre foto, non dal mio esemplare in cui la sezione riservata ai trasformatori è chiusa da uno scomparto che non ho violato — e quelle, inevitabili, ai connettori di potenza. Le scheda principali sono probabilmente comuni all’IPA-100R; qual che si vede sono dei condensatori Intelcond, Elna e Wima e degli inviolabili — in realtà si potrebbero anche svitare, ma voglio restituire apparecchi integri — moduli di amplificazione. I finali, in numero di quattro per canale, sono degli hexfet IRF, "attaccati" al dissipatore sulla parete destra del telaio, al lato opposto rispetto ai trasformatori di alimentazione (ce ne sono due, uno per l’amplificazione, l’altro per i servizi, sempre a giudicare da altre foto).


1234077433_NormaIPA-70R-3.jpg.6f272262aa796acf9fc97831809264d3.jpgLa logica di comando prevede un rassicurante potenziometro ALPS motorizzato e una selezione degli ingressi (quattro, di cui uno configurato di default come bypass per un processore home theater, più un tape loop) a tasti e relé; l’amplificatore ha un tasto di accensione posteriore e uno di standby anteriore; dopo un periodo di preriscaldamento è necessario selezionare la sorgente che si intende ascoltare (esiste una scheda phono opzionale, il "mio" esemplare ne era sprovvisto) e l’eventuale tape monitor. E’ presente anche il telecomando, ma a me non è arrivato, per un disguido (poco male, tanto li uso pochissimo in ogni caso); c’è inoltre un’uscita cuffia che non ho avuto modo di testare per mancanza di cuffie valide in questo momento in casa.

Norma, con l’amplificatore, mi ha mandato una vera messe di documentazione: test degli apparecchi, listini, cataloghi. In realtà il "pezzo" di letteratura più interessante per un patito della tecnica come me è un piccolo documento in cui l’ing. Rossi (che pare avere anche una penna facile e felice: date un’occhiata al sito web www.normaudio.com) spiega rapidamente la sua filosofia di progetto, corredato di misure. E’ piuttosto lontana da quella del Nova Audio presentato nell’altra mia recensione di un integrato a stato solido su questo stesso numero: Norma usa e rivendica l’uso della controreazione, in modo controllato e con giudizio, non per partito preso, ma perché pensa che sia utile; trova che la ricerca di una grande ampiezza di banda sia necessaria a raggiungere i risultati che vuole; non ha partiti presi riguardo i componenti da utilizzare (li seleziona sullo specifico circuito). Le alimentazioni sono, quando è possibile, stabilizzate (per gli stadi finali lo sono solo sul top di gamma mono); la topologia circuitale è quasi completamente a simmetria complementare, con eventuali sezioni di linearizzazione e compensazione. Non c’è nulla, qui, di improvvisato, nulla di lasciato al caso.
Il funzionamento dell’oggetto è stato assolutamente solido ed affidabile per tutto il periodo di prova; è anche vero che, aiutato da un manuale decisamente ben fatto, ho evitato di strapazzarlo con strane operazioni.

 

1089527_NormaIPA-70R-4.jpg.9045d24f0c3e3d982331c989b6576ec2.jpgL’ascolto

Mi interessava appurare un paio di cose. C’è, nell’ambiente che ruota intorno al nostro forum (che considero una specie di specchio dell’ambiente della riproduzione audio, vista la numerosità dei partecipanti), un minimo di controversia fra un nutrito numero di persone che apprezzano il "suono Norma" e un gruppo, non particolarmente numeroso in realtà, di detrattori, che trovano gli apparecchi eccessivamente tipizzati e difficili da interfacciare. Esiste un "suono Norma"? E’ tipizzato? Lo è tanto da rendere gli apparecchi del tipo "amami o odiami"?

