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Extrema Voice: le basi dell'hi-fi

cactus_atomo

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Extrema Voice è il marchio con il quale il noto negozio Hi-Fi Di Prinzio commercializza delle particolari basi antivibrazione per diffusori. L’obiettivo prefisso è chiaro, ridurre le vibrazioni che il diffusore scarica nell’ambiente.

 

Il problema

Il problema delle vibrazioni è ben noto e i produttori di accessori hanno immesso sul mercato una enorme quantità di strumenti che dovrebbero servire allo scopo, pur seguendo strade molto diverse. La soluzione più in voga, tanto è vero che è adottata direttamente da molti marchi di diffusori, è l’utilizzo di punte, che se da un lato sono decisamente economiche, dall’altro hanno la brutta abitudine di danneggiare le superfici di appoggio (tappeti, moquette, parquet, marmo, cotto, mobili, ecc) e di rendere poco agevole lo spostamento dei diffusori stessi. Certo, si possono usare delle sottopunte, ma in questo caso l’efficacia delle punte si riduce e rischiamo di ritrovarci al punto di partenza.

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La soluzione

La soluzione escogitata per le Extrema Voice è quasi originale (dico quasi perché mi risulta che un sistema simile venne pensato da una ditta svizzera per i propri diffusori ma senza mai realizzarlo per via dei costi). In sintesi le Extrema Voice sono basi per diffusori consistenti ciascuna in due tavole di fibral (una lega di alluminio) poste una sull'altra e tra le quai sono interposte, in apposite guide realizzate sulle tavole, delle sfere metalliche che permettono al diffusore di compiere piccoli movimenti avanti-indietro ma non laterali. Il tutto poggia poi su una “quasi punta” e volendo su una sottopunta. Ma la funzione antivibrazione è data dal sistema della doppia tavola a scorrimento.
Esteticamente le basi sono piuttosto gradevoli alla vista, direi anzi che mediamente fanno, come si dice dalle mie parti, “la loro porca figura”, si fanno notare (in positivo a detta delle mie amiche non audiofile) ma non impongono la loro presenza, forse potrebbero non essere gradite in un ambiente ultramoderno dove predomina i bianco (ma in questo caso molti oggetti hi-fi sono decisamente fuori contesto).

Ho conosciuto dal vivo per la prima volte le Extrema Voice al momento della loro presentazione, Mino di Prinzio ne magnificava le doti descrivendone le particolarità ed i pregi con dovizia di particolari e con la passione dell’inventore. Siccome preferisco ascoltare senza condizionamenti confesso che tutte quelle lodi mi avevano un poco indisposto, per cui mi misi ad ascoltarle quasi per cercarne difetti e controindicazioni.

Personalmente non sono un fautore del fine tuning estremo, differenze dovute all’uso di accessori ne ho verificate sul campo ma di norma siamo nell'ordine delle sfumature (anche se per gli appassionati le sfumature pesano molto), mai un brutto anatroccolo è diventato cigno con il miracoloso accessorio giusto.

L’ascolto fatto in occasione della presentazione delle Extrema Voice mi sorprese, non stravolgevano il carattere del diffusore, ma lo affinavano, aggiungo che risultati abbastanza omogenei li ho riscontrati in quella occasione con le basi inserite sotto diffusori assai differenti tra loro. Ma la presentazione delle Extrema Voice avvenne durante una manifestazione, molta gente, molto rumore di fondo, mi restava la curiosità di un ascolto serio, con calma, in condizioni controllate. Finalmente mi sono deciso ed ho chiesto a Di Prinzio se era possibile ascoltare le basi a casa mia, per un periodo congruo, diciamo almeno un mese. Detto fatto, in pochi giorni mi sono arrivate le basi complete di quasi tutto (mancavano le sottopunte, per errore non inserite negli imballi e fattemi recapitare dopo 15 gg).

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La verifica: le Extrema Voice in azione

Il mio impianto, ormai decisamente vintage, è composto da diffusori Thiel CS7 che utilizzano le punte Soundcare in luogo delle punte originali (salvaguardia del pavimento), pre e finale Levinson 28 e 23, pre phono Threshold Fet Ten, gira Denon DP5000 con braccio Grace da 12 “, testina Kiseki blu e step up Kiseki, lettore Sony SCD1. Il tutto sistemato in un ambiente non dedicato di quasi 40 mq.

Montare le Thiel (67 kg cadauna) sulle basi non è stato facilissimo, per fortuna ho degli amici volenterosi che mi danno una mano.

Come faccio sempre in questi casi, utilizzo una metodologia semplice e consolidata

a) scelgo un sw ampio e diversificato in cd, sacd e vinile, brani che conosco bene, e che reputo registrati almeno dignitosamente, e che rappresentino con buona approssimazione la media di quello che si trova in commercio

b) ascolto per una settimana il sw scelto con la configurazione base (quella originaria)

c) ascolto per almeno una settimana con la configurazione nuova (in questo caso con le Extrema Voice sotto i diffusori)

d) ritorno alla situazione di partenza ed ascolto per una settimana

Al termine di questo percorso penso di essermi fatto una idea abbastanza chiara su cosa fanno queste basi. Ma per non essere deviato da impressioni personali ho chiesto ad un paio di amici che conoscono bene il mio impianto di venire ad ascoltare con l’impegno di non dire nulla ma di darmi un parere scritto dopo due giorni.

Poi ho fatto una follia, ho tolto le basi e le ho portate da mio fratello (Proac D3.8 con Soundcare, pre e finale Threshold Fet nine e Stasis 160, gira Mitsubishi ec-ep2, Audio alchemy meccanica e dac) per avere un ulteriore riscontro con diffusori e ambiente molto differenti

Alla fine di questo tour de force credo di essere in grado di esprimere un parere, personale ma convinto.

 

Il prodotto funziona alla grande, non cambia le caratteristiche timbriche dell’impianto, ma rende l’ascolto più pulito, spariscono dei disturbi di secondo livello, cui senza basi non si faceva caso. Il basso è più limpido, non si asciuga ma scende senza spurie, le voci diventano assai più intellegibili, la gamma alta ha perso alcune piccole asprezze e spigolosità, anche l’immagine ed il palcoscenico ne beneficiano, sopratutto in saldezza e profondità, nei pianissimo il silenzio è davvero profondo (e negli ascolti di brani classica bene incisi, per esempio le sinfonie di Mahler in sacd della RCA) ci si accorge imediatamente della differenza .In una parola, queste basi rendono evidente quanto le vibrazioni possano essere nocive per un ascolto di alto livello.

