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Vienna Acoustic Haydn Grand SE: diffusori da stand


vignotra

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Dal 1989, nei dintorni di Vienna, risiede una fabbrica di diffusori acustici che, nel giro di pochissimo tempo, è assurta al rango diimage.png.c9f6b70887a7769ec8762151987ead12.png brand di riferimento per il mercato, non solo europeo ma mondiale.

La serie Klimt, ad esempio, declinata nelle versioni da pavimento e da stand, è diventata una delle più desiderate tra gli appassionati musicofili.  Ho volutamente utilizzato il termine musicofili e non audiofili poichè la filosofia costruttiva del marchio è assolutamente e graniticamente orientata all’ascolto della musica. Tutto ciò attraverso le prestazioni tecniche e le innovazioni tecnologiche asservite all’ascolto in tutte le sue sfaccettature. Ogni esemplare di diffusore, appena terminato, viene subito provato affinché, con gli strumenti elettronici ma, soprattutto, ad orecchio, i tecnici possano valutarne immediatamente il suono. Altro aspetto determinante che Vienna Acoustic considera, da sempre, come prioritario, è la bassissima tolleranza verso i componenti che, rispetto alle specifiche di progetto, mostrino delle difformità.  Sia per i trasduttori che per i cabinet la tolleranza ammessa è prossima allo zero.

I diffusori in prova rappresentano la porta d’accesso a questo mondo fatto di musica, materiali di alta qualità ed innovazioni tecnologiche. Il nome che hanno ricevuto è estremamente impegnativo:

 

image.png.f6167eb1e5852bff5ce5c7563450659e.pngFranz Joseph Haydn, nato a Rohrau nel marzo del 1732, è da molti definito come il padre della musica per quartetti d’archi e uno dei maggiori creatori della musica sinfonica del XVIII secolo. Nella sua lunga vita, è morto a Vienna nel 1809, trascorsa anche in Inghilterra tra il 1785 e la fine del secolo, ha prodotto una quantità di opere incredibile, molte delle quali, sono diventate il punto focale della musica tardo barocca e neo romantica. Nella sua musica, due sono considerate le costanti: una certa attitudine della musica a divertire, intrattenere e rendere il tutto un po’ sorprendente e piacevole, nonché, nelle sue opere più famose, la evidente presenza del suo senso di religiosità.  Il suo periodo produttivo più fecondo fu proprio quello passato a Londra. In terra straniera raccolse più successi e notorietà di quello che aveva riscosso in patria.  Nel periodo, ricordiamo le sinfonie dal n. 93 al 104,  i quartetti n. 71 e 74 e diverse sonate per pianoforte. Anche dopo il ritorno a Vienna, l’influenza della cultura musicale anglosassone, ebbe un peso di rilievo nella composizione delle sue opere maggiori, i due oratori: La Creazione, nel 1798 e Le Stagioni, nel 1801. Storia a sé è la grande composizione orchestrale “Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce”, commissionata nel 1785 dal Capitolo della Cattedrale di Cadice per le celebrazioni liturgiche del Venerdì Santo. Devo ammettere che questa, fra tutte le sue composizioni, è la mia preferita, perché racchiude tutto il suo essere, tutta la sua genialità compositiva e la sua umanità.

Quindi, per l’importanza che il compositore austriaco, ha avuto nello sviluppo della musica europea, il compito che Vienna Acoustic ha affidato a questi “piccoli” diffusori acustici esprime,  come meglio non si potrebbe, la mission aziendale: esprimere con la musica, per la musica, tutto il meglio che la tecnologia mette a disposizione in questo settore

Costruzioneimage.png.529ada89f6bfe4671d47ec0b8a47ea84.png

Partiamo dal mobile: il diffusore è alto 36,1 cm, largo 17,4 e profondo 26,5.  Pesa ben 10 kg ed è fatto da tavole di MDF da 3 cm, per i lati anteriore e posteriore,  e da due cm per quelle laterali. Gli angoli sono smussati e, alla base del mobile, sono affogate nel legno, i fori filettati per l’avvitamento dei diffusori sulla base dello stand.  Grande attenzione è dedicata in fabbrica alla scelta del legno, affinché le venature della finitura siano quanto più coincidenti fra loro. Sul retro del vi sono i due morsetti di collegamento con l’ampli, ben dimensionati ed in grado di accettare tutti i tipi di connessioni, (niente biwiring), e la targhetta con il numeri di serie ed il nome del modello. Il tutto appare ben costruito ed esprime una sensazione di solidità e qualità  sopra la media.  Anche la tela parapolvere è costruita molto bene. E’ la prima volta che osservo, su un diffusore di questa fascia di prezzo, ma anche oltre, il telaio della tela fatto in un materiale più nobile, credo alluminio, anziché in plastica o legno.

Il sistema è a due vie, due altoparlanti: un mid/wwofer da 13 cm di diametro ed un tweeter da 2,5 cm a cupola.