Per iniziare, ho preso il piccolo (ma sorprendentemente pesante…) e l’ho letteralmente sbattuto nell’impianto che stavo utilizzando all’epoca, con sorgente digitale Sony SCD-777ES (non proprio morbido, soprattutto sull’acuto) e diffusori Merlin VSM MMe (neanche loro proprio "smussati", anzi, forse più fatti-per-le-valvole che altro), cavi perlopiù in argento. Se il Norma fosse stato l’apparecchio virato sull’azzurrino (e anche un po’ più in là del virato) che alcuni sostengono, certo me ne sarei accorto. Ho acceso aspettandomi poco di ascoltabile, anche perché l’ing. Rossi mi aveva informato di una certa necessità di "rodaggio". Beh, non sono scappato dalla stanza urlando. Tutt’altro.

C’era anzi qualcosa di quella dolcezza nell’ariosità che a me piace tanto, nel suono complessivo del sistema. Direi un ottimo inizio. Certo, forse il suono, trasparente e aperto, ma più come impostazione che come caratterizzazione, tendeva, rispetto all’amplificazione di riferimento del momento (pre a valvole e finale Pass della serie Aleph) a una sottile mancanza di corpo e di pienezza sul basso/mediobasso, ma era assolutamente piacevole e ascoltabile a lungo termine.

 

Nei mesi di prove, in cui il Norma è stato dentro e fuori l’impianto numerose volte, ho avuto modo di arricchire e precisare quell’impressione iniziale. Rispetto a quell’impianto, sono cambiati i diffusori, passati dalla versione MMe delle VSM alla top MXe — con estrema soddisfazione, ma con qualche difficoltà di interfacciamento in più, andate a leggervi il bonus nella recensione dell’Ars Sonum Filarmonia sono cambiati i cavi (sto utilizzando con soddisfazione i cavi di potenza top di Balanced Power Technologies, un’azienda americana che non ha distribuzione italiana, acquistati in promozione, dei Litz di rame estremamente trasparenti e "agili"), ho fatto vari esperimenti con le sorgenti digitali. Soprattutto ho avuto modo di fare un po’ di prove di accessori sul Norma: mi è parso esprimersi al meglio con il cavo di alimentazione Cardas Golden Reference, che mi sento di consigliare a tutti i possessori, dato che aiuta il corpo e rende la grana dell’integrato ancora più raffinata (avevo a disposizione anche cavi di alimentazione più costosi, questo è, con il Norma, quello che mi ha convinto di gran lunga di più); mi è parso di verificare una certa predisposizione per dei supporti leggermente "compliant", come i pad in gomma morbida che si trovano sotto una basetta — di provenienza sconosciuta che mi gira per casa da anni — su cui a volte l’ho appoggiato.
Messo nelle condizioni di esprimersi al meglio, il Norma è risultato un oggetto decisamente appagante dal punto di vista musicale, uno con cui potrei personalmente vivere. E’ anche una delle amplificazioni più economiche per cui mi è capitato di dire "potrei fermarmi qui; certo, ci sono dei compromessi, ci sono oggetti migliori, ma qui c’è la ragionevolezza".

L’impostazione sonora generale è chiara, comunque non è un amplificatore che metta in evidenza la zona del calore o che possa sorprendere con una pienezza fiorita del basso, né che esalti la corposità degli strumenti o delle voci. Chiara sia nel senso del bilanciamento tonale, sia in quello della leggibilità dei particolari, del dettaglio. In questo senso, con i miei diffusori, che vorrebbero forse amplificazioni meno smorzate sul basso (sono in fondo messi a punto con le valvole, soprattutto la versione MXe), esalta una riproposizione del microdettaglio quasi certosina, di quelle che fanno pensare di sentire tutto quello che sta sul disco. Non c’è, però, freddezza o chirurgia, direi; la focalizzazione, pur essendo sul versante "puntiforme", non lo è in modo inutile, fine a se stesso, non è una prestazione per l’ansia della prestazione. C’è anzi coinvolgimento emotivo, trovato attraverso una notevolissima reattività alle variazioni del segnale, attraverso una resa estremamente accurata delle inflessioni delle voci e degli strumenti, del fraseggio, delle piccole variazioni di tempo e intensità che distinguono un’esecuzione fatta-a-macchina da una dietro la quale stanno degli esseri umani che interpretano e vivono quello che stanno cantando o suonando. La fluidità della riproposizione è più che buona, pur non essendo quella di un oggetto come il Nova Audio, che ci arriva però per tutt’altra strada. Direi che, vista l’impostazione, visto il prezzo, visto dove si situa questo amplificatore, è difficile chiedere di più. Direi anche che, magari, con una sorgente meno analitica e più rotonda rispetto a quelle che ho utilizzato io — e ne ho avuto prova quando ho collegato il convertitore Altmann — si può variare questo aspetto; sarebbe una scelta legittima, ovviamente, che il Norma, nella sua neutralità e onestà, non farebbe altro che assecondare. Però, tutto sommato, credo sarebbe un peccato tentare una compensazione che, secondo me, non ha motivo di essere cercata.

