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McIntosh XR100: diffusori acustici da pavimento


vignotra

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Nella mia vita di audiofilo, oramai trentennale, i nomi ricorrenti nei miei sogni, per quanto riguarda l’ascolto ed il possesso di diffusori acustici, era legato a quelli dei brand storici, come JBL, Klipsch, Tannoy, Altec, B&W, KEF ecc. Per quanto conoscevo di McIntosh, l’unica certezza, era l’assioma Mac uguale amplificazione. Dei diffusori, pur avendoli visti nei vari cataloghi e brochures della casa, né sapevo della loro commercializzazione nel nostro paese né, tantomeno, vista l’assenza di recensioni e/o prove eseguite dalle riviste del settore dell’epoca, di come potessero suonare. Mi apparivano quindi come degli UFO, pieni di stranezze dato l’elevato numero di altoparlanti in essi montati.

Con il tempo ed aggiungo, con l’esperienza, diventando più attenti a quello che mi circonda, il mio interesse per l’ascolto dei diffusori made in Binghampton, è andato aumentando.

Lo scorso settembre al T.A.V. di Milano, il sistema McIntosh in dimostrazione mostrava l’inquietante ed ingombrante presenza dei diffusori XR1K, un mostro da 2 woofers da 10”, ben 44 midranges e 28 tweeters. In questa occasione è scatto in me l’interesse per un ascolto approfondito, in scala ridotta, di un diffusore acustico simile a quel sistema, da effettuare non appena possibile, nella mia abitazione.

 

Un po’ di storiaimage.png.73973c8059380a8b85ed3c5786ff452c.png

La bibliografia in merito ai diffusori acustici McIntosh narra che, il primo esemplare in assoluto, risalirebbe al 1952, il modello F100, disegnato da Frank McIntosh e venduto in pochissimi esemplari.

Ma l’inizio dell’attività di costruzione dei diffusori avviene alla fine degli anni 60, con la creazione di un’apposita divisione che, a distanza di qualche anno partorirà l’ML1C. Le cronache riportano di un successo commerciale immediato di questo diffusore che viene assemblato in 50 sistemi alla settimana, tanto da costringere la Factory all’assunzione di altro personale

 

Nel 1976 inizia la produzione della serie XR che, rispetto alla generazione precedente, presenta numerose migliorie sia nella modalità di costruzione dei mobili e dei crossover e, soprattutto, implementa il primo driver costruito in fabbrica, un midrange a cupola morbida anche se, i tweeter continuano ad essere costruiti dalla Peerless.

Altra importante modifica, nella metodologia di costruzione di quel periodo fu l’utilizzo della lana a fibra di vetro come materiale acustico interno ai diffusori. Questa modifica fu voluta direttamente da Gordon Gow per prevenire possibili incendi dovuti a problemi di arrivo di corrente continua ai trasduttori.

Il 1979 vide l’avvio della costruzione della camera anecoica, che, per l’epoca, fu una delle più grandi e meglio progettate. Il costo della sola opera edile fu di 55.000 dollari e permise a McIntosh di compiere ulteriori e decisivi passi in avanti nello studio del comportamento dei trasduttori e delle riflessioni del suono. Da tale innovazione nacque uno dei diffusori storici della casa, l’XRT20, primo di una lunga stirpe di esemplari con l’array di tweeter.

 

Raccogliendo i frutti degli studi sulle riflessioni e sulla inversione di fase del segnale acustico i tecnici decisero che i nuovi diffusori avrebbero montato una lunga teoria di tweeter che avrebbero  garantito una perfetta messa a fuoco del segnale riprodotto in qualsiasi punto dell’ambiente d’ascolto ci si fosse sistemati. Il diffusore, aveva in un mobile separato, l’unità dei medio bassi, con due woofer da 12 pollici ed un midrange da 8 e nell’array ben 24 tweeters da 1 pollice. Gli analizzatori di spettro mostrarono che questa tipologia di costruzione permetteva di ottenere i risultati voluti in fase di progettazione, consentendo con importanti potenze in ingresso, una bassissima distorsione del sistema. Successivamente, arrivò l’XRT18, modello più piccolo del 20 ma con la stessa filosofia progettuale, dotato di “soli” 16 tweeters montati in una sottilissima colonna che sovrastava il mobile contenete i trasduttori per le frequenze basse e medie, rispettivamente un woofer da 12 ed un midrange da 6 pollici. Oramai eravamo negli anni 80 e McIntosh continuò, con modelli successivi, fino alla produzione dei nostri giorni mantenendo inalterata questa filosofia costruttiva.

