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analogico_09

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analogico_09
Il 18/8/2023 at 21:29, Berico ha scritto:

complimenti ho quasi letto tutto, ho visto che c’è stato l’inevitabile  problema digestivo tra  il tonale e il modale ma è complicato.

 

 

Grazie Berico, in quale momento della discussione avremmo fatto bene ad asumere il maalox nel parlare di tonale e modale? 😄

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@analogico_09 Non preoccuparti per il ritardo..... che abbiamo anche altro da fare.... e ci si può dimenticare.

Ti ringrazio della articolata risposta, che nelle linee è quanto, con altri termini, sostenevo anche io.

In effetti ha ragione il mio amico su Fresu? Quando se ne usci dicendo: è il solito Fresu..... L'ho notata anch'io questa sovraesposizione, è evidente e purtroppo - ma per mia ignoranza, eh - non noto giovani autori nazionali di punta, mentre negli anni 90-2010, avevo scoperto un bel gruppo di "nuovi" musicisti*. I nuovi? ecco la mia ignoranza..... non ne conosco, o forse seguo canali d'informazione errati.

* ho ancora in mente l'album "saurian lexicon" di Maurizio Giammarco, "G from G" di Trovesi e qualche altro ancora.

 

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@mchiorri nuovi ce ne sono tantissimi e tutti molto, molto bravi. Non faccio un elenco perché già fatto, in questo 3ad od in qualche altro. È sufficiente andare a sentire quanto hanno prodotto i musicisti usciti dalla "scuola Rava", che non è una scuola in quanto tale ma è  una delle mission di ER: lanciare nuovi Interpreti. I nuovi jazzisti italiani, ma anche gli altri, sono tutti ineccepibili dal punto di vista della preparazione "tecnica". I solisti volano su cose che i "padri", probabilmente, non sarebbero stati capaci di suonare.  Ma manca, non trovo la parola, direi la "formazione" socio-culturale che è stata alla base della nascita ed evoluzione del jazz, azzardo la "genetica sociale". Si dovrebbe allargare il discorso e dire che adesso una delle molle sociali più produttive, dal punto di vista della musica, è il mondo del rap ed i suoi derivati. Da questo mondo sono usciti, per fare un paio di nomi, Robert Glasper in US ed Alfa Mist in UK. Glasper ha una solida preparazione hard-bop, basta andare a sentire i suoi lavori di esordio, di chiara ispirazione Hancockiana, e poi ha contaminato la sua musica con il rap e l'hip-hop vincendo Grammy a ripetizione. In Inghilterra, dove la contaminazione sociale è molto avanzata sono venuti fuori tanti modelli piacevoli da ascoltare.

Mi rendo conto del pippone inaudito e concludo dicendo che volendo c'è da divertirsi, ascoltando tutto il nuovo che esce, forse anche troppo, ma la tecnologia aiuta. Ci vuole mente aperta nel considerare che personaggi come Parker e Coltrane e Davis e bla, bla non ci saranno più e dovremo "accontentarci" di altro che è modellato dal fiume del cambiamento continuo (cit.).

Ciao 

D.

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analogico_09
1 ora fa, damiano ha scritto:

nuovi ce ne sono tantissimi e tutti molto, molto bravi.

 

 

Concordo, ma di musicisti nuovi e più o meno bravi è pieno il mondo.
Ma il Jazz?
 

1 ora fa, damiano ha scritto:

Ci vuole mente aperta nel considerare che personaggi come Parker e Coltrane e Davis e bla, bla non ci saranno più e dovremo "accontentarci" di altro che è modellato dal fiume del cambiamento continuo (cit.).

Ciao 

 

E' un dato di fatto alla portata di tutti che i Parker e gli altri "bla bla bla"... (eh lo so che si fa fatica a citare certi nomi che al solo pronunciarli il sangue si mette a tremare nelle vene) più non siano e sta bene (anzi male...) nulla è eterno e tutto si trasfrorma: abbiamo parlato varie volte di motivi della "fine" o "trasformazione" del jazz, di come la sua eredità "ideale" sia passata negli USA in certe forme di musica "ghetto" afroamericana, rap, funky, hip hop controculturali non certamente commerciali, in continuità con l'identitarietà jazz afroamenricana, con lo spirito della musica "nera", nonostante le estetiche siano profondamente cambiate.

Ma il problema è che da noi - parlo dell'Italia ma non è che nel resto d'Europa dell'"ECM" sia molto diverso -  non vi sia più nemmeno l'imprinting più diretto e profondo  dell'eredità non solo formale di Parker, di Mingus, Coltrane, di Rava, Urbani, Pieranunzi, ecc, a sostenere, come succedeva prima, i nuovi musicisti sicuramente molto tecnici, bravissimi con gli strumenti,  anche espressivi ma ... così poco "identitari", in fondo tante piccole isole sperdute in un arcipelogo delle distanze...

Prima, a mio modesto parere, il musicista prima di suonarlo il jazz lo aveva già dentro di se, e tante individualità musicali formavano una grande e coesa identità musicale, culturale, psichica, spirituale.

Oggi la realtà nel suo complesso, salvo rare eccezioni ed il sommerso che come tale purtroppo, benchè talentuoso non incide, non fa testo (il mondo, la società, le regole del gioco sono cambiate non si guarda più al talento bensì al profitto a ciò che acchitta subito, ciò che vuole il pubblico), è che si suona un jazz a volte anche "sontuoso" ma, dispiace doverlo dire,  che si situa tristemente al di fuori del  musicista...