Secondo di Prinzio la situazione migliorerebbe ancora ponendo il diffusore direttamente sulle basi senza Soundcare, ma le mie Thiel hanno i morsetti per i diffusori sotto la base dello stesso, troppo complicato usare cavi di potenza senza un distanziale diffusore base per cui in omaggio al principio che la comodità non ha prezzo, ho lasciato le Soundcare al loro posto.

Le mie impressioni sono state confermate dalla lettura dei pizzini dei miei compagni di ascolto, nonché da mio fratello e mia cognata quindi penso proprio di non essermi sbagliato nel giudicare positivamente le Extrema Voice.

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Punti di forza di questo sistema sono la semplicità di montaggio, un ingombro ragionevole (non eccede in genere di molto la base del diffusore), un risultato assai positivo sulla resa sonora, una sorta di pulizia che non modifica le caratteristiche del suono ma le potenzia, senza introdurre “controindicazioni” e senza dover intervenire invasivamente sull’ambiente, la stabilità del sistema (assolutamente sicuro per i diffusori, se si scelgono le basi di dimensione acconcia), la finitura e l'estetica.

Unica nota, non spaventatevi se toccando i diffusori questi si sposteranno leggermente in avanti o indietro, non succede nulla e durante l'ascolto il diffusore resta ben fermo al suo posto.

 

Le conclusioni

E' la prima volta che un accessorio mi convince completamente e fa notare i suoi effetti in modo papabile ed evidente, quasi come un trattamento ambientale passivo. E' anche uno di uei rari casi in cui non si dice guadagno su questo paramentro e perdo su quest'altro, migliora praticamente tutto. Il prezzo purtroppo non è alla portata di tutte le tasche, nonostante sia venduto direttamente dal produttore, senza passaggi intermedi, ma per impianti di un certo peso economico sono sicuramente da prendere in considerazione. Vorrei aggiungere che il prezzo delle Extrema Voice resta comunque allineato al listino di soluzioni concorrenti di alto livello e che pur essendo la distribuzione limitata ad un unio punto vendita, non credo sia impossibile frsele inviare da Di Prinzio per una prova nel prprio sistema.

Sul sito del produttore è possibile scaricare molta documentazione su queste basi, tra cui le misure sulle vibrazioni effettuate dalla facoltà di ingegneria dell’Università del Salento con strumenti che nessuna rivista audio sarebbe in grado di comprare ed utilizzare, misure che spiegano in qualche modo i risultati della prova di ascolto

Ovviamente le basi Extrema Voice sono commercializzate in dimensioni diverse per adattarsi alla gran parte dei diffusori in commercio, sia da pavimento che da stand.

Per i più critici, non ho potuto effettuare ascolti in doppio cieco per ovvi motivi pratici, mi sarebbe servita una squadra di scaricatori di porto per mettere e togliere le basi al volo!

 

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88 Comments


Recommended Comments



Interessante base isolante, originale  e esteticamente piacevole.

Ottima recensione, chiara e ben fatta.

Mi domando però, il motivo del perché sia stata fatta con le sfere che possono scorrere e non fermate in una sede. Il disaccoppiamento con sfere, non è una novità, ma non riesco a capire l’utilità  del permettere il loro scorrimento avanti e indietro. 
Grazie 

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appecundria

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11 minuti fa, iBan69 ha scritto:

scorrimento avanti e indietro.

Come è il moto degli altoparlanti. 

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@appecundria giusto, ma gli altoparlanti, non il cabinet, tant’è che viene detto che il diffusore nell’uso non si muove. Se lo scopo era questo, ovvero permettere che vi sia una micro oscillazione del diffusore durate il suo uso, bastava un minimo di gioco nella sede delle sfere, ma non ho mai visto un diffusore muoversi avanti e indietro in vita mia! 
I diffusori non hanno un rinculo come un cannone, e le oscillazioni degli altoparlanti (coni), non spostano i suddetti, altrimenti li avrebbero dotati tutti di ruote! Il principio teorico applicato può essere valido, ma la realtà dei fatti, mi lascia dei dubbi. 
Che poi siano efficaci, è tutto da dimostrare che sia per questo motivo. 

Grazie 

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SimoTocca

Posted

Ho due motivi di gratitudine, dopo aver letto questa recensione di @cactus_atomo.

Il primo é per la chiarezza e la completezza della prova, una prova anche “fisica” per i “chilaggi” da spostare! 

Bravo davvero, anche per come é scritto l’articolo che si legge d’un fiato.

Il secondo motivo é perché io, già da anni, seppure in maniera artigianale, ho utilizzato questo sistema per “accoppiare-disaccoppiare” i diffusori con il pavimento.

Ho usato non a caso entrambi i termini, che in realtà vanno in senso contrario, ma che spesso sono invece in ballo entrambi nei sistemi scelti da noi audiofili...

Il mio sistema é stato quello di usare una base spessa in marmo di Carrara, che poggia su punte su un’altra lastra di marmo esattamente uguale, ma di marmo diverso (non per estetica..ma per motivi fisici un po’ lunghi da spiegare...).

Il risultato é che finalmente le mie Magneplanar hanno iniziato a “cantare” anche sui bassi profondi (certo, sotto i 30 Hz scendono con difficoltà...ma insomma dai, la mia stanza é piccola e questo non é un problema, anzi il contrario...).

Quindi aver scelto da molti anni una soluzione che poi ritrovo, quasi uguale, qui sopra ecco...é motivo di un certo orgoglio...😉 

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SimoTocca

Posted

Ecco un paio di foto delle mie basi ...

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27-C3573-B-9092-43-DD-AC6-F-8-FD55610-FBE più di lato..

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@SimoTocca ciao, un sistema simile al tuo, con il marmo, l’avevo usato anni fa per le mie Martin Logan in effetti, funzionava discretamente. Doppi anni di utilizzo di punte, basi pesanti ecc ... con  i miei attuali diffusori, è esattamente il contrario: niente punte ne basi, lo stand di legno deve vibrare come i pannelli dei diffusori, perché è così il progetto Harbeth.  Questa è la dimostrazione che non esistono uniche regole ferree, ma differenti soluzioni a problemi simili.
Ecco perché, la soluzione Extrema Voice, è interessante e curiosa, oltre che ben fatta. 

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SimoTocca

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@iBan69 

Sono assolutamente d’accordo con te...

Perché a seconda degli ambienti e del diffusore, a volte funziona meglio “accoppiare”, altre volte “disaccoppiare” altre...non fare assolutamente niente!

É pure vero che sarebbe interessante capire quanto costano quelle basi di cui parla @cactus_atomo, il prezzo anche per le varie dimensioni...

