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Burmester 032, amplificatore integrato


emilio.paolo

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Rigoroso, esteso, dinamico, coerente e piacevole! Cos’altro aggiungere, se non i titoli di coda?

 

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Ero davvero curioso di ascoltare una creatura di Dietier Burmester e l’occasione mi si è presentata con questo amplificatore integrato 032. Be', in effetti non parliamo di un integrato qualunque, ma di una corazzata 500x500mm di ponte e 36 kg di stazza, straordinariamente bella, adornata della tipica alettatura per la dissipazione del calore. Anche il costo di listino è da corazzata, 13.300 euro che impongono di collocare l’apparecchio a diretto confronto con amplificazioni a due telai.

 

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Ascolto
I dati di targa parlano di 171 watt su 4 ohm e di un fattore di smorzamento tra i più alti in assoluto incontrati su realizzazioni analogiche, superando quota 1800, cosa che lascia pregustare un controllo e capacità di pilotaggio dei diffusori fuori dal comune.


Il Burmester ha preso posto nel mio impianto dove ho avvicendato alla regia del McIntosh MC252, un fuoriclasse indiscusso quale il Convergent Ultimate MKII e un incredibile Bryston BP26 (spero presto di tesserne una comparativa), la sorgente digitale Restek Epos e i diffusori Dynudio Special 25. In secondo ascolto, mi sono avvalso di quello che passava il convento a casa del Sandrino, un miserrimo SACD player 2 telai EMM Labs e un amplificatore Kronzilla a pilotare le Escalante Freemont.


Burmester-032-side.jpg.c9f5fb46717a840a4ca904f3f434fdf2.jpgL’origine teutonica, lo chassis di nudo metallo con cromature a specchio e i dati di targa, lascerebbero presagire un’impostazione timbrica apparentata con l’iperrealismo, se non proprio surrealismo, di alcune patinatissime quanto muscolose realizzazioni americane ed europee a sangue freddo. Fortunatamente fin dalle prime note i miei timori si rivelano infondati,
si avverte una piacevolezza e immediatezza comunicativa quasi latina, niente affatto comune in macchine molto rigorose.

 

In effetti il Burmester rigoroso lo è, ma non si tratta di un rigore siberiano che intristisce, fa appassire o gela il flusso vitale della musica, ma di un rigore di leggi della natura che supportano ed esaltano la spontaneità degli accadimenti che scaturiscono dal messaggio musicale.

Uno dei tradizionali punti dolenti di certi imponenti omaccioni che non si spaventano davanti a nulla e sanno picchiar duro sulle membrane di qualsivoglia woofer riuscendo a far sputar fuori ai diffusori fino all’ultima informazione, è la resa sulle voci e nelle atmosfere intimistiche: qui, i campioni di questa specialità, ampli di bassa potenza, magari termoionici (interfacciati a diffusori dalle caratteristiche elettriche compatibili) con i loro metodi più gentili e accomodanti, riescono ad ottenere quella spontaneità e credibilità dell’evento spesso preclusa al solo uso della forza.


Il Burmester mostra di saper trattare senza alterazioni timbriche il messaggio sonoro, assecondando le inflessioni naturali delle voci, con la ricchezza di colori che caratterizza ciascuna emissione, unitamente ai rumori, più o meno pronunciati, captati dalla mediazione microfonica, delle labiali e sibilanti.

Il tutto non come serie scomposta di percezioni, ma con una omogeneità e unicità di risultato che illumina e fa letteralmente vibrare l’alito del protagonista nella stanza. Non riesco a ravvisare alcuna vocazione interpretativa, né trucchi interpretativi, ma è innegabile come sia particolarmente piacevole questa riproduzione, forse per la sua fortissima verosimiglianza.

Burmester-032-front.jpg.bd6c9b07390f356aa0e39967cbecad56.jpgCambiando programma musicale, quando il gioco si fa duro, come stavolta prevedibile, lo 032 piazza l’allungo. Con la grande orchestra, colpisce la coerenza straordinaria e assoluta, mai un suono scomposto, fuori controllo o debordante. La gamma bassa, solo apparentemente leggerina, è asciugata da qualsivoglia sbavatura che viene invece introdotta dai riferimenti che ogni tanto si lasciano andare di fronte a bassi profondi ed impulsivi, e consente di illuminare i registri più gravi senza pregiudicare la drammaticità ed immanenza dei passaggi più efferati.

L’impostazione è tipicamente stato solido, arretrata e tersa, luminosa e con una ricostruzione scenica, in cui stupisce la profondità e la scansione dei piani. C’è un rigore tipicamente hi-end nel microcontrasto, a grana finissima, e nel macrocontrasto, ma ciò, a differenza di quanto ho avuto modo di riscontrare in altre macchine con questa vocazione, non sacrifica corpo, fluidità e piacevolezza nell’ascolto della gamma media, in cui le voci in particolare trovano agio ed espressività. Una certa punta di acido sul medioalto, quell’eccesso di asciuttezza (altri la definiscono iperanaliticità) che ho riscontrato in altri imponenti integrati quale, ad esempio, il Diablo, qui non sono mai riuscito ad avvertirla.

Il confronto con il Kronzillone evidenzia la notevole differenza di impostazione che corre tra le due macchine. Le valvole tendono ad avanzare la scena ed i protagonisti che appaiono dotati di corpi tridimensionali e grandi appena più del consueto, a vantaggio di una certa emozionalità e sensazionalismo che il Burmester finisce subito con lo stigmatizzare. Suggestivo, grasso, quasi a grana più grossa il valvolare; lucido, perfettamente levigato, quasi anemico al confronto, il tedesco. Parliamo non di due progetti, ma di due vere e proprie scuole agli antipodi.


Fortunatamente ho il McIntosh a dirmi che questo 032 è tutto tranne cheBurmester-032-room.jpg.248ea23089165c5860f93fbed59bcb80.jpg anemico, capace di restituire per certi versi lo stesso corpo di cui è capace l’americano. Ciò che accomuna Burmester e Kronzilla è invece l’estensione in alto, dove l’aria si fa fina e rarefatta e le armoniche ed i decadimenti di strumenti complessi come il pianoforte riempiono la stanza senza mai sfocare l’immagine granitica e localizzata, proprio come se lo strumento fosse lì e stesse suonando in tempo reale.

 

Conclusioni
Questo Burmester mi è piaciuto tanto per il suo equilibrio. Ha sostanza, è veloce e rigoroso, è esteso e coerente in tutte le gamme, è capace di una ricostruzione scenica da primato e soprattutto è capace di coinvolgere ed essere piacevole. Mai aggressivo, mai chirurgico, mai asettico o fine a sé stesso, insomma un oggetto che sa essere anche musicale e affascinante, da prendere in considerazione se si ritiene inconciliabili il mondo della neutralità e quello dell’emozione.
Considerando il due in uno dell’integrato, potrebbe risultare addirittura un affare.

 

di Emilio Paolo Forte

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1 Comment


Recommended Comments

Macchina meravigliosa... un pugno di ferro in un guanto di velluto. 
se me lo concedi aggiungerei un aspetto importante su questo integrato che magari ti sei dimenticato .

la modalità “high” selezionabile dal menu centrale da un guadagno più alto dando una dinamica maggiore dando l’impressione di andare in bi-amp con ascolto più energico e meno rilassato .

la modalità “low” ovvero quello di default ha una impostazione più soft, più delicata ma pur sempre di alto livello.

piero 

 

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