 

image.png.aba1480235b9a06ea02bac1a1f2d284e.pngI componenti sono stati progettati e costruiti in casa. Se per il tweeter ci si è rifatti al classico progetto della cupola in seta di scuola scandinava, per il componente più grande si è partiti d zero. Innanzitutto il materiale utilizzato, l’X3P, un materiale plastico trasparente a cui, all’interno è inserita una specie di rete di ragno (spidercone).  Questo supporto interno rende più rigido il cono rendendolo più efficace come pistone perfetto nello spostamento d’aria garantendo contestualmente la massima leggerezza. Inoltre i magneti in neodimio sono magneticamente schermati.  Il crossover ha pendenza di 6 – 12 db (definito QB3) e utilizza componenti selezionati, con tolleranze non superiori all’1,00%.  La risposta in frequenza dichiarata va dai 42 ai 20.000Hz per una sensibilità di 89db su un carico da 4 ohm.

 

Il diffusore ha carico bass reflex ma, al momento della prima analisi visiva non si riesce a cogliere dove sia il condotto.

Poi, osservando il frontale con più attenzione, ci si accorge della sua presenza posizionata alle spalle della sede del tweeter.  Quindi i progettisti, per una scelta ben calcolata hanno utilizzato lo spazio a disposizione sul frontale per il tweeter per creare questo condotto sdoppiato, quasi a tromba, che avvolge il componente per le frequenze superiori. Questa scelta la ritengo non solo intelligente dal punto di vista tecnico, ma soprattutto, azzeccata per evitare i classici problemi di posizionamento che hanno tutti i diffusori con condotto reflex posteriore.

 

image.png.a3dfae5750f2455a13eaa59be98af901.pngIl suono

Ammetto candidamente che i diffusori da stand non mi sono mai piaciuti troppo. A parte qualche esemplare, Dynaudio Special 25, Sonus faber Electa Amator e Guarneri Evolution, questa tipologia di diffusori non mi ha mai fatto sentire completamente appagato. Ascoltando prevalentemente musica classica (tutta), Jazz e reminiscenze di Progressive rock, ho sempre preferito l’ascolto con diffusori da pavimento che mi garantissero la presenza di tutte le armoniche, e non solo delle fondamentali, per quanto attiene la via bassa.  Quando il Direttore Moroni mi ha scritto che erano disponibili per la prova questi diffusori, mi sono offerto di provarli immediatamente, proprio per verificare i passi in avanti fatti in questa materia e per la certezza che, comunque, un prodotto Vienna acoustic, non mi avrebbe deluso. Così è stato.

Inizio a parlare del suono di questo sistema confermando che, la scelta tecnica del condotto reflex, ha ottenuto il risultato voluto in sede di progetto. Neanche posizionando male i diffusori si riesce a farli suonare in modo meno che dignitoso. Al peggio si limita la perfetta ricostruzione spaziale, soprattutto in profondità. Nelle condizioni migliori il diffusore scompare e diventa completamente trasparente. Lo stage è perfettamente a fuoco sui tre assi cartesiani, appena un filo indietro in profondità come dicevo. Stessa cosa per la risposta in frequenza, che appare lineare, senza evidenti sovrapposizioni e colorazioni timbriche. I diffusori li ho posizionati, nella configurazione migliore,  a 60 cm di altezza, a due metri fra loro e distanti 2,70 metri dal punto d’ascolto. Li ho collegati al mio ampli integrato McIntosh MA6600 ed alla sorgente il lettore McIntosh MCD500, diffusori di riferimento Klipsch Heresy III. image.png.af026ee1caac2138916eea9c6cfd2de5.png