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Member_0072

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2 ore fa, iBan69 ha scritto:

I diffusori non hanno un rinculo come un cannone, e le oscillazioni degli altoparlanti (coni), non spostano i suddetti, altrimenti li avrebbero dotati tutti di ruote! Il principio teorico applicato può essere valido, ma la realtà dei fatti, mi lascia dei dubbi. 
Che poi siano efficaci, è tutto da dimostrare che sia per questo motivo. 

Con una semplice app che includa un minimale accelerometro, posizionando lo smartphone nella parte alta delle tue Harbeth ( e penso in particolare agli stand su cui sono collocate ) potrai verificare quanto in entrambe le direzioni, la struttura della cassa venga perturbata dal movimento assiale dei coni. 

7 minuti fa, iBan69 ha scritto:

Ecco perché, la soluzione Extrema Voice, è interessante e curiosa, oltre che ben fatta. 

mah, curiosa, tanto quanto, viceversa, un sistema come quello Harbeth + stand "vibranti" possa produrre benefici risultati sonori in base ad una teoria progettuale alquanto contraria a principi che raramente altri costruttori hanno seguito.

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Member_0072

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ma non la vedo così dura ... nome (EXTREMAVOICE FSC),  cognome (Di Prinzio), indirizzo (hifidiprinzio.it) e avrete tutte le info del caso sul sito del produttore 🤗

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SimoTocca

Posted

Vedo adesso grazie... dunque...le XL, che corrispondono per misura alle mie basi costano invero 1650 euro, scontate...

Se non vado errato, ma é roba che ormai ho in casa da svariati anni, io ho speso un totale di 95 euro...

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Member_0072

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3 minuti fa, iBan69 ha scritto:

purtroppo... una fucilata! 

concordo, lo pensavo anch'io a priori; ma avendo approfondito, in più tempi quanto costerebbe una realizzazione similare agli stessi livelli qualitativi, posso affermare che il prezzo e adeguato a quanto proposto

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In parecchi anni, ho sperimentato tanti accessori, alcuni li ho poi riprodotti con materiali più poveri, e l’efficacia era simile. Negli accessori, c’è la speculazione più alta, perché i margini sono elevatissimi e spesso non giustificati! 

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appecundria

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@iBan69 premesso che non conosco il principio di funzionamento delle basi e quindi non so se il discorso sia attinente, ti devo dire che invece gli altoparlanti "muovono" il cabinet, eccome. Certo è tutto in scala.

Nel tempo, il problema è stato affrontato da diversi costruttori: Vivid, Naim, Jean Marie Reynaud fino alla nostrana Indiana Line.

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12 minuti fa, tapesrc ha scritto:

mah, curiosa, tanto quanto, viceversa, un sistema come quello Harbeth + stand "vibranti" possa produrre benefici risultati sonori in base ad una teoria progettuale alquanto contraria a principi che raramente altri costruttori hanno seguito.

Ti assicuro che ero anch’io un po’ perplesso, poi facendo delle prove, ho dovuto ricredermi. Comunque, il controllo delle risonanze del cabinet, è fatto in innumerevoli modi diversi. Harbeth, progettando così, sposta la frequenza di risonanza in una fascia meno udibile, altri la combattono con cabinet ultra rigidi. Quello che conta è il risultato finale, e Harbeth, non è certo criticata per il suono ...
Provare per credere. 

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@appecundria se parliamo di vibrazioni, certo, ma di vero e proprio movimenti ... che spostano il diffusore... non credo proprio. 

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Member_0072

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ognuno è libero di valutare l'esborso di denaro per un accessorio esoso o meno, a seconda di quanto ne senta nel proprio sistema l'effettiva utilità.

Il mio intervento era invece rivolto ad una analisi di quanto, volendo riprodurre tale oggetto in proprio, sarebbe costato volendone fare una "copia conforme" all'originale; posso, a ragion veduta e dopo aver fatto ricerche durate diverso tempo, affermare che quanto richiesto ( tenendo presente che Di Prinzio ha dovuto sostenere anche i costi progettuali ) e giustificato e congruo. 

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Member_0072

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1 minuto fa, iBan69 ha scritto:

ma di vero e proprio movimenti ... che spostano il diffusore ...

purtroppo, senza presunzione alcuna, ma vedo che vengono enfatizzati alcuni termini base che descrivono come intervenga questo accessorio, senza approfondire a priori quanto questi micro-movimenti assiali possano influire sulla corretta emissione, inficiando di fatto le prestazioni globali. 

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cactus_atomo

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Le mie thiel hanno il frontale costtuito da un impasto di legno e cemento per didurre la trasmssine delle vibrazine, cionnstante le basi extrema voice funzinano.Ho visto le misure effttuate con l'accelromentro dalla Università del salento e credo che i risultati siano significativi anhe per un profano. Nel meritodel costo non entro, non so qunto costa la leha usata,, ne quanto cosi lavorarla, o reallizzarvi le guide, nullo so dei costi per rininirle, quindi non mi pronuncio. Il principio è noto, le basi sono state fotografate in tutte le poszioni, chi vuole provare a duplicarle per uso personale può cimentarsi nella impresa. 

Indubbiamente 1600 euro per delle basi non sono una cifra trascurabile, ma gli effetti ci sono, ormai i diffusori di fascia medio alta costano oltre 1 25.000 euro, in questi casi investire sulle basi una cifra che è comunque una frazione del csto degli altoparlanti ha un suo perché., a mio modo di vedere.  Se poi pensiamo che altri supporti (se togliao dal mazzo le soluzioni economiche cone le punte), raramente vengono sotto i 1000 euro complessivi per due diffusori, non vedo il listin di queste basi fuori mercato. Con il vantaggio che non credo sia impossinile richiederle in prova per testarne l'efficacia, se si è intenzionato ad un eventuale acqusto (salvo prova contrario) e non pe togliersi solo lo sfizio di sapere come vanno.

Dal punt di vista commerciale le basi hanno avuto un buon successo (considernd la distribuzione limitata un ottimo succeso), i primi esemplari erano più grezzi e meno rifiniti, in quanto Mino Di Prinzio prima di continuare n questa avventura voleva anche un riscontro dei clienti. Il riscontro c'è stato ed oggi le basi ono a catalogo nella loro forma definitiva.

ps Mino Di Prinzio mi ha spiegato in dettaglio il proceso di lavorazione, piutosto complesso ed effettuato in differenti stabilimenti , ma  non l'ho descritto nella recensione perché all'utente finale interessano i risultati e non l'organizzazione della catena di roduzione

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Member_0072

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10 minuti fa, cactus_atomo ha scritto:

ps Mino Di Prinzio mi ha spiegato in dettaglio il processo di lavorazione, piuttosto complesso ed effettuato in differenti stabilimenti , ma  non l'ho descritto nella recensione perché all'utente finale interessano i risultati e non l'organizzazione della catena di produzione.