Per non parlare che il jazz oramai nel mondo del sistema spettacolo speculativo e uniformatore, all'interno di una certa critica sempre più pennivendola di regime, viene considerato come una specie di refugium peccatorum dentro il quale infilare ogni genere di musica che abbia qualche remota somiglianza con l'autentico jazz (quello di prima di cui oggi resta solo un simulacro) o che sia un'ibridata pseudo new-age ed altre esoticherate da strapazzo... Non tutto fa brodo, non tutto fa jazz.

 

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analogico_09
4 ore fa, mchiorri ha scritto:

I nuovi? ecco la mia ignoranza..... non ne conosco, o forse seguo canali d'informazione errati.

* ho ancora in mente l'album "saurian lexicon" di Maurizio Giammarco, "G from G" di Trovesi e qualche altro ancora.


Condividiamo la stessa "ignoranza"... Tieniti, teniamoci stretti i dischi di Giammarco, Trovesi, D'andrea, Moroni, Intra, Gaslini, Rotondo, Bonaccordo, ecc.., tra i più "vecchi" del periodo aureo.., e gli altri che abbiamo già nominato.
Massimo rispetto anche per il nuovo, ma si prende il nuovo come nuovo e il "vecchio" come ... jazz. :classic_wink:

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11 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Condividiamo la stessa "ignoranza"... Tieniti, teniamoci stretti i dischi di Giammarco, Trovesi, D'andrea, Moroni, Intra, Gaslini, Rotondo, Bonaccordo, ecc.., tra i più "vecchi" del periodo aureo.., e gli altri che abbiamo già nominato.

per sintesi non li avevo citati.... mettici anche Fasoli, che è di quella generazione. Un memo embrematico di Pierannunzi: "SIlence" con Chet Baker, Charlie Haden, billy Higgins. Ma che lo dico a fa'? O anche "Fellini", ma con altra formazione.

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@analogico_09 un altro di quella generazione, ma con lo spirito del jazz che intendi te - se ho ben compreso - può essere il compianto Tomaz Stanko, trobettista polacco, che amo molto. Magari va in una direttrice jazzistica che ami poco, ma è tutto anima struggente. IMHO.

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analogico_09

@mchiorri Certamnte, ne citavo solo alcuni tra i più esemplari.., Tommaso, Birico.., che con D'Andrea formavano un formidabile trio che ccompagnavano i gradi del jazz nero americano in trasfera italiana.

39 minuti fa, mchiorri ha scritto:

con lo spirito del jazz che intendi te - se ho ben compreso - può essere il compianto Tomaz Stanko, trobettista polacco, che amo molto.

 

 

Certamente un grande.., me lo hai ricordato., e allora citiamo anche nil grande Krzysztof Komeda, polacco, tra i più importanti musicisti del jazz europeo con influenze "classiche", pianista compositore di memorabili colonne sonore in jazz e non.., autore dei primi film di Polanski, del meravigloso score di Rosemary's Baby, ecc.., del memorabile album Astigmatic del '65, tra i più importanti dischi jazz europei in assoluto. Insomma.., di questa "gente" se ne vede più in giro nemmanco l'ombra.., eppure non è che siano passati secoli... 

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Certamente un grande.., me lo hai ricordato., e allora citiamo anche nil grande Krzysztof Komeda,

assolutamente si!! Son riuscito a riaccattare alcuni titoli su vinile...

 

2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Rosemary's Baby

azz, me ne ero dimenticato!! Che emozione, la musica ed anche il film.....

 

2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

di questa "gente" se ne vede più in giro nemmanco l'ombra.., eppure non è che siano passati secoli... 

hai ragione, ma forse ora son anni tosti....che hanno cambiato i paradigmi sociali e dunque musicali. Almeno credo. Insomma cambiano i tempi....

 

2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

D'Andrea

Col New quartet (Ayssot ed altri che in questo momento non mi vengono in menta , vista l'età e gli stravizi) ha destrutturato alcuni standard di Jobin, nel disco "Jobin".... un altro album che ho inciso e sottolineato nel "core"... Franco D'andrea, che non è più giovane, ma che mi ha dato grandi momenti di serenità nel seguire le sue linee interpretative sgembe della bossa nova, lineare ma da lui re-interpretata.... Un grande!! Ma ha più o meno l'età di Rava.... ed ora? Sic.

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@damiano essì, ma sèntiti qualcosa di Anouar Brahem (ma non dirlo a @analogico_09 :classic_laugh::classic_laugh:) che siamo su quella lunghezza d'onda. 

Peò il turcomanno non è J. garbarek...Turcomanno è una felice ed esplicativa definizione di  @analogico_09 riferentesi alle musiche sincretiche del jazz, quando sottolinevo la bravura/concretezza del succitato tunisino e l'inclusione sulle nuove vie..... 

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Certo! È che Jan Garbarek ha rappresentato la "svolta", sdoganando musica sincretica al jazz. Ed è quindi l'eponimo del turcomanno. Conosco Brahem e lo apprezzo. Piuttosto tu che hai citato Stanko, ed a ruota è venuta la giustissima citazione di Komeda, hai avuto modo di approfondire qualche "giovane" che ha accompagnato Stanko? In particolare faccio riferimento a Marcin Wasilewski ed il suo trio. Tutti dischi eccellenti di musica jazz al 100% senza derivazioni o contaminazioni, bravi, bravi bravi.

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