Il basso è scattante, compatto, sa dare piena notizia della sua presenza quando serve, quando sul disco c’è. Ecco, lo scatto, la velocità è una delle caratteristiche fondamentali del suono di questo Norma: d’altra parte, questo si desume da quanto scrivevo poco sopra circa la sua reattività. Ma non è che questa velocità, questo scatto siano raggiunti attraverso uno smagrimento delle armoniche, una semplificazione, un’omogeneizzazione dei timbri, anzi. Il Norma non semplifica, lascia passare, lascia leggere.

Enrico RossiUn po’ peculiare è la riproposizione della scena acustica. E’ sicuramente meno larga di quella dei riferimenti vari che ho avuto in questi mesi (dove per "riferimenti" va inteso oggetti a cui è stato alternato), dal Lindemann 850 al Klimo Tine all’attuale Mastersound Compact 845 come finali (del Mastersound utilizzo l’ingresso direct), dal Tom Evans Vibe al Cello Palette Preamp al Klyne 7LX 3.5 allo Uesugi U-Bros 18 come pre, agli altri integrati in prova, al Plinius 9200 con cui si è sovrapposto per qualche giorno (questo è più raffinato ancora e praticamente altrettanto dettagliato, ma il suo prezzo è doppio…). Però mantiene coerenza — qui si vede la cultura musicale di chi ha messo a punto l’oggetto, la sua esperienza di musica dal vivo — allontanando l’inizio della scena dall’ascoltatore, trovando così coerenza fra le dimensioni del palcoscenico virtuale e quelle di chi ci si muove dentro (riallacciandomi al pezzo sul Nova, questa è una scena arretrante; pensate alla prospettiva diversa a diverse distanze dal palcoscenico in un ascolto dal vivo di musica acustica). Una cosa che mi è sembrata notevole è la capacità dell’amplificatore di far uscire le informazioni di ambienza; con molti dischi mi è sembrato che, nel rispetto della dimensione relativa della scena, gli esecutori fossero in un ambiente un po’ più grande e un po’ più riflettente rispetto a quello tirato fuori dalle altre amplificazioni. Ha ragione lui? Hanno ragione gli altri? Non so; quel che è certo è che ho trovato l’effetto tutt’altro che sgradevole (e non spettacolarizzato, in ogni caso).

Per abbozzare una risposta a quelle piccole controversie di cui parlavo all’inizio, mi viene da pensare che chi è abituato ad una riproduzione più "calorosa" (magari più colorata) o ad un maggior senso di presenza degli esecutori non troverà qui il massimo della soddisfazione. Le osservazioni su una mancanza di dolcezza o di coinvolgimento mi sembrano, invece, totalmente fuori luogo; ribadisco di aver trovato nella timbrica, pur chiara, una punta assolutamente seducente, appunto, di dolcezza, che non mi aspettavo di riscontrare. Quindi penso sia, come sempre, una questione di aspettative e di eventuali preferenze.

 

Conclusioni
Personalmente, in conclusione, potrei dire che, se cercassi un’amplificazione a stato solido (con quello che implica in termini di consistenza di pilotaggio dei diffusori e quindi di risultato) di paragone in questa fascia di prezzo, il Norma IPA-70R avrebbe ampie possibilità di essere il prescelto.

 

di Igor Zamberlan

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