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Jazz!


analogico_09

Messaggi raccomandati

4 ore fa, campaz ha scritto:

Restoration Ruin, questo il titolo, è di una stranezza unica: pra

Ottima citazione @campaz; sono un jarettologo della prima ora e penso di avere quasi tutto della sua produzione. Restoration Ruin, uscito per la Vortex, una sussidiaria di Atlantic rappresenta un unicum nella produzione del grande pianista ed è largamente influenzato dal folk e dal country. A me non piace molto, non ho gli strumenti culturali per apprezzarlo, e lo ascolto di rado. È uscito in mezzo tra Life between the Exit Signs e Somewhere Before che invece sono ottimi e sono il prodromo della grandezza del pianista di Allentown.

Ciao

D.

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analogico_09
6 ore fa, campaz ha scritto:

E in più è simpatico al produttore George Avakian che tenta di farlo entrare in Atlantic.

 

Dove farà ottime cose. Non conosco il disco del restauro arruinato, darocci un'ascultata mettendo l'elmetto? :classic_biggrin:...

1 ora fa, giorgiovinyl ha scritto:

Sto ascoltando Odissey of Iska, sono al primo brano e già sono ammaliato. 

 

 

Assolutamente rapinoso.

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12 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

Sto ascoltando Odissey of Iska, sono al primo brano e già sono ammaliato. 

Che come dice @analogico_09 è "rapinoso ed ammaliante". 

Ma il mio vorrebbe essere un post di rottura, naturalmente benevola, come si addice all'appassionato di jazz. E la metto giù così: lo Shorter che amo di più, ed insomma si tratta di qualcosa che chiamerei "sublimazione" perché va un pelo oltre, è quello dell'ultimo periodo, quello del cosiddetto Quartet con Perez, Patitucci e Blade. Posto il link a Without a Net che rappresenta il rientro in Blue Note giusto 43 anni dopo "Odissey...".

Il Quartet è, a mio giudizio, la massima espressione di Shorter, dove la musica viene presentata in forma di continuum e dove i musicisti hanno tutti la prerogativa di essere leader. Patitucci in una intervista, o nelle note di "Beyond the Sound Barrier" il primo disco del quartetto, non ricordo bene, disse che il pubblico veniva sempre spiazzato dal modo di presentare la musica. La discografia è scarsa ma si trovano tanti live che esprimono quanto sto cercando di scrivere.

Per favore, se vi va e vi ho incuriosito poco poco, fatevi un giretto e raccontate il vostro pensiero:

Ciao

D.

PS. Secondo me Danilo Perez è l'evoluzione di Mal Waldron 🙂

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analogico_09
1 ora fa, damiano ha scritto:
14 ore fa, giorgiovinyl ha scritto:

Sto ascoltando Odissey of Iska, sono al primo brano e già sono ammaliato. 

Che come dice @analogico_09 è "rapinoso ed ammaliante". 

Ma il mio vorrebbe essere un post di rottura, naturalmente benevola, come si addice all'appassionato di jazz.

 

Perchè rottura, Damiano, a me sembra che il tuo intervento sia di saldatura tra lo Shorter degli anni dei magnifici Odyssea of Iska e Super Nova e di altre meraviglie compositive ed (auto)interprtetartive degli anni successivi. Ben "43" anni dopo così pieni di grandezze e di tragedie, i quali, benchè ancora più carichi di "dolore", nonostante le naturali differenze, sono a mio avviso in continuità "cromosomica" con i primi. La sua musica diventa ancora più rarefatta e metafisica, assume caratteristiche diverse, come da te ben evidenziato, ma il carattere originario, fondante del nostro resta tutt'altro che superato o, peggio, rinnegato. Nessuna rottura, nessuna frattura. Una musica ancora più densa e ancora capace, come anche "prima", di accogliere in se le suggestioni e i caratteri di altre musiche terrene e cosmiche, in modo rimarchevole il segno della musica "classica", o "scritta", dalla quale Shorter era molto attratto, da grande compositore ed interprere di se stesso e di altri musicsti, così come lo furono molti altri musicisti del jazz della storia che sapevano guardare dentro e intorno al loro universo musicale.
Se ne parla in maniera molto entusiastica e dettagliata dei "43" anni dopo di Shorter, dopo aver tuttavia tessuto le lodi delle meraviglie precedenti, nel terzo episodio del bellissimo documentario intitolato "Whayne Shorter: Zero Gravity" sul quale ci siamo soffermati nel topic dedicato. In quello spazio ho cercato di scrivere qualcosa a commento, lo avrei fatto anche per il periodo "43" anni dopo ma non avevo visto ancora la terza parte. Ben venga quindi il tuo intervento qui, nella "casa del jazz". Bellissima l'interpretazione di Orbits "live", non di meno, non di più vigorosa, benchè diverse (ma non difformi...) della prima versione presente nell'album Miles Smiles le quali possono tranquillamente darsi la mano per la gioia di tutti gli appassionati del jazz che seguiteranno a bearsi dell'una e dell'altra "forma", dove lo spirito resta uno e duo...
 