@iBan69 alla luce di quanto qui scritto da Enrico, ritengo sia inutile disquisire ulteriormente su costo primo di tali basi. 

Vedo comunque che anche volendo, l'utente medio o evoluto che sia, si divide ormai costantemente in fazioni nettamente opposte tra coloro che "costi quel che costi" 😍 e coloro che "mica sono un pollo ... a me non mi si frega!" 😠

comunque, e solo a titolo informativo per chi desiderasse approfondire, esiste anche una versione più recente creata per monitor inglesi Graham Audio

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Chiariamo una cosa: non ho messo in dubbio l’efficacia delle basi (non ne avrei modo, dato che non le ho testate) e mi fido del giudizio di @cactus_atomo, ero solo incuriosito dalla possibilità che il diffusore scorra su di esse.

Il discorso costo, è un discorso che può essere generalizzato a tutte le categorie di accessori per l’hifi, cavi compresi, in cui vi è una speculazione, a dir poco imbarazzante, che cresce proporzionalmente sempre più, salendo con il target degli impianti e dei clienti, a cui sono rivolti (come giusto che sia, d'altronde). Anche in questo caso, non credo si scappi da questa “‘regola”, indipendentemente dalla buona idea, realizzazione e professionalità del Sig. Di Prinzio, che altrimenti non si sarebbe impegnato in questo progetto. 

Ovviamente, questa mia considerazioni, sono semplicemente frutto di riscontri sul campo, confermati da rivenditori, importatori e costruttori, che conosco e ho conosciuto strada facendo. Ma credo di non dire nulla di nuovo, riguardo alla pratica di gonfiare listini, che conoscono tutti gli appassionati di hifi. Mi fa per questo, un po’ sorridere, lo sconto praticato sul sito.

Quindi, la mia considerazione è: probabilmente è un ottimo prodotto, per il prezzo ... lascio le valutazioni, ad ognuno di voi.

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Member_0072

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3 minuti fa, iBan69 ha scritto:

Ma credo di non dire nulla di nuovo, riguardo alla pratica di gonfiare listini, che conoscono tutti gli appassionati di hifi.

Mi fa per questo, un po’ sorridere, lo sconto praticato sul sito.

Tirando le somme, neanche alla voce marketing il sig Di Prinzio ottiene una sufficienza ? Capito . . .  🤗, una bocciatura a 390° gradi insomma ... ce ne faremo una ragione aspettando che compaiano su Amazzone dei cloni cinesi a 100 euro la coppia, e chiaramente saranno degli Ammazzagiganti !  😁

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@tapesrc non ti inventare cose che  non ho detto!

Il marketing di Di Prinzio, ha fatto quello che fanno tutti.

Nessuno ha bocciato questo prodotto, ho solo fatto una riflessione che può essere valida anche per altri casi.

E non è necessario comprare la cinesata ... bastano un po’ di conoscenze e trovare chi te li realizzi.

Poi, ognuno spende i propri soldi come meglio crede.

Saluti 

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    1. joe845
      Latest Entry

      By joe845,

       

      Possiedo un cd player Yamaha CD-S1000 che mi soddisfa alquanto, sicuramente un oggetto con un ottimo rapporto prezzo/prestazioni; è oggettivamente bello, suona bene, ha una costruzione assolutamente massiccia e ben fatta. E quindi, che vuoi? Direte voi.

      Per saperlo basta proseguire la lettura di questo post che potrebbe intitolarsi anche: Amplificatori operazionali a discreti Burson Audio V6 Vivid (come modificare uno Yamaha CD-S1000 in più step e vivere felici).

       

      di Giovanni Aste

      Traduzione di E. Tomasi

       

      Tutto ciò che occorre è una buona scusa

      Niente, è che sono autocostruttore fino al midollo e quindi non riesco, anche volendo, a non aprire un qualsiasi oggetto hi-fi per vedere come è fatto (la scusa) e per verificare se non si possa modificare in meglio (la vera ragione).

      Detto fatto, lo apro, costruzione esemplare, tutto logisticamente ben posizionato, la scheda audio, sulla parte superiore destra guardando l’apparecchio dal di fronte, appare subito alla vista appena tolto il coperchio. Il layout è ordinatamente diviso per canale DX e SX, con sparpagliati qua e là operazionali vari, transistor, condensatori, resistenze, fino ai pin d’uscita.

      Qualcosa si intuisce ma... vabbè, ci vuole lo schema elettrico.

      Girando un po' in rete trovo, addirittura, il manuale “MAINTENANCE” (quindi non il semplice USER) con tutti gli schemi elettrici, le foto degli stampati, le liste parti, insomma un oggetto veramente completo. E messo a disposizione di tutti, gratuitamente, su internet; quando un costruttore è serio si capisce subito. Sfogliando pagina per pagina trovo finalmente lo schema della scheda audio, andiamo a dare un’occhiata..

       

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      Tralasciando lo stadio di conversione I/V (a sinistra della figura) che non provo certo a modificare, troviamo un ampli differenziale, realizzato con le due metà di un operazionale NE5532DP, e poi lo stadio filtro/buffer d’uscita realizzato con un altro operazionale, forse un po' più “fichetto” (dico forse perché di operazionali non mi intendo tanto), un LME49723. Seguono il condensatore di uscita, due transistor inseriti come “mute” che quindi, se comandati, cortocircuitano il segnale a massa, e un filtro RC finale (presente su praticamente tutti i lettori CD)

       

      E quindi, cosa modifichiamo? Andiamo con ordine.

      Primo step. La prima cosa che ho fatto è stato dissaldare il piedino di C108, quello ovviamente lato R135, in modo da eliminarne l’effetto (o meglio, il possibile effetto) sulle alte frequenze, tenete però presente che la mia catena è tutta valvolare, quindi un minimo effetto di filtro alle alte frequenze è sempre presente, dato dai trasformatori di uscita, mentre non so cosa potrebbe succedere in un sistema tutto SS con banda passante di un MHz.

      Si sente? Bah! Sinceramente, per quel che è la banda passante del mio orecchio di ultra cinquantenne, che arriva circa a 14KHz (a spanne eh?!?) non mi è sembrato cambiasse granché. Ma comunque ormai l’avevo fatto e l’ho lasciato così. Anche se, essendo stato solo dissaldato un pin, a tornare nella configurazione iniziale ci vogliono veramente due secondi.