E il subwoofer dov’è nascosto? Non dico che sono rimasto a mascelle spalancate per la sorpresa, così come mi accadde con le Sonus faber Guarneri Evolution ma, poco ci è mancato.  La prima impressione evidente è la chiarezza di emissione delle voci. Sia quelle femminili che, soprattutto, quelle maschili, restano con il loro giusto peso (De Andrè). Poi la timbrica degli strumenti ad arco. Ascoltare violini e violoncelli con questo sistema è altamente appagante. Si resta rapiti e coinvolti nella esecuzione. Mi ero procurato un taccuino sul quale annotare le impressioni particolari a seconda del disco utilizzato ma, dopo pochi attimi, ho tralasciato carta e penna e mi sono lasciato sedurre dall’ascolto.  In alcuni frangenti mi è sovvenuto un paragone mnemonico con due diffusori da stand della Sonus faber, le Minima Amator e le Electa Amator. Se vogliamo potrei considerare questo sistema austriaco una via di mezzo tra questi due ottimi sistemi italiani.  Anche nei pieni orchestrali, fatte salve le dovute differenze di pressione sonora che, normalmente, ottengo con il mio sistema principale,  ho potuto godere della stessa qualità timbrica ed alta definizione. Anche alzando il volume ben al di sopra del normale ascolto domestico, non si notano indurimenti timbrici e/o impastature tali da sporcare la riproduzione o da desiderare di ruotare in senso anti orario la manopola del livello d’uscita. E’ facile perdere la cognizione del tempo e lasciarsi cullare solo dalla musica. Anche con i gruppi jazz classici non ci sono problemi di sorta, con il basso sempre ben presente ed articolato, con una pressione degna di nota. Ottimo anche l’ascolto degli strumenti a fiato, sax in particolare che, grazia all’ottimo equilibrio complessivo restano sempre corposi al punto giusto.  In alcuni passaggi mi sembra di cogliere l’unica caratterizzazione timbrica di questo sistema: è come se in fase di progetto, abbiano voluto limare la fase di accordo tra la i medio bassi ed i medio alti, lasciando un po’ più in evidenza le frequenze più basse ed alte. Nulla di evidente, solo una leggera impressione. Questa caratterizzazione, rende l’ascolto del software non registrato in modo ottimale, comunque più piacevole dello standard. Una scelta simile l’ha fatta Sonus faber nella progettazione delle nuove Olympica III, che ho avuto il piacere di provare per questo Magazine. Qualche timidezza l’ho potuta cogliere, invece, con la musica rock. Se per la via alta non ci sono problemi, sono rimasto un po’ perplesso sulle percussioni che, in alcuni frangenti, mi sono apparse più rotonde e meno secche e dinamiche del mio riferimento. Probabilmente, si è volutamente incrementata la quantità delle basse frequenze (nel senso di risposta in frequenza), piuttosto che la velocità nei transienti. Da ciò questa sensazione di mancanza di aggressività che, con questo tipo di musica, è necessaria. Con tutti gli altri generi musicali non ci sono problemi e la timbrica resta sempre corretta, con una live sfumatura verso la zona del calore.

Ultima annotazione: a dispetto della sensibilità dichiarata (88,5db) quella vera mi sembra sensibilmente più bassa, intorno agli 84 – 85. Per far rendere al meglio questo sistema, quindi, non solo l’amplificatore deve essere raffinato, al fine di non mortificarne la notevole qualità timbrica ma, deve anche avere le spalle larghe. Il diffusore non soffre quando è portato a lavorare a piena potenza e la prestazione dinamica ne trae giovamento.

 

Tiriamo le somme

  • Design e costruzione: classico parallelepipedo ben assemblato e con finiture di rilievo. Angoli smussati. Notevoli e degne di nota alcune soluzioni tecniche. Voto 9,5
  • Universalità: diffusore ottimo con la classica, quartetti d’archi, musica antica, barocca e jazz. Qualche limitazione con i generi più movimentati (sinfonica e rock). Macro dinamica ottima, micro dinamica discreta. Voto 8
  • Suono: diffusore timbricamente corretto, con una lieve nota di calore. Voto 8
  • Concretezza: in ambiente il sistema si comporta bene. E’ facile da posizionare e gestire. Il buon pilotaggio però è essenziale. La sensibilità non è alta e, per potersi esprimere al meglio, sarebbe opportuno non lesinare con i watt (almeno cento). Voto 7,5
  • Valore: il diffusore non costa poco ma, a mio parere, per le finiture, costruzione e suono, i circa € 2.000,00 di listino, sono in linea con la prestazione. Voto 7

 

Valutazione totale 40/50.

 

di Vincenzo Traversa

 

Software utilizzato:

Enzo Pietropaoli Quartet – Yatra

Renaud Garcia Fons – La linea del sur

Rodrigo – Concierto de Aranjuez

Fabrizio De Andrè – Anime salve

Joseph Haydn - Septem Verba Christi in Cruce – Aliavox SACD

Tchaikovsky: Violin Concerto, Op. 35, Méditation, Op. 42 – Velut Luna SACD

Marais/Sainte Colombe – Tous les matins du monde – Aliavox SACD

Elgar – Cello Concerto – EMI SACD

Michel Godard – Monteverdi/ a trace of grace – Carpe diem CD

Steven Wilson – The Raven That Refused To Sing – Kscope CD

 

HYDN HGRAND SPECIAL EDITION GIUGNO 2009

Caratteristiche: da Stand

Impedenza: 4 Ohms

Risposta in Frequenza: 42-20.000 Hz

Sensibilità: 88,5 db

Potenza Raccomandata: 50-180 Watts

Drivers: Driver Midrange/Bass 5” Cono X3P SPIDERCONE

Tweeter a Cupola 1” in Seta lavorato a mano, Magnete Triplo

Neodimio

Sistema Bassi: Bass Reflex Frontale

Funzione Bassi: Ottimizzazione d’impulso QB 3(Quasi Butterworth)

Componenti Crossover: Condensatori MKP con tolleranza all’1%

Bobine con tolleranza 0,7%

Resistenze in Film metallico con 1% tolleranza

Senza Induttanza

Funzione Crossover 2-way: 2-Way, 6 db and 12 db Bessel

Peso (coppia): 20 kg

Dimensioni: 174 x 361 x 265 mm

Finiture: Noce

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