1 ora fa, damiano ha scritto:

PS. Secondo me Danilo Perez è l'evoluzione di Mal Waldron 🙂

 

Tu chiamala se vuoi "evoluzione" quella dell'ottimo Perez, potremmo anche sostenere che tutti i grandi musicisti che abbiano "segnato" profondamente il jazz in maniera increata, poi ritornino nei nipotini.., potrebbe essere successo anche a Mal Waldron proveniente da qualche altro pianista più "arcaico" ma non mi riesce ora di focalizzare un eventuale possibile bisnonno... :classic_biggrin: :classic_smile:
 

  • Melius 1
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1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Bellissima l'interpretazione di Orbits "live", non di meno, non di più vigorosa, benchè diverse (ma non difformi...) della prima

+1 è un'interpretazione "over the top"

Potrei andare avanti ore a fare avanti ed indietro col pulsante del player per scoprire, ad ogni passaggio, cose che non avevo focalizzato nel giro precedente 🙂 (è uno dei giochi che mi piacciono di più)

Ciao

D.

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analogico_09

 

@damiano E' un gioco che faccio spesso anch'io e che mi permette di ritrovare la meraviglia in tutto ciò che trovo meraviglioso, senza preoccuparmi di cosa sia meglio o meno meglio più interessato a cogliere le diverstità nelle cose della musica che fanno il valore aggiunto.

  • Thanks 1
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analogico_09
Il 23/8/2024 at 09:31, damiano ha scritto:

Che come dice @analogico_09 è "rapinoso ed ammaliante". 

 

 

Dimenticavo di chiedere, Damiano, a parte come dico io, e @giorgiovinyl, quale sia la tua opinione su Iska e Super Nova? Passati pressochè in un muto silenzio sia qui che lì... eppure sono opere fondamentali come quasi tutte le altre del "nostro" (esculso Atlantis, una fusion di buona maniera sostanzialmente "alimentare"), che vengono non a caso espressamente citate nel documentario di grande successo "Whayne Shorter: Zero Gravity" per quel che possa significare. :classic_wink:

 

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@analogico_09 Super Nova lo apprezzo molto. Direi che si sente ancora il gradevole profumo della vernice Davis, soprattutto nella title track. Poi il disco assume una sua personalità particolare ed (io) inizio a sentirci i prodromi degli esordi di Weather Report. Iska non me lo ricordo tanto bene e non voglio scrivere stupidaggini più del solito.

Ciao

D.

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giorgiovinyl

Già mi sono espresso ma trovo molto bello Odissey of Iska. È uscita da poco la ristampa Tone Poet, la sto puntando, non appena scende di prezzo me l’accatto. Super Nova lo ascolterò in streaming. 
Devo approfondire il Wayne Shorter post Blue Note e post secondo quintetto di Miles Davis. 
Cosa mi consigliate?

 

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analogico_09
1 ora fa, damiano ha scritto:

Super Nova lo apprezzo molto. Direi che si sente ancora il gradevole profumo della vernice Davis, soprattutto nella title track. Poi il disco assume una sua personalità particolare ed (io) inizio a sentirci i prodromi degli esordi di Weather Report.

 

Tutto è in continuità, con se stessi e con gli altri. L'arte, la musica copia sempre a se stessa per rinnovarsi senza necessariamente causare il superamento degli immaginari paradigmatici delle scaturigini  Considerato che Shorter fu molto più che una "vernice" con/per Davis.., in Super Nova si riascolta il profondo segno che Shorter impresse alla musica daviasiana dell'ultimo stellare quintetto fine anni '60 fino a B.B. (e non oltre se non ricordo male). Il WR stesso risente di tutto questo, di Super Nova e di Odissey of Iska, e di altre opere successive, o precedenti, un'esperienza dalla quale in secondo tempo il co-creatore del gruppo jazz-rock si distaccherà non riconoscendosi più nel sistema "spettacolo" che andavano costruendo per se stessi i pur grandi Jaco Pastorius e Joe Zawinul.., ho lasciato un commentino su questo nel topic del documentario dedicato a Shorter che si sofferma anche su questa faccenda. .

Grazie, anche a Giorgio @giorgiovinyl , degli interventi. :classic_smile:

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analogico_09
32 minuti fa, Phil966 ha scritto:
59 minuti fa, giorgiovinyl ha scritto:

Odissey of Iska

Lo sto ascoltando adesso, troppo difficile, non è il mio genere di jazz

 

Troppo difficile non mi sembra, anzi... però sta bene, questione percezione personale. Qual è il tuo genere di jazz?

 

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@analogico_09 Preferisco il classico anni 60, pochi strumenti e ben suonati, poi dipende sempre dai brani e dallo stato d'animo, MIngus ad esempio lo posso ascoltare solo se sono concentrato, altrimenti mi da fastidio. Coltrane a volte lo trovo un po' eccessivo nell'arrovellarsi sulle stesse note e trovo "Cescent" bellissimo. Adoro Bille Evans e Chet Baker 

 

Ultimo acquisto 

 

The Magnificent Thad Jones

 

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analogico_09

@Phil966 Mi pare capire che non ti piace il jazz "nero"... a meno di non essere concentrato, ma tutta la grande musica, bianca e nera, di ogni genere, esige concentrazione , diversamente si va di musica di sottofondo e basterebbe Fausto Papetti... :classic_biggrin: inutile scomodare gli altri o massimi livelli musiscali. Evans e Baker misicti profondi esigono a loro volta concentrazione e attenzione, partecipazione, specialmente il primo, ma anche il secondo, non sono affatto "facili" se non si vogliano usare come sottofondo proveniente dallo stereo mentre si pacca in salotto in penombra sorseggiando un fresco prosecco... visto il caldo. :classic_wink:

Cmq, battute a parte, rispetto la tua disposizione verso il jazz.

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