       

      Secondo step. Guardando lo schema appare subito chiaro che il condensatore in uscita è un abnorme 470uF e, ovviamente, visto il valore, elettrolitico.

      La scelta del costruttore è corretta, visto che non può sapere, a priori, cosa verrà collegato, deve inserire una capacità tale che anche col più basso dei carichi consentiti, il lettore riesca a garantire la banda passante nominale.922991409_figura7.jpg.69ad72ec0697e2c29ebf0011fd45cb1e.jpg

      Nel mio caso, in cui il carico visto dall’uscita del CD, è un pre a triodi con un potenziometro da 50K in ingresso, il condensatore in esame può scendere a ben più miti valori, diciamo che con un 10uF (o forse meno) dovremmo cavarcela. Dissaldo l’elettrolitico e inserisco quello che avevo per le mani, un Arcotronic plastico (penso polipropilene) da 10uF 250V.

      Si sente? Sì, questo sicuramente si sente. Diciamo che mi aspettavo qualcosa di più, evidentemente l’elettrolitico faceva comunque bene il suo sporco lavoro, ma comunque la grana diventa più fine, aumentano spessore e consistenza di ogni strumento, il suono è meno superficiale, più complesso e pieno di sfumature. Ed anche in questo caso, tornare indietro è possibile e con pochissimo sforzo.

       

      Terzo step. E qui il gioco si fa duro. A un certo punto mi sono detto “ma ‘sto condensatore è proprio necessario?”. L’operazionale è alimentato in duale quindi la sua uscita non dovrebbe presentare alcun offset (a parte ovviamente quel poco derivante dal fatto che nessun componente è il componente ideale). Allora attacco l’oscilloscopio al punto tra il piedino 7 di U17 e il condensatore e mi metto a misurare. Qualche millivolt, praticamente nulla. Lascio il tutto acceso per qualche ora, praticamente nessun cambiamento. 

      Quindi mi decido, o la va o la spacca. E a questo punto faccio piazza pulita! 

      Con un pezzetto di filo (ovviamente audiofile), faccio un ponticello tra l’uscita dell’operazionale e il punto in comune tra R135 e C108, visto che ora che ho dissaldato un pin di C108 c’è una piazzola libera. D’altronde il miglior condensatore è quello che non c’è, giusto?

      Si sente? E be'! Qui la cosa si fa interessante e parecchio! All’inizio si rimane quasi sconcertati, perché lo "Yamahone", che in versione “liscia” ha un carattere molto neutro, gentile, trasparente, lineare, leggerissimamente ambrato, diventa di punto in bianco quasi scorbutico, sicuramente più deciso, negli attacchi, nei rilasci, sembra che ci sia più energia in generale. È proprio un bel cambiamento “overall”. Ma basta poco per capire che siamo nella direzione giusta. È tutto più vero, c’è poco da fare. È stato tolto un velo, e neanche tanto leggero. E veramente a costo 0!

       

      Quindi, finito? Macchè!

      Quarto step. Sempre più difficile. Per un po' di tempo ascolto con questa configurazione un po' insolita e, sinceramente, non proprio filosoficamente corretta, perché la mia estrazione tecnica mi dice, nel profondo, che un cavolo di condensatorino ce lo dovrei mettere. Ma tant’è, nel mio sistema sinceramente posso farne a meno e dato che per quanto possa spendere, un condensatore migliore di un filo non posso trovarlo, decido di lasciarlo  così.1566824288_figura2.JPG.efe8a2da73b20f8dcc7c42e0090f05c3.JPG

      Stavo quindi per richiudere il contenitore del CD-S1000, quando caso volle che incappassi, su internet, in una recensione su degli operazionali a discreti della australiana Burson Audio, una (relativamente) giovane azienda che produce apparati completi di notevole fattura (ampli cuffie, pre, etc), ma strizza l’occhio anche ai DIYers con una piccola serie di oggetti per l’autocostruzione/customizzazione. Producono infatti operazionali a discreti (la linea V5 e V6 principalmente) e piccoli kit di adattamento per questi ultimi, cioè un adattatore SOIC to DIP8 (per passare da SMD a montaggio normale) e un aggeggino che permette di connettere l’opamp anche in posizioni non perfettamente verticali visto che, come vedrete, questi componenti sono fortemente sviluppati in altezza e non è detto che entrino in tutti i contenitori dei vari apparecchi (nel CD-S1000 ci sono entrati per 2 mm).

      Ora, un circuito integrato operazionale a discreti è un ossimoro, e già questo mi rende l’oggetto simpatico.

      Leggo qualche recensione e sono tutte positive e alla fin fine la modifica non costerebbe neanche tanto, potrei sostituire U17 e il corrispettivo U15 per l’altro canale, con due operazionali doppi realizzati dalla Burson per una spesa intorno ai 150 Euro spedizione compresa, quindi.

      Quindi un cavolo, c’è un grosso problema; gli operazionali sul CD-S1000 sono SMD, mentre gli operazionali Burson, i V6 Vivid, per la precisione, sono, per ovvie ragioni, formato “normale” con uno zoccolo DIP 8, come potete vedere nella foto relativa.

      E allora che si fa?

      470991493_figura3.JPG.5b27dbe5aee1439b04a20c5363bf3060.JPGOccorre dissaldare gli opamp originali, inserire degli adattatori da SOIC a DIP8 (la stessa Burson ne produce, un po' costosi in verità, io li ho comprati sulla baia) e poi si possono montare i V6 (o tutto quello che volete).

      E qui la cosa comincia ad assumere aspetti inquietanti.

      Sul sito Burson c’è un video di un tizio che, con una treccia dissaldante, in pochi secondi dissalda un operazionale SMD e poi salda il nuovo adattatore, ma la realtà potrebbe essere differente e se faccio un errore avrò un CDS “mattone” e niente altro. Ci penso qualche giorno perché il rischio c’è, senza dubbio. Poi alla fine mi decido.

      La curiosità è troppa, cavolo!

      Fortunatamente ho vicino casa un negozietto di elettronica con un valente tecnico, smonto la scheda e gliela porto, insieme ai “ragnetti” da saldare al posto degli SMD e gli spiego il da farsi. A parte il commento in slang romanaccio “ma se funzionano che li cambi affà?”, assolutamente comprensibile da una persona non affetta dal morbo dell’audiofilo autocostruttore, mi sembra sicuro del fatto suo e, seppur con una certa apprensione, gli lascio il tutto.

      Quelli che vedete nella foto, indicati dai cerchi bianchi sono i due operazionali IC15 e IC17 che andranno rimossi per inserire gli adattatori SOIC to DIP8, sotto una foto con gli operazionali sostituiti con gli adattatori.