 

Oggi, insieme al modello in prova, nel catalogo del costruttore americano ci sono anche i più grandi XR2k e 1k nonché il modello direttamente superiore al 100, l’XR200 che ne è lo sviluppo in altezza e numero di componenti.

 

image.png.46e791b5955e2b6c90685a62ff459767.pngAspetti tecnici e costruttivi

I diffusori si presentano in finitura laccata nero piano, verniciata in modo impeccabile e, la loro pianta, prevede il frontale appena più largo del lato posteriore. Sono forniti degli ottimi piedini che possono essere dotati o di punte o di piedini per non danneggiare le superfici più delicate come il parquet.

I connettori di collegamento con l’ampli, quattro per diffusore, quindi idonei per il biwiring, sono di ottima fattura ed identici a quelli da poco utilizzati anche sui nuovi amplificatori. Dovrebbero essere previsti anche i ponticelli per poter utilizzare una sola coppia di cavi ma, nella coppia a mia disposizione non erano in dotazione e, quindi, ho dovuto ponticellare i connettori con spezzoni di cavo in rame di 1,5 mm di spessore.  Ben fatte sono le tele di protezione dei trasduttori, molto trasparenti al suono e facilmente rimovibili e riposizionabili con aggancio magnetico al frontale del diffusore.

Il mobile è alto 1. 295 cm, largo  20,3 cm e profondo 46,9 cm. Il peso è di 31,1 Kg cd.  Gli altoparlanti in esso contenuti sono ben 15 così suddivisi: 4 woofers da 16 cm, 10 midranges ed un tweeter. Le frequenze di taglio del crossover sono diverse ed evidenziano la natura a quattro vie del diffusore: i woofers emettono fino ai 300hz, 8 midranges si collocano come veri altoparlanti per le medie frequenze, occupandosi delle frequenze dai 300 ai 2000 hz, altri due midranges si collocano come mid alti, raggiungendo gli 8000 hz ed, infine il tweeter che si occupa delle frequenze superiori agli 8000 hz. La sensibilità dichiarata è di 87db 1watt metro (2,83V) su un carico di otto ohm. Il materiale con cui sono costruiti i componenti vede per i woofers coni in polipropilene con un particolare sistema di pilotaggio, chiamato da McIntosh LD/HP, che dovrebbe garantire una maggior forza magnetica nel movimento dei coni, al fine di aumentare l’efficienza di emissione e contemporaneamente diminuire eventuali distorsioni. I midranges sono a cupola invertita in titanio da 2 pollici ed il tweeter è da ¾ di pollice. I magneti dei midranges e del tweeter sono in lega di neodimio/ferro/boro. La potenza applicabile vede un range di utilizzo dai 75 ai 600 watt. Il diffusore ha carico reflex ed il condotto è posizionato sul retro del mobile in una posizione inconsueta, in alto e non in basso come si è solito osservare in tutte le altre realizzazioni. Il suddetto condotto non è circolare ma rettangolare ed è assimilabile ad una specie di linea di trasmissione invertita, cioè con l’apertura verso l’alto anziché verso il basso. Infine una note di colore, anzi di luce: sul frontale del diffusore c’è il logo del brand che, se si connettono all’ampli i connettori per il power controll, si illuminano.

 

L’ascoltoimage.png.7a606e53171e606d5df1b6dd38c2e31a.png

I diffusori sono stati collocati nella mia sala d’ascolto e posizionati inizialmente, nella stessa posizione che utilizzo per i miei diffusori di riferimento, i Dynaudio Sapphire.

Il risultato iniziale è stato controverso tanto da render necessario provare altre posizioni per i due diffusori. Da solo che, con l’aiuto di un amico molto bravo nel fine tuning, sono riuscito a trovare una posizione che mi potesse far comprendere, fino in fondo, di cosa sia capace di riprodurre questo sistema di altoparlanti.

Prima di parlare del loro suono una premessa: l’approccio all’ascolto di questo sistema deve essere diverso da quello che è consueto per un sistema europeo.  E’ del tutto evidente che, per McIntosh i parametri fondamentali della risposta in ambiente dei diffusori sono ben distanti dai nostri, per due motivi: il primo perché le abitazioni statunitensi non sono costruite come le nostre (vedi l’uso di pareti in cartongesso), il secondo perché per McIntosh è fondamentale ottenere la maggiore superficie utile d’ascolto a discapito della ricostruzione scenica usufruibile in un solo punto.