       

      1540981855_figura4.jpg.c594135d248b6cc73d6ee94fd22bb46e.jpgDopo qualche giorno mi chiama; operazionali rimossi e adattatori montati. Bene, il passo più importante dovrebbe essere riuscito, dico dovrebbe perché ovviamente a parte un’ispezione visiva e una breve verifica col tester non ho possibilità di provare.

      Mi prende una certa fretta (e anche apprensione), compro una coppia di V6 Vivid da Audiophonics, la persona che gestisce il sito è molto professionale ed efficiente, e dopo solo due giorni le due torrette rosse sono a casa mia.

      Li monto, riposiziono il CD al suo posto, collego e accendo tutto, trepidante: quella decina di secondi che è passata tra lo “switch on” e l’uscita del suono dai diffusori sono stati estremameeeente lunghi.

       

      Ma poi 🙂

      Qui il cambiamento diventa molto più evidente. La prima cosa che appare, immediata, e che sinceramente non mi aspettavo con questa intensità, è il miglioramento nella scena che diventa molto più a fuoco, con le posizioni più ferme e definite, e con una profondità notevolmente aumentata, in tutte le direzioni. In generale è tutto il volume della scatola sonora che aumenta e diventa maggiormente palpabile. Come se vi affacciaste su una “stanza” più grande, dove tutto si vede meglio.

       

      Poi, CD dopo CD, si apprezza il maggior dettaglio, che come al solito rende tutto più vero, l’eliminazione di qualsiasi asprezza, specie sulle medie e alte frequenze, la grana che diventa ancora più fine.

      Con questo upgrade, la macchina sale veramente a una classe superiore, senza alcun dubbio (e Dennis, della Burson Audio, mi ha detto che i V6 miglioreranno ancora molto nelle prime 100 ore), battendosela con macchine di costo sicuramente superiore.

      733311533_figura5.jpg.a525d030f3f461132dfa7043c91679e6.jpgCerto, il solo costo dei due operazionali è il 15% dell’intero valore della macchina, ma vi assicuro che sono soldi molto ben spesi.

      Ultima nota: anche in questo caso l’uscita dell’operazionale è diretta, verso i pin (ed il mondo) esterni, senza condensatori di accoppiamento. Ed anche in questo caso ho monitorato per circa due ore il livello in uscita con il sistema a riposo. Partendo da 12mV sul destro e 5mV sul sinistro, dopo due ore il sistema si era assestato su 10mV a dx e -3mV a SX (e senza carico).

      Anche in questo caso ho deciso che potevo dormire tranquillo.

       

      Conclusioni

      Spero che questa “avventura” sia stata per voi interessante (come lo è stata per me).

      È una modifica a più step, quasi tutti completamente reversibili nel caso in cui il risultato non piacesse.

      Inoltre potete applicarne alcuni e non applicarne altri, ad esempio potete mantenere il condensatore d’uscita ma migliorarne la qualità (in questo caso però è basilare conoscere il valore d’impedenza del carico perché potrebbe pregiudicarne il valore e quindi anche la qualità), o scegliere altre soluzioni intermedie.876429885_figura6.jpg.e640e7cc8673cef92444c6032135ebc3.jpg

      Certo, ci vuole un po' di incoscienza e comunque bisogna sapere bene cosa si fa e come è realizzato il vostro impianto io, ovviamente, non mi prendo alcuna responsabilità, neanche morale, in caso di soprese non gradite.

      Se però vi mostrerete sufficientemente coraggiosi, sarete ripagati con una macchina che passa sicuramente, con l’applicazione completa delle varianti (V6 vivid compresi ovviamente), ad una classe di lettore nettamente superiore.

      Alla prossima!

       

      VERSIONE INGLESE

      Yamaha CD-S1000 modified with Burson Audio opamp.

      I had (and still have) a Yamaha CDS1000 cd player which I was quite satisfied with, definitely a component with a great price/performance ratio: as a matter of fact it’s beautiful, it plays well and it’s solidly built.

      Then, ‘what more do you want?’, you might say. Nothing, it’s just that I’m a diyer to the bone and therefore I can’t (even if I wanted to!) not open any hifi device to see how it’s made (that’s the official excuse) and to check if it can be modded for the better (the real reason behind it).

      And that’s exactly what happened to the CD-S. No sooner said than done, I opened it: exemplary construction, everything rationally placed and engineered, the audio board on the top right hand side comes in view right after removing the lid. The layout is divided into right and left channel with a bunch of opamps, resistors, caps scattered between the input and the output. One can guess of course... but I definitely needed a schematic.

      Whilst surfing the net I bumped into none other than the Maintenance Manual (not just a user manual then!) with all the schematics, PCB pictures, bill of materials, a complete set of info. And totally free, of course, for anyone to peruse. It is from things like these that one can grasp the accuracy and professionalism of a brand.

      Browsing through the manual, finally I found the audio circuit schematic, let’s have a look at it

      Apart from the I/V conversion stage (on the left hand side of the picture) which I certainly won’t even try to tamper with, we can see a differential amplifier, made out of two halves of a 5532 opamp and then output filter/buffer stage, consisting of another opamp, possibly a nicer one (I say “possibly” because I’m not much of an expert about opamps), a LME49723. After that there’s the output capacitor, two transistors used as “mute” that, if used, short the signal to ground, and the final RC filter (as in all other CD players)

      So: what do we modify??

      First Step    

      The first thing I did was to unsolder C108 terminal on R135 side, in order to remove the effect (or better, the “possible” effect) on high frequencies.

      As a side note, please consider that my audio chain is totally made out of valve components, therefore there is always some high frequency low pass filter (from the power amp output transformers, for instance), whereas I have no idea what could happen in a full solid state system with 1 MHz bandwidth….

      Is there a real audible effect? Well, for what is my ear’s bandwidth (I don’t think I’m getting past 14 KHz or so) I didn’t hear anything worth mentioning.

      Anyway I had already done it so, tough: I left it like that. In any case, being just one terminal unsoldered, it’s really easy to get back to its original state.

      Second Step

      Looking at the schematic, it’s quite apparent that the output capacitor is hugely oversized (470uF) and, as such, given its value, it’s an electrolytic cap .

      Of course, from the manufacturer’s point of view, the choice is surely correct since no one can know in advance what the player would be connected to: having that high a capacitor’s value guarantees the full bandwidth whatever the load the player be attached to.

      In our case, where the load seen by the player is a DHT preamp with a 50k pot at the input, the capacitor could easily be reduced to much more manageable capacity values (10uF or less should be more than enough)

      After unsoldering the capacitor, I replaced it with one I had available, a10uF/250V plastic film Arcotronic (polypropylene)

      Is there a real audible effect?

      Oh yes, this time really the modification can be heard!

      I was actually expecting a bit more, this means that the existing cap was working egregiously.

      Anyway, the sound texture has become less grainy, the instruments show a bit more thickness and weight.

      And, as before, the mod is easily reversible.

      Third Step (Where the going gets tough…)

      At this point I asked myself if the capacitor was really necessary. The opamp is powered by a dual DC supply therefore the output signal should be devoid of any offset DC (except, of course, the amount derived by the fact that no component operates in an ideal world…)

      So, I switched the oscilloscope on and connect it between terminal 7 of U17 and the capacitor and I started measuring.

      The result is just some mV, practically negligible. I left everything on for a few hours but I noticed no relevant changes.

      So I decided to go for a full monty! And this time it means really changing everything!

      With a small bit of rigorously audiophile cable I bridged over the opamp output terminal and the point in common between R135 and C108: I have some space now that I unsoldered one of C108 terminals.

      Everybody knows that the best component is the one that is not on the signal path!

      Is there a real audible effect?

      Oh Yes! Now things get really interesting! At the beginning the feeling is of bewilderment almost because the Yamaha (which in vanilla version has a very neutral, gentle, transparent, linear, slightly amber character) becomes suddenly almost nervous, with definitely more rapid attacks and releases. There is a feeling of more energetic sound. It’s really a nice overall improvement. Enough to understand that we are traveling in the right direction, everything sounds more “real”, like removing a veil and not even that thin. At no cost.

      Then… is it finished? No way!

      Fourth Step (more and more difficult…)

      I’ve been listening for a while the latest unusual configuration which, to be honest, I don’t find especially correct from a philosophical viewpoint because my tech background deep down tells me that at least one small capacitor should be left. Oh well, I can easily live without it in my system and since, no matter how much I can afford, one cannot find a capacitor that sounds better than a wire, I decided to leave everything as it was.

      I was about to close the top lid when, by mere happenstance, I came to read a web review of some discrete component op amps made by the Australian manufacturer Burson Audio.

      Burson Audio is a (relatively) young company that manufactures audio devices of remarkable craftmanship (amplifiers, preamps, headphones, etc) but always with an eye on the DIYers community, having a small series of components for DIY/customisation. They actually produce some discrete component op-amps (mainly the V5 and V6 line) and some adapter kits for those, namely a SOIC to DIP8 adapter (to fit SMD installations) and a small gizmo that allows the op-amp to be connected also not vertically, since these devices are generally quite developed in height and not necessarily fit into any cabinet (for the record, they were fine in the CDS1000 only by 2mm)

      Now, an IC opamp made out of discrete components is kind of an oxymoron per se, and just that makes me like it already 😊

      I read some reviews, all positive, and in the end, the modification was not that dear, I could replace U17 (and the correspondent U15 for the other channel) with two of these Burson opamps for about 150 euros, included shipping. So….

      Hold on, there’s a BIG problem though: U15 and U17 are SMD whereas the Burson V6 Vivid are, for obvious reasons, in a “standard” format, with a DIP8 socket as in picture.

      So, what to do?

      U15 and U17 must be unsoldered, two SOIC to DIP8 adapters have to be fitted in their place (Burson themselves produce them, a bit expensive, to be honest: I bought mine on ebay) then one can plug the V6’s in (or whatever other opamp you prefer)

      That’s when the operation starts getting scary…. On the Burson website there’s a guy with some soldering wire that in no time unsolders an SMD opamp and then solders the new adapter in its place.. but in real life that could be different and if make a mistake all I gain is a new cumbersome yet hi tech door stopper and not much else…

      I took some days to think about it, the risk was not negligible, then eventually I decided.

      I was too curious at that point!

      Luckily, I have a small electronics shop near me, where there’s a very good technician.

      I dismounted the board and brought it to him, along with the two small “spiders” to be soldered in lieu of the existing SMD opamps. Of course his first comment was “why do you want me to change them if they are working?” and I totally understand his viewpoint (not being an audiophile diyer twat) but he seemed a confident tech so, not without a glimpse of anxiety, I left everything to him.

      Clearly shown in the picture (circled in white) are the IC5 and IC7 which will have to be removed and replaced by the SOIC/DIP8 adaptors.

      Below that, a picture of the adaptors installed

      After a few days I received a call from the technician: opamps removed, adaptors installed.

      Ok, this was the most important step and was apparently done. I say apparently because I couldn’t tell anything besides a simple visual inspection and a brief check with a tester….

      I started to be in a hurry (and not without a certain anxiety), so I bought a pair of V6 Vivid from Audiophonics. The person managing the website was very professional and efficient: 2 days and small red towers were with me…

      I installed them right away, put the CD player back in its place, connected everything with trepidation…. The 10 odd seconds between the “switch on” and the sound coming out of the speakers had never been longer….

      But then…

      Here the differences are MUCH MORE evident.

      First thing I noticed, immediately (and I didn’t expect it with such an intensity) is the improvement in the image, much more focused, all the instruments steady and well defined and more depth in all directions.

      In general the 3D sound box has increased in size in all dimensions and the sound is more palpable, like one entering a bigger room and putting new glasses on: all clearer, sharper and bigger.

      CD after CD, one can appreciate the increased detail that, as usual, makes all more “real”, every roughness is removed, especially in the mid-high frequency range, the grain becomes finer and finer.

      With this upgrade, the Yamaha CDS really ascends to a superior level, without a shadow of doubt (and Dennis, of Burson Audio, told me the V6 will get much better in the next 100hrs): now it can fight with more expensive players.

      Well, the cost of the two V6 is about 15% the cost of the whole player but I assure you it’s money well spent.

      Last note: the opamp output is direct in this case too, no coupling capacitors. I monitored the output level for about a couple of hours and I got a steady reading of 10mV on the right channel and 3mV on the left (after an initial value of 12mV and 5mV respectively)

      Let’s say that this was quite reassuring

      I hope this “adventure” has been interesting for you as it’s been for me.

      It’s a multi-step modification. All steps are completely reversible in case one doesn’t like the result.

      Besides, one can carry out only some of the mods and not all of them. For instance, one can keep the output cap but improve its quality (it’s important, though, to know the load impedance because it could jeopardize its value and, therefore, its quality) or one can choose some intermediate steps.

      Surely, some recklessness is needed and in any case it’s mandatory to have enough knowledge of the situation and of the rest of the equipment use: I won’t take any responsibility, neither moral nor material in case of unwanted surprises!

      However, if you are brave enough, you will be rewarded with a cd player that, with all mods applied, will have jumped to a sharply higher class.