Tutto ciò premesso, il primo impatto, come dicevo, è stato spiazzante poichè, in presenza di un’ottima risposta alle basse frequenze, veramente rocciose solide e profonde, mi sono ritrovato un medio parzialmente vuoto ed un alto esteso, aperto ma né rifinito e né a fuoco. Con diverse ore di prove di posizionamento ho ottenuto quella che per me, è stata la soluzione di compromesso, con i diffusori più avanzati del consueto, con una rotazione accentuata,  con il centro di emissione puntato a circa 30 – 50 cm davanti al punto d’ascolto ideale. Con questa sistemazione ho ottenuto un miglior equilibrio sia sulle basse frequenze, rese così meno invadenti, con le medie frequenze più corpose e una più che lodevole estensione delle altissime frequenze.

La timbrica del diffusore, sostanzialmente sana,  sicuramente è più scura del mio riferimento. Le voci maschili sono restituite con grande profondità e corpo, così come contrabbasso e violoncelli fanno sentire il peso delle rispettive casse armoniche dando chiaramente la sensazione del legno che vibra sotto lo sforzo dell’esecuzione. Grandissima prestazione si ottiene con i timpani e con le altre percussioni in genere. Da questo punto di vita la restituzione della musica rock o elettronica rende l’ascolto emozionante e coinvolgente.  Le frequenze medie mi sono sembrate un po’ più asciutte del riferimento, con un tempo di decadimento più veloce del normale. Ad esempio, le voci femminili si pongono più corpose e con la sensazione di essere state registrate in secondo piano. Il pianoforte è dinamico ma non così limpido e liquido. In sintesi, è come se avessero voluto privilegiare la risposta ai transienti rispetto alla ricchezza armonica. Le alte frequenze sono estese ed il diffusore è trasparente, ben evidenziando, ad esempio, quanto presente, come rumori, nell’incisione. La chitarra elettrica è reale ed a volumi altissimi, coinvolgente e non distorta. Il timbro dei violini è esteso, sufficientemente rifinito e mai fastidioso. Quello che è evidente è che manca quel qualcosa in più che hanno altri diffusori di ugual categoria: mi riferisco a quella sensazione di “ossigeno” tra i vari strumenti, quella maggior definizione che rende una normale riproduzione, un evento ludico.

image.png.934784f6453a5a18378cae50b0caa4d3.pngIl diffusore è pressoché ideale con la musica rock e con la fusion ma, con il jazz e, soprattutto con la classica, questa mancanza di maggior definizione, è per me un minus. So di essere magari un po’ severo poiché abituato alla grande prestazione del tweeter Esotar2 delle mie Dynaudio e, il suddetto componente, non si inventa dall’oggi al domani.

Interessante  e lodevole la sensazione di stage largo, con il fronte sonoro esteso in larghezza ma un po’ meno in profondità ed altezza. Come dicevo prima, per McIntosh è evidentemente più importante ottenere in ambiente una zona d’ascolto ampia anziché un unico punto privilegiato.

Una nota relativa alla sensibilità del diffusore: nonostante un dato di sensibilità teoricamente superiore a quello delle Sapphire, 87db 1W/M su 8 ohm rispetto a 88 db 1W/M su 4 ohm (equivalenti a 85 db) il diffusore americano si mangia potenza più del danese. A volumi medi d’ascolto di circa 95-98db il livello di volume con gli XR100 vede il display sul preamplificatore indicare il 56-58% contro i 46-48% delle Sapphire. E’ come se le americane entrino in coppia solo se ben sferzate e assecondate da dosi massicce di potenza.

Per concludere, è necessario posizionare il prodotto rispetto ai suoi competitors in merito al rapporto qualità/prezzo.

E’ pur vero che il diffusore è ben costruito e rifinito, è pur vero che i componenti in esso montati sono di qualità adeguata, è vero che la qualità d’ascolto è elevata e che il diffusore esprime potenzialità dinamiche notevolissime ma, il prezzo di listino lo pone in diretta concorrenza con altri prodotti che esprimono, a mio parere, quel qualcosa in più, quel pizzico di raffinatezza, ricchezza armonica e timbrica che, in questo mondo, quando si tratta di scegliere una macchina da musica, fanno la differenza, come ad esempio le Tannoy Kensington. Se il suo prezzo di listino (sconti a parte) fosse stato posizionato nell’intervallo tra i 6.000,00 e gli 8.000,00 euro, sarebbe stato più allineato con il reale valore acustico del prodotto.

In sintesi, se la musica che ascoltate è prevalentemente elettronica, se siete inguaribili amanti del rock prog, della metal non esasperata, se amate la fusion questo è il diffusore per voi. Per tutti gli altri generi musicali, con prezzo simile, ci sono prodotti che hanno ancora una marcia in più.

Questi McIntosh sono così: tosti duri e puri, con grande dinamica ed impatto.

 

di Vincenzo Traversa

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