      Cheers.

    2. Il best seller del prof. Amar Bose, in vendita dal 1983 al 1991, nacque per essere posto in libreria, in orizzontale, col deflettore orientato secondo i dettami del professore. Sono inconfondibili per il loro design asimmetrico ed il caratteristico array di tweeter a cono in "Free Space", che si accompagna ad un woofer da 20 cm. caricato in reflex.

       

      Sono qui per parlarvi di una coppia di diffusori a cui sono legato, diciamo così, sentimentalmente: mi hanno accompagnato per tanti anni di ascolti, poi, causa vicissitudini e cambi di abitazione, erano finite in cantina. Da qualche tempo hanno riconquistato un posto nella mia sala di ascolto, rivelando doti che solo il loro posizionamento ottimale ha svelato. Vi sto parlando di una coppia di Bose 301 series II, anno di acquisto 1986.Bose 301 series II

      Per lunghi anni hanno costituito la voce del mio impianto: acquistate assolutamente d'impulso, dopo ascolti casuali, aveva fatto colpo, lo confesso, il fatto che fossero "diverse" dagli altri diffusori allora in giro, con un prezzo alla portata delle mie tasche e, soprattutto, un modello da scaffale, dato che in quel periodo la mia camera permetteva il loro collocamento solo su di un lungo mobile addossato ad una parete.


      Il mio impianto
      Il resto dell'impianto era costituito da un gira e un ampli Technics, a cui affiancai prima una piastra Aiwa ed in seguito un lettore cd Sony. Per 15 anni ho ascoltato musica da questo impianto, sfruttando relativamente le doti delle 301 in quanto il loro posizionamento seguiva solo in parte le raccomandazioni del produttore.
      Da allora è passato tanto tempo e negli ultimi anni, nonostante pochi soldi a disposizione, la passione per l'ascolto hi-fi si è risvegliata: grazie al Forum il mio universo audiofilo si è aperto a cose che non avrei mai pensato: ampli cuffia, dac e tutta una serie di catene audio sono mano a mano entrate nello spazio di ascolto che ho a disposizione, uno studiolo di 4,80 per 3,80 mq, mediamente arredato.
      Complice tutta una serie di passaggi, ultimamente mi è tornata la voglia di ascoltare le vecchie e gloriose 301, che non ho mai avuto voglia veramente di vendere. E qui comincia il bello. Sono andato a ripescare il manuale d'utilizzo e ho cercato di vedere se potevo realizzare nel mio spazio di ascolto un posizionamento ottimale.

       

      Il posizionamento ottimale
      Da notare che questi diffusori, come anche le più prestigiose 901, hanno vincoli di posizionamento che, se non rispettati, vanificano molto della esperienza di ascolto. La prima necessità è stata quella di dotami di stand adeguati senza spendere una follia: ho optato per l'autocostruzione, aiutato da un amico volenteroso e l'amicizia di un falegname. Ne è venuta fuori una coppia di stand in legno dal colore simile alla impiallacciatura Bose 301 series II studiolodelle 301, alti 70 cm e con alla base dei piedini ottenuti con dei battiporta di gomma, dunque una situazione di disaccoppiamento. L'altezza scelta è una via di mezzo tra il minimo consigliato da Bose (45 cm) e l'idea di una altezza della fonte sonora vicina alla altezza delle orecchie da seduto. Il direzionamento delle coppie di TW (che formano un angolo di alcuni gradi diretto verso l'alto gli anteriori e paralleli i posteriori) mi ha fatto comunque scegliere di tenere la posizione dei diffusori leggermente più bassa della quota delle mie orecchie. D'altra parte tenerle più basse o più alte della misura scelta avrebbe portato ad una serie di difficoltà di posizionamento nel mio spazio di ascolto e il compromesso è stato inevitabile.

      Veniamo al posizionamento. Bose consigliava nello scarno foglietto di istruzioni di rispettare innanzi tutto il corretto posizionamento destra-sinistra dei diffusori, di distanziarli tra loro di 1,2 - 3,6 m, di tenerle come dicevo almento 45 cm dal pavimento o dal soffitto e infine di distanziarle dalle pareti laterali da un minimo di 30 ad un massimo di 90 cm. Della distanza dalla parete posteriore si parlava di altrettanti 45 cm minimi. 


      Lo studiolo

      Veniamo allo spazio di ascolto: con un programmino di progettazione 3D ho fatto un rendering del mio studiolo. Per una serie di vincoli insuperabili (lo studio è utilizzato in parte anche per lavoro) non ho potuto rispettare in pieno il posizionamento ideale, in particolare rispetto alla simmetria della distanza dalle pareti laterali, rispetto alle quali c'è una distanza di circa 90 cm a sinistra, mentre a destra la parete dista circa 120 cm. Questa differenza è stata in parte compensata da soluzioni ottenute attraverso l'arredamento.
      Per il resto, le 301 sono in posizione di riposo e vengono messe a dimora per l'ascolto posizionandole a circa 70 cm dalla parte di fondo, con una distanza tra loro di 185 cm e la posizione di ascolto è a circa 2 metri, con circa 60 cm di spazio dietro alle spalle.Bose 301 series II riflessioni
      Una particolarità del mio spazio di ascolto è quella di avere due piccole librerie dove tengo la collezione di cd, identiche, che ho potuto posizionare circa 20 cm posteriormente e a lato di entrambi i diffusori: questa soluzione ha avuto un impatto notevole sulla resa delle 301, creando una superficie di riflessione del tw posteriore che esalta la funzione dello stesso. Nelle immagini potete vedere una piccola indagine delle riflessioni sonore che i diffusori generano nella stanza.

       

      Conclusioni

      Ho deciso di scrivere queste righe per il piacere di condividere un' esperienza di ascolto che con pochissimi soldi e un po' di applicazione mi sta dando moltissima soddisfazione.

      Ritornare ad ascoltare questi diffusori mi ha permesso di dire che avevo visto giusto, ma soprattutto di riflettere, se mai ce ne fosse bisogno, che il corretto posizionamento e la cura dello spazio di ascolto sono indispensabili per far rendere al meglio un impianto. Mentre ascoltavo le 301 in questi giorni pensavo che in fondo più vado avanti in questa passione e meno mi interessa di trovare la quadratura del cerchio. Ora sono più interessato ad apprezzare i pregi dell'impianto nei suoi limiti, ad accogliere più l'emozione che a perseguire assoluti. Lo ritengo un approdo che mi sta facendo apprezzare gli impianti che ho per quello che possono dare e  la trovo una posizione molto rilassante.

      (Prima pubblicazione: novembre 2012)

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